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Forse
nessuno la voleva, questa
conferenza: certamente non il governo, preoccupato del clima
preelettorale, stretto tra le promesse non mantenute della conferenza
di Napoli e l'esposizione su un tema caldo, preda di ogni
strumentalizzazione, terreno di battaglia di una destra alla ricerca
di facili consensi, campo minato per una "sinistra" a caccia di
elettorato moderato. Resterà probabilmente un contenitore vuoto: sono
poche infatti le regioni che hanno organizzato le conferenze
territoriali, è mancato quel lavoro di confronto che, prima di Napoli,
aveva aperto almeno una comunicazione tra soggetti diversi. La
sensazione è quella di un ambito blindato dove è off limits la parola
"riduzione del danno", come più in generale l'idea che esistano altre
politiche possibili rispetto alle attuali in materia di droghe. Dove è
sostanzialmente escluso chi ritiene che si possa e si debba ridurre la
pressione della sanzione penale sulla società e che l'attuale
normativa sugli stupefacenti sia uno dei terreni privilegiati di
questo esercizio. Come centri sociali saremo fuori, in piazza, a dire
e a fare quello che, sulle droghe, da tempo si dovrebbe dire e fare,
quello su cui si è tentato di aprire un dibattito a Napoli, tre anni
fa, quello su cui era stato preso almeno qualche impegno, quello su
cui il governo non ha voluto decidere. Non quindi scelta di
esclusione, ma anzi ricerca di senso, per rilanciare la questione dei
diritti dei consumatori, così come un no secco verso le logiche della
pena, della criminalizzazione, del monopolio terapeutico. Ma non
saremo fuori contro gli operatori. Crediamo che con molti di voi vi
sia spazio per un lavoro comune, lavoro che ha già trovato più di una
sinergia in molti territori e che spesso si confronta riguardo ai temi
dei diritti di cittadinanza oltre che al lavoro antiproibizionista.
Pensiamo quindi urgente un'alleanza per impedire che l'incretinimento
della politica elettorale spazzi via definitivamente ciò che di buono
è stato fatto fin ora. Un'alleanza perché le droghe non sono solo
questione "tecnica", che si possa appaltare ad ambiti separati di
professionisti. L'uso di droghe è un comportamento umano molto
diffuso, che ha a che fare con culture, stili di vita, scelte e
libertà individuali, condizioni sociali, agio e divertimento, disagio
e sofferenze. Lavorare con le droghe è un lavoro sociale, culturale,
politico e, sì, anche tecnico. Siamo in tanti, attori sociali diversi,
a voler avere voce su questo, ad avere il diritto di parola. C'è
bisogno di un movimento più ampio che saldi le istanze degli operatori
con quelle dei consumatori, perché la "questione droghe" sia
affrontata nella sua complessità, con obiettivi e pratiche comuni. Per
strapparla, infine, dalla sterile, se non dannosa, guerra ideologica
in cui è ancora troppo spesso relegata. Uno dei nostri obiettivi è la
depenalizzazione del consumo individuale di tutte le droghe. Non può
che essere anche un vostro obiettivo: un contesto che criminalizza,
incarcera, costringe alla clandestinità e all'invisibilità, è un
contesto in cui il vostro lavoro - di prevenzione, di riduzione del
danno, terapeutico, sociale - è destinato all'inefficacia se non al
fallimento. E' un contesto in cui libertà terapeutica, rapporto
fiduciario, contatto e comunicazione sono ostacolati, impediti. I
nuovi consumi: sono consumi "dell'agio", solo raramente sono consumi
problematici che interrogano "strutture" e "operatori". Con i giovani
consumatori si lavora sul piano delle culture, della consapevolezza.
Si lavora nel quotidiano, nei loro territori, non negli ambulatori. E'
poco un lavoro da medici, è un lavoro culturale in cui le abilità
degli operatori devono incontrare le competenze dei consumatori,
assegnando loro un ruolo più attivo nel favorire il governo delle
abitudini del consumo e l'autoregolazione. Anche per questo abbiamo
bisogno di un movimento costruito insieme, con le diverse pratiche ed
i saperi diffusi. Consumi problematici: le tossicodipendenze, le
"vecchie droghe" si portano dietro danni e rischi individuali e
sociali che sono dovuti più alla risposta istituzionale e sociale
all'abuso di droghe che alle molecole delle sostanze. Il lavoro
sociale con i consumatori fa i conti con la percezione sociale
dominante, con la stigmatizzazione, con l'emarginazione, con la
criminalizzazione. Il nesso tra possibilità ed effetti del lavoro
sociale e condizione sociale dei consumatori è stretto, forte, non
aggirabile. Nessuna metodologia, nessuna tecnica è buona abbastanza da
funzionare nei confronti di persone senza diritti, senza cittadinanza,
cui non è riconosciuta dignità sociale. Abbiamo bisogno di voi, nel
lavoro sociale sulle droghe. Avete bisogno di noi perché il contesto
sociale, politico e culturale vi permetta di lavorare. Lavoriamo già
insieme: molti di noi sono anche operatori nel campo delle droghe e
delle dipendenze. Molti di noi sono movimento e sono professionalità:
quel nesso stretto tra contesto e lavoro sociale vive nella nostra
quotidianità. Ci sono obiettivi che possiamo condividere e possono
essere il terreno di una alleanza forte: depenalizzare il consumo di
tutte le sostanze, legalizzare la cannabis promuovere, difendere,
potenziare interventi di riduzione del danno, lavorare sui nuovi
consumi nella direzione dell'autoregolazione e della consapevolezza
dei consumatori, avviare la sperimentazione per la somministrazione
controllata di eroina, promuovere la libertà terapeutica, l'accesso a
tutte le terapie disponibili, incluso l'utilizzo terapeutico della
marijuana, promuovere i diritti di cittadinanza di tutti i
consumatori, anche come utenti dei servizi Le sostanze ormai sono
presenti ovunque, nelle piazze come nelle questure, nei bagni dei
Parlamenti ed in quelli delle scuole, tra gli emarginati come tra i
manager della new economy. Sono una realtà diffusa ed interiorizzata
da cui la società non riesce più prescindere: si tratta ora di
cominciare a regolarla diversamente. Il carcere e la sanzione penale
restano il principale strumento di intervento dello Stato in materia
di droghe e in questo senso vengono spese la stragrande parte delle
risorse. Siamo invece convinti che altre politiche siano possibili e
soprattutto efficaci. Che la sperimentazione già fatta con successo
anche in Europa, sia il punto di partenza di un futuro possibile e
non, come in questa Conferenza, un imbarazzo da nascondere sotto il
tappeto. Un forte movimento per un'altra politica sulle droghe, che
unisca coloro che per lavoro e per scelte di vita le incontrano
quotidianamente, può squarciare il velo di ipocrisia e di paura, di
convenienze politiche e di strumentalizzazioni, che coprono la verità
di quattro milioni di consumatori costretti ad incrementare economie
criminali e narcomafie, di migliaia di persone condannate alla
sofferenza del carcere, di altre condannate all'idiozia del ritiro
della patente e ad altri fastidi solo perché, a differenza dei loro
padri vivono in un mondo dove non ci sono più solo il vino e la
grappa. Le giornate di Genova in concomitanza con la Conferenza
governativa possono segnare l'inizio di questo movimento.
Adesioni:
comunita' san
benedetto al porto - c.s. terra di nessuno - c.s. zapata - c.s.
pinelli - Hemp -(genova) - c.s. la talpa e l'orologio (imperia) -
c.s.leoncavallo - deposito bulk - biosfera - redazione "stupefacente!"
(milano) - .zip c.s. gabrio (torino) centri sociali del nordest
(veneto) - c.s. rivolta (marghera) - c.s. pedro (padova) - c.s. ya
basta (vicenza) - c.s. samir (rovigo) - c.s. la vida (venezia) - c.s.
blu (monfalcone) - livello 57 - libreria grafton 9 - teatro
polivalente occupato - lila - radio k centrale (bologna) c.s. aquarius
(reggio emilia) - laboratorio pirata - Centro Culturale Canapa (pisa)
c.s. forte prenestino - C.s. Villaggio Globale- Cs cortocircuito - cs
La Strada (roma) - giovani comunisti- Fuoriluogo -Forum Droghe -
centro sociale occupato autogestito OFFICINA 99 - Laboratorio occupato
S.K.A. - Per adesioni : mdma2000@egroups.com
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