Oltre il muro: la RASD

Violazioni dei Diritti Umani

nei Territori Occupati del Sahara Occidentale.

 

 


ATTUALITA' dall' 1 al 30 settembre 2005

N° 9

 

 

 

La posizione criminale delle autorità marocchine contro la società  sahraui indifesa sta portando i prigionieri politici ad una morte certa. Tale situazione si aggrava ogni giorno di più, per l'intransigenza che il governo marocchino sta dimostrando con questi prigionieri.

Le foto dei prigionieri nel Carcel Negro di El Ayoun riflettono la situazione disumana che tutti i detenuti stanno vivendo e che ormai non è più possibile resti nascosta all'opinione pubblica.

 

Lo stato di salute della quasi totalità dei 37 scioperanti della fame ha raggiunto uno stadio allarmante. Le loro famiglie hanno fatto  un appello drammatico a tutti coloro che hanno a cuore la giustizia, “per venire in aiuto ai loro figli morenti a fuoco lento nell'indifferenza totale delle autorità marocchine di occupazione".  

 

L'organizzazione Mondiale Contro la Tortura (OMCT) aveva anche espresso la sua  "viva preoccupazione" per "la sicurezza e l'integrità fisica e psicologica dei prigionieri politici sahraui in sciopero della fame dall’8 agosto 2005" nelle prigioni marocchine facendo appello per un "intervento urgente" per salvare la loro vita, secondo un comunicato dell'organizzazione pubblicato a Ginevra recentemente.   

 

Il Ministro sahraui della salute, Boullahi Said, aveva richiesto all’inizio di settembre, una "perizia medica seguita da una commissione dell’ONU", per verificare lo stato di salute "critico" della maggioranza dei 37 prigionieri politici sahraui in sciopero della fame dall’8 agosto ultimo scorso e venire loro in aiuto, ma tale visita non è mai stata eseguita.

 

 

 

 

Amnesty International lancia una campagna d’invio di lettere al Ministro della Giustizia marocchino in favore dei difensori dei diritti umani sahraui detenuti.

http://www.amnesty.asso.fr/01_informer/12_actualite/maroc/maroc_sarahouis.htm

 

Si può firmare e spedire la lettera a : http://www.es.amnesty.org/actua/sahara_sep05/

 


1 settembre 2005.

·        El Ayoun. Territori Occupati. 

Due manifestazioni sono state organizzate questo giovedì a Hay Mattalla, e nel viale Magreb arabo nei quartieri popolari di El Ayoun, in segno di solidarietà coi prigionieri politici sahraui e per richiedere il referendum di autodeterminazione del popolo sahraui. 

 

I manifestanti sono stati dispersi violentemente dalle forze del GUS che ne hanno ferito parecchi, secondo testimoni oculari. 

 

Parallelamente a questo assembramento pacifico,ai famigliari dei prigionieri politici sahraui in sciopero della fame da più di tre settimane nel Carcel negro di  El Ayoun, è stato impedito dalle autorità coloniali marocchine di visitare i loro figli. I famigliari hanno improvvisato subito un sit-in di parecchie ore davanti alla prigione. Le autorità penitenziarie hanno permesso allora solamente la visita a due famiglie, cosa che queste hanno rifiutato, in solidarietà con le altre famiglie impedite di incontrare i suoi. 

 

Le forze del GUS sono intervenute violentemente per disperderli ferendo nove di essi e inseguendoli nelle vie di Hay Mattalla per impedire che continuassero la  manifestazione. E’ stata rinforzata la sorveglianza  di tutte le vie di questo quartiere popolare, famoso per la resistenza contro il colonialismo marocchino. 

 

·        Chahid El Hafed. Campi profughi (Tindouf).

Uno sciopero della fame di 24 ore generalizzato a livello delle 25 daïra dei campi profughi sahraui, è iniziato questo giovedì in risposta all’invito del Governo lanciato il 25 agosto scorso per esprimere la solidarietà del popolo sahraui coi 37 prigionieri politici sahraui in sciopero della fame da 24 giorni nelle carceri marocchine. 

 

"Con questa azione vogliamo oggi esprimere il sostegno e la solidarietà coi nostri compatrioti, incarcerati arbitrariamente dalle autorità coloniali marocchine per avere richiesto pacificamente il diritto del loro popolo all'autodeterminazione ed all'indipendenza ", ha detto Mohamed Lemine Ahmed, membro della Segreteria nazionale durante una grande riunione popolare organizzata a Chahid El Hafed. 

 

Ould Ahmed ha richiesto al Governo marocchino, "di liberare immediatamente ed incondizionatamente  tutti i prigionieri politici sahraui, di fermare la campagna di repressione sistematica e di togliere lo stato d’assedio imposto nel territorio sahraui dalla occupazione coloniale fin dal 1975 da parte delle forze armate marocchine".   

  

Riunioni similari e marce di sostegno sono  state  organizzate simultaneamente a livello di tutte le daïra della Repubblica e nelle regioni militari dei territori liberati sahraui, per chiedere la liberazione immediata ed incondizionata di quelle donne e quegli uomini innocenti che non hanno commesso altro reato che  l’avere richiesto pacificamente un diritto garantito dal Diritto internazionale. (SPS) 

   

·        Carcel Negro  

  In un atto solidale coi carcerati politici sahraui in sciopero della fame, circa 125 carcerati comuni sono entrati in  sciopero della fame di 24 ore.    

 

  

Ritorsioni marocchine contro Tamek  per la sua intervista a El Mundo

Madrid, 3 settembre 2005

 

La rappresaglia contro Tamek non ha tardato molto. Dopo l'intervista telefonica rilasciata ad Ali Lembaret, e pubblicata dal quotidiano spagnolo El Mundo, Tamek è stato separato dagli altri detenuti e isolato in un'ala del penitenziario sotto stretta sorveglianza. 

Nell'intervista Tamek denunciava la campagna di diffamazione e le minacce subite prima e dopo il suo arresto. Subito dopo la pubblicazione dell'intervista Tamek è stato convocato dal direttore della prigione nel suo ufficio, alla presenza di agenti della polizia politica (DST) 

Dopo le minacce e l'ultimatum di non parlare più coi “nemici del paese”, la sua cella è stata perquisita e lo hanno trasferito in un'altra ala della prigione. Da quel momento Tamek non può più muoversi senza essere accompagnato da uno o più agenti. 

Da notare che il Governo di Rabat, accusando Tamek di essere un "separatista", riconosce "per la prima volta" che i Sahraui sono incarcerati per "motivi politici e non per reati comuni, come affermava fino a ieri la versione ufficiale 

 

·        Ginevra.

L'organizzazione Mondiale Contro la Tortura (OMCT) ha espresso la sua "viva preoccupazione per la sicurezza e l'integrità fisica e psicologica dei prigionieri politici sahraui in sciopero della fame dal 9 agosto 2005 nelle prigioni marocchine e chiede  un  intervento urgente  per salvare la loro vita.  

L'organizzazione ha chiesto alle autorità marocchine di garantire la sicurezza e l'integrità fisica e psicologica di tutti i prigionieri politici sahraui in sciopero della fame e di assicurare loro   un'assistenza sanitaria adeguata. 

Ha chiesto anche  la liberazione immediata di tutti i prigionieri incarcerati  senza valide accuse  e, nei casi in cui tali accuse esistano, processarli  in un tribunale civile, indipendente ed imparziale garantendo la correttezza processuale per tutti gli imputati.  

L'organizzazione ha richiesto un'inchiesta esauriente ed imparziale sui casi di maltrattamenti e torture inflitte ai prigionieri, per identificare i responsabili, tradurli davanti ad un tribunale civile, indipendente ed imparziale e applicare loro le sanzioni penali e/o amministrative previste dalla legge. 

L'OMCT cita gli esempi di tre di questi prigionieri in sciopero della fame, Yaya Béchir,  Elmousaui Dkhil,  Hamadi El Karcha, portati il 26 agosto 2005 all'ospedale di El Ayoun in precarie condizioni di salute (svenimenti, attacchi cardiaci). I medici marocchini avrebbero cercato di convincerli  a mettere fine al loro sciopero della fame e, non essendoci riusciti, li hanno rinviati in prigione. 

 

In una lettera inviata il 28 agosto 2004 al Re del Marocco, Mohamed VI, l'OMCT aveva già manifestato la sua preoccupazione  sulla situazione del popolo sahraui nel suo complesso ed in modo particolare per i prigionieri sahraui nelle carceri marocchine e per i loro parenti, ricordando i casi dell'assassinio sotto la tortura di due cittadini sahraui : Chouihi Slimane e Bouceta Mohamed Barca, uccisi rispettivamente a fine aprile 2004 e nel novembre 2002.

 

  L'attivista sahraui dei diritti umani e prigioniera politica Aminatou Haidar, incarcerata nella Prigione Nera di El Ayoun, ha iniziato uno sciopero della fame illimitato con una trentina di prigionieri politici sahraui in differenti prigioni marocchine dal 9 agosto 2005 per esigere soddisfazione alle loro rivendicazioni. 

 

5 settembre 2005. El Ayoun. Territori Occupati.  

Centinaia di Sahraui hanno manifestato nella serata, al quartiere Matalla di El Ayoun, il loro rigetto del colonialismo marocchino nel loro paese, richiedendo la liberazione immediata ed incondizionata dei 37 prigionieri politici sahraui in sciopero della fame dall’ 8 agosto nelle carceri marocchine. Parecchie persone sono state ferite e altre fermate in seguito all'intervento violento delle forze marocchine per disperdere la folla, come indicato da testimoni oculari senza potere precisare il numero dei feriti né dei detenuti. 

 

7 settembre 2005. Parigi.

L'associazione degli Amici della RASD (AARASD) ha lanciato mercoledì scorso un appello alle "autorità morali e politiche" della Francia perché sia fatto il massimo sforzo affinché il potere marocchino "riconosca la gravità della situazione" dei prigionieri politici sahraui in sciopero della fame da un mese, e si impegni con gli scioperanti in un dialogo per discutere le loro rivendicazioni "affinché il peggio non arrivi". 

 "Sembrerebbe che l'attuale governo marocchino ed in primo luogo Mohamed VI stiano ritornando ai peggiori crimini degli anni di piombo, lasciando morire dei prigionieri di opinione per non voler cedere su nessun punto", è stato affermato dall'associazione in un comunicato stampa pubblicato mercoledì a Parigi

 

 8 settembre 2005. El Ayoun. Territori Occupati.

6 giovani sahraui, Saidi Hmoudi, El Moussawi Ahmed Valle, Sidi Mahmoud Boutengiza, Mohamed Cheij Ahmed Aidou, Mouloud Chbeiki, e Hammada Hamdi Bazaid, sono stati fermati durante manifestazioni e scontri tra manifestanti pacifici e forze di repressione.  

  I nuovi detenuti che vengono ad aggiungersi ai 37 prigionieri politici sahraui, sono stati brutalizzati e torturati dalla polizia marocchina sotto gli ordini del famoso boia marocchino, Ichi Aboulhassan, capo del Gruppo Urbano di Sicurezza (GUS), e di altri ufficiali marocchini della polizia giudiziaria.

 

10 settembre 2005.

·        Carcel Negro: Aminatou.

 un funzionario penitenziario ha informato i compagni di Aminatou in suddetta prigione che la loro collega era in stato di salute molto critico e che dovevano aiutarla affinché fermasse il suo sciopero. È in un pessimo stato di salute, incapace di muoversi e di parlare. Tanto più che Aminatou soffre di parecchie malattie croniche ed ha subito già un'operazione chirurgica al livello della colonna vertebrale. Gli agenti della prigione l'hanno supplicata di cessare lo sciopero, ma lei ha rifiutato, esprimendo il suo desiderio di morire e non più subire offese e umiliazioni. Ha avuto un attacco di convulsioni ed è svenuta.  

 

·        Carcel Negro.

Taoubbali Elhafed e Baba El Arabi sono  ancora ricoverati nell’ ospedale di Inezgane .   

 

·        Madrid.

 L'intergruppo del Parlamento europeo "Amicizia col popolo sahraui" ha proposto di nuovo la Sig.ra Aminatou Haidar, attivista sahraui dei diritti umani, come candidata al Premio Sacharov dei diritti umani, secondo quanto riportato da Europa press.  

 

La Sig.ra Haidar, è "conosciuta per la sua difesa dei diritti del popolo sahraui di fronte all'occupazione marocchina". E' stata incarcerata durante "la repressione scatenatasi dal mese di giugno dall'esercito e dalla polizia di Mohamed VI nei Territori Occupati del Sahara Occidentale", ha specificato un comunicato della Sinistra Unita Federale ( IUF). 

Attraverso questa iniziativa di sostegno del Parlamento europeo alla candidatura della Sig.ra Haidar al premio, "vogliamo attirare l'attenzione della comunità internazionale e del Governo spagnolo affinché intervengano esigendo politicamente dal Marocco che sia messo un fine a queste repressioni e siano liberati immediatamente i prigionieri", ha aggiunto il portavoce dell'Intergruppo. 

 

La Sig.ra Aminatou Haidar, è stata brutalizzata selvaggiamente dal Gruppo Urbano di Sicurezza marocchino (GUS) il 17 giugno scorso, in mezzo alla strada, prima di essere malmenata nella sede del commissariato di polizia ad El Ayoun. E' stata suturata con 14 punti per una larga ferita alla testa oltre a parecchie altre ferite sul corpo e sulle braccia ed è stata messa in detenzione in un stato di salute critica.  

  

Due giorni dopo il suo arresto, i suoi bambini ed i suoi genitori sono stati espulsi dalla loro casa. La detenuta è stata presentata il seguente giorno davanti al tribunale di El Ayoun sotto alta sorveglianza, per un processo frettoloso ed illegale in modo da permettere alle autorità marocchine di metterla in carcere per un po' di tempo. 

 

Ricevendo questo premio, la Sig.ra Haidar sarebbe la terza attivista politica sahraui  a ricevere un premio internazionale per i diritti umani: i suoi connazionali Sidi Mohamed Daddach ed Ali Salem Tamek, sono stati infatti insigniti rispettivamente del premio Rafto 2002, il primo, e del premio Juan Antonio Gonzales Carballo 2005,  il secondo. 

 

11 settembre 2005.

·        Assa, sud Marocco.

I cittadini sahraui ad Assa hanno organizzato domenica una manifestazione pacifica per la liberazione immediata ed incondizionata dei 37 prigionieri politici sahraui in sciopero della fame nelle prigioni marocchine da più di 35 giorni. 

I manifestanti hanno ribattezzato una delle grandi arterie della città, Lawina, con il nome di Mohamed Moutauakil, uno degli attivisti sahraui in sciopero della fame nella prigione di Oukacha a Casablanca.  Hanno percorso inoltre le arterie della città prima di essere fermati dalle forze di polizia, della gendarmeria e del GUS sulla Piazza Ali Salem Tamek dove hanno improvvisato un sit-in. 

   

·        Rabat.

Quattro formazioni politiche marocchine dei diritti umani, l'Organizzazione Marocchina dei Diritto dell'uomo (OMDH), l'Associazione Marocchina dei Diritti dell'uomo (AMDH), il Foro Verità e Giustizia, (FVJ), e l'Osservatorio Marocchino delle Prigioni, hanno inviato una lettera comune al Ministro della Giustizia Marocchina, sollecitando una visita ai 37 prigionieri politici sahraui in sciopero della fame, secondo un comunicato delle stesse associazioni pubblicato a Rabat. 

 

I firmatari hanno indicato che seguono con "una grande preoccupazione" la situazione dei prigionieri politici sahraui "in sciopero della fame, sciopero  che non è stato interrotto fino alla pubblicazione di questa lettera" scritta martedì passato, "secondo le sezioni delle nostre formazioni e della difesa degli scioperanti" (…) "contrariamente al comunicato pubblicato dal vostro ministero." 

 

Alcuni dei 37 prigionieri politici, che le associazioni citano per nome, sono stati trasferiti all'ospedale a causa del deterioramento del loro stato di salute", hanno precisato i firmatari, sottolineando che "di fronte  al pericolo che mina la loro salute ed al loro diritto all'integrità fisica", le quattro formazioni si sono viste obbligate a reagire con questa lettera al Ministro marocchino della Giustizia per permettere loro di visitare le prigioni marocchine di Oukacha e di Ait Melloul e quella di El Ayoun nel Sahara Occidentale, "per informarsi della veridicità della situazione e parteciparne le notizie dall'opinione pubblica nazionale ed internazionale".  

 


12 settembre 2005.  

·        El Ayoun (Territori occupati).

Alle 16,30 circa due prigionieri politici sahraui, Aalouate Sidi Mohamed e Bouchama Naffaa  nel Carcel negro di El Ayoun hanno perso conoscenza. I loro compagni di cella hanno chiesto alle autorità del carcere di ricoverarli in ospedale, cosa che fu fatta solo verso le ore 18. I medici, coadiuvati da agenti dei servizi di polizia, hanno tentato di convincerli ad interrompere lo sciopero della fame, ma i prigionieri sahraui hanno risposto che l'unico metodo per convincerli era quello di rispondere alle richieste di rispetto dei diritti umani. 

 

·        Goulimine 

Khadija Moutik è stato licenziato del suo lavoro nelle municipalità di Goulimine per avere partecipato alla marcia di Asrir. Aveva subito già anteriormente importanti pressioni. 

 

·        Ferrara. Italia.

Conferenza Nazionale sul diritto all’autodeterminazione del Popolo Sahraui organizzata dall’ARCI, dal Comune e dalla Provincia di Ferrara, intitolata: Sahara Occidentale Terra e Libertà, con la testimonianza di Houria  figlia di uno scomparso sahraui e del Presidente di AFAPREDESA.

 

13 settembre 2005.

·        Bir Lehlu.  Territori liberati.

Il Presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ha sollecitato l'arcivescovo sudafricanoDesmond Mpilo Tutu, per un suo intervento al Marocco affinché siano liberati i 37 prigionieri politici sahraui in sciopero della fame e il cui stato di salute ha raggiunto uno stadio molto critico. 

 

·        El Ayoun .Territori  Occupati.

Non trascorre praticamente un giorno senza che la popolazione sahraui, nelle differenti città sahraui delle zone occupate soprattutto ad El Ayoun, la capitale occupata del Sahara Occidentale, non esca in strada in manifestazioni, sit-in o semplici assembramenti di piccoli gruppi nei principali posti pubblici della città, specialmente la sera o tardi nella notte sfidando il coprifuoco, che non è dichiarato, ma imposto dalle forze coloniali sulle città sahraui dallo scoppio “dell’intifada dell'indipendenza", cioè dal mese di maggio scorso.  I manifestanti chiedono la liberazione dei 37 prigionieri politici sahraui, inalberando in parecchi casi  le bandiere nazionali e reclamando l'indipendenza del loro paese del giogo coloniale marocchino

 

Sabato scorso, 2 manifestazioni si sono svolte per esempio, quasi allo stesso tempo, ad El Ayoun nei Territori Occupati ed ad Assa nel sud del Marocco. Le due manifestazioni avevano le stesse rivendicazioni, e cioè la liberazione immediata dei prigionieri politici sahraui e l'indipendenza del Sahara Occidentale; i manifestanti nelle due città scandivano gli stessi slogan. Bandiere della RASD sono state  inalberate dai manifestanti ad El Ayoun. 

 

Malgrado la natura pacifica di tutte queste manifestazioni, le forze coloniali marocchine non esitano in nessun modo ad intervenire con grande brutalità contro i partecipanti ed i passanti che si azzardano a trovarsi li vicino. 

 

Questi interventi generano nella maggior arte dei casi, scontri tra manifestanti e forze di repressione, con arresti, torture di manifestanti, imprigionamenti illegali senza giudizi o dopo condanne  inique.  

 

·        El Ayoun.  Territori Occupati.

Nell'ospedale Ben M’Hedi di El Ayoun, è stato ricoverato e poi operato  d’urgenza all'intestino il prigioniero politico sahraui Amidan El Ouali. El Ouali era in gravi condizioni di salute dovute soprattutto allo sciopero della fame. Prima di essere ospedalizzato aveva sofferto di crisi cardiache. Malgrado le forti pressioni da parte delle autorità marocchine perché rompesse lo sciopero della fame, El Ouali ha sempre totalmente rifiutato di farlo.

In ospedale inoltre era stato malmenato da agenti del GUS penetrati nella sua stanza,  tirandolo fuori dal letto mentre era sottoposto a fleboclisi, e colpendolo con pugni e calci davanti al personale medico e ad agenti di custodia senza che questi reagissero. I familiari del detenuto, non appena hanno saputo dell'accaduto sono corsi all'ospedale protestando ed accusando lo stato marocchino delle possibili conseguenze sulla salute del giovane. La madre di Amidan è svenuta per l'emozione.

 

14 settembre 2005.

·        El Ayoun. Territori Occupati.

 Le autorità marocchine hanno respinto dall'aeroporto di El Ayoun una delegazione delle Isole Canarie che era venuta con lo scopo di incontrare alcuni attivisti sahraui dei diritti umani, controllare le condizioni di vita dei carcerati sahraui e  rendersi conto della situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale. Ne facevano parte rappresentanti del Partito Socialista Spagnolo, del Partito dell'Alleanza delle Canarie e del Partito Indipendente di Lanzarote. E' questa la nona delegazione straniera a cui  viene vietato di entrare ad El Ayoun dall'inizio dell'intifada sahraui, dal maggio scorso.

 

·        Bologna. Italia.

Incontro pubblico con i rappresentanti dei Popoli ospiti in Regione Emilia Romagna. Conferenza intitolata “Le città per i Diritti dei popoli”. Per la voce del Popolo Sahraui interviene Houria Ahmed Lemaadel figlia di  Ahmed Lemaadel El Bou scomparso dal 1976 nelle carceri marocchine.

 

15 settembre 2005.

·        Carcere di Oukacha. Marocco.

L'amministrazione carceraria anche in questo carcere ha permesso le visite per i detenuti restringendole però ad un solo familiare per detenuto. Questa disposizione è stata recepita molto male dai familiari i quali si sono radunati davanti al portone del carcere scandendo slogan di rivendicazione della libertà per i loro figli e fratelli e condannando l'atteggiamento disumano delle autorità marocchine. Quei detenuti che erano in condizioni fisiche sufficienti per recarsi nella stanza delle visite hanno rifiutato di tornare in cella per protesta a quella disposizione.

 

·        New York.

Il Presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ha inviato una lettera aperta ai dirigenti del mondo riunitisi per il  60° summit dell'ONU a New York e nel quale chiede la decolonizzazione del Sahara Occidentale e la liberazione dei prigionieri politici sahraui in Marocco di cui alcuni in sciopero della fame e in pericolo di morte. 

 

·        Bruxelles.

Il Comitato di Sostegno al Popolo Sahraui in Europa ha organizzato un assembramento giovedì davanti all'ambasciata del Marocco in Belgio per chiedere "un'inchiesta esauriente ed imparziale sulle circostanze dei cattivi trattamenti e torture inflitte ai prigionieri sahraui", ha riportato l'agenzia di stampa algerina, APS.  

Secondo un comunicato del comitato, l'assembramento mira anche ad esigere  la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici sahraui ed il rispetto dei diritti umani della popolazione civile sahraui nei territori occupati."  

 

·        Rabat.  

Il Presidente del Parlamento europeo, Josep Borrell ha dichiarato mercoledì a Rabat che il piano Baker per l'autodeterminazione del popolo sahraui "è il solo piano riconosciuto a livello internazionale nel quadro delle Nazioni Unite", hanno riportato le agenzie di stampa.  

 Il Parlamento europeo si “occupa e si preoccupa" del problema del Sahara Occidentale ma pensa che la soluzione debba essere fornita dall'Onu", ha affermato il Presidente del Parlamento europeo al termine di un colloquio col presidente della Camera marocchina dei rappresentanti, M. Abdelwahed Radi, rigettando così il tentativo del Governo marocchino di svuotare la richiesta sahraui della decolonizzazione senza conformarsi alla legalità internazionale.

 

·        El Ayoun. Territori Occupati.

Nella notte, alcune diecine di giovani sahraui hanno manifestato di fronte al palazzo di governo del quartiere di Bucraa, ad El Ayoun, sventolando bandiere nazionali sahraui contro l'occupazione marocchina. La manifestazione è durata una ventina di minuti, sciolta poi brutalmente dalla polizia urbana di sicurezza (GUS). Non va dimenticato che in tutte le città del Sahara Occidentale occupato ove c'era già uno spiegamento costante di forze di polizia, in queste ultime settimane tale spiegamento è aumentato notevolmente in previsione delle molteplici manifestazioni attese per l'inizio dell'anno scolare.   

 

Gli attivisti sahraui per i diritti umani peggiorano

 

Ø     Lo stato di salute della prigioniera politica Aminatou Haidar è grave.

La prigioniera politica sahraui e attivista per i diritti umani Aminatou Haidar è in condizioni di salute molto gravi. Essendo in un sciopero della fame illimitato dal 9 agosto u.s. insieme ad altri 37 prigionieri sahraui essa soffre di frequenti crisi cardiache e di prolungate perdite di coscienza oltre che di forti dolori all'apparato digerente.

La signora Haidar, rifiutando le cure di alcuni dottori che le sono stati proposti accusandoli di connivenza con gli agenti della sicurezza marocchina , ha  richiesto l'intervento di un comitato di medici neutrali che vengano a  visitare sia lei che gli altri scioperanti della fame.

 

Ø     Tamek non sta bene

  Tamek è stato ricoverato in ospedale in condizioni di salute gravi. Non poteva più parlare ed aveva febbre elevata. Tamek soffriva già di varie malattie in seguito ai precedenti scioperi della fame: crisi di asma, disturbi dell'apparato digerente, del fegato e di cuore. Egli ha sempre rifiutato di essere ospedalizzato per paura di essere trattato dai medici marocchini come un malato psichiatrico.

 

Ø     Il prigioniero politico sahraui Lahcen Zraiguinate

Il prigioniero politico sahraui Lahcen Zraiguinate (N° di matricola 26126) è stato condotto davanti al procuratore generale di El Ayoun oggi mercoledì 14 settembre, mentre era in sciopero della fame per protestare contro il suo arresto, avvenuto il 14 maggio u.s. sulla spiaggia di Foum Elouad vicino ad El Ayoun.

 

Lahcen era stato portato in tribunale in barella, ma il presidente aveva rifiutato di vederlo a causa del grave stato fisico.  Allora era stato portato sempre in barella davanti al procuratore generale che ha esercitato pressioni perché interrompesse lo sciopero della fame promettendogli di venire incontro ad alcune sue richieste. 

 

Lahcen ha risposto con due sole parole. "Dignità o martirio". La famiglia di Lahcen, venuta a vedere il figlio, ha intonato slogan di condanna contro  il governo per lo stato di salute in cui il figlio è stato ridotto.

 

 Visto il suo stato di salute Lahcen è stato riportato nel Carcel Negro da cui poi è stato permesso ai familiari di portarlo a casa in una "licenza temporanea”.

 

 

 

Il presidente del tribunale ha rinviato il processo al 26 ottobre p.v. ma il prigioniero ha rifiutato tale rinvio chiedendo subito il dibattito e che siano in particolare specificate le ragioni del suo arresto. Egli infatti era stato arrestato a Foou Elouad con l'accusa, in un primo momento,  di aver tentato di assassinare il Governatore di El Ayoun e successivamente di aver distrutto beni pubblici mentre era sotto interrogatorio nei locali della polizia giudiziaria. Il giudice ha confermato il rinvio al 26 ottobre.

 

Ø     Brahim Noumria.

è paralizzato da due giorni e si trova in uno stato di salute "critico" esito delle torture che aveva subito nei locali della polizia prima del  suo trasferimento alla prigione di Oukacha (Casablanca). E’ stato portato in visita su di una sedia a rotelle.

 

Ø     Lidri Hossein

  , presenta  ferite  alla testa e sulle  braccia. La sua mano destra ha perso la  sensibilità dopo le torture subite il 17 giugno 2005 durante l'interrogatorio in carcere da parte di agenti della polizia e dei servizi segreti. 

 

Ø     Bouchama Nafaa ed Alouat Sidi Mohamed

altri due  prigionieri politici in sciopero della fame dall’ 8 agosto scorso nel Carcel negra  di El Ayoun hanno perso conoscenza e sono stati trasferiti in condizioni critiche all'ospedale Ben M’Hidi di El Ayoun.   

 

Ø     Mohamed Elmoutaoikil, Brahim Noumria, Elhoucine Lidri e Larbi Massaoud

hanno potuto finalmente essere visitati dalle loro famiglie dopo oltre un mese di divieti. I familiari sono rimasti molto spaventati dalla grande perdita di peso degli attivisti ridotti quasi a scheletri.

I 4 attivisti rifiutano di essere ospedalizzati poiché diffidano dei medici marocchini implicati in altre connivenze con la polizia. 

 

 

Ø     Bougarfa Abderrahman e Hassanna El Maki

Questi prigionieri politici sahraui hanno perso conoscenza in seguito allo sciopero della fame. Abbandonati alla loro sorte in mezzo agli altri prigionieri sono stati soccorsi solo verso le 21 e trenta. Mentre Bougarfa è stato condotto in ospedale incosciente, El Maki è rimasto in carcere , secondo il volere del direttore. A Bougarfa in ospedale i medici hanno applicato una fleboclisi, ma una volta ripresa conoscenza il paziente si è strappato il tubo della flebo esigendo dai medici di essere riportato tra i suoi compagni. Rispondendo alle pressioni del personale medico affinché interrompesse lo sciopero della fame, Bougarfa ha affermato che fino a che il governo marocchino non aprirà un dialogo per risolvere le richieste dei carcerati politici sahraui, non ci sarà una soluzione e che tutti  loro preferiscono la morte  anziché vivere sottomessi e senza libertà.

 

Ø     Toubali El Hafed e Baba El Arbi,

che sono stati trasferiti dalla prigione di El Ayoun a quella di Ait Melloul di Agadir, sono "in gravi condizioni all'ospedale di Inzegane" (Marocco).

 

Ø     Hmad Hamad,

attivista dei diritti umani, soffre anche egli di ferite profonde a livello della gamba sinistra a causa dei trattamenti disumani inflittigli il 17 giugno 2005 per la sua partecipazione alle manifestazioni pacifiche di El Ayoun. Se non riceverà in tempo il trattamento medico adeguato Hamad corre il rischio di essere amputato.   

 

Ø     Hussein Non dour

ha la  mano sinistra, fratturata in due punti in seguito alle torture subite. Anche lui corre il rischio di essere amputato se non gli si saranno prodigate le cure necessarie. 

 

Ø     Abdelaziz Daiiy

soffre di problemi cardiaci aggravatisi per le torture di cui è stato fatto oggetto. Soffre inoltre di convulsioni. Per colpi ricevuti sul capo.

 

Ø     Mahmud Mustafa Haddad 

soffre di malattie croniche ai reni. Necessita di cure urgentemente.  

 

Ø     Sidi Mohamed Aalouat

presenta tracce evidenti di torture fisiche e soffre anche lui di malattie croniche.  

   Altri detenuti politici perdono spesso conoscenza a seguito dei maltrattamenti e delle torture inflitte loro. Si tratta degli attivisti Abderrahman Bougarfa, Hassen El Meki, Yaya El Béchir, Daoudi Aamar, Hamadi El Kercha, Bouchama Nafaa. Luali Amiydan, Baba l'Aarabi, El Hafed Taoubali, Hama Eshrih, El Haeirich Hassenna, Mousaui Sid'Ahmed, Eshtiyu Mahyub e Balla Sid Mohamed. 

 

 

 

16 settembre 2005.

·        Rabat.

 L'Associazione Marocchina dei Diritti Umani (AMDH) ha qualificato come "irresponsabile e fallimentare" la gestione marocchina dei diritti umani nel Sahara Occidentale, chiedendo di permettere la visita delle organizzazioni umanitarie internazionali e delle stampa estera ai 37 sahraui in sciopero della fame  nelle prigioni marocchine.   

"Riaffermiamo di nuovo che uno sciopero della fame, è in atto e che la situazione nella quale si trovano gli scioperanti è pericolosa e può sfociare in una tragedia, a causa della posizione negativa e disumana dei responsabili, ed in primo luogo del Ministero della Giustizia che continua a  diffondere comunicati falsi e ingannevoli", ribadisce il comunicato di AMDH in  risposta ad una lettera del Ministro marocchino della Giustizia che nega l'esistenza di questi scioperanti della fame, posizione sostenuta dalla maggioranza dei media marocchini. 

L'AMDH ha espresso  la sua "profonda costernazione per il modo con il quale il Ministero della Giustizia marocchino, gestisce lo sciopero". Un modo "privo di un minimo di responsabilità e di credibilità", ha sottolineato l'organizzazione, chiedendo di "permettere" alle organizzazioni internazionali dei diritti umani ed alla stampa nazionale ed  estera di visitare la prigione civile di El Ayoun, la prigione di Ail Melloul ed il complesso penitenziario di Oukacha a Casablanca, per "giudicare della veridicità del comunicato del Ministero della Giustizia marocchina".   

Parlando dello stato di salute di questi 37 prigionieri politici sahraui in sciopero della fame dall’8 agosto , l'AMDH afferma che sono in uno stato di salute  molto deteriorato e che hanno perso tutti la metà del loro peso." 

Afferma che, aggiungendo che la famiglia di Lahcen Zraiguinate,  teme che la sua rimessa in libertà provvisoria  sia "un tentativo di liberarsi della responsabilità, considerato il suo stato di salute molto grave". 

 

·        Casablanca. Marocco.

Nel carcere di Oukacha (Casablanca) già il giorno dopo aver accordato il permesso di visita ai familiari dei 4 detenuti sahraui Moutauikil, Noumria, Lidri e Messoud le autorità carcerarie hanno di nuovo proibito tali visite. Ciò per timore che i familiari rivelassero la barbarie e le atrocità che i detenuti politici stanno vivendo nelle loro celle, informandone il resto del mondo. Questo fa loro tenere un comportamento nervoso, intransigente e disumano, senza una chiara visione delle decisioni da prendere.

 

·        Washington.

(SPS) Un membro del Congresso degli USA, la Sig.ra. Cynthia McKinney, membro del Comitato del Bilancio e del Sotto-comitato contro il Terrorismo, ha dichiarato la sua "totale adesione" alla campagna internazionale lanciata da Amnesty International per il sostegno dei prigionieri politici sahraui, esprimendo la sua preoccupazione per la detenzione, la tortura e lo stato di salute dei prigionieri politici in sciopero della fame.

 

·        Stoccolma.

Alcuni parlamentari di differenti partiti politici e  rappresentanti della società civile svedese, hanno sostenuto la necessità di una decolonizzazione veloce del Sahara Occidentalee ed esortato il Marocco a liberare i prigionieri politici sahraui in sciopero della fame dall'8 agosto scorso, durante una manifestazione organizzata mercoledì ultimo scorso con la partecipazione di rappresentanti dell'organizzazione svedese degli studenti, di ONG ed un gran numero di giornalisti. 

 

 17 settembre 2005. Tantan. Sud Marocco.

I servizi segreti interrogano il cittadino sahraui Hassana Mohamed Elhafed, all'entrata del Mougar (festival culturale e turistico tradizionale rinomato). Hassana è interrogato durante due ore a proposito di suo fratello, un ex-scomparso, sulle sue relazioni con i militanti dei diritti umani sahraui così come sulle ragioni delle sue visite ripetute al Mougar che fra altro è sotto stretta sorveglianza delle forze di sicurezza marocchine.

 

 18 settembre 2005.  

·        El Ayoun (Territori occupati).

L'organizzazione Mondiale Contro la Tortura (OMCT) ha espresso la sua "più viva preoccupazione per la sicurezza e l'integrità fisica e psicologica dei prigionieri politici sahraui in sciopero della fame dal 9 agosto 2005", chiamando il Governo marocchino a prendere le misure necessarie affinché gli scioperanti "abbiano accesso ad un'assistenza sanitaria adeguata e gratuita, e che le loro rivendicazioni siano prese in considerazione il più presto possibile."   È la seconda volta in un mese che l'OMCT esprime "viva preoccupazione per i prigionieri politici sahraui" e che rinnova il suo appello per un "intervento urgente" per salvare le loro vite. 

 

·        Barcellona.

 Uno sciopero simbolico della fame di 24 ore, lanciato dagli Amici del popolo sahraui della Catalogna, in segno di solidarietà coi 37 prigionieri politici sahraui che negano di alimentarsi da 40 giorni nelle carceri marocchine, si è concluso questa domenica alle ore 12.  

 

·        El Ayoun (Territori occupati)

Dopo 40 giorni di sciopero della fame, una quindicina dei 37 prigionieri politici sahraui sono "in pericolo di morte", ma la "loro determinazione è ferma", secondo quanto riferito dai famigliari che hanno organizzato giovedì scorso un sit-in davanti alla sede del tribunale coloniale di El Ayoun, chiedendo la loro liberazione immediata ed incondizionata. 

 

"Tutti hanno perso più della metà del loro peso e la  maggior parte di essi è stata trasferita incosciente negli ospedali per rianimazione", afferma un comunicato pubblicato domenica dalla SPS. 

 Aminatou Haidar è svenuta più volte la settimana scorsa La "sua vita è realmente in pericolo", secondo testimoni oculari che l'hanno potuta vedere nella prigione di El Ayoun all'inizio della settimana scorsa. 

  Alì Salem Tamek è stato condotto, incosciente, all'ospedale di Ait Melloul (Agadir) sotto una forte scorta. Lì, rianimato, ha rifiutato  che i medici gli somministrassero dei medicinali, temendo che recassero offesa alla sua salute mentale, essendo stato  minacciato a più riprese dai suoi carcerieri di farlo trasferire in un ospedale per alienati mentali.  

Alla prigione di Oukacha (Casablanca), le autorità marocchine hanno rifiutato ai famigliari di poter visitare i tre attivisti sahraui dei diritti umani in sciopero della fame, Brahim Noumria, Mohamed El Moutawakil e Lidri El Hussein. Il loro stato di salute è pericoloso secondo questi famigliari che continuano ad aspettare davanti al portone della prigione, per visitare i loro figli. 

Quei famigliari avevano lanciato la settimana scorsa un appello drammatico rivolto alle "anime innamorate di giustizia per venire in aiuto ai loro figlioli che stanno morendo a fuoco lento nell'indifferenza totale delle autorità marocchine di occupazione." 

  

"Riaffermiamo di nuovo che lo sciopero della fame continua e che la situazione pericolosa nella quale si trovano gli scioperanti può generare una tragedia a causa della gestione negativa e disumana dei responsabili del governo marocchino ed in primo luogo del Ministro della Giustizia che non smette di diffondere comunicati ingannevoli", aveva precisato l'Associazione Marocchina dei Diritti Umani (AMDH) recentemente, in risposta ad una lettera del Ministro marocchino della Giustizia che negava l'esistenza di questi scioperanti della fame. 

 

Parecchie organizzazioni internazionali, come Amnesty International, l'Organizzazione Mondiale Contro la Tortura, parecchi parlamentari europei, partecipanti a vari congressi ed altre personalità politiche internazionali hanno espresso viva preoccupazione per la sicurezza e l'integrità fisica e psicologica dei prigionieri politici sahraui in sciopero della fame nelle prigioni marocchine e chiedono incessantemente la loro liberazione immediata. 

 

Lo stato di salute del prigioniero politico sahraoui Ali Salem Tamek è sempre più  critico. Da 9 giorni, egli vomita e sputa  sangue.  Le condizioni della sua detenzione sono drammatiche. E' stato isolato in una cella e vigilato 24 ore su 24 da agenti penitenziari marocchini.  I suoi compagni Toubali Lhafed e Baba Laarabi continuano sempre ad essere degenti nell'ospedale di Inzegane da più di dieci giorni.  

 

 

 

 

 

 

19 settembre 2005.

·        Fask, Goulimine - Sud del Marocco.

I cittadini sahraui di Fask hanno organizzato, lunedì mattina una manifestazione pacifica di solidarietà per i prigionieri politici sahraui, in sciopero della fame nelle prigioni marocchine da più di 40 giorni, richiedendo la loro liberazione immediata ed incondizionata.

I manifestanti si sono raggruppati davanti alla sede del comune di Fask alzando cartelli per la liberazione dei prigionieri politici e scandendo slogan a favore dell’autodeterminazione e dell’indipendenza del popolo sahraui.  

Dopo la comunità di Asrir, 15 Km a sud di Goulimine, la comunità di Fask che è una località a forte concentrazione sahraui vicino a Goulimine, si unisce al vasto movimento di solidarietà coi prigionieri politici sahraui e l'Intifada dell'indipendenza.

   

·        Dakhla. Territori Occupati.

Tre attivisti sahraui sequestrati, quattro arrestati e picchiati prima di essere rilasciati, molti altri perseguitati, sono le ultime notizie dalla città di Dakhla occupata che è stato teatro lunedì, di scontri  tra manifestanti pacifici sahraui e la polizia marocchina intervenuta  per impedire un sit-in di solidarietà coi prigionieri politici sahraui. 

 I 3 attivisti sequestrati dalle forze di repressione marocchine sono, Oulad Cheij El Mahjoub Abaid, Ahl Takrour Mustafa ed Ahmed Zein Meska, mentre El Wali Hassana, Bahi Ahmed, El Khatat Ahmed e Machnan Mohamed sono stati fermati  e picchiati dalle forze di repressione marocchine agli ordini del famoso torturatore marocchino, Hreiz El Aarbi. 

 

·        Dakhla.

 Manifestazione in favore della liberazione dei prigionieri politici, dispersa brutalmente.  Aoulad Chij Elmahyoub è pestato e soffre dei multipli ematomi. È un attivista dei diritti umani, membro del Comitato contro la tortura di Dakhla, ex- prigioniero e fratello di uno scomparso. Avendo le autorità marocchine rifiutato di rilaggiare il passaporto, non ha potuto andare a Ginevra per la sessione della Commissione dei diritti dell'uomo nel marzo 2003.

Mustafa Tekhrour, altro attivista dei diritti umani, presenta ferite alla testa, parecchi denti rotti e multipli ematomi.

[foto]  http://www.arso.org/intifadadakhlafotos.htm 

 

·        El Ayoun.Territori Occupati.

Alle 22,45 di oggi il detenuto politico sahraui Elyanhaoui Lakhlifa ha perso conoscenza ed è stato portato all'ospedale Ben M’Hedi ad El Ayoun. Era stato sottoposto a forti pressioni perché interrompesse lo sciopero della fame ma Lakhlifa aveva sempre risposto che l'avrebbe interrotto soltanto quando le autorità marocchine avessero esaudito le richieste di tutti i detenuti sahraui. Dopo essere stato rianimato è stato riportato nel carcere.

 

Le ultime notizie pervenute dal Carcel negro  riportano che il detenuto politico sahraui Hmad Hammad è in condizioni gravi. Non riesce più a parlare né a muoversi e presenta aritmie cardiache e disturbi della vista.

 

20 settembre 2005.

·        Carcel Negro. EL Ayoun, Territori Occupati.

Aminatou Haidar ha perso conoscenza per due ore ed è stata portata all'ospedale di Belmehdi. I medici hanno riscontrato febbre elevata, aritmie cardiache e un livello di zucchero ematico molto elevato (diabete). E' stata riportata in carcere verso le 22,30, dove è stata fatta oggetto alle solite pressioni perché interrompesse lo sciopero della fame. Aminatou ha rifiutato.

Due cittadini sahraui, Tourki Melainine e suo cognato Zreignat Mohamed Salem sono stati arrestati da un gruppo di poliziotti presentatisi nella notte tra il 20 e il 21 settembre al domicilio di quest'ultimo, via Rass El Khaima, e dopo aver saccheggiato la casa e terrorizzato le donne e i bambini. Melainine è un ex- prigioniero politico già arrestato nel 2003 in seguito a un tentativo di fuga verso l'Algeria, quando era nei ranghi dell'armata marocchina. Era stato nelle carceri di Salé, Ait Melloul, Souira e Tiznit prima di essere portato ad El Ayoun dove era stato fatto oggetto di torture per la sua partecipazione alle manifestazioni dell'intifada del 21 maggio scorso.

 

·        Santiago di Compostela (Spagna).

Una folta delegazione di partiti politici, parlamentari, sindacalisti e rappresentanti  della comunità autonoma della Galizia tenterà di raggiungere El AYoun, la capitale occupata del Sahara Occidentalee per verificare sul posto la situazione della popolazione sottoposta ad uno stato di assedio permanente ed a violazioni dei diritti umani completamente impuniti, hanno riportato le agenzie di stampa spagnola.

 

·        New York.

Il ministro degli Affari Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, ha dichiarato che il suo paese desidera "un regolamento pacifico ed amichevole tra i due popoli, entrambi amici della Spagna" in riferimento ai popoli sahraui e marocchino lacerati  da un conflitto fratricida generato dall'invasione e dall'occupazione coloniale marocchina del Sahara Occidentale fin dal 1975. 

 

·        Parigi.

Il Comitato francese sul Sahara Occidentalee ha espresso martedì la sua "riprovazione" al riguardo del mantenimento in detenzione da parte delle autorità marocchine dei 37 prigionieri di opinione sahraui nella Prigione Nera di El Ayoun (capitale occupata del Sahara Occidentale), nella prigione di Aït Melloul (Agadir) ed in quella di Oukacha (Casablanca).

·        Kour. Territori Occupati.

I cittadini sahraui Ghali Khaddad,  soprannominato Elmoussaoui, e Hammoudi Alì soprannominato Baiba, sono stati arrestati dalle forze militari marocchine nella località di Kour, regione di Yenterguit, mentre tentavano di raggiungere i territori liberati. Sono stati interrogati e in un primo momento rilasciati. Successivamente sono stati riarrestati ed interrogati e tuttora si trovano nel forte militare di Smara.

 

21 settembre 2005. Rabat (Marocco).

Il Ministro della Giustizia, Bouzoubaâ: "Il Marocco non cederà alle pressioni" 

 

Mohamed Bouzoubaâ, Ministro della Giustizia del Marocco, stima che i detenuti arrestati in seguito agli ultimi avvenimenti ad El Ayoun, godano di tutti i loro diritti. L'istruzione dei loro dossiers sarà presto riaperta.  

 

 

Domanda: Da alcuni giorni, lo sciopero della fame dei detenuti sahraui, arrestati per le manifestazioni ad El Ayoun, fa molto rumore. Che cosa succede esattamente? 

 

Risposta: Effettivamente, questi detenuti stanno facendo uno sciopero della fame. L'amministrazione penitenziaria è entrata in loro contatto fin dalle prime ore dello sciopero ed anche prima per conoscere le loro lamentele. Innanzitutto, alcuni di essi hanno precisato che il Ministero della Giustizia doveva negoziare esclusivamente con Ali Salem Tamek, anche lui detenuto nell'ambito di questo affare. È una prima aberrazione. Inoltre, quando discutiamo con loro, siamo meravigliati di vedere che le loro rivendicazioni si riducono alla richiesta di togliere un sedicente embargo sul Sahara ed alla loro liberazione immediata senza nessun processo. Esigenze non solo strambe ma anche e soprattutto inaccettabili. 

 

D: Che cosa ne è delle loro condizioni di detenzione? 

 

R: Tutte le loro domande relative alle condizioni di detenzione sono state prese in considerazione ed interamente soddisfatte. I quattro detenuti della prigione di Casablanca hanno chiesto di essere raggruppati in una stessa cella: abbiamo risposto positivamente alla loro richiesta. Hanno voluto beneficiare di visite dei loro familiari: non abbiamo avuto nessuna obiezione. Tutto sommato, beneficiano di tutti i diritti di cui beneficia qualsiasi altro detenuto. Non facciamo nessuna distinzione al riguardo. Hanno accesso al telefono nelle stesse carceri, godono di un controllo medico regolare da parte di medici che si recano nel carcere e, all'occorrenza, portiamo i detenuti in ospedale quando il loro stato di salute lo esiga. Ho dato personalmente istruzioni affinché nessun detenuto sia leso nei suoi diritti. Tuttavia, è completamente inaccettabile che si ricorra allo sciopero della fame per esercitare un ricatto. 

 

D: Siete oggetto di pressioni straniere in questo affare? 

 

R: Evidentemente, ricevo regolarmente parecchie lettere di associazioni straniere che sembrano avere delle idee molto false sulla Giustizia marocchina in generale e specialmente sulle condizioni di detenzione delle persone arrestate nel quadro degli avvenimenti di El Ayoun. Ci tengo personalmente affinchè il mio dipartimento risponda all'insieme di queste lettere. Spieghiamo loro che non si tratta affatto di detenuti di opinione o di prigionieri politici. Sono individui sospettati di avere commesso  atti criminali. Ed è soltanto alla Giustizia marocchina attribuito il diritto di pronunciarsi, nel rispetto totale e scrupoloso dei diritti della difesa. 

Per ciò che riguarda Tamek, ad esempio. Ci si è rimproverato spesso il fatto di averlo trasferito ad Agadir. Ma ciò che si dimentica di dire  è che è stato su sua domanda che questo trasferimento ha avuto luogo. È malato e di conseguenza ha chiesto di beneficiare di un controllo medico regolare. Per questo è stato trasferito ad Agadir. Lo stesso dicasi  per i detenuti di Casablanca. Sono oggi ad Oukacha per la semplice ragione che le loro famiglie si trovano proprio a Casablanca. Stiamo facilitando loro le visite, dunque. 

 

D: Insomma non siete disposti a cedere davanti alle pressioni.  

 

R: Non è il problema di cedere davanti alle pressioni. Il Marocco non cederà mai. Il nostro dovere è quello di spiegare a tutti quelli che ci criticano che la legge ed i diritti dei detenuti sono inviolabili. Il Marocco non interviene mai nelle decisioni di giustizia dei paesi terzi. È impensabile perciò che possiamo accettare una qualsiasi interferenza straniera nella nostra giustizia. 

 

D: Oggi, la questione è sempre in istruttoria? 

 

R: Adesso che le vacanze dell'anno giudiziario sono finite, il giudice istruttore sta per riaprire il dossier e di conseguenza, tutti gli imputati saranno nuovamente  raggruppati ad El Ayoun. 

 

21 settembre 2005.

·       El Ayoun. Territori Occupati.

Ad una folta delegazione politica della comunità autonoma spagnola della Galizia è stato impedito, martedì sera, dalle autorità coloniali marocchine, di scendere ad El Ayoun, capitale occupata del Sahara Occidentale, per essere rispedita verso l'aeroporto di Casablanca dove è stata trattenuta durante 10 ore. I documenti di viaggio sono stati confiscati, ha dichiarato per telefono  Ivan Puentes, consigliere del Partito socialista di La  Coruña.

Calvo deputato del Partito Popolare della Galizia (PPG) ha espresso indignazione per il modo in cui la sua delegazione è stata trattenuta durante tutta una notte in un cortile dell'aeroporto di Casablanca, malgrado che le loro carte fossero tutte in regola. Tuttavia questo abuso delle autorità marocchine è stato in ogni modo utile "per sensibilizzare l'opinione pubblica spagnola ed internazionale sull'impunità di cui beneficiano dette autorità, mentre stanno  sottomettendo il territorio sahraui ed i suoi abitanti ad una repressione sistematica."      

 

·        New York.

 Il Rappresentante del Fronte Polisario presso le Nazioni Unite, Ahmed Boukhari, ha scritto al Presidente del Consiglio di sicurezza dell'ONU, Lauro L. Baja, di chiedere al Governo marocchino di liberare tutti i prigionieri politici sahraui, in sciopero di fame dall'8 agosto ultimo scorso, ed a rivelare tutta la verità sulla sorte di oltre 500 scomparsi civili e di 151 prigionieri di guerra sahraui. 

 

·        Fossoli (Carpi). Italia.

In questa città già sede di un campo di concentramento nazista si è tenuta la seconda festa Nazionale  sul tema Resistenza e Resistenze. Pace, Solidarietà e Diritti all’autodeterminazione dei Popoli con la partecipazione di Omar Mih rappresentante del Popolo Sahraui in Italia.

 

23 settembre 2005.

·        Bruxelles.

Durante un seminario organizzato, giovedì a Bruxelles, dal gruppo socialista (PSE), del parlamento europeo, i deputati austriaci e portoghesi hanno qualificato d ' "illegale" l'occupazione del Sahara Occidentale, esortando l'Unione Europea a fare uso degli accordi contratti col Marocco per obbligarlo a rispettare i diritti umani nei territori occupati e permettere la decolonizzazione del territorio. 

 

·        Mol. Belgio

31° Conferenza di EUCOCO

 

24 settembre 2005. El Ayoun. Territori Occupati.

Molte bandiere della RASD sono state fatte sventolare nelle strade e nei viali di El Ayoun, come via Skaiima, viale Boulman, viale Berchid, viale Qalaa ecc. C'è stata molta eccitazione nel vedere quelle bandiere appese ai pali della luce e le donne sahraui hanno cominciato a lanciare il loro tipico grido di gioia. Bandierine più piccole sono state distribuite in altre strade come  via Mezouar, Rass Alkhaima e nel quartiere di Kharatoria. Le autorità hanno proceduto ad arresti arbitrari bloccando la circolazione stradale. Gli arrestati sono stati portati alla stazione centrale del quartiere di Smara dove sono stati interrogati, malmenati e poi rilasciati.

 

 

 

 

·        24 settembre 2005. Ait Melloul (Marocco).

 

Ali Salem Tamek, ha apostrofato la classe politica marocchina per il suo "nuovo silenzio complice", di fronte alla repressione, l'arbitrarietà, i processi iniqui, gli arresti, le deportazioni e l'indifferenza nei confronti dei crimini che le autorità di occupazione coloniale marocchina  commettono ogni giorno nel Sahara Occidentale. 

http://www.spsrasd.info/sps-040905.html#2

http://www.spsrasd.info/sps-e040905.html#2

http://www.spsrasd.info/sps-s040905.html#2

 

Lettera di Alì Salem Tamek alla classe politica marocchina.

Ait Melloul, Marocco.

 

L'attivista sahraui dei diritti umani, Alì Salem Tamek ha inviato alla classe politica marocchina una lettera rimproverando il silenzio complice e l'indifferenza, di fronte alla repressione, all'arbitrio, ai processi iniqui, agli arresti, alle deportazioni, a tanti crimini delle autorità d'occupazione coloniale marocchina commesse ogni giorno nel Sahara Occidentale. Ne stralciamo alcuni brani più significativi.

 

"Il gruppo di prigionieri politici sahraui incarcerati dal 21 maggio 2005, così come quelli arrestati in precedenti date e che condividono gli stessi ideali e obiettivi politici, sono stati classificati come prigionieri politici dagli organismi internazionali per i diritti umani come Amnesty International, la Federazione Internazionale dei diritti umani, l'Alto Commissariato per i diritti umani, ed anche da qualche organizzazione marocchina come l'Associazione marocchina dei diritti umani e il Forum Verità e Giustizia.

 

Nel suo insieme questo gruppo è costituito da detenuti e attivisti politici che nel passato sono stati fatti scomparire in carceri segrete a causa delle loro opinioni, da sindacalisti e da persone che hanno assunto notoriamente alte responsabilità in organizzazioni e gruppi di difesa dei diritti umani. Alcuni di essi hanno ricevuto premi internazionali come riconoscimento delle loro azioni ed hanno preso parte ad incontri internazionali, fatti che vengono  riconosciuti anche da alcuni organismi marocchini come il Consiglio consultivo per i diritti umani, il Comitato contro le scomparse forzate ed anche l'Istanza per l'Equità e la Giustizia.

 

Per protestare contro la repressione sistematica esercitata dallo stato marocchino e le violazioni delle norme più elementari già sottoscritte dal Marocco in convenzioni internazionali, i prigionieri politici sahraui hanno iniziato dal 3 agosto u.s. uno sciopero della fame collettivo ed illimitato nelle carceri di El Ayoun (Sahara Occidentalee), Ait Melloul e Oukacha (Marocco), sulla base di un dossier rivendicativo  composto da due aspetti, uno di ordine politico e l'altro d'ordine materiale.

 

 Nel momento in cui stiamo iniziando la terza settimana di sciopero della fame e mentre un vasto movimento di solidarietà a livello mondiale si sta muovendo per denunciare gli abusi delle autorità marocchine e il rifiuto del Ministero della Giustizia marocchino a soddisfare le nostre richieste legittime, noi prendiamo nota del completo rigetto dello stato marocchino ad aprire un dialogo serio e responsabile con la nostra commissione di rappresentanza.

 

Le autorità marocchine continuano a voltare la schiena alla comunità internazionale e ad ignorare gli appelli incessanti che vogliono salvaguardare la vita di diecine di detenuti politici sahraui, come quello di rifiutare di trasferire in ospedale i detenuti che stanno già in uno stato di salute preoccupante. E' il caso di Aminatou Haidar, che ha ferite gravi sul capo inflittale dalla polizia durante il suo arresto e che soffriva già di altre malattie datanti dall'epoca della sua scomparsa forzata tra il 1987 e il 1991; o il caso di Hmad Hamad, anche lui sofferente per ferite varie dovute alle percosse inumane di cui è stato fatto oggetto il 17 giugno u.s. per la sua partecipazione alle manifestazioni pacifiche ad El Ayoun; o quelli di Lidri Hossein, di Ibrahim Noumria, di Hussein Ndour, di Abdelaziz Daiiy, di Mahmud Mustafa Haddado di Mohamed Aalouat, di Hassen Zreiguinat, tutti percossi o torturati e che presentano ancora traccia delle violenze subite. Altri detenuti politici perdono spesso conoscenza in seguito alle torture subite, come succede a Abderrahman Bougarfa, Hassen El Meki, Yaya El Bechir, Daoudi Aamar, Hamadi El Kercha, Bouchama Nafaa, Luali Amiydan, Baba L'Aarabi, El Hafed Taoubali, Hama Eshrih, El Haeirich Hassenna, Mousai Sid'Ahmed, Eshtiyu Mahyub e Balla Sid Mohamed.

 

In quanto al gruppo di attivisti composto da Moutawakil Mohamed e dai suoi compagni la loro situazione è preoccupante essendo quasi agonizzanti. Per aver contribuito a svelare i numerosi crimini perpetrati dallo stato marocchino contro i civili sahraui durante tre decenni nel Sahara Occidentale, questi detenuti soffrono un quotidiano martirio.

 

 Il silenzio complice della classe politica marocchina, di alcuni gruppi che si dicono vicini ai difensori dei diritti umani e l'attitudine dell'agenzia ufficiale di informazioni(MAP) e degli organi di stampa partigiani, fanno venire in mente i crimini contro l'umanità perpetrati  dal regime marocchino quando i suoi aeroplani scaricarono centinaia di bombe al napalm e al fosforo bianco, sulla popolazione civile sahraui o  furono avvelenati i pozzi d'acqua… Quegli stessi partiti e gruppi politici che non  si degnarono allora di alzare un dito, sono gli stessi che hanno negato per anni l'esistenza dei desaparecidos sahraui, seguendo senza vergognarsi gli ordini dello stato marocchino, la cui esistenza fu riconosciuta soltanto nel 1991 grazie alle pressioni internazionali.

 

E' stato solo allora che le autorità marocchine hanno iniziato a liberare qualcuno di essi, restato durante 17 anni, in carceri come quelle di Kaalat Mgouna, Agdez, Sekura, Dreb Moulay, Chrif e il Carcere Nero di El Ayoun.

 

Dove sono  le voci e le istanze che invocano a gran voce i valori della democrazia e che si sono mobilitate per la liberazione dei prigionieri di guerra marocchini nelle mani del Polisario? Hanno dimenticato che i valori della democrazia impongono ugualmente la difesa di quelle persone arrestate e torturate per avere espresso un parere diverso dalla posizione ufficiale del regime marocchino in relazione al problema del Sahara Occidentalee e che reclamano pacificamente il diritto all'autodeterminazione universalmente riconosciuto? La democrazia è per loro un esercizio selettivo, un calcolo basato a seconda delle considerazioni politiche e degli interessi egoistici e particolari?

 

A nome di tutti i detenuti politici sahraui, ci complimentiamo con il popolo fratello  marocchino per la liberazione dell'ultimo gruppo di prigionieri marocchini. E nello stesso tempo vogliamo salutail Fronte Polisario per questa iniziativa umanitaria di importanza storica augurandoci che le forze democratiche e le organizzazioni umanitarie uniscano i loro sforzi per la liberazione dei prigionieri di guerra sahraui ancora detenuti dal Marocco e contribuiscano al chiarimento sulla sorte dei desaparecidos sahraui.

 

I democratici marocchini, le persone in buona fede, i difensori della libertà nel mondo, gli uomini amanti della pace e della libertà, non potranno mai accettare che la felicità ritorni nelle case, nel cuore delle madri e dei parenti dei prigionieri di guerra marocchini liberati mentre le case e i cuori delle madri, dei parenti dei prigionieri di guerra e dei detenuti politici sahraui restino immersi nella tristezza, l'oscurità, la disperazione.-- [PS1] 

 

  Rendiamo un meritato omaggio al partito "La voce democratica" e all'Associazione Marocchina per i diritti umani" per la loro iniziativa di inviare una commissione di osservatori ad El Ayoun. Salutiamo inoltre l'Associazione "Terza generazione", qualche voce indipendente ed il militante democratico giornalista marocchina Ali Lemrabet, così  come tutti coloro che sostengono la nostra lotta.

 

Chiediamo infine a tutte le forze democratiche, amanti della pace e della libertà di intervenire urgentemente per salvare la vita ai nostri compatrioti Aminatou Haidar, Mohamed Moutawakil, Bèchir Yaya, Sidi Mohamed Aalouat ed evitare così  una nuova tragedia simile a quella vissuta da tanti sahraui durante vari decenni  nelle carceri di Agdez, Kalat Mguna, Rish, Derb Moulay Cherif, Sekura…

 

Firmato: Alì Salem Tamek, detenuto politico sahraui, N° di matricola carceraria 6375., porta parola e delegato dei detenuti politici sahraui nella Prison Noire di El Ayoun (Sahara Occidentale) e in quelle di Ait Melloul e di Oukacha (Marocco).

 

 

26 settembre 2005. El Ayoun. Territori Occupati.

Tre detenuti politici sahraui, Boulemaaiz Mohamed, Ettanjaoui Yahdih e Sbaai Mohamed Mamine hanno iniziato uno sciopero della fame illimitato a partire dal 24 settembre u.s. per protesta contro le accuse delle autorità marocchine del  tribunale di El Ayoun. I tre detenuti sono stati accusati di aver scattato le foto sulle orribile condizioni di vita nella Prison Noire di El Ayoun e di averle diffuse in internet ad altri.

 

 

 

 

 

 

Comunicato di Tamek

 

Nel momento in cui le denunce si intensificano e gli appelli diventano sempre più pressanti in vista della liberazione immediata e incondizionata dei detenuti politici sahraui, il governo marocchino persiste in una politica di raggiri e di manovre per distogliere l'opinione pubblica dai metodi barbari e dai crimini commessi nei territori occupati del Sahara Occidentale.

 

Il Ministero marocchino della Giustizia, reale fulcro di questa politica, offre gli argomenti per indurre in errore la comunità internazionale sui detenuti politici sahraui in sciopero della fame illimitato da ormai 45 giorni.

Intenzioni menzognere e false dichiarazioni sono state diffuse dal Ministro della Giustizia sulle colonne del giornale "Aujourd'hui le Maroc", come quella di affermare, senza ombra di vergogna, che i detenuti politici Alì Salem Tamek, Brahim Noumria, Mohamed Moutawkil, Lidri Houcine e Arbi Messaoud (che oltre tutto secondo lui non sarebbero né prigionieri politici né prigionieri d'opinione) sono stati trasferiti per loro richiesta onde essere più vicini alle loro famiglie che invece si trovano ad oltre 1000 km dal luogo del loro trasferimento.

Il Ministro marocchino della Giustizia, sordo alle rivendicazioni legittime formulate dai detenuti politici sahraui, ha elaborato poco fa una ennesima messa in scena consistente nell'invio di una delegazione marocchina presieduta dal Segretario generale dello stesso ministro, accompagnato per l'occasione dalla televisione ufficiale. Questa delegazione ha fatto il suo ingresso folkloristico  nella Prison Noire di El Ayoun qualche giorno dopo che erano state riprese clandestinamente le foto umilianti dei detenuti politici sahraui fatte uscire dall'orrore di quel carcere e che ricordano le carceri naziste.

Queste foto, che sembrano appartenere ad un'altra epoca, riportate dai mass-media internazionali e marocchini dimostrano con forza le condizioni disumane e crudeli in cui vivono i detenuti politici sahraui, sottomessi a torture, a processi iniqui, a violazioni quotidiane dei diritti umani e all'umiliazione costante delle loro famiglie a cui è vietato render loro visita.

 

Lo sciopero illimitato della fame è l'unico modo per questi detenuti di far valere il loro diritto e per protestare contro la dura vita in carcere, malgrado il deterioramento del loro stato fisico e le malattie croniche di cui per la maggior parte soffrono.

 

La decisione presa dal GIP del tribunale di El Ayoun di attribuire il "crimine" delle foto e della loro pubblicazione al detenuto politico sahraui Boulemiz Mohamed, non è altro che un argomento creato di sana pianta per mettere il suddetto detenuto in una prigione particolare ed isolarlo così dagli altri detenuti e per poterlo sottoporre a torture. Dopo la pubblicazione di quelle foto una vera follia si è impadronita delle autorità marocchine che temono un effetto a macchia d'olio con conseguenze imprevedibili.

Il procuratore generale del re avrebbe dovuto aprire innanzitutto una inchiesta per determinare le grottesche falsità e le responsabilità delle persone che hanno commesso innumerevoli violazioni dei diritti umani sui detenuti politici sahraui.

Le autorità marocchine persistono a fare orecchie da mercante e a mantenere arbitrariamente in carcere i detenuti politici sahraui. La loro vita è in reale pericolo viste le condizioni disumane di esistenza nelle carceri, lo sciopero illimitato della fame mantenuto da oltre 40 giorni e le malattie croniche di cui soffrono quasi tutti. Questi detenuti vivono ogni giorno in sofferenza e la loro vita è attaccata a un filo sottile. 

Il non voler riconoscere da parte delle autorità marocchine i diritti più elementari dei detenuti politici sahraui ed il rifiuto a soddisfare le loro rivendicazioni legittime dimostra ancora una volta il disprezzo di queste autorità per i suddetti detenuti.

 

I detenuti politici sahraui rendono omaggio alla Comunità internazionale per il sostegno e la solidarietà  con la loro lotta  e salutano nello stesso tempo l'Associazione Marocchina per i Diritti Umani (AMDH) e ogni altra organizzazione che milita per la promozione dei diritti umani.

 

·        I detenuti politici sahraui chiedono al Governo marocchino di mettere un termine alle violazioni sistematiche dei diritti umani di cui sono oggetto quotidiano e di rispettare i trattati e convenzioni internazionali riguardanti i detenuti politici;

·        Essi denunciano con forza le pratiche disumane che sono state applicate nei confronti dei detenuti politici sahraui Tanjaoui, Sbai Mohamed e Boulemiz Mohamed in seguito alla pubblicazione delle foto che dimostrano le crudeltà senza limiti subite dall'insieme dei detenuti sahraui nelle carceri marocchine.

·        Essi esigono che sia messo fine all'isolamento di Boulemiz Mohamed e che sia aperta un'inchiesta sulle torture di cui è stato fatto oggetto;

·        Il trasferimento da parte delle autorità marocchine di 72 detenuti politici sahraui dalla Prison Noire di El Ayoun a bordo di camion Supratour e il loro sparpagliamento  in varie carceri marocchine, così come quello di 40 altri detenuti politici, tra cui molti sahraui, dalla prigione di Ait Melloul a quella di Tiznit, sono la conseguenza diretta della riprovazione internazionale in seguito alla pubblicazione delle foto dell'orrore scattate all'interno della tristemente famosa Prison Noire.

·        Noi detenuti politici sahraui lanciamo infine un appello urgente a tutte le coscienze  vive in ogni parte del mondo per salvare le nostre  vite in pericolo  in seguito alla detenzione arbitraria e alle condizioni carcerarie di esistenza a cui siamo sottoposti.

 

Firmato: Il prigioniero d'opinione sahraui Alì Salem Tamek

Porta-parola dei detenuti politici sahraui in sciopero illimitato della fame.

27 settembre 2005.

·        El Ayoun. Territori Occupati.

L'amministrazione del carcere dei El Ayoun ha rilasciato 28 detenuti comuni, tra cui una donna, mentre altri 72 sono stati trasferiti al carcere di Ait Melloul, allo scopo di ridurre il numero di detenuti ad El Ayoun, in relazione alle pressioni internazionali esercitate sul Marocco, e che chiedono quotidianamente la scarcerazione dei detenuti politici sahraui in sciopero della fame.

 

Le ultime notizie dall'Ospedale di El Ayoun annunciano che lo stato di salute del detenuto politico Elhoucine Abndouré si sono fortemente aggravate per un'infezione al braccio destro fratturato in vari punti durante le torture inflittegli negli interrogatori da agenti del GUS diretti dal noto torturatore Ichi Bouhassane.

 

·        Assa (Marocco).

Il 50 giorno di sciopero della fame dei 37 detenuti politici sahraui è stato celebrato con una grande manifestazione della popolazione sahraui nella città di Assa, centro della resistenza pacifica sahraui nel sud del Marocco. La manifestazione, composta da alcune centinaia di persone, ha avuto inizio verso le ore 18 dal boulevard Mohamed Elmoutaoikil  ed era composta da studenti, insegnanti, membri delle famiglie di detenuti originari di Assa ed anche da alcuni cittadini marocchini che hanno voluto dimostrare la loro solidarietà con i detenuti.

I manifestatnti hanno scandito slogans che chiedevano al governo marocchino la scarcerazione dei detenuti politici, l'assunzione delle responsabilità sullo sciopero della fame, la fine delle pratiche disumane di tortura e l'attuazione del referendum di autodeterminazione. Foto dei detenuti e dei torturati sono state innalzate su cartelloni.

La maggior parte dei negozi ha chiuso bottega in segno di solidarietà.

 

28 settembre 2005.

·        El Ayoun. Territori Occupati.

Le autorità marocchine hanno proceduto martedì e mercoledì ad un grande movimento di trasferimento di detenuti dalla prigione nero di El Ayoun e dalla prigione della città di Ait Melloul, nel tentativo di cancellare gli orrori impressi nelle foto prese all'interno stesso della Prigione Nera e diffuse su Internet, mostrando dei prigionieri accatastati come le sardine e di altri stipati nelle latrine.    

"Le autorità penitenziarie della Prigione Nera ad El Ayoun hanno proceduto oggi al trasferimento di 72 prigionieri verso la prigione locale di Ait Melloul, 28 altri sono stati trasportati verso una destinazione ancora sconosciuta, mentre dalla prigione di Ait Melloul 150 prigionieri sono stati trasferiti verso la prigione di Tiznit, al sud di Ait Melloul, e 30 altri si sono visti trasportare verso una prigione nella città di Taroudant, a est di Agadir, ".  

  

Alcuni osservatori hanno indicato che tutto questo trasloco interviene prima della visita di una delegazione della stampa internazionale aspettata martedì ad El Ayoun per la quale le autorità locali hanno stabilito un programma di "visita guidata" durante la quale tenteranno di evidenziare "i vantaggi dell'occupazione coloniale del Sahara Occidentale e le virtù civilizzatrici del nuovo colonizzatore, così come le grandi realizzazioni economico sociali in ciò che chiamano le loro province del Sud."  

 

 

·        Bir Lehlou. Territorio liberato.

Sid Ahmed Batal, ha avvertito contro "i pericoli imminenti" che possono risultare dalla firma tra la Francia ed Marocco di un contratto di 400 milioni di euro, per l’acquisto di 27 Mirages F1 marocchini, stimando che Parigi avrebbe dovuto piuttosto obbligare  Rabat a fermare le sue flagranti violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale. 

 

·        Strasburgo.

La deputata europea, Marta Vincenzi, ha espresso la sua indignazione per le violazioni marocchine dei diritti dell'uomo contro il popolo sahraui, chiedendo la liberazione dei prigionieri politici sahraui e il riconoscimento della Repubblica Sahraui, durante il suo intervento davanti al Parlamento europeo nella sessione plenaria del 26 settembre a Strasburgo.  

 

·        Madrid

La stampa spagnola ha riportato la notizia di un sit-in, un digiuno ed una veglia davanti alla sede del Ministero degli Affari Esteri spagnolo a Madrid, in solidarietà coi prigionieri politici sahraui in sciopero della fame nelle prigioni marocchine,. 

    

29 settembre 2005. Chahid El Hafed.

Il Presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ha ricevuto questo giovedì nella  sede della Presidenza, il nuovo Rappresentante speciale del Segretario generale dell'ONU per il Sahara Occidentale, Francesco Bastagli. 

Mhamed Khadad, membro della Segreteria Nazionale sahraui e coordinatore con la Minurso, ha ricordato al rappresentante speciale del SG dell'ONU al Sahara Occidentale, l'italiano, Franseco Bastagli, la responsabilità dell'organizzazione internazionale nella protezione dei cittadini civili sahraui sottoposti alla repressione nei Territori Occupati ed nel sud del Marocco. 

 

29 settembre 2005. Lo  sciopero della fame è finito.

 

I 37 militanti sahraui dei diritti umani interrompono provvisoriamente il loro sciopero della fame a partire dal 29 settembre 2005 senza ritornare tuttavia sulla loro determinazione di realizzare le loro rivendicazioni legittime.

 

 

Dopo 51 giorni di sciopero della fame nel corso dei quali i prigionieri politici sahraui nelle prigioni di El Ayoun, Ait Melloul e Oukacha hanno vissuto momenti dolorosi che hanno condotto alcuni di loro al limite della vita e portato altri ad essere paragonati a delle larve umane, in un contesto in cui l'assistenza sanitaria era assente, in cui il Ministero della Giustizia marocchino si è  chiuso nella sua intransigenza, il tutto segnato dal dolore delle madri e delle famiglie ma anche dalle numerose voci di libertà e di onore che difendono la dignità umana.

 

E partendo dal fatto che la lotta dello sciopero illimitato della fame, con tutti i pericoli di morte e di handicap che ne potevano seguire, non avrebbe dovuto aver luogo se non ci fosse stata l' ostinazione dello Stato marocchino nelle violazioni dei diritti umani,  l'offesa alla dignità umana e la sua persistenza nel voler colpire i sahraui, umiliarli mediante una politica sistematica, sempre e ancora in atto, di repressioni, incarcerazioni, torture, processi iniqui, rapimenti all'interno stesso delle carceri, fatti tutti che ricordano l'invasione militare e l'annessione forzata del territorio sahraui verso la fine del 1975.

 

Ricordando la sacralità dei principi e delle convinzioni per i quali hanno lottato di fronte agli inquisitori e nelle sale dei tribunali,

 

I prigionieri politici sahraui dichiarano:

 

·        Il loro attaccamento tenace al diritto all'autodeterminazione per il popolo sahraui, per cui  si appellano all'ONU affinché sia messo in atto urgentemente;

 

che ha toccato tutte le contrade in cui si trova il popolo sahraui e a cui hanno partecipato organizzazioni ed organismi internazionali importanti, partiti politici, tribune parlamentari e d'informazione e uomini religiosi: Amnesty International, l'Organizzazione Mondiale contro la Tortura, l'Organizzazione d'avanguardia per la Difesa dei diritti umani, l'Associazione Marocchina dei diritti umani, Annahj Dimoucrati, gli organismi della società civile e la stampa algerina, il Bureau international pour le respect des Droits Humains au Sahara Occidental, l'Associazione francese di Amicizia e Solidarietà con i popoli dell'Africa, il Partito Comunista Francese, il Parlamento Europeo, il Parlamento Spagnolo, il Parlamento delle Comunità Autonome di Spagna, il Parlamento Svedese, la Fondazione Norvegese Rafto, le Associazioni di solidarietà con il popolo sahraui nel mondo, il Congresso Americano, gli Ecclesiastici Spagnoli, il Consiglio degli Avvocati Spagnoli, la società civile e la stampa spagnola, alcuni organismi giuridici e politici in Italia, Svizzera, Belgio, Portogallo, Paesi scandinavi, Australia ed America Latina, il Comitato Arabo di Solidarietà con il popolo sahraui, l'Alto Commissariato per i Diritti Umani dell'ONU, il Comitato Francese per il controllo del dossier del Sahara occidentale,   l' EUCOCO, così come tutti quei  governi, organizzazioni, associazioni e persone singole che sono intervenute a sostegno degli scioperanti della fame ed infine  lo sforzo  faticoso evidente dell'Associazione delle Famiglie dei Detenuti e Scomparsi Sahraui, dell'Unione dei Giuristi Sahraui, del Comitato Spagnolo di Controllo sullo sciopero della fame e del Collettivo degli Avvocati Difensori dei prigionieri politici sahraui.

 

nel loro giusto valore gli sforzi degli organismi giuridici marocchini (Organisme de Suivi, Osservatorio Marocchino sulle Carceri)  miranti ad onorare le rivendicazioni degli scioperanti.

 

che sia tolto lo stato d'assedio ed il blocco mediatico imposto nelle città del Sahara Occidentale e sia aperto quel territorio a missioni di osservatori internazionali,

 

secondo cui la lotta mediante lo sciopero della fame ha avuto un successo senza precedenti, considerano tale successo come migliore garante per realizzare le rivendicazioni dei prigionieri sahraui e cioè  la cessazione di ogni forma d'ingiustizia e di abuso a partire dagli arresti arbitrari, dai processi farsa, dalle torture, dalle deportazioni con tutto l' insieme di altre pratiche  contrarie alla dignità umana,

 

 che i 51 giorni di sciopero della fame possano colpire la loro salute e che necessita un intervento urgente per garantire la loro salute fisica e mentale,

 

Interrompono provvisoriamente lo sciopero della fame a partire dal 29 settembre 2005 senza tuttavia rinunziare alla determinazione di realizzare le loro rivendicazioni legittime.

 

Firmato: per i 37 prigionieri politici sahraui in sciopero della fame

il prigioniero di opinione sahraui Tamek Alì Salem, portavoce dei detenuti politici sahraui in sciopero illimitato della fame.

29 settembre 2005.

 

 30 settembre 2005.

·        El Ayoun. Territori Occupati.  

Un gruppo di agenti e di paramilitari marocchini diretti dal noto torturatore Ichi Bouhassane ha minacciato di violenza la famiglia del militante sahraui dei diritti umani Salek Bazid.

 

·        Torino. Palazzo Lascaris

Il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, ha ricevuto una delegazione composta da Omar Mih, rappresentante del Fronte Polisario in Italia, da Fiorenzo Guazzone, referente Re.Co.Sol. (Rete dei Comuni Solidali) per il popolo sahraui, e da Bruno Mellano, responsabile dell’Ufficio di comunicazione del Comune di Carmagnola (capofila dei 200 Comuni solidali). All’incontro ha partecipato anche la componente dell’Ufficio di Presidenza, Mariacristina Spinosa

 

 

 

 

 

 

 

Scrivete a questi detenuti militanti dei diritti umani per portare loro la vostra solidarietà morale .

 

Si può firmare per la loro liberazione su:

http://www.es.amnesty.org/actua/sahara_sep05/

 

 

 

Ali Salem Tamek
N° ECROU 6357
Prison marocaine d'Ait Melloul
Agadir

 

Aminatou Haidar
N° ECROU: 26232
Prison civile de Laayoune
Sahara
Maroc

 

 

 

Houssein Lidri
N° ECROU : 99209
La prison Okacha
Casablanca
Maroc

 

Larbi Messaoud
ECROU : 99211
La prison Okacha
Casablanca
Maroc

 

 

 

Brahim Noumria
N° ECROU : 99210
La prison Okacha
Casablanca
Maroc

 
Mohamed El Moutaouakil
N° ECROU : 99212
La prison Okacha
Casablanca
Maroc

 

 

 H'mad Hammad
N° ECROU : 26398
Prison civile de Laayoune
Sahara
Maroc

 

 

 

 

**Da Leggere

Hurria Ahmed Lemaadel ha 28 anni; vive nella daira Bir Lehlu, nella wilaya di Smara. È nata nei campi profughi e qui lavora, alla Media Luna Roca Saharawi (Mezza Luna Rossa Saharawi), come psicologa, dopo la laurea conseguita a Cuba. È socia di AFAPREDESA: cerca notizie di suo padre, Ahmed Lemaadel El Bou, di cui non si hanno più notizie dal 1976. Mi dice che ciò che racconterà è quello che ha sentito dalla madre e dalle zie. Non ha mai conosciuto il padre. È scomparso prima che lei nascesse. È scomparso per causa sua, in un certo senso, e questo la distrugge.
Era la fine del 1975, la famiglia di Ahmed cerca di mettersi in salvo e di raggiungere il Polisario, nel Sahara algerino. La mamma di Hurria porta proprio lei, nel ventre. La fatica del viaggio, a piedi nel deserto, le provoca anzitempo le prime doglie. Ahmed decide di tornare indietro, alla kaima ( casa), per prendere coperte e generi di conforto per la moglie che rischia di partorire prematuramente. Da Quel momento solo Hadrama sentirà, in carcere, la sua voce. Lui sarà uno dei venticinque trasferiti al carcere di Laayoune. Uno di quelli di cui non si saprà più niente. Hurria racconta di essere viva solo grazie alla volontà delle zie, sorelle del padre, che hanno incoraggiato la madre a portare avanti la gravidanza e poi a mantenere la bambina. È facile capire i sensi di colpa, anche se razionalmente immotivati, di questa giovane donna. " Scrivi la mia storia" mi dice. " Aiutami ad avere notizie di mio padre. Voglio sapere se devo pensarlo vivo. Se devo pregare per lui, morto."        Paola Maccioni

http://italy.peacelink.org/conflitti/articles/art-9062.html

Notizie del mondo- settimana del 16 – 30 settembre 2005 - www.rivistaindipendenza.org

 

Sahara Occidentale, Martone: "Il governo faccia pressione sul Marocco".
(Roma 22 sett. 05)


"Anche in un momento di grave crisi come quello di questi giorni, il governo italiano, finché resta tale non dovrebbe dimenticare il suo ruolo. Per questo chiediamo che la Farnesina intervenga sull'ambasciata del Marocco per esprimere lo sdegno dell'Italia per la sorte dei prigionieri sahrawi nelle carceri marocchine", ha detto il senatore Francesco Martone, indipendente di Rifondazione comunista e segretario della commissione diritti umani. Dall'8 agosto 35 detenuti Sahrawi sono in sciopero della fame. L'Associazione marocchina per i diritti umani ha fatto appello al premier marocchino Sayyid Idris Jettou perché intervenga per salvare la vita ai detenuti, dodici dei quali sono già stati ricoverati in gravi condizioni di salute. A Ginevra, l'Alto commissariato Onu per i diritti umani ha iniziato a interessarsi alla situazione dei detenuti politici sahrawi nelle carceri marocchine. "E' il momento per l'Italia di mostrare che non è cambiata la posizione del governo a favore dell'autodeterminazione del popolo sahrawi e del piano di pace dell'Onu, che il Marocco sta cercando di insabbiare con pretestuosi argomenti procedurali. L'Italia deve far valere le buone relazioni bilaterali con il Marocco per cercare di spingere il governo
marocchino ad applicare la legge internazionale", ha concluso Martone.
L'occupazione marocchina del Sahara Occidentale dura dal 1975.

Saharawi, un referendum per i figli del deserto. 11 Settembre 05 L'Unità.

I Saharawi continueranno a chiedere libertà, ma sicuramente non potrannoresistere all'abbandono, all'oblio che gli europei stanno stendendo su di loro.

"Un peso diviso fra tutti diventa una piuma": il proverbio saharawi esprime la forza e la tenacia di un popolo che da 30 anni vive in esilio, lontano dalla propria patria, ma testimonia anche la speranza di resistere uniti alla sofferenza per la separazione dai propri cari, rimasti nel Sahara Occidentale dopo l'occupazione marocchina del 1975.

Esprime la lotta di un popolo per mantenere viva la tradizione e per opporsi al tentativo di sgretolare l'identità culturale di "figli del deserto" (saharawi appunto) e di sahel (quelli delle coste), pescatori che vivono da trent'anni nella porzione di deserto più inospitale del pianeta.
Il Sahara occidentale è oggi attraversato da un muro di sabbia alto sei metri, circondato di mine, innalzato dalle autorità marocchine per proteggere le risorse economiche (petrolio, fosfati) di una terra che da trent'anni è depredata, terrorizzata e negata.

A nulla sono valse finora le risoluzioni dell'ONU che sanciscono il diritto del popolo Saharawi all'autodeterminazione e le denunce degli organismi internazionali in merito alle continue violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale, (si veda il rapporto di Amnesty International - giugno 2004 e agosto 2005). Il Regno del Marocco è potente, forte grazie anche agli appoggi internazionali. Oggi si presenta, e viene presentato spesso, come un governo democratico, per questo si deve pretendere, che sia finalmente permesso lo svolgimento del referendum, e che i profughi saharawi, che spesso sono nati nei campi e neppure hanno conosciuto la loro terra, possano rientrare nel Sahara occidentale
La questione saharawi non ha avuto la stessa visibilità delle grandi guerre e dei conflitti internazionali che hanno sconvolto e sconvolgono il pianeta. I Saharawi si sono caratterizzati per una grande apertura nei confronti dell'Europa, per il rifiuto, del terrorismo come mezzo di risoluzione del conflitto che li oppone al Regno del Marocco, per la tolleranza religiosa e per la costruzione di una società i cui pilastri sono l'istruzione ed il rispetto dei diritti delle donne. Perciò siamo sicuri che, in quest'epoca in cui molti agitano lo spettro del conflitto di civiltà, proprio con i Saharawi, una volta rientrati nella loro terra, sarà possibile per gli Europei costruire scambi e relazioni culturali positive. L'Organizzazione per l'Unità Africana (OUA) ha riconosciuto la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) come proprio membro eleggendo quest'ultima alla vice presidenza dell'organizzazione. Vorremmo che i paesi dell'Unione Europea seguissero l'esempio degli stati africani come il Sudafrica che di recente ha riconosciuto ufficialmente la RASD.
La dignità degli uomini blu del deserto è forte. I Saharawi continueranno a chiedere libertà, ma sicuramente non potranno resistere all'abbandono, all'oblio che gli europei stanno stendendo su di loro. E' contro tutto ciò che una parte della società civile italiana ed europea ha lottato in questi trent'anni attraverso associazioni e cittadini che, con un grande "movimento dal basso", hanno sostenuto il popolo Saharawi. Allo stesso modo tanti comuni, province e regioni, in Italia ed in Europa, hanno dato prova di grande solidarietà attraverso patti di amicizia, che si sono concretizzati in sostegno a numerosi progetti di cooperazione, con le istituzioni che i Saharawi si sono dati nei campi profughi. Si è sentito però, forte, il silenzio dei Governi. Di quello italiano così come di quelli europei, sordi dinanzi al diritto, sancito dalle Nazioni Unite, all'autodeterminazione del popolo Saharawi

Noi dell'ARCI, abbiamo imparato che la democrazia non si costruisce con la violenza, ma con lo sviluppo delle comunità, con l'alfabetizzazione, con l'inclusione sociale, con politiche d'inserimento lavorativo e produttivo, con la libera circolazione delle informazioni, con una maggiore partecipazione.
I diritti umani devono essere rispettati sempre ed ovunque, senza distinzioni dettate dalla realpolitik e senza timori che questo possa compromettere le relazioni con paesi alleati. L'Europa che vorremmo costruire è un'Europa che tuteli nel mondo la pace ed i diritti. Per questo chiediamo che le risoluzioni delle Nazioni Unite siano rispettate e che si tenga il referendum per l'autodeterminazione. Come per Timor Est una soluzione è possibile. E' questo il momento di insistere perché il Regno del Marocco, i Saharawi rimasti nel Sahara Occidentale ed i Saharawi profughi, trovino un accordo così da poter finalmente vivere assieme, in pace, collaborando alla nascita della nuova Repubblica Araba Saharawi Democratica, non più in esilio, ma all'interno del Sahara Occidentale.

Paolo Beni (Presidente Nazionale Arci)
Paolo Marcolini
(presidenza Arci Ferrara)

Il 30 settembre a Palazzo Lascaris il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, ha ricevuto una delegazione composta da Omar Mih, rappresentante del Fronte Polisario in Italia, da Fiorenzo Guazzone, referente Re.Co.Sol. (Rete dei Comuni Solidali) per il popolo saharawi, e da Bruno Mellano, responsabile dell’Ufficio di comunicazione del Comune di Carmagnola (capofila dei 200 Comuni solidali). All’incontro ha partecipato anche la componente dell’Ufficio di Presidenza, Mariacristina Spinosa.

Il vicepresidente Placido, rivolgendosi agli ospiti, ha affermato: «Il vostro è un conflitto dimenticato, sono ormai oltre 30 anni di sofferenza».

Dal 1991 abbiamo scelto la via pacifica per la nostra lotta per l’autodeterminazione – ha spiegato Mih – ma dal 1992 il Marocco impedisce il referendum popolare previsto dagli accordi approvati dall’ONU e nei media italiani non vi è più traccia della nostra lotta pacifica».
«Purtroppo la pace non fa notizia» ha asserito la consigliera Spinosa.
Placido e Spinosa si sono impegnati a proporre una mozione sul problema del Sahara Occidentale, simile a quelle approvate in altre Regioni ed al Parlamento.
Il Fronte Polisario nasce nel 1973 contro il colonialismo spagnolo e per l’autodeterminazione del popolo saharawi. Con il ritiro della Spagna nel 1975, però, i territori del Sahara Occidentale vengono occupati dal Marocco e dalla Mauritania. Nonostante l’intervento dell’ONU la situazione ebbe a complicarsi ulteriormente e gran parte della popolazione saharawi finì nei campi profughi, dove continua a vivere tutt’oggi, in quanto non si riesce a trovare un accordo utile con il Marocco.

      - Interview sur Arcoiris TV de Jacqueline Philippe (ANSPS, BIRDHSO, Table-Saharaui Emilia Romagna) à propos de la Campagne internationale pour la libération de Aminatou Haidar et de tous les prisonniers politiques sahraouis. 

http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloads&d_op=viewdownload4

 

- Le gouvernement marocain viole les droits de l'homme à El Ayoun - Témoignage d'une visite effectuée dans la capitale du Sahara Occidental par un groupe de prêtres espagnols du 3 au 5 août

2005 [original paru dans Canarias ahora, traduction en français de Martine de Froberville] http://www.arso.org/rapportpretres.htm

 

 

- Mohamed VI fait bouffer du able aux Sahraouis, Reportage, Agathe André, dessins de Catherine, Charlie-Hebdo, 01.09.05

http://www1.laliberte.ch/news_suisse.cfm?id=182969Paris.

 

OPINION

-Lettre au roi et au gouvernement du Maroc, Mailmnin Moh Lamin

http://sahara_opinions.site.voila.fr/MailmninML.htm

- Señor Presidente, Jose Luis Rodriguez Zapatero, Brahim Cheij Breih

http://sahara_opinions.site.voila.fr/BrCheijcarta.htm

- Carta abierta a los presos políticos saharauis, Salka Embarek

http://sahara_opinions.site.voila.fr/SalkaMbarekPrispol.htm

- De qui se moque t-on !... Christian Hogard

http://sahara_opinions.site.voila.fr/CHogard.htm

- ¿De quién se burlan? ... Christian Hogard

http://sahara_opinions.site.voila.fr/CHogard.htm#s

- Que s'est-il passé ? Comment on en est-on arrivé là ?, Baba Sayed

http://sahara_opinions.site.voila.fr/BabaSayed2.htm

- Ça fait déjà 30 ans, Salah Khatri

http://sahara_opinions.site.voila.fr/SKhatri5.htm

- Las apariencias engañan, Larosi Haidar [respuesta a C. Hogard]

http://sahara_opinions.site.voila.fr/LHaidar0905.htm

 

Français

>>  Revue de la presse internationale francophone

>>http://fr.groups.yahoo.com/group/revue-de-presse-sahara-occidental/messages

- Aujourd'hui le Maroc du 20.09.05 évoque la grève de la faim des prisoniers politiques sahraouis:Pressions , éditorial de Abdellah Chankou, Aujourd'hui le Maroc, 20.09.05. http://www.aujourdhui.ma/couverture-details39737.html

- Tamek, Aminatou et les autres, Mohamed Boudarham, Aujourd'hui le Maroc, 20.09.05. 

http://www.aujourdhui.ma/couverture-details39736.html

- Bouzoubaâ : «Le Maroc ne cédera pas aux pressions», Interview du ministre marocain de la justice par Abdelmohsin el Hassouni , Aujourd'hui le Maroc, 20.09.05.

http://www.aujourdhui.ma/couverture-details39738.html

 

- Attualità in italiano: http://www.saharawi.org/saharawi.htm

- Oltre il muro: la RASD, Violazioni dei Diritti Umani nei Territori Occupati del Sahara Occidentale, Attualita' dall' 1 al 31 agosto 2005 N° 8, A cura di Jacqueline Philippe.

 

 

 

Da Consultare 

.

 

 

SAHARA OCCIDENTAL ; Attualità

SEMAINES 35-36 : 28.08. - 10.09. 2005

http://www.arso.org/01-f05-3536.htm

 

 SEMAINES 37 - 38 : 11.09. - 24.09. 2005

 http://www.arso.org/01-f05-3738.htm

 

****LISTE des PRISONNIERS et CONDAMNES au cours de l'INTIFADA 2005**** http://www.arso.org/intifadalistpris.htm

 

*****INTIFADA SAHRAOUI*****

http://www.arso.org/intifada2005.htm

 

*****STOP AU SAUVAGE MAKHZEN******************* *****C http://www.arso.org/aminatoucamp.htm

 

ASCOLTATE

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*Visitate il sito di El Ouali www.saharawi.org/sahara.

 

·        Il nostro sito : http://www.radiokcentrale.it/du.htm

 

t**** Chi vuole approfondire gli argomenti riguardanti il referendum, la situazione fra l’Algeria e il Marocco, il tema del terrorismo nella regione, le bugie che la MAP (Agence Presse Magrebina) diffonde, dovrebbe seguire la selezione di stampa della Revue de Presse curata da Arso*****

 

Ringraziamo gli amici traduttori volontari

 

La fonte ufficiale delle notizie viene da:

 

Ø      ARSO,                                                                              http://www.arso.org

Ø       SPS (Sahara Presse Service)                                         http://www.spsrasd.info

Ø      AFAPREDESA:                                                            http://www.afapredesa.org

Ø      BIRDHSO:                                                                     http://www.birdhso.org

Ø      Revue de Presse Sahara Occidental                             ruizmi@usc.es

 

                                                                                   http://www.sahara-libre.blogspot.com         

 

A cura di Jacqueline Philippe

Referente dell'ANSPS ( Associazione Nazionale per il Sostegno al Popolo Sahraui) per i Diritti Umani, membro dell'esecutivo del BIRDHSO (Bureau Internazionale per il Rispetto dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale), referente per i Diritti Umani del Tavolo - Paese Sahraui (Regione Emilia Romagna).e-mail:jacq.pampi@libero.it

 

 

 

 


 [PS1]Hiedono ugualmente la difesa delle persone che sono state arrestate e torturate per aver