Di Giampaolo Capisani
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Le
multiformi cause di un conflitto post-sovietico.
Forse
le ricchezze petrolifere del mar Caspio non sono lunica e
prioritaria ragione della sanguinosa guerra che a partire dallottobre
1999 sta nuovamente devastando la Cecenia, come talvolta a Mosca
qualcuno vorrebbe fare credere, ma certamente esse vi contribuiscono
in maniera decisiva. In effetti, già in occasione del primo
conflitto ceceno (1994-1996) tali ricchezze erano già state
evocate, ma non vi sono dubbi sul fatto che si sia trattato di una
guerra tra le più emblematiche degli anni Novanta e nella
quale diversi piani di analisi si sovrapponevano e sintrecciavano.
Con una certa facilità, se dovessimo invocare altre ragioni,
potremmo richiamare le lotte di successione in corso al Cremlino
e la particolarità storica della Cecenia, regione di tradizionale
ribellione alla colonizzazione. Sul primo punto la partita sembra
oggi conclusa. Se la prima guerra cecena aveva spietatamente messo
in luce i limiti di Boris Eltsin, le ambizioni di personalità
come Alexander Lebed e lincompetenza di militari come Pavel
Grachev, questa seconda guerra, ha rappresentato sul piano interno
la definitiva affermazione di Vladimir Putin, luomo
nuovo del Cremlino. E stato infatti proprio sulla base
del nuovo conflitto in Cecenia, sul quale Putin si è fin
da subito mostrato intransigente (anche nei confronti degli occidentali),
ad avere proiettato lo stesso Primo Ministro Putin ai vertici del
potere moscovita, cioè ad assumere la Presidenza ad interim
in seguito alle dimissioni di Eltsin il 31 dicembre 1999. In merito
al secondo aspetto, questa nuova guerra non può che andare
ad inscriversi nella tradizione radicata storicamente, della resistenza
al giogo di Mosca (zarista, sovietico, o post-sovietico) che tutta
la regione del Caucaso settentrionale (la vecchia Ciscaucasia) e
in particolare la Cecenia, hanno manifestato negli ultimi due secoli
(cioè dalla fine del XVIII secolo fino ai giorni nostri).
Lopposizione alla colonizzazione di questi popoli è
un filo rosso ineludibile che è parte fondante
e costitutiva della loro storia. Le tappe di questa opposizione
sono le insurrezioni (che erano nel contempo anche guerra
santa cioè Ghazawat, termine locale per Jihad) dello
Sheikh Mansur Usurma (1785-1791), dellImam Shamil (1834-1859)
e dellordine sufi della Qadyrya (1877-1878). Ad esse seguirono,
sempre con pronunciate caratteristiche islamiche, lopposizione
armata di Huzun Haji allesercito bianco di Denikin
(1920), quella anti-bolscevica di Said Bek (un pronipote di Shamil,
1920-1921) e quelle anti-sovietiche contro la collettivizzazione
e la de-islamizzazione (1929-1931, 1937, 1940). Se inoltre
si considera che i Ceceni sono stati uno dei popoli puniti
e deportati da Stalin (nel febbraio 1944) in Asia centrale con laccusa
di collaborazionismo con i nazisti, un esilio dal quale
poterono rientrare solo nel 1957, ci si rende conto di quanto questo
retroterra storico possa essere profondo, al punto da essersi per
così dire fissato nella coscienza nazionale e
di risultare in definitiva ineludibile per unesauriente analisi
anche delle circostanze attuali. Senza insistere ulteriormente su
questo punto, ma forti di questi certi quanto scarni elementi, i
lettori saranno tuttavia in grado di comprendere meglio il senso
dellindipendenza (proclamata il 2 novembre 1991) di una repubblica
il cui territorio è equivalente a quello di una regione italiana
e il cui numero di abitanti non superava quello della città
di Palermo (1.200.000). Si tratta in ogni caso, di aspetti sui quali
é necessario che lindagine e la ricerca proseguano,
ma in questo contesto vorremmo porre sotto osservazione un segmento
diverso, che è poi quello richiamato allinizio del
testo: le ricchezze petrolifere caspiche, rappresentano la posta
o una delle poste in gioco di questa seconda guerra russo-cecena
?
Gli oleodotti al centro
di un grande gioco internazionale.
Dopo larmistizio che ha posto fine al primo
conflitto ceceno (31 agosto 1996) il vecchio e malandato pipelines
che, attraversando il territorio della piccola repubblica e la stessa
capitale Grozny, permetteva il transito verso il porto russo di
Novorossiysk (sul mar Nero), della nuova produzione di greggio proveniente
da diversi giacimenti off-shore dellAzerbaigian (Chirag, Shatli,
Shah Deniz, etc.) il cui sfruttamento era previsto nel quadro del
cosidetto contratto del secolo, firmato oltre cinque
anni fa dallAzerbaijan International Oil Consortium (AIOC),
il consorzio petrolifero guidato da alcune majors statunitensi ed
europee (Exxon, BP, Amoco, Statoil, etc.) veniva tempestivamente
riparato e rimesso in condizioni operative.
In
effetti loleodotto Baku-Grozny-Novorossiysk rappresentava
lunico punto di convergenza degli interessi russi e di quelli
dellormai de facto indipendente Repubblica Cecena; anzi per
questultima solo da esso potevano provenire le uniche entrate
sicure per le casse desolatamente vuote del governo del neopresidente
Aslan Maskhadov (eletto il 22 gennaio 1997). Dopo lunghe trattative
e malgrado non fosse riuscito a riportare lordine allinterno
del suo paese, il 9 settembre 1997 Mashkadov concludeva un accordo
con Mosca sui termini di utilizzazione delloleodotto, il quale
rivestendo grande importanza strategica per Mosca, prevedeva limpegno
economico da parte della Russia di versare a Grozny delle royalties
(cioè dei diritti di passaggio) molto superiori, a quelli
riconosciuti a tutti gli altri territori e repubbliche della Federazione.
Dalla primavera del 1999 tuttavia lattività di saccheggio
delloleodottto praticato tramite dei fori nelle tubazioni
assumeva unampiezza preoccupante e si moltiplicavano gli scambi
di accuse. Secondo Maskhadov si trattava di provocatori spediti
da Mosca che intendevano alimentare una strategia della tensione
nella regione; secondo le autorità russe il pirataggio si
svolgeva su scala troppo vasta per poter passare inosservato alle
autorità di Grozny, che pertanto non potevano che essere
conniventi e dunque non estranee allesplosione
del fenomeno del contrabbando didrocarburi verso le repubbliche
confinanti.
LAzerbaigian cessava così dinviare
il greggio dalloleodotto settentrionale, mentre
la Russia sospendeva i pagamenti a Grozny, che non disponeva più
dei mezzi per le riparazioni necessarie. A questo punto, Mosca decideva
di utilizzare dei vagoni cisterna e di trasportare con dei treni
speciali il petrolio greggio azero, sullunica linea alternativa
possibile al tracciato ceceno che, via Daghestan, raggiungeva la
Russia meridionale dove il greggio sarebbe stato immesso nelloleodotto
e avrebbe così che raggiunto Novorossiysk. Evidentemente
le capacità di questo sistema di trasferimento erano assai
inferiori ed i costi assai superiori, di quello precedente. Venne
pertanto rapidamente riattivato un progetto rimasto bloccato da
due anni per decisione dellallora Primo Ministro Boris Nemtsov,
cioè quello di bypassare la Cecenia con un oleodotto
bretella che da Baku attraverso il Daghestan e le steppe calmucche
raggiungesse Novorossiysk. Esso sarebbe stato collegato anche ad
un oleodotto che raggiungeva il medesimo stesso trasportando il
greggio estratto in Kazakstan. In questo modo la Cecenia, sarebbe
estromessa dal gioco e messa in condizioni di non nuocere. Il via
ai lavori venne dato con urgenza nel maggio 1999 e il suo carattere
di priorità assoluta venne ribadito in settembre
da Semion Vainshtok, nuovo direttore della Transneft, (società
proprietaria della totalità degli oleodotti russi) e dal
nuovo Primo Ministro Vladimir Putin (insediato il 9 agosto 1999)
insieme al Ministro dellenergia del suo gabinetto: Viktor
Kalujnyi.
Le cause della seconda guerra
cecena.
Inserito
in questo contesto è forse possibile intuire meglio quali
erano le reali intenzioni dei boïevichi (guerriglieri ceceni)
quando nellestate del 1999 hanno lanciato i primi raid contro
alcuni villaggi del Daghestan; essi avrebbero in questo modo impedito
non solo il trasferimento ferroviario del greggio, ma anche la costruzione
delloleodotto bretella, che avrebbe dovuto aggirare
la piccola repubblica. Le azioni condotte il 7 agosto 1999 da alcune
centinaia di boïevichi che hanno occupato i villaggi di Botlikh
e Mekhelt, instaurandovi uno Stato Islamico del Daghestan;
quelle del mese successivo, quando 2.000 boïevichi occupavano
alcuni villaggi daghestani attorno a Khasaviurt e lattentato
che a Buïnask (nel Daghestan meridionale) distruggeva un palazzo
abitato da militari russi e dalle loro famiglie, provocando 20 vittime
e un centinaio di feriti, sono parsi ispirati ad ununica strategia.
Secondo diverse fonti, tra cui il quotidiano russo Izvestia, queste
azioni militari fanno capa alle formazioni di boïevichi comandati
da Shamil Bassaïev e dal giordano di di tendenza wahhabita
Khabib Abd Ar-Rahman Khattab. Il wahhabismo è la tendenza
islamica sunnita (secondo alcuni una setta) più rigorosa
e conservatrice, che si oppone violentemente sia agli sciiti che
alle confraternite sufi, molto attiva nellex-Unione Sovietica
e ispirata dallArabia Saudita. In settembre altri attentati
terroristici colpivano Mosca, provocando 300 vittime e subito (ma
occorre precisare senza prove concrete) le autorità moscovite
e lopinione pubblica resero responsabili i criminali
ceceni, spianando così la strada a una nuova campagna
militare contro la Cecenia scattata il 1° ottobre. Sin da subito
Vladimir Putin ha incoraggiato lescalation militare ed in
brevissimo tempo è divenuto luomo più popolare
del paese e il vincitore delle elezioni del 19 dicembre 1999, a
fronte di un campo pacifista (che pure bel 1994-1996 era ben presente
ed attivo) letteralmente scomparso.
Sullo scacchiere internazionale, nel corso del summit
OSCE di Istanbul (19-20 novembre 1999) il governo turco incoraggiato
da quello statunitense, da tempo desideroso di accellerare i tempi
e i modi con i quali il petrolio caspico poteva essere sottratto
allinfluenza russa, attraverso la realizzazione di un pipeline
che da Baku raggiungesse il terminale di Ceyan (sulla costa mediterranea
turca) incassava un grande successo. Nel clima di generale riprovazione
internazionale contro lintervento russo in Cecenia e dopo
il muso duro di Eltsin, veniva ufficialmente siglato
laccordo per la realizzazione delloleodotto Baku-Ceyan,
con il placet ufficiale degli Stati Uniti, tra Demirel (il Presidente
turco) e Aliev (quello azero) e al quale si associavano tempestivamente
Shevardnadze (il Presidente georgiano), Nazarbaev (quello kazako)
e Niazov (quello turkmeno). Presenziavano alla cerimonia una raggiante
Madeleine Albright e John Wolf, il nuovo consigliere del Presidente
Clinton per il Caspio (?). Sottolineiamo che questo accodo
riveste grande importanza, in quanto rappresenta il mutamento della
strategia regionale degli Stati Uniti, che hanno definitivamente
scelto la Turchia come partner privilegiato e si sono assunti il
rischio di un confronto con Mosca. Secondo alcuni analisti inoltre
il vertiginoso aumento del prezzo dei prodotti petroliferi non è
estraneo a questo cambiamento di rotta. Inizialmente infatti, dati
i costi di realizzazione di un oleodotto lungo 1.800 chilometri
(almeno 2,4 miliardi di dollari) Washington e Ankara avevano puntato
sul raddoppio del tracciato del vecchio oleodotto che da Baku attraverso
la Georgia, raggiungeva il terminale di Supsa (sul mar Nero), un
progetto inaugurato in pompa magna nel maggio 1999.
Da
parte sua con velate dichiarazioni, Putin aveva lasciato intendere
che gli Stati Uniti, concludendo in via definitiva questo accordo
avrebbero potuto danneggiare gli interessi russi nella regione e
una prima risposta non si è fatta attendere. Tre giorni dopo
la chiusura del vertice di Istanbul, il 23 novembre 1999 nel grattacielo
Gazprom di Mosca, si annunciava pubblicamente la realizzazione di
un gasdotto tra la costa russa e quella turca del mar Nero (Dhurga-Samsun),
un progetto che verrà realizzato congiuntamente dallitaliana
ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) e dalla Gazprom e al quale si assoceranno
nelle forniture: Snam, Saipem, Mitsui-Sumitomo e Mannesman. Nel
frattempo le truppe dellArmata Rossa dal 29 dicembre stanno
combattendo a Grozny, ma hanno ricevuto la sera di Capodanno del
1999, la visita di Vladimir Putin (da poche ore Presidente della
Repubblica) che a Gudermes, cioè a 30 km da Grozny, tra il
frastuono delle cannonate ha decorato numerosi soldati russi. E
un segnale preciso, per la Russia si è aperta lera
Putin, che intende fare della vittoria sulla Cecenia
terrorista, la pietra miliare di una riscossa nazionale, ma
se questo è vero significa che questa nuova era sarà
sicuramente ancora più inquietante ed incerta dellera
Eltsin.
Articolo inedito; chiuso dallautore il 10
gennaio 2000, ma che a causa di un inconveniente tecnico non ha
potuto essere pubblicato come previsto sul n. 66 (febbraio 2000)
del mensile Guerre e pace.