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Amnesty chiede che Rabat ponga
la smetta con la tortuta e l'Unione Africana ribadisce la leggittimità
del referendum
Amnesty International ha chiesto lunedì
a Rabat "la fine della tortura nei centri di detenzione in
Marocco" e ha chiesto al governo marocchino di permettere
alle ONG di visitare questi centri di detenzione.
La sezione marocchina di Amnesty Internazionale
ha sottolineato, in una conferenza stampa in occasione della giornata
delle Nazioni Unite contro la tortura, di avere chiesto al capo
del governo "la firma del protocollo facoltativo per la convenzione
contro la tortura" che permette alle ONG di visitare i centri
di detenzione.
"Questo tipo di protocollo permette di lottare
più efficacemente contro la tortura e soprattutto di prevenirla"
secondo i membri della sezione marocchina di Amnesty International.
L'organizzazione marocchina di difesa dei diritti
umani(AMDH) afferma che la tortura in Marocco "ha assunto
proporzioni allarmanti in questi ultimi mesi"
L AMDH ha citato molti casi di tortura e
di decesso durante questi ultimi mesi nei commissariati di polizia
e della gendarmeria nel tentativo di estorcere confessioni.
'' Parecchie persone sono morte sotto tortura durante
questi ultimi mesi, in modo particolare Hamdi Lembarki a El Aaiun
(Sahara Occidentale), Larbi Souabni a Mohammadia, Adil Zayati
e Abdelghafour Haddad à Salé (vicino a Rabat)''
affermano i membri dell AMDH.
Affinché il Marocco ''sia un paese libero
dalla tortura e dall'impunità, occorre che siano ratificate
tutte le convenzioni internazionali per la lotta contro la tortura
'', afferma l'AMDH, aggiungendo ''che occorre anche che la giustizia
sia trasparente ed indipendente ''
Sostegno africano al rapporto della commissione dell'UA sulla
questione del Sahara occidentale.
Banjul, 30/06/2006
I paesi africani hanno espresso il loro sostegno
al rapporto sulla questione del Sahara occidentale presentato
dalla commissione dell'unione africana (UA) che è "preoccupata"
per il vicolo cieco in cui si trova il processo di pace,"
questo causa frustrazione nel popolo del Sahara occidentale".
Il ministro delegato, degli Affari magrebini ed
africani, Abdelkader Messahel ha ricordato che la questione del
Sahara occidentale è iscritta all'ordine del giorno delle
Nazioni unite dal 1962 nel capitolo 11 della Carta dell'ONU. Messahel
ha sottolineato che questo territorio non autonomo ha subito"
un occupazione straniera" e che "la questione del Sahara
occidentale è una problema di decolonizzazione che riguarda
la risoluzione 1514 e che il Marocco è una potente occupante."
Il rapporto della commissione africana presentato
davanti al Consiglio esecutivo dell'UA sottolinea anche che la
situazione nella quale si trova il processo di pace al Sahara
occidentale "merita la massima attenzione da parte della
comunità internazionale che deve agire urgentemente per
permettere al popolo del Sahara occidentale di esercitare il suo
diritto all'autodeterminazione, e questo, conformemente alla legislazione
internazionale ed alle risoluzioni pertinenti del Consiglio di
sicurezza della Nazione Unite."
Il Senegal ha tentato di rimettere in discussione questa parte
del rapporto del presidente della commissione dell'UA. "Questo
tentativo non ha trovato eco nel Consiglio dei ministri, nonostante
l'appoggio dato dal Gabon, dal Ciad e dal Burkina Faso."
Il Senegal è rimasto isolato, mentre la
causa saharawi è stata appoggiata da molti paesi tra cui
l'Uganda, l'Africa del Sud, il Botsawana, lo Zimbabwe, la Tanzania
e la Namibia che hanno ha ribadito con forza il loro appoggio
all'autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale.
Messahel ha ricordato un che" la questione
saharawi rappresenta la legalità internazionale, e riguarda
tutti i paesi africani nella misura in cui tutti i sono in definitiva
figli della risoluzione 1514 sul diritto dei popoli all'autodeterminazione."
Un appello è stato lanciato alla comunità
internazionale affinché metta fine alle violazioni dei
Diritti umani e per il rispetto del diritto del popolo del Sahara
occidentale all'autodeterminazione.
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