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Una così lunga attesa per l'ultima colonia africana.
I rifugiati del Sahara Occidentale

Roma, 17 giugno 2010

Nel mondo ci sono 15 milioni di rifugiati. A ricordarcelo è il Rapporto
dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR)
pubblicato in occasione della Giornata mondiale del rifugiato (20 giugno).
Un terzo dei rifugiati vive in una situazione prolungata di asilo, da almeno
5 anni, distribuito in 21 paesi. Il caso più eclatante è certamente quello
dei rifugiati sahrawi.
Si tratta di un numero relativamente modesto di rifugiati, 165.000 persone
che vivono nel deserto nei pressi della cittadina di Tindouf (Algeria). Sono
originarie del Sahara Occidentale, attualmente occupato per i due terzi dal
Marocco. Dopo i palestinesi, si tratta del nucleo più antico di rifugiati,
presenti nella regione da ben 35 anni. Intere generazioni non hanno mai
conosciuto la propria patria d'origine. Non c'è famiglia sahrawi che non sia
divisa dal muro di 1.700 km che spacca in due, da nord a sud, il territorio
del Sahara Occidentale militarmente occupato.
Il fatto ancora più straordinario è che i sahrawi costituiscono il solo
nucleo di rifugiati nel mondo che abbia saputo costituirsi in campi profughi
completamente autogestiti. L'aiuto umanitario è certo indispensabile, perché
la regione desertica non offre praticamente nulla per la sopravvivenza, ma
tutta l'organizzazione dei campi, la distribuzione degli aiuti, la vita
sociale e culturale, la giustizia, le istituzioni rappresentative sono nelle
mani dei profughi stessi.
L'autorganizzazione è iniziata fin dal 1975, quando sono giunti i primi
profughi sahrawi in fuga dai bombardamenti dell'aviazione marocchina. Da
allora grazie al movimento di liberazione nazionale, il Fronte Polisario,
creato nel 1973, i sahrawi hanno preso in mano il proprio destino, mentre
ancora imperversava la guerra di occupazione e la resistenza popolare.
Vengono istituiti dei comitati popolari, formati prevalentemente da donne,
affinché siano gestite la distribuzione degli aiuti alimentari, la salute,
l'educazione. Uno sforzo particolare è rivolto all'educazione e alla sanità.
Tutti i giovani hanno accesso alla scuola, l'assistenza sanitaria è
garantita a tutta la popolazione.
Oggi gli insediamenti sono divisi in quattro grandi campi, ciascuno dei
quali prende il nome di una località del Sahara Occidentale: El Aiun, Smara,
Auserd, Dakhla. Un modo, anche simbolico, per i profughi di restare uniti
alla patria occupata.
Per rompere la divisione operata da quello che i sahrawi chiamano il "muro
della vergogna", i sahrawi dei territori occupati hanno cominciato a
organizzare visite di delegazioni nei campi profughi in Algeria. La
monarchia marocchina reagisce imprigionando o massacrando di botte i
familiari al loro ritorno. Il popolo sahrawi è però determinato a mantenere
la propria unità.
Le Nazioni Unite sono state incaricate nel 1991 di organizzare un referendum
di autodeterminazione, ma il re del Marocco si oppone perché sa che i
sahrawi vogliono la libertà. Nel 50° anniversario delle indipendenze
africane (1960), il Sahara Occidentale rimane l'ultima colonia africana.

ANSPS
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