Oltre il muro:
la RASDViolazioni dei Diritti Umani
nei Territori Occupati del Sahara
Occidentale.
ATTUALITA' dall' 1 al 31 marzo 2006.
N°3
|
Aspettando Mohamed VI El Ayoun.
Territori Occupati. Numerose famiglie sahraui, la
cui abitazione si trovava in prossimità delle vie principali, sono state
espulse dalle loro case. Gli abitanti del quartiere di Matallah sono stati
cacciati via. Due licei sono completamente occupati dalle forze di polizia. La TV ha comunicato alla
popolazione di El Ayoun che alcune arterie cittadine sono temporaneamente
interdette all'accesso per Una nuova campagna di terrore e
di intimidazione si è scatenata: molti cittadini sahraui sono stati condotti,
senza spiegazione, fuori dalla città con l'interdizione di ritornare durante
parecchi giorni. Altri devono presentarsi ogni giorno al commissariato ove
sono costretti a passare la notte. Le autorità marocchine hanno
acquistato delle migliaia di daraa e di malhfa (abiti tradizionali sahraui)
che vengono distribuiti tra i coloni marocchini. Questi vengono poi
trasportati ad El Ayoun, Boujdour, Dakhla e Smara per acclamare il re travestiti da sahraui. -
La visite du roi Mohamed VI au Sahara Occidental: http://www.arso.org/AARASD200306.htm http://www.arso.org/USAppeal170306.htm http://www.arso.org/commCan180306.htm http://www.arso.org/asvalencia200306.htm http://www.arso.org/sweden220306.htm |
Tazmamart (Marocco).
Le autorità marocchine hanno fatto radere al suolo, qualche settimana
fa, i due edifici della prigione di Tazmamart, il famoso carcere segreto che è
servito da bara per 30 marocchini coinvolti in due tentativi di colpo di stato
nel 1971 e 1972.
Rabat.
Le autorità marocchine hanno
annunciato che il progetto marocchino di autonomia per il Sahara occidentale
sarebbe terminato per il prossimo aprile. I partiti politici sono stati
convocati per il 3 marzo al Palazzo reale per consultazione. Avranno tempo fino
al 30 marzo per formulare proposte.
Il partito Ennhadji Eddimocrati
(La via democratica), attraverso il suo segretario nazionale, Abdallah Harrif, ha rifiutato di partecipare a tale riunione
affermando in una dichiarazione ufficiale che "la soluzione del conflitto nel
Sahara Occidentale non può essere trovata che nel quadro di un referendum di
autodeterminazione della popolazione sahraui, seguendo la legalità
internazionale". Nel luglio scorso lo stesso partito aveva
affermato che le autorità marocchine non dimostrano una reale volontà di
cambiare l'attuale approccio sul Sahara Occidentale, e ostacolano la messa in
opera del processo referendario preconizzato dalle Nazioni Unite.
Ennhadji Eddimocrati ha chiesto inoltre che sia organizzata una
vera conferenza nazionale sul problema del Sahara Occidentale, con la
partecipazione delle autorità, degli attori politici e della società civile
marocchina, insieme ai rappresentanti delle nazioni circostanti e dei militanti
sahraui dei territori amministrati dal Marocco, per cercare una soluzione a
questo processo di decolonizzazione che "non può essere trovata che in un
quadro democratico". "La posizione d'Ennahdj Eddimocrati sul
Sahara Occidentale è chiara e ben nota" afferma il segretario generale del partito,
che aveva già inviato nel luglio scorso una lettera di rifiuto alla
partecipazione per un'altra riunione di partiti organizzata dal Governo nel Palazzo Reale sull'argomento, spiegando
che tale riunione era fatta per legittimare la posizione ufficiale marocchina e
raccogliere l'unanimità dei partiti.
|
Inondazioni http://www.arso.org/inondations.htm http://www.reliefweb.int/rw/rwb.nsf/doc106?OpenForm&rc=1&cc=dza http://www.spsrasd.info/sps-060306.html |
1° marzo 2006.
·
Tifariti.
Territori Liberati.
Il Presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ha ricevuto un
messaggio di felicitazioni da parte del colonnello Ely Ould Mohamed Val, presidente del Consiglio Militare per la
Giustizia e la Democrazia e capo dello stato della Mauritania, in occasione del
30° anniversario della proclamazione della RASD.
Nella stessa occasione il
Presidente Abdelaziz ha ricevuto messaggi di solidarietà dal Mozambico, da
parte della Segretaria del Comitato Centrale del Frelimo, per le relazioni con
l'Estero, Sig.a Amelia Matos Sumbane;
dal Segretario Generale del Congresso Nazionale Africano (ANC); dall'Associazione Italiana di Solidarietà
con il popolo sahraui; dalla Commissione della Gioventù e dell'Educazione
algerina, e dalla Lega dei Giuristi e dei Giornalisti di Mosca.
·
Chaid El
Hafed.
Il primo segretario del Comitato
centrale del partito Comunista cubano e capo dello stato, Fidel Castro Ruiz, ha riaffermato in una lettera indirizzata al
Presidente della RASD, "la
solidarietà completa del suo paese alla
giusta lotta che porterà il popolo sahraui alla libertà e
all'indipendenza"..
2 marzo 2006.
·
Madrid.
Il partito Esquerra Republicana
de Catalunya ha presentato un progetto di mozione alla camera Bassa del
Parlamento in cui si chiede al Governo spagnolo di riconoscere ufficialmente
·
Algeri.
L'ambasciata degli USA ad Algeri ha indicato in un comunicato che
il Dipartimento americano della Difesa "si assumerà un trasporto aereo strategico di aiuti umanitari, che
include tende ed equipaggiamenti sanitari" offerti ai rifugiati
sahraui vittime delle recenti inondazioni.
3 marzo 2006.
·
Smara.
Territori Occupati.
Grandi manifestazioni di gioia
hanno accolto l'arrivo a Smara delle famiglie di Loud Ould Salek Ould Seina e di Mheiuiba ment Ali Boulla, arrivati
nel programma di visite familiari organizzato dall'HCR.
·
Boujdour.
Territori Occupati.
Alcuni studenti sahraui hanno
innalzato bandiere della RASD durante una manifestazione per il rispetto dei
diritti umani e il diritto all'indipendenza. Tre giovani sono stati arrestati: Elazza Babait, Maelainin Babait e Khaya
Safia. Molti i feriti. Otto famiglie di manifestanti sono state maltrattate
e minacciate.
·
Dakhla.
Territori Occupati.
Le autorità coloniali marocchine
hanno licenziato dal suo impiego abusivamente l'attivista sahraui per i diritti
umani Mamay Ahmed Menhenoun, nel
tentativo di dissuaderlo dalla sua attività politica e d'informazione
dell'opinione internazionale sulle flagranti violazioni dei diritti umani
perpetrati dal Marocco nel Sahara Occidentale. Tale misura segue altri
tentativi per indebolire il movimento di difesa dei diritti umani a Dakhla
cacciandone gli attivisti sahraui: l'espulsione di El Mami Amar Salem, il licenziamento abusivo di Oulad Chiekh El Majoub e di Wani Beida,
e le torture inflitte a Miské Ahmed Zein.
Quest'ultimo soffre ancora per le lesioni riportate che lo hanno immobilizzato
in letto per alcune settimane. La città di Dakhla resta in permanenza in stato
d'assedio specie nei quartieri abitati da maggioranza sahraui e attorno agli
edifici scolastici.
4 marzo 2006.
·
Chahid El
Hafed. Campi profughi
Il presidente della Namibia, Hifikepuiye Pohamba, ha riaffermato il
suo sostegno e solidarietà al popolo sahraui nella sua lotta per
l'autodeterminazione e l'indipendenza.
·
Parigi.
Il Comitato per il Rispetto delle
Libertà e dei Diritti umani nel Sahara Occidentale (CORELSO) ha chiesto al
Parlamento Europeo di dare udienza alle associazioni che si stanno esprimendo
sulla "violazione del diritto
internazionale" costituito dall'accordo di pesca tra UE e Marocco.
·
Goulimine.
Nove giovani sahraui, arrestati
in seguito alle manifestazioni del febbraio scorso sono stati trasferiti nel
carcere civile di Inzegane e presentati il 2 marzo davanti al giudice
d'istruzione. Si tratta di Mohamed
Lamine Sahel, Hamdi Labayed, Bachir Handi, Bachir Charguaoui, Bachir Driouech,
Lekhlifa Errequibi, Saleh Choukri, Brahim Aabanni e Mustapha Bakrim.
E' stato costituito un collettivo
composto da rappresentanti sindacali, di associazioni per i diritti umani e di
militanti, per la liberazione e la solidarietà dei detenuti.
·
Roma dal 4 al 10 marzo 2006.
Incontri e concerti per il popolo che da 30 anni lotta
per la sua autodeterminazione.
Inizia oggi alla provincia di Roma una settimana di mobilitazione e di
iniziative per l'autodeterminazione e i diritti umani del popolo Sahraui, in
occasione del trentennale della fondazione della Repubblica araba Sahraui
democratica (RASD). Il programma prevede una serie di incontri in varie scuole
e realtà locali della provincia e si conclude, venerdì prossimo 10 marzo, con
un incontro alla sede della provincia (Palazzo Valentini, via IV novembre
119/a). Interverranno, fra gli altri, Omar
Mansour (governatore di El Ayoun), Enrico
Gasbarra (presidente della Provincia), Paolo Beni (presidente nazionale
Arci) e Massimo Pineschi (presidente
del Consiglio regionale Lazio). Presiederà Adriano
Labbucci, presidente del consiglio provinciale di Roma. La provincia
promuove e finanzia - insieme all'Arci - una serie di progetti di cooperazione
nel campo profughi di El Ayoun. In quest'ambito, è stato costruita l'anno
scorso un'arena cinematografica intitolata a Tom Benetollo e si prevede per il prossimo futuro l'apertura di un
centro giovanile.
5 marzo 2006.
·
Chahid El
Hafed. Campi profughi.
La biblioteca del Centro Margherita Emery per la documentazione
e la promozione dei diritti umani (CEMEM) è stato inaugurato nella sede dell'
·
Smara.
Territori Occupati.
Gli studenti sahraui hanno
organizzato manifestazioni pacifiche sventolando bandiere della RASD e
scandendo slogan di condanna all'occupazione marocchina del Sahara Occidentale.
·
Chahid El Hafed. Campi profughi.
Il rappresentante dell'osservatorio
americano di difesa dei diritti umani Human
Rights Watch, ha affermato che i diritti umani continuano ad essere violati
nel Sahara Occidentale dove le forze di sicurezza marocchine usano la violenza
per reprimere manifestazioni di protesta della popolazione sahraui, mentre i
tribunali continuano con i loro processi farsa.
6 marzo 2006.
·
Chahid El
Hafed. Campi profughi.
Il Comitato nazionale algerino di
solidarietà con il popolo sahraui (CNASPS) chiede alla comunità internazionale
di appoggiare le risoluzioni dell'ONU sul Sahara Occidentale per assicurare la
pace, la stabilità e lo sviluppo dei
popoli del Maghreb, ivi compreso il popolo sahraui.
·
Algeri.
La Germania attraverso la sua ambasciata ad Algeri, ha accordato un aiuto immediato di 100.000
euro a favore dei rifugiati sahraui sinistrati dalle recenti inondazioni nella
regione di Tindouf.
·
Bruxelles.
Nick Dearden, direttore della campagna internazionale degli
attivisti di 19 nazioni che vogliono impedire all'UE di ratificare l'accordo di
pesca con il Marocco ha affermato che, proprio nell'anno in cui il popolo
sahraui commemora il 30° anniversario della fondazione della RASD, l'UE vuole
firmare un accordo che permette a dei paesi europei e al Marocco di
approfittare della sua povertà. "Ci
appelliamo all'UE per non ratificare tale accordo che, allo stato attuale, è in
completa contraddizione con la politica
e con i principi dell'UE e dei suoi stati membri".
8 marzo 2006.
·
Boujdour.
Territori Occupati.
Le autorità coloniali marocchine
hanno interrogato lungamente e minacciato di ritorsioni 8 famiglie di studenti
sahraui che avrebbero organizzato lunedì scorso manifestazioni inneggianti
all'autodeterminazione e chiedenti il ritiro immediato dell'occupazione
marocchina. Questi interrogatori fanno parte del piano di intimidazione contro
la cittadinanza sahraui da parte del governo marocchino.
Le forze di repressione
marocchine sono intervenute brutalmente per disperdere una nuova manifestazione di studenti ed hanno arrestato
una giovane studentessa, Khaya Safia,
che hanno poi interrogato sotto tortura durante molte ore.
·
El Ayoun.
Territori Occupati.
Un gruppo di giovani sahraui ha
organizzato una manifestazione nella notte tra lunedì e martedì nel viale El
Arak di El Ayoun, scandendo slogan a favore dell'indipendenza del Sahara
Occidentale. Le forze di polizia e l'esercito hanno bloccato tutte le strade
adiacenti e proceduto ad alcuni arresti.
Alcune diecine di donne sahraui
appoggiate da numerosi studenti che
sventolavano bandiere della RASD, hanno inscenato una manifestazione pacifica
nel viale Jiratoria, in occasione della
giornata internazionale della donna, chiedendo a gran voce il diritto del
popolo sahraui all' autodeterminazione e
all' indipendenza.. Le forze di occupazione marocchine intervenute hanno
disperso i manifestanti con la forza.
Nella strategia di intimidazioni
e ricatti verso gli attivisti sahraui per i diritti umani, la polizia
marocchina continua a minacciare il cittadino sahraui Bachir Jenhaoui, padre del detenuto politico Likhlipha Jenhaoui. A Bachir Jenhaoui sono stati confiscati i
documenti della sua auto per la semplice ragione di aver chiesto chiarimenti
sulla continua sorveglianza di cui è fatto oggetto quotidianamente da parte di
agenti marocchini.
·
El Ayoun.
Territori Occupati.
I difensori sahraui per i diritti
umani hanno lanciato un appello agli organismi internazionali ed alle
associazioni per i diritti umani, per la liberazione del dr. Alì Sbaai ould Mohamed Chiekh ould Sid
Laabasse, detenuto nel carcere di M'hamed al Ghizlane dal 2 febbraio
scorso, con una condanna a 6 mesi di carcere, e che sta facendo uno sciopero
della fame di protesta contro l'ingiusta ed illegale procedura giudiziaria nei
suoi confronti.
·
El Ayoun.
Territori Occupati.
Cerimonia di installazione del
nuovo prefetto di polizia marocchina, Bouchaib
Rmail, che rimpiazza Ibrahim
Bensami, e del capo della gendarmeria reale nel Sahara Occidentale
occupato, Benhashir.
9 marzo 2006.
·
M'hamed
al Ghizlane (Sud del Marocco).
Il dr. Alì Sbaai è stato oggi rimesso in libertà dopo che folti gruppi di
cittadini sahraui e marocchini avevano manifestato davanti al carcere chiedendo
la sua liberazione immediata
·
Boujdour.
Territori Occupati.
Grandi manifestazioni si sono
verificate in 6 edifici scolastici della città organizzate da studenti sahraui
che hanno scandito slogan contro l'occupazione marocchina e richiedenti l'indipendenza
del Sahara Occidentale. Le forze di occupazione hanno represso violentemente le
manifestazioni, procedendo ad alcuni arresti.
·
Rabat.
Il partito Ennhadji Eddimocrati (La via democratica), attraverso il suo
segretario nazionale, Abdallah Harrif, ha affermato in una dichiarazione ufficiale
durante una riunione in cui erano stati invitati i rappresentanti dei vari
partiti politici marocchini, che "la
soluzione del conflitto nel Sahara Occidentale non può essere trovata che nel
quadro di un referendum di autodeterminazione della popolazione sahraui,
seguendo la legalità internazionale"
·
Nouakchot
(Mauritania).
·
El Ayoun.
Territori Occupati.
I manifestanti hanno innalzato
nell’edificio più alto del quartiere della Jiratoria una bandiera della RASD che
ha sventolata per tutta la mattinata prima che la polizia marocchina riuscisse
a rimuoverla.
·
Sparizioni.
Le famiglie di 15 giovani sahraui
scomparsi dopo il loro arresto da parte della polizia dal 25 dicembre 2005,
hanno lanciato un appello alle autorità marocchine affinché diano notizie
sugli scomparsi. Quei giovani erano
stati arrestati mentre tentavano di emigrare alle isole Canarie.
10 marzo 2006.
·
El Ayoun.
Territori Occupati.
Le forze di repressione
marocchina hanno arrestato due giovani sahraui in un cibercaffè mentre stavano
navigando in alcuni siti che riferiscono notizie sulla causa del popolo sahraui
e sulla sua lotta per i diritti umani Lili Namoud e Ndour Marane. I due
giovani sono stati condotti a un centro
di polizia dove sono stati sottoposti ad un interrogatorio durato alcune ore,
con l'accusa di appartenere alla rete di appoggio al Polisario, di aiutare gli
informatori sahraui che trasmettono notizie via internet, a nascondersi e ad
avere relazioni con le famiglie che vivono nei campi dei rifugiati in Algeria.
Poco prima una grande
manifestazione organizzata da giovani studenti sahraui aveva avuto luogo nel
viale Skeikima, con scontri con la polizia.
·
El Ayoun.
Territori Occupati.
Continuano le
manifestazioni ad El Ayoun alla vigilia della visita che il re Mohamed VI
dovrebbe fare in città. In attesa della visita reale c’è molto nervosismo nei
servizi di sicurezza marocchini a El Ayoun; Chiusi le scuole, la polizia cerca
di allontanare gli studenti dalla città per paura che organizzino
manifestazioni. La città è presidiata da agenti segreti, forze militari
ed unità di intervento contro tumulti.
10 / 12 marzo 2006. Bouznika (Marocco).
Il 2° Congresso nazionale del
Forum marocchino Verità e Giustizia si è riunito con la partecipazione di 300
persone, vittime di violazioni e difensori dei diritti umani. 8 di loro erano
sahraui. Il nuovo consiglio nazionale di 83 persone, comprende 4 sahraui: Lahcen Moutik, Mayara Mohamed ould Haiba,
Adnane Brahim e Mohamed El Moutaouakil (questi in carcere attualmente). Il
Consiglio dovrà designare un Ufficio
esecutivo di 15 persone e il nuovo presidente.
11 marzo 2006.
·
Pretoria.
Sud Africa
L'ambasciatore sahraui in Africa
del Sud, Ubbi Bechraya, è stato
ricevuto nella sede del parlamento sudafricano dalla sua presidente,
·
Agadir.
Marrakech. Marocco.
Tre studenti sahraui, Al Asri Ramdan, Majid Zein Al Arab e
Boutmit Brahim, sono stati feriti al capo, al dorso e alle braccia, durante
scontri con la polizia marocchina, scatenatisi nella notte tra venerdì e sabato
nel campus universitario della città di Agadir. Le forze di polizia erano
coadiuvate da studenti marocchini arruolati dai servizi di informazione del
governo. Gli agenti di polizia, diretti dal responsabile della DST, Mohamed El Mehdi, e dal direttore del campus, Merzoug, hanno bloccato le
uscite del campus dando la caccia agli studenti sahraui.
Alla notizia di tali aggressioni,
anche gli studenti sahraui di Marrakech hanno organizzato un sit-in in segno di protesta e di solidarietà con i
colleghi di Agadir.
·
Chahid El
Hafed. Campi profughi.
Due membri del Congresso degli
USA, Joseph Pitts e Donald M. Payne,
hanno espresso la loro preoccupazione in relazione alla prossima votazione in seno al Parlamento
Europeo sull'accordo di pesca tra il Marocco e l'Unione Europea, affermando che
lo sfruttamento delle risorse del Sahara Occidentale costituisce una violazione delle dottrine dell'ONU e
delle norme internazionali relative ai territori non autonomi.
Chiedono pertanto in una lettera
indirizzata al Commissario per la pesca dell'UE, Joe Borg, che l'accordo escluda le acque territoriali del Sahara
Occidentale, così come gli USA hanno già
fatto escludendo il territorio sahraui nell'accordo commerciale firmato
recentemente con il Marocco. Secondo la lettera "il conflitto del Sahara occidentale non è stato ancora risolto e per
questo ogni esplorazione e/o
sfruttamento delle risorse di quel territorio è inappropriato”
·
Notte fra il 12 e il 13 marzo 2006. Agadir.
Marocco.
Sette studenti sahraui sono stati
arrestati ed un altro ferito, (medicato poi con 4 punti alla testa),
all'università di Agadir durante gli scontri avvenuti, tra gli studenti sahraui
da una parte e studenti marocchini a fianco dei servizi di informazione e la
polizia marocchina dell'altra parte.
Gli studenti arrestati sono: Mohamed El Kentaoui, Bekar El Kentaoui,
Bada El Kentaoui, Sid'Ahmed El Kentaoui, Zouaoui Abdelaziz, Maalainin Legdali,
Ahmed Baba El Kentaoui. Lo studente ferito dalla polizia è Salah Mohamed Ali Garioun. La polizia marocchina
ha inoltre devastato molte abitazioni degli studenti sahraui dentro al
campus universitario.
In soccorso degli studenti di Agadir sono
arrivati anche studenti delle università di Marrakech e Rabat. Le
manifestazioni degli studenti sono continuate anche martedì 14 con altri tre
studenti arrestati, portando a 10 il totale degli arresti in soli tre giorni.
·
Madrid.
32 comuni di 4 province della
Catalogna hanno offerto 100.000 euro per i rifugiati sahraui che nelle ultime
settimane erano stati colpiti dalle gravi inondazioni che hanno lasciato oltre
60.000 famiglie senza un rifugio.
13 marzo 2006.
·
RASD.
Dopo che alcune fonti mediatiche
avevano diffuso la notizia ufficiosa che il re del Marocco si sarebbe recato
tra breve in visita ufficiale nelle più importanti città del Sahara
Occidentale, il Presidente della RASD, Mohamed
Abdelaziz, ha inviato d'urgenza al Segretario Generale dell'ONU, Kofi Annan, una lettera chiedente
"con insistenza" il suo
intervento per spingere Mohamed VI a non compiere tale visita,
stimando che ciò costituirebbe una "vera
provocazione" preceduta come sempre da una "campagna di terrore e di intimidazioni" contro la popolazione
sahraui .
La visita servirebbe al re del
Marocco per "vantare i meriti di
quello che il suo governo chiama eufemisticamente l'iniziativa per l'autonomia,
che non è niente altro che un discorso sorpassato ed una manovra mirante ad aggirare il diritto
internazionale". Secondo il Presidente della RASD "il Sahara Occidentale, territorio non autonomo, si trova ancora
sotto la responsabilità legale, morale ed effettiva delle Nazioni Unite"
che hanno il dovere di "adempiere
ai propri obblighi e assumere pienamente le responsabilità proteggendo in
particolare la popolazione civile sahraui e preservando i loro diritti alla
libera espressione, a manifestare pacificamente, a muoversi liberamente e ad
aprire il territorio agli osservatori internazionali, ai mass media e agli
organismi di tutto il mondo". Nel frattempo, mentre il governo
marocchino non ha ancora dato notizia ufficiale di questa visita, le autorità
marocchine nei territori occupati del Sahara Occidentale hanno consolidato ed
intensificato la loro presenza militare con migliaia di soldati delle forze
armate reali, della gendarmeria, della polizia e delle altre forze ausiliarie,
hanno costruito barriere e posti di controllo nelle principali arterie
cittadine ed espulso, manu militari, le famiglie e gli studenti universitari
sahraui le cui residenze si trovavano in prossimità di tali vie.
·
Roma.
La settimana di solidarietà con
il popolo sahraui, organizzata dal Consiglio della Provincia di Roma in
collaborazione con ANSPS, nel quadro delle commemorazioni del 30° anniversario
della RASD, è terminata con una conferenza nella sede del Consiglio provinciale
alla presenza delle autorità locali e del governatore dei campi dei rifugiati
sahraui di El Ayoun, Omar Mansour.
Il Presidente del Consiglio
provinciale di Roma, Adriano Labbucci ha
salutato "la lotta e le
rivendicazioni pacifiche di un popolo martire confinato al rango di rifugiato
dall'intransigenza e dal blocco delle autorità marocchine e dal silenzio delle
istituzioni internazionali". Il co-presidente del Gruppo interparlamentare "Pace per il
Sahara Occidentale",
Jacqueline Philippe, rappresentante dell’ANSPS e del
Sono intervenuti inoltre:
Enrico Gasbarra, Presidente della Provincia di Roma, Massimo Pineschi, Presidente del
Consiglio Regionale Lazio, Paolo Beni, Presidente
dell’Arci, Angelo Bonelli, assessore
regionale all’Ambiente e alla Cooperazione tra i popoli, Gianfranco Benzi, Dip.to internazionale CGIL,
I cittadini marocchini presente all’iniziativa hanno replicato in un
modo rabbioso, confuso e da maleducati.
Conferenze, dibattiti,
esposizioni fotografiche e proiezioni di filmati in scuole e università della
capitale sono stati realizzati durante questa settimana di solidarietà per far
conoscere la realtà e le sofferenze del popolo sahraui e per sensibilizzare la
società italiana sulla situazione del Sahara Occidentale perdurante da 30 anni.
Si ricorda che la provincia di Roma è gemellata dal 1988 con la wilaya di El
Ayoun (nei campi profughi di Tindouf), e che numerose azioni di aiuti umanitari
e di solidarietà si sono concretizzate negli anni passati nell'ambito di quel
gemellaggio firmato tra le due parti.
14 marzo 2006. Boujdour.
Territori Occupati.
Gli studenti sahraui del
liceo
I manifestanti hanno sventolato
le bandiere della RASD e scandito slogan in favore dell'indipendenza del Sahara
Occidentale.
Le forze di repressione
marocchine sono intervenute violentemente per disperdere i manifestanti
inseguendoli poi per le vie di Boujdour. Continuano anche le pressioni e
le intimidazioni sulle famiglie degli studenti che manifestano.
15 marzo 2006.
·
Chahid El
Hafed. Campi profughi.
Il Presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ha insistito "sulla necessità di mediatizzare ampiamente la lotta pacifica portata
avanti dalle popolazioni sahraui sotto occupazione marocchina" nota
oggi come "intifada
dell'indipendenza".
·
Johannesburg.
La Commissione degli Esteri del
Parlamento .Sud Africano sta elaborando un progetto di risoluzione sostenente
il diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza per il popolo sahraui.
·
Madrid.
La Spagna è “impegnata attivamente nella ricerca di
una soluzione al conflitto del Sahara Occidentale nel quadro delle Nazioni Unite che prevede l'esercizio del diritto
all'autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale" ha
ribadito, martedì a Madrid, il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos.
"Abbiamo un impegno attivo e
responsabile per superare lo stallo politico" in cui si trova il
processo di regolamentazione del conflitto, ha affermato. Questo impegno attivo
presuppone "l'utilizzo di tutte le
risorse della politica estera spagnola, nel quadro delle Nazioni Unite, per una
soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile che preveda
l'autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale".
Ha aggiunto che, in questa
ottica, “Madrid ha moltiplicato negli ultimi mesi, i contatti con le parti: il
Marocco, il Fronte Polisario e gli Stati interessati".
Il capo della diplomazia spagnola
ha detto che gli incontri avuti nella regione dall'inviato personale del
Segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale,
l'ambasciatore Peter Van Walsum,
costituiranno un "apporto molto importante" al rapporto che Kofi
Annan presenterà al Consiglio di Sicurezza di fine aprile.
Moratinos si augura che il
Segretario generale delle Nazioni Unite non si limiti, nel suo rapporto, a
"fare un’analisi realistica della situazione" ma presenti al
Consiglio di Sicurezza, alle parti ed ai paesi interessati delle "proposte
costruttive ed efficaci, in grado di dar vita a nuove dinamiche " come
risultato dalla nomina del nuovo inviato personale.
"Speriamo che le Nazioni
Unite aiutino ad uscire dal vicolo cieco il processo di regolamentazione
valutando tutte le opzioni; ma questo processo dovrà, in ogni caso, rispettare
il principio di autodeterminazione stabilito dalle Nazioni Unite, inserendolo
in ogni proposta di soluzione definitiva".
Parlando dei diritti umani nei
territori occupati del Sahara Occidentale, ha detto che il Governo spagnolo ha
espresso, in molte occasioni, alle autorità marocchine la "necessità di rispettare i diritti
individuali dei detenuti e delle persone processate ''. Ha ribadito anche
la richiesta di "trasparenza" nell’informazione sugli
avvenimenti in corso in questi territori.
Il ministro spagnolo ha, infine,
qualificato come "molto positiva" l'iniziativa del Fronte Polisario
di liberare, nell'agosto 2005, gli ultimi prigionieri di guerra marocchini (più
di 400).
16 marzo 2006.
·
Londra.
Il Coordinatore sahraui con la
MINURSO, M'hamed Khadad, ha firmato 8 accordi petroliferi con ditte inglesi che
hanno risposto alla gara d'appalto internazionale promossa dalla RASD nel
maggio scorso a Londra.
·
Smara.
Territori Occupati.
Grandi manifestazioni si sono
svolte nella città, capitale culturale del Sahara Occidentale, per protestare contro la visita del re Mohamed VI ad
El Ayoun. Le forze di repressione marocchine non hanno tardato ad intervenire
violentemente per disperdere i manifestanti. In serata altri gruppi di giovani sahraui hanno
organizzato una manifestazione attorno alla scuola Hassan II, scandendo slogan
a favore dell' indipendenza sahraui. Le principali strade della città sono
state chiuse al traffico e posti di blocco sono sparpagliati ovunque. Cinque
giovani sahraui (El Arbi Hadi Bougida,
Bachir Embarek Haidar, Salama Salek Abdelouadoud e Moulay Ahmed Najem) sono
stati arrestati e condotti ad un centro di polizia ove sono stati interrogati
sotto tortura.
·
Agadir.
Sud del Marocco.
Sei studenti sahraui (Fita
Hassana, Hababa Mahfoud, Brahim Lebsir, Lemzoudi Athman, Ramdan Alezri e
Boufarion Saleh) sono stati feriti ed altri 8 sono stati arrestati in corso
di alcuni scontri che si sono svolti nella notte nel campus universitario della
città tra studenti sahraui e studenti marocchini protetti dalle forze di
polizia. Gli arrestati sono: El Filali Mahmoud, El Kenti Sidi Amar, Anzoula
Mahid, Emheimar Hamadi, El Geilani Abdel Wahab, Maoumed Mohamed, Alhoudeibi
Ahmed e Sidi Buia Latif.
·
Madrid.
Il Governo spagnolo non prenderà posizione né a favore né
contro la proposta di autonomia presentata dal Marocco , ha dichiarato un
portavoce del Governo. [ABC/Europa
Press]
http://www.abc.es/abc/pg060316/actualidad/espana/200603/16/RC-sahara.asp
17 marzo 2006.
·
Spagna.
Una carovana di solidarietà
proveniente dalla Spagna con 104 veicoli
carichi di prodotti alimentari è partita diretta ai campi profughi di
Tindouf (Algeria). Essa è seguita dalla prima carovana algerina di solidarietà
costituita da una trentina di camion carichi di 250 tonnellate di prodotti
alimentari e di coperte che è partita da Sétif portando la solidarietà di
numerose città algerine. Arriverà a Tindouf il 23 marzo.
·
Territori
occupati e Sud marocchino.
9 detenuti politici sahraui
arrestati durante le manifestazioni occorse a Goulimine nel febbraio scorso, hanno iniziato uno sciopero della fame
nelle carceri di Ait Melloul e di
Inezgane.
In previsione della visita del re Mohamed VI nel Sahara Occidentale, le
autorità marocchine hanno consolidato e intensificato la presenza di truppe nel
territorio. Soldati, provenienti in parte dal "Muro della vergogna",
blindati, camion, veicoli armati di mitragliatrici pesanti ecc., si sono
schierate attorno alle città di El Ayoun e Boujdour.Le forze armate marocchine
hanno allestito un aeroporto militare a Sidi Ghazi,
18 marzo 2006.
·
Londra.
Il coordinatore sahraui con le
Nazioni Unite ha informato i responsabili del Ministero britannico degli Affari
Esteri che il governo sahraui ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di
esaminare, nel corso della prossima discussione sul dossier sahraui, di
allargare le prerogative della MINURSO includendovi "la protezione dei diritti umani che deve fare oggetto di rapporti
periodici".
·
Agadir.
Gli studenti sahraui della città
esprimono la loro solidarietà con gli studenti arrestati avvertendo che sono pronti a ritirare la loro
iscrizione scolastica e decidere di abbandonare in massa le scuole per
dirigersi verso El Ayoun, nel Sahara Occidentale.
19 marzo 2006.
·
Bir
Lehlou .
La visita che il re del Marocco
sta per fare nel Sahara Occidentale "aggrava
la tensione e minaccia seriamente la sicurezza della regione" ha
avvertito il Governo della RASD in un comunicato diffuso oggi.
·
Dakhla.
Territori Occupati.
Il cittadino sahraui Dleimi Bakar, che lavora alla TV
marocchina, è stato arrestato e torturato da agenti della sicurezza marocchina.
·
El Ayoun
Territori Occupati.
Il Presidente della sezione
dell’Associazione marocchina dei Diritti Umani di El Ayoun, Hammoud Iguilid cittadino sahraui, è
stato prelevato dalle forze di repressione marocchina in una via del centro
della capitale sahraui.
Sei agenti in civile del
Raggruppamento Urbano di intervento (GUS) l'hanno bloccato davanti alla sede
dell'agenzia della Banca popolare sul viale Smara, l’hanno ammanettato e spinto
brutalmente in un furgoncino che ha preso una destinazione sconosciuta, hanno
affermato testimoni oculari.
L'ultimo arresto di questo
ex-prigioniero politico scampato alle carcere segrete marocchine, sposato e
padre di un bambino, risale all'inizio dell'Intifada, nel maggio 2005. Un
gruppo dello stesso GUS era penetrato con la forza nella sua casa ad El Ayoun,
verso le quattro del mattino per prelevarlo e condurlo in un centro di
interrogatorio dove è stato forzato a cambiare la stesura di un rapporto
accusatorio sulle violazioni dei diritti dell'uomo nel Sahara Occidentale che
si preparava a pubblicare.
Gli osservatori pensano che
l'arresto di Iguilid faccia parte delle misure di sicurezza draconiane
(sorveglianza di tutti i quartieri delle città sahraui) spiegamento
impressionante di tutti i corpi di polizia, della gendarmeria, dell'esercito e
di altri arruolati dalle autorità coloniali marocchine in previsione della
visita imminente del re Mohamed VI nei Territori Occupati del Sahara
Occidentale.
·
El Ayoun.
Territori occupati.
Il direttore del carcere di El
Ayoun aveva annunciato ai detenuti sahraui che "sarebbero stati tutti liberati
tra poco". Ciò ha suscitato grandi speranze tra i famigliari e gli
amici dei detenuti che hanno passato invano tutta la notte davanti al carcere.
Successivamente non è seguito nulla di fatto.
Nella giornata alcuni supposti
"infermieri" marocchini si
sono presentati nel carcere con il pretesto di visitare i detenuti sahraui
prima dell’ arrivo del re. Ma i detenuti hanno rifiutato ogni contatto con tali
infermieri piuttosto strani.
20 marzo 2006.
·
Chahid El
Hafed. Campi profughi.
"Uno show con, sullo sfondo,
il terrore, organizzato per camuffare la
pericolosa crisi che il Marocco sta attraversando" così è stata definita la visita del re del Marocco
nel Sahara Occidentale da parte del Ministro sahraui per i Territori Occupati,
Khalil sidi M'hamed.
Il Ministro ha inoltre “fatto appello ai
cittadini marocchini del Sahara Occidentale affinchè non condividano la
responsabilità delle repressioni" sottolineando che i due popoli, sahraui
e marocchino, sono vittime dello stesso Governo marocchino".
·
El Ayoun.
Territorio Occupati.
Il re del Marocco, che era atteso
per il giorno 21, è arrivato oggi nel pomeriggio ad El Ayoun. Numerosi marocchini, vestiti con i
costumi tradizionali sahraui, sono affluiti trasportati da camion e ammassati
lungo il percorso del corteo reale per osannare l'arrivo del re. Mohamed VI ha installato il suo quartier generale presso
l'hotel Parador.
Tutti gli impiegati e funzionari
statali sono stati costretti a venire ad
applaudire il re. Le forze di polizia controllavano le carte di assistenza
sociale, gli assenti rischiando di perdere il contributo mensile essenziale per
la loro sopravvivenza economica. Tutti i commercianti sono stati obbligati a
chiudere i negozi.
Alcune manifestazioni di oppositori
sahraui si sono verificate qua e là nella città, con anche distribuzione di
volantini contro la visita del re, ma sono state rapidamente represse. Numerosi
giovani sono stati arrestati. A Boujdour e a Dakhla studenti sahraui hanno
manifestato nelle strade la loro condanna per la visita del re. A Smara almeno
10 persone sono state ferite durante manifestazioni di protesta e 11 abitazioni
sahraui sono state saccheggiate dalla polizia.
Gli studenti sahraui di un liceo
di El Ayoun hanno rifiutato di essere trasportati a bordo di camion militari
per prender parte a forza alle attività di benvenuto. Alcuni giovani, con
bandiere sahraui, hanno percorso correndo alcune vie della città, distribuendo
volantini. Scontri ed arresti sono continuati per tutta
·
El Ayoun.
Territori Occupati.
Le autorità coloniali, reprimendo
una manifestazione di protesta contro la visita del re nel Sahara Occidentale
hanno arrestato l'ex detenuto politico Salek Bazeid insieme ad altri cittadini sahraui
non ancora identificati.
21 marzo 2006.
·
El Ayoun.
Territori Occupati.
Mohamed VI ha annunziato l'inizio di vari progetti di sviluppo per
l'alimentazione e per l'acqua potabile, per l'ingrandimento dell'aeroporto di
El Ayoun e la costruzione di quello di Boujdour.
A Boujdour, malgrado lo
spiegamento massiccio delle forze di polizia, alcuni giovani hanno percorso le
strade principali della città distribuendo volantini e bandierine sahraui.
Alcuni arresti tra cui quello di un bambino di 10 anni, Mohamed Boukhari
Mseini, a Smara.
·
Rabat.
Il Governo marocchino ha
comunicato che il re non annuncerà il progetto di autonomia per il Sahara
Occidentale, come sembrava dovesse fare nel suo discorso ad El Ayoun, ma che
quel progetto sarà presentato al Consiglio di Sicurezza dell'ONU alla fine del
mandato della MINURSO.
22 marzo 2006.
·
Madrid.
La stampa spagnola ha dato largo
spazio alla visita del re del Marocco nel Sahara Occidentale. El Paìs ha notato che la non
divulgazione della data esatta di arrivo del re è da imputarsi al tentativo di
evitare manifestazioni ostili da parte sahraui. Anche il fatto che le autorità
marocchine non abbiano invitato la stampa straniera e nemmeno quella marocchina
a venire ad El Ayoun comunicando una data precisa, avvalora quel timore. El Mundo e ABC hanno riportato l'assenza di spontaneità delle manifestazioni
di accoglienza da parte della popolazione alla visita del re, a cui partecipavano quasi esclusivamente
coloni marocchini, agenti in borghese e altri marocchini fatti affluire con
camion da varie parti del Marocco. Tutti i funzionari e impiegati di stato sono
stati mobilitati insieme alle loro famiglie per festeggiare nelle strade la
venuta del re. Ciò malgrado, manifestini sono circolati in molti quartieri con
scritte come "Tu non sei il benvenuto, figlio di quello che ha tentato di
distruggere i sahraui"
"Abdelaziz è il nostro leader" "Ragazzino di Rabat, non
gusterai il riposo sulla terra dei Sahraui" "Ragazzino, ragazzino, vai insieme a tuo
padre nell'inferno". La popolazione sahraui rigetta in pieno la visita del
re e la considera una provocazione verso i sahraui e una violazione della
legalità internazionale Sulla torre del deposito dell'acqua UNEP sono
improvvisamente apparse 4 grandi bandiere della RASD, poi rapidamente
sequestrate dalla polizia. Il giornale El Mundo ha precisato che su una
popolazione della città di 350.000 abitanti di El Ayoun solo un terzo sono
sahraui, il resto essendo marocchino deve seguire per forza le direttive che
gli sono imposte dal Governo. Il quotidiano ABC ha ricordato che "il
Marocco non ha alcun diritto sul Sahara Occidentale e che il Consiglio di
Sicurezza delle NU non ha mai riconosciuto al Marocco il diritto di
amministrare il territorio del Sahara Occidentale, territorio ancora da
decolonizzare. Il giornale ricorda infine che "il Marocco aveva
approfittato della malattia del generale Franco per occupare il territorio e
che il governo spagnolo dell'epoca, indebolito per la malattia del capo dello
stato e di fronte ad una transizione politica incerta aveva ceduto il
territorio sahariano al Marocco, benchè non avesse alcun diritto a farlo, tale
competenza essendo attribuita alle Nazioni Unite."
·
Bruxelles.
Le discussioni sui diritti di
pesca continuano in seno alla UE. Il dossier ritorna alla Commissione della
Pesca dopo che la Commissione dello Sviluppo aveva respinto gli emendamenti
presentati.
·
Smara. Territori Occupati.
Grandi manifestazioni di protesta
si sono scatenate oggi in città, sulla piazza Hamada Sidi Elalem nel quartiere
Awda organizzate da studenti sahraui. Le forze di repressione marocchine
sono immediatamente intervenute facendo
uso di manganelli e di cani inseguendo gli studenti nelle strade in una vera
caccia all'uomo. Tra gli arrestati: Maeainin
Mokhtar Ahmed, Nasiri Hafed e Ettarrouzi Yahdid.
10 donne sahraui sono state
ferite durante scontri con le forze di repressione marocchine. Le forze di
occupazione marocchine hanno anche arrestato la cittadina sahraui Aziza Tanji e dopo averla
selvaggiamente picchiata l'hanno lasciata in mezzo ad un strada dove è stata
poi soccorsa da alcuni passanti.
·
Dakhla.
Territori Occupati.
Alcune diecine di giovani sahraui
hanno innalzato la bandiera della RASD su alcuni edifici della città in segno
di rifiuto da parte dei sahraui alla visita di Mohamed VI ad El Ayoun. Numerosi
gli arresti.
·
Boujdour.
Territori Occupati.
Manifestazioni e arresti tra cui
quello di Mohamed Abeidallah. Ad
altri cittadini sahraui è stato imposto di lasciare la città e di ritornare
solo dopo la fine della visita reale.
23 marzo 2006. Rabat.
Alcuni studenti sahraui si sono
radunati davanti alla sede del Consiglio
consultivo per i Diritti Umani, esigendo notizie sulla sorte di 15
giovani sahraui scomparsi dal 25 dicembre scorso.
24 marzo 2006.
Nell'edizione del 24 marzo il
quotidiano Al Sharq Al Awsat ha annunciato che ci sarà in questi
giorni una amnistia reale comprendente
anche alcuni detenuti sahraui.
·
El Ayoun.
Territori Occupati.
Il militante Larbi El Moussamib, ex detenuto politico sahraui e membro del
Bureau della sezione Sahara del Forum Verità e Giustizia, è stato arrestato
dalla polizia marocchina e tenuto tutto il pomeriggio nel commissariato senza
che gli siano state date giustificazioni dell'arresto.
Nuova manifestazione in serata
nel quartiere Inaach, dispersa violentemente dalla polizia che ha saccheggiato
anche numerose abitazioni di sahraui. Molti i feriti e gli arrestati. Il
bilancio non è stato ancora reso noto.
Oggi il re è di nuovo ad El
Ayoun.
·
Madrid,
Il Consiglio generale degli
avvocati spagnoli (CGAE) ha pubblicato un rapporto nel quale parla delle
" gravi violazioni delle norme e dei trattati internazionali" commesse
dalle autorità marocchine nei processi ai prigionieri politici sahraui.
Il rapporto è stato elaborato da
una missione di osservatori del CGAE che ha assistito nel
Nelle sue conclusioni, il CGAE
sottolinea che" il Sahara Occidentale è un territorio non autonomo oggetto
di un processo di “decolonizzazione
incompiuta" questo implica che la sua "occupazione da parte di qualsiasi paese è contraria al Diritto"
e che non si può applicare il diritto penale di uno all’altro Stato.
Affrontando lo svolgimento dei
processi i giuristi spagnoli hanno constatato che un" grande"
numero di militari e poliziotti appartenenti ai vari corpi di sicurezza
marocchina era dislocato attorno al tribunale. Hanno rilevato interventi
continui da parte degli agenti di polizia e dei militari, presenti in aula
contro gli imputati, li reprimevano e li picchiavano.
La polizia ha fatto uso della
forza e della violenza contro la popolazione sahraui all'esterno del tribunale
e contro le famiglie degli imputati dentro al tribunale anche in presenza
degli osservatori, sottolinea il documento.
La missione del CGAE ha rilevato
dei vizi di forma nelle detenzioni, negli interrogatori, e il non rispetto dei
principi che reggono il diritto penale. Una forte presenza militare durante lo
svolgimento dell’istruttoria penale, denunce di tortura sugli imputati
per estorcere dichiarazioni.
Il rapporto sottolinea che le
famiglie non sono state avvisate dell’arresto del loro famigliare e nemmeno del
luogo della carcerazione poiché le autorità marocchine sono ricorse a
"centri militari e segreti."
A ciò si aggiungono "condanne eccessive rispetto alle
accuse " e la privazione per i detenuti del loro diritto ad
essere visitati da un medico malgrado le denunce di torture,
l'arbitrarietà di questi processi in cui il principio di presunzione di
innocenza è stato violato come dimostrato dalla dichiarazione del procuratore
del re che ha chiesto per gli imputati "pene esemplari per il resto della popolazione" adottando
un" atteggiamento
inquisitorio" .
Questa arbitrarietà è palese
nella differenza delle pene, senza che ciò sia giustificato da un" elemento obiettivo".
Tra le altre violazioni censite
dal CGAE, c'è quella della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani,
adottata dall'assemblea generale delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1989 secondo
la quale “Ciascuno ha il diritto,
individuale o in associazione con altri, di promuovere la protezione e la
realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nazionali ed
internazionali."
A questo riguardo, il rapporto
denuncia che gli attivisti sahraui dei diritti umani "conosciuti" sono stati trattati come " delinquenti per reati comuni " e
condannati per le azioni pacifiche e per reati di opinione. Denuncia
anche la non applicazione delle
" norme previste negli accordi e trattati internazionali sui prigionieri
di coscienza."
Il rapporto mette in risalto
l'atteggiamento dei giudici del tribunale che" impressiona per la loro
parzialità" e che ha violato sistematicamente i diritti degli imputati,
concedendo un trattamento di favore all'accusa a scapito dei diritti della
difesa.
Il CGAE ha deplorato, infine, il
ruolo della Missione delle Nazioni Unite per il referendum al Sahara
Occidentale (MINURSO) che ha qualificato come inesistente.
"La MINURSO non assiste ai processi, nonostante gli imputati siano
inclusi nel censimento dei votanti da lei stessa elaborato, accetta in
silenzio gli ordini della polizia marocchina quando gli vieta l'accesso
al tribunale ed assiste passivamente alle aggressioni commesse da quest’ultima
contro la popolazione sahraui
·
Boujdour.
Territori Occupati.
Alcune centinaia di giovani hanno
manifestato nelle notte verso le ore 23, sventolando bandiere della RASD di
fronte all'accampamento istallato per il ricevimento del monarca marocchino,
lanciando slogan ostili al re. La polizia è intervenuta disperdendoli e
procedendo ad alcuni arresti. Al momento del ricevimento, alcune diecine di
giovani sahraui infiltratisi tra la folla hanno urlato slogan contro il re e
hanno sventolato bandiere sahraui provocando l'intervento della polizia e una
forte confusione con la fuga di gran parte dei coloni marocchini.
24 marzo 2006.
·
Londra.
Il quotidiano in lingua araba El
Qods el Arabi ha riportato la notizia che l'Università di Marrakesh è da
qualche giorno teatro di manifestazioni di studenti che sostengono il Fronte
Polisario e chiedono il diritto per i sahraui all'autodeterminazione. Sono
stati eseguiti alcuni arresti.
·
Algeri.
Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika e il suo omologo
sudafricano Thabo Mbeki, hanno
dichiarato che l'autodeterminazione del popolo sahraui è l'elemento chiave per
ogni soluzione del Sahara Occidentale.
·
El Ayoun.
Territorio Occupati.
Manifestazioni di protesta si
sono svolte in questi giorni in molti quartieri della città come in via Ras El
Jaima, Cherif Radi, Abou Alala, Gobierno Bucraa, Skeikima, via di Smara e
quartiere Matalaa, disperse ogni volta dalle forze di repressione. Verso le ore
20 di oggi diecine di cittadini sahraui hanno di nuovo organizzato una
manifestazione in via Maghreb Arabo nel quartiere Inaach, sventolando bandiere
della RASD ed urlando slogan di rifiuto e di protesta per la visita del re
marocchino, massimo responsabile delle violazioni dei diritti umani contro la
popolazione civile sahraui. I manifestanti chiedevano inoltre la liberazione
immediata dei prigionieri politici e il ritiro delle truppe e forze di polizia
dalle strade della città. Come sempre i manifestanti sono stati violentemente
aggrediti dalle forze di repressione. Molti i feriti , le case saccheggiate e
gli arresti. Tra gli arrestati: Djimi
Ghalia, ex detenuta politica e vicepresidente dell'Associazione delle Gravi
Violazioni dei Diritti Umani commessi dal Marocco (ASVDHEM), Dah Moustapha (Dafa) ex prigioniero
politico, Yamal Alhoseini, Yenhaoui
Habibou Alah, Tounsi Cheikh, Mansour Darif, Omar Bailal e
Abdelghani Kabdana. Saccheggiate le
case di Fatma Ali Beba, Ahl Amaidan, Ahl
Babait, Ahl Alguid Hseina, Ahl
Zreiguinat e Baihennat Salek Tra i feriti c'è il padre del detenuto
politico Yenhaoui Lekhlifa, Bachir
Yenhaoui.
25 marzo 2006.
·
Roma.
Alcune diecine di manifestanti
hanno partecipato oggi ad un sit-in davanti all'Ambasciata del Marocco a Roma
per chiedere la liberazione del Sahara Occidentale e l'indipendenza del popolo
sahraui attraverso l'organizzazione di un referendum di autodeterminazione, in
conformità della legalità internazionale.
Durante questo ultimo incontro,
facente parte della serie di proteste davanti alle rappresentanze diplomatiche
e consolari marocchine in Italia iniziatasi, vogliamo ricordare, nell'agosto
scorso al ritmo di un sit-in al mese, i manifestanti, venuti dall'
Emilia-Romagna, dalla Toscana e da altre regioni italiane, hanno esposto la
bandiera sahraui ed hanno richiesto l'autodeterminazione del popolo sahraui nel
rispetto delle risoluzioni internazionali.
Cartelloni che chiedevano la fine della
repressione e delle violazioni dei diritti umani nei territori sahraui occupati
e la liberazione dei detenuti politici sahraui sono stati ugualmente esposti.
Una diecina di ritratti di attivisti sahraui
per i diritti umani e di militanti della causa sahraui detenuti dalle autorità
marocchine, erano esposti da giovani italiani che hanno ugualmente denunciato
il "silenzio complice delle nazioni europee di fronte a questo
atto di ingiustizia e a questa violazione dei diritti umani di un popolo
pacifico ridotto allo stato di rifugiato".
Al grido di "Marocco e Francia, uno stesso complotto”
i manifestanti hanno accusato i responsabili e i complici della "tragedia di un popolo che si cerca di far
dimenticare" come segnala
Facendo il bilancio di questi
movimenti di solidarietà decisi nella 31a Conferenza europea di coordinazione
del sostegno al popolo sahraui (EUCOCO) tenutasi a Mol (Belgio) dal 23 al 25
settembre scorso, Jacqueline Philippe,
membro dell'esecutivo del Bureau internazionale per il rispetto dei diritti
umani nel Sahara Occidentale (BIRDHSO) ha affermato che il tenere un sit-in una
volta al mese davanti alle rappresentanze diplomatiche del Marocco ha permesso
"una adesione sempre più larga e una grande sensibilizzazione alla causa
sahraui e in particolare al problema dei diritti umani nei territori occupati
dal Marocco".
·
Boujdour.
Territori Occupati.
Due cittadini sahraui, Mohamed Mohamedou e
·
El Ayoun.
Territori Occupati.
L'ASVDHEM ha chiesto a tutte le
organizzazioni pacifiste internazionali di esercitare pressioni sul Marocco
affinché sia tolto lo stato d'assedio mediatico e militare imposto sul
territorio del Sahara Occidentale e siano rispettati i diritti umani.
·
Chahid El
Hafed. Campi profughi.
Il governo della RASD ha
dichiarato che il re del Marocco ha condotto con la sua visita nel Sahara
Occidentale una manovra mirante a scavalcare la legalità internazionale alla vigilia della prossima riunione del
Consiglio di Sicurezza, cercando così di impedire che il popolo sahraui possa
usufruire del diritto legittimo alla libertà e all'autodeterminazione. "Il
Governo marocchino non può decidere al posto dei sahraui e la presenza di una
autonomia o di qualsiasi altra opzione non può aver luogo prima che lo statuto
del territorio non sia stato chiaramente definito". "Il re del Marocco
ha evocato l'idea di una autonomia che si prepara ad elaborare per il Sahara
Occidentale ed ha già designato un consiglio consultivo dopo una visita di 5
giorni nelle città sahraui occupate, tra le manifestazioni di protesta, arresti
e intimidazioni dei cittadini sahraui in ogni parte del territorio". Il
Governo sahraui nota che il discorso del re come tutta la sua visita
"rappresenta un annuncio ufficiale di una scalata pericolosa che si
profila sulla linea dell'intransigenza
e del disprezzo per la legalità internazionale. Ne sono prova le minacce
di un ritorno all guerra, il tentativo di imporre il fatto compiuto dalle forze
militari e la continuazione di campagne di repressione e di terrore tra la
popolazione civile innocente così come la continuazione del saccheggio
sistematico delle ricchezze del Sahara Occidentale ancora sotto
occupazione." Il Governo sahraui mette in guardia contro le conseguenze
pericolose che possano derivare dal persistere di Rabat nella sua politica
coloniale di provocazione e chiede al Consiglio di Sicurezza "di assumersi
le sue responsabilità intervenendo sul
Marocco affinché sia rispettata la legalità internazionale e sia messo un
termine alla sua intransigenza, alla repressione contro i sahraui e al
saccheggio illegale delle sue ricchezze naturali."
26 marzo 2006. El Ayoun. Territori Occupati.
Le autorità marocchine, per
precisione la direzione del Carcel Negro di El Ayoun, hanno interrotto la
liberazione dei detenuti sahraui col pretesto che la lista dei 216 graziati non
era completa.
Per il momento abbiamo le
seguenti informazioni: Il totale dei liberati dal Carcel negro è di 125
detenuti con una maggioranza di detenuti marocchini di diritto comune. Dei 37
detenuti sahraui e difensori dei diritti umani 6 non sono stati ancora liberati.
Sono i seguenti:
1-
Oltre ad Elkainan detenuto nel
carcere di Ait Melloul (Agadir) e di tutto il gruppo di Dahane Brahim che non
sono stati ancora giudicati (oltre 17 persone).
I detenuti politici sahraui arrestati
e condannati durante l’intifada 3005 che sono stati liberati sono i seguenti:
NOUMRIA BRAHIM
, MOUTAWAKIL MOHAMED,
HOSSEIN LIDRI
, LARBI MESOUD,
HMAD AMMAD,
BOUGARFA
ABDERRAHMAN, HAMMADI ELKARCHA ,
ALWAT SIDI MOHAMED
, . BACHIR YAYA
, NDOUR HOSSEIN,
NAFAA BOUCHAMA
, LAMIN BADDA
, DAAGUI MOHAMED,
MOUSAOUI SIDAHMED,
CHTEIOUI MAHYOUB,
YENHI LEJLIFA,
LEHUEIDI MAHMOUD,
ELWALI AMAIDAN,
SMAILI HAMMADA,
MOHAMED BAHIYA
RACHIDI, OTMANI ELLOUD
EMMAN, BALLA SIDI MOHAMED,
BABA ELARABI,
ELHAFED TAOUBALI,
ABDELAZIZ DAY
Il processo a Brahim Dahane e a 16 altri detenuti
politici sahraui è stato fissato al 4 aprile p.v.
27 marzo 2006.
·
El Ayoun.
Territori occupati.
Alcune diecine di cittadini
sahraui hanno organizzato manifestazioni
pacifiche per esprimere la gioia per la liberazione da parte del governo
marocchino di una trentina di detenuti politici e attivisti dei diritti umani
sahraui. I manifestanti si sono radunati davanti al Carcel Negro, innalzando
bandiere della RASD, mentre attendevano l'uscita dei loro figli o amici
arrestati durante i mesi scorsi per aver chiesto pacificamente il diritto del
popolo sahraui all'autodeterminazione. I manifestanti hanno anche espresso la
loro intenzione di continuare la loro
protesta fino alla liberazione degli
altri detenuti politici sahraui rinchiusi nelle carceri marocchine a cui si
aggiungono gli oltre 500 desaparecidos e i 151 prigionieri di guerra la cui
sorte è tuttora ignota. Alcune diecine di persone che volevano accogliere il
detenuto politico Hmad Hammad sono
stati bloccati da agenti dei GUS al comando del torturatore Hamid Bahri. Sono rimasti feriti due sahraui, Baka Mohamed Fadel e Bouhaha.
·
Smara. Territori
Occupati.
Il detenuto politico sahraui Othmani El loud Emman ora liberato è
stato accolto da manifestazioni di gioia
da parte di parenti ed amici che hanno
sventolato bandiere della RASD. Le forze di repressione hanno disperso la folla
ed hanno malmenato violentemente l'ex detenuto nonché sua madre.
·
Dakhla.
Territori Occupati.
Manifestazioni di gioia hanno
accolto i prigionieri politici liberati, anche qui sventolando tra l'altro
bandiere della RASD. La polizia ha arrestato due cittadini sahraui, Ahjebouha Sidi Heiba e Bombari Salek.
L'auto di quest'ultimo è stata sequestrata.
·
Boujdour.
Manifestazioni di gioia e
sventolamento di bandiere della RASD.
27 marzo 2006. Chaid El Hafed. Campi profughi.
Il Ministro sahraui per i
Territori Occupati, El Khalil Sidi
M'hamed ha precisato che "la
liberazione di quei detenuti innocenti, arrestati illegalmente, terrorizzati,
torturati e giudicati arbitrariamente, è
stata ottenuta attraverso la pressione internazionale e la lotta del popolo sahraui e non per la
compassione o la grazia del re."
28 marzo 2006. Chahid El Hafed. Campi profughi.
Gli avvenimenti verificatisi
durante la repressione a Smara che hanno provocato l'arresto di oltre 130
cittadini sahraui, hanno spinto il presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ad
interpellare di nuovo l'ONU affinché intervenga urgentemente per proteggere
quei cittadini che sono sotto la sua competenza nel territorio del Sahara
Occidentale in cui
"Le forze di repressione
hanno approfittato della notte e dell'assenza dei media indipendenti per
prendere d'assalto la casa della famiglia del detenuto politico Ethmani Loud che festeggiava pacificamente la
sua liberazione, occorsa lo stesso giorno, in compagnia di amici ed estimatori
sahraui. Gli arrestati sono stati sottoposti ad ogni tipo di maltrattamenti che
hanno provocato ferite gravi. Le vittime
sono dovute essere trasportate in ospedale ad El Ayoun. Lo stesso Ethmani e sua
madre sono stati di nuovo arrestati, ammanettati e malmenati e poi ributtati in
mezzo alla strada il mattino dopo."
"E' così che il Governo marocchino persiste nella sua politica coloniale
repressiva. L'ONU non può restare con le braccia incrociate di fronte a tali
violazioni dei diritti umani e alla negazione del diritto internazionale, lei
che è la prima responsabile del territorio e dove è presente attraverso la
MINURSO."
29 marzo 2006.
·
Bir
Laahlou (Territori liberati).
Il presidente della RASD ha
indirizzato un messaggio di felicitazioni ai detenuti politici sahraui liberati
in questi giorni, affermando che "tale
liberazione non è un dono graziosamente concesso, come riferito dalla
propaganda diffamatoria del governo marocchino, ma costituisce un valore
inestimabile che può essere riconosciuto
come un nuovo successo del nostro popolo". Abdelaziz ha inoltre reso un caloroso omaggio a tutte quelle
organizzazioni marocchine di difesa dei diritti umani che hanno fatto sentire
la loro voce per difendere i valori
della libertà e il diritto dei sahraui all'autodeterminazione con una
coraggiosa posizione davanti all'oppressione e al cieco sciovinismo.
·
New York.
Nel corso di una conferenza
stampa il Segretario generale delle NU, Kofi Annan, ha dichiarato che "il
Consiglio di Sicurezza avrà come guida le sue proprie risoluzioni. Una proposta
fatta da una sola parte non potrà annullare gli accordi già presi e ogni altro
aspetto del problema".
·
Tifariti.
Territori liberati.
Il presidente Abdelaziz ha ratificato ieri, davanti ai rappresentanti di 8
società petrolifere britanniche, gli accordi firmati tra la RASD e queste
società una diecina di giorni fa a Londra.
I rappresentanti delle società
petrolifere, che hanno visitato i campi dei profughi sahraui, hanno espresso la loro impressione per il coraggio,
la determinazione el'ospitalità del popolo sahraui.
Le società petrolifere in
questione sono: Ophir Energy (a capitale britannico, australiano e
sudafricano), Premier Oil Ltd., Europa Oil, Comet Petroleum Ltd., Maghreb
Exploration Ltd., Osceola Hydrocarbon Ltd. e Nighthawk Energy Ltd.
Il rappresentante della Ophir
Energy, sig. Alan Stein, ha detto in
particolare "Siamo molto lieti di
partecipare oggi all'apertura di un nuovo capitolo della storia del popolo
sahraui. Ci consideriamo dei privilegiati di essere qui presenti e prendiamo
molto seriamente la responsabilità che ci incombe in conseguenza della nostra
partecipazione al processo. Siamo particolarmente lieti di annodare oggi delle
relazioni che dureranno a lungo nel futuro, poiché siamo convinti che, come è
successo con la lotta del popolo sudafricano, anche qui sarà la giustizia a
regnare finalmente nel SaharaOoccidentale."
30 marzo 2006.
·
Tan Tan. Sud
marocchino.
Una festosa accoglienza popolare
ha ricevuto i 3 cittadini sahraui Al
Arbi Massoud, Mohamed Moutawakil e Lidri Houssein, attivisti dei diritti
umani liberati insieme ad altri 27 compatrioti domenica scorsa. Da parte loro
gli attivisti hanno affermato che la loro gioia non sarà completa che quando
saranno liberati tutti i detenuti politici sahraui e quando sarà permesso al
popolo sahraui di esercitare liberamente il diritto inalienabile
all'autodeterminazione e all'indipendenza.
·
New York.
Il rappresentante del Polisario a
New York, Boukhari Ahmed, ha
interpellato il Consiglio di Sicurezza sulla "brutale repressione condotta
dalle forze di occupazione marocchine a Smara e chiesto l'invio di una missione
dell'Alto Commissariato per i diritti umani nel Sahara Occidentale". Le
Nazioni Unite hanno tentato già altre
volte di inviare una missione di questo tipo nel Sahara Occidentale, ma le
tergiversazioni marocchine e la tattica dilatoria del governo di Rabat,
tendenti ad occultare agli osservatori la verità, hanno impedito fino ad ora
l'arrivo di una tale delegazione. Il Marocco tenta così di ottenere che il
rapporto del Segretario generale dell'ONU, previsto per il mese di aprile, non
contenga il risultato del lavoro della suddetta missione.
31 marzo 2006. Smara. Campi profughi sahraui.
La wilaya di Smara, su iniziativa
dell'Organizzazione Ecclesiastica Americana "Christ the Rock Community
Church" in collaborazione con la Unione della Gioventù di Saguia El Hamra
e del Rio de Oro (UJSARIO), ha organizzato per oggi una marcia popolare di
sostegno alle vittime della repressione marocchina.
Comunicato Stampa
24 marzo:
Associazione Nazionale di solidarietà con il popolo Sahrawi
t/f 06-5780639 ansps@libero.it.
**Si svolgerà sabato 25 marzo a Roma, con sit-in davanti
all’Ambasciata del Marocco, in via Spallanzani 8/10 dalle ore 11.00 alle 13.00,
la giornata nazionale di mobilitazione per la libertà dei sahraui dei territori
occupati incarcerati e condannati a seguito delle manifestazioni di protesta
che si susseguono ininterrottamente dal maggio dello scorso anno.
Dopo i processi di dicembre, che hanno condannato a
pesanti pene i nazionalisti sahraui colpevoli di aver rivendicato
l’autodeterminazione del Sahara Occidentale, come del resto più volte ribadita
dalle Nazioni Unite, le manifestazioni nei territori occupati dal Marocco non
si sono fermate e sono continuate fino ad oggi.
Proprio in questi giorni, in coincidenza con la visita del
re Mohammed VI nei territori
occupati del Sahara Occidentale, la repressione contro i sahraui è aumentata di
intensità. Le forze di occupazione hanno paura che i sahraui manifestino i loro
veri sentimenti nazionali, che il re continua ad ignorare.
Chiediamo pertanto la fine della repressione delle
proteste pacifiche, la liberazione di tutti i detenuti, e che sia fatta
finalmente luce sulle centinaia di scomparsi di cui le autorità del Marocco si
ostinano a non voler fornire alcuna informazione. Chiediamo inoltre all’Onu,
che mantiene nel Sahara Occidentale una missione di caschi blu, di assumere il
compito di proteggere la popolazione civile dalle gravi e ripetute violazioni
dei diritti umani, ed in particolare dai maltrattamenti, dagli arresti
arbitrari e dalle torture.
Questo è l’ultimo appuntamento mensile della Campagna
europea Trent’anni bastano, in occasione del 30° anniversario dell’inizio
dell’occupazione marocchina (ottobre 1975), e vuole ricordare la necessità che
il Marocco rispetti le numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza, metta
fine all’occupazione militare e consenta al popolo sahraui di pronunciarsi
liberamente sul proprio futuro. La Campagna proseguirà tuttavia a livello nazionale
ed europeo con nuove forme.
25 marzo 2006: Liberati i detenuti politici sahraui
II Coordinamento Regionale di solidarietà
con ii Popolo Sahraui
** Si è svolto oggi sabato 25 marzo 2006 dalle 11 alle 13 Un nUOVO
presidio di fronte all’Ambasciata del Marocco a Roma, che conclude Ia
Campagna “Trent’anni bastano”, dopo mesi di mobilitazione delI’intero movimento
di solidarietà italiano con ii Popolo Sahrawi.
II presidio organizzato dal Coordinamento delle Associazioni di
Solidarietà con il Popolo Sahrawi dell’Emilia Romagna in collaborazione con
BIRDHSO S
Dat 22 maggio è in corso nel Sahara Occidentale una protesta
popolare e
La risposta delle autorità di occupazione marocchina è stata
sin dall’inizio molto dura. Militanti dei diritti umani come Aminatou Haidar ed
Aminatou Haidar è stata liberata ii 17 Gennaio scorso ed attualmente
si trova in ospedale a
II 27 febbraio scorso è stato celebrato a Tifariti, nei territori
liberati, ii 30° anniversario della proclamazione della Repubblica Araba
Sahrawi Democratica una dimostrazione di solidarietà del Governo Sahrawi in
esilio con i cittadini Sahrawi che vivono nei territori occupati del Sahara
Occidentale che, attraverso Ia loro resistenza non violenta chiedono il
riconoscimento del diritto di autodeterminazione del Popolo Sahrawi e rifiutano
l’illegale occupazione marocchina del loro territorio.
II Fronte Polisario nella stessa occasione, ha distrutto le mine
antiuomo di cui era in possesso. La presidente dell’ “Appello di
II Marocco, che non ha firmato il Trattato di Ottawa, ha installato
milioni di mine lungo il muro che taglia ii territorio
Durante il sit-in era giunta la notizia della liberazione di
Ricordiamo che
Le Associazioni e tutti coloro che si sono impegnati salutano con
gioia la liberazione dei detenuti politici saharawi.
Purtroppo
Reggio Emilia, li 26 marzo 2006:
Il Coordinamento delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Sahrawi dell’Emilia Romagna
**Alcuni chiarimenti sono
necessari in merito alle notizie date da organi di informazione sul discorso
del re del Marocco a El Ayoun occupata.
Il re ha lanciato, in previsione
della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di fine aprile,
una proposta di autonomia.
L’autonomia proposta non ha nulla
a che fare con l’indipendenza o con l’autodeterminazione del Popolo Sahraui. La
proposta, che è la una riedizione di quella già respinta dalla comunità
internazionale alcuni anni fa, tende solo ad affossare il piano Baker II
accettato dal Fronte Polisario e rifiutato dal Regno del Marocco.
Nel suo discorso ad El Ayoun il
re afferma che “il Marocco non cederà mai
un solo granello di sabbia del suo amato Sahara”. Ancora una volta una
posizione che rifiuta la legalità internazionale e le soluzione del conflitto
nel quadro delle risoluzioni dell’ONU.
Non stupisce affatto che alcuni
giornali diano informazioni sbagliate e distorte come se provenissero
direttamente dalla MAP (agenzia di stampa del palazzo reale marocchino).
Il Governo Sahraui denuncia
"l’atteggiamento di potenza
coloniale marocchina" e ricorda che “quello del Sahara Occidentale è
un problema di decolonizzazione incompiuta che può essere portata a
termine solo con il rispetto del diritto del Popolo Sahraui a scegliere
liberamente il proprio futuro con un referendum di autodeterminazione libero e
trasparente sotto l’egida delle Nazioni Unite“.
Roma, 27 marzo 2006:
AUTONOMIA: UN GIOCHINO DA RE
**Il re del Marocco Mohammed
VI è ritornato a proporre l'«autonomia» per il Sahara Occidentale. Non è la
prima volta che avanza questa proposta, e che gioca con le parole. Lo ha fatto
sabato 25 marzo a conclusione di una visita nei territori occupati del Sahara
Occidentale, durante la quale i sahraui hanno manifestato ancora una volta la
loro contrarietà all'occupazione, malgrado la consueta durissima repressione.
Il re conferma l'intenzione di non voler cedere un solo
granello di sabbia del Sahara Occidentale, facendo finta di dimenticare che la
monarchia ha concluso 30 anni fa un accordo con la Mauritania per la
spartizione dell'ex colonia spagnola. Per il re quello delle "province
meridionali" è, con ogni evidenza, un territorio "sacro" a
geometria variabile.
Mohammed VI promette di presentare per la prossima
riunione del Consiglio di Sicurezza, che dovrà discutere fra l'altro della
proroga della missione dei caschi blu (Minurso), un piano di
"autonomia". Lo fa dopo anni
di immobilismo, a parte la repressione nei confronti dei sahraui.
Di questa autonomia non si conoscono molti dettagli ma di
ciò che si sa finora basta e avanza. In primo luogo il re conferma il rifiuto
del referendum di autodeterminazione, è la sua posizione fin dal 28 settembre
Poiché da sempre l'Onu riconosce ai sahrawi il diritto
all'autodeterminazione, vale a dire di pronunciarsi sul proprio futuro, ecco
che Mohammed VI escogita la consultazione dei partiti politici marocchini, che
come è noto hanno diritto di esistenza e di parola alla sola condizione di non
mettere in discussione le tre verità assolute del regno: il re, l'islam e le
"province meridionali".
In un eccesso di democrazia, il re propone di consultare
se stesso, ovvero di sentire il parere del Consiglio consultivo per gli Affari
Sahariani, da lui stesso nominato.
Concluso il gran consulto avremo quindi un bel "piano
di autonomia", dove i sahraui non devono metter lingua. Il ragionamento
del re del resto non fa una grinza: la comunità internazionale vuole una
"soluzione politica", ecco quindi la proposta del re. Di che
cos'altro si vuole rimproverarlo adesso? Nulla poverino, si è solo dimenticato
di un paio di piccoli particolari.
Le Nazioni Unite hanno sempre reiterato il diritto
all'autodeterminazione del Sahara Occidentale, a partire dalla sentenza della
Corte internazionale dell'Aia che il 15 ottobre
Un piano di pace, con un periodo di autonomia, è stato
presentato dall'Onu nel 2003, accettato dal Polisario e rifiutato dal Marocco.
Prevede che, alla fine di cinque anni di autonomia, la popolazione del Sahara
Occidentale, 84.000 sahraui e circa 200.000 coloni marocchini possano votare,
con precise garanzie internazionali, per scegliere tra l'indipendenza,
l'autonomia o l'integrazione pura e semplice nel Marocco. Alcune associazioni
democratiche marocchine spiegano il rifiuto incomprensibile di Mohammed VI con
il suo terrore di vedere i marocchini poter votare per la prima volta nella
storia del regno in modo del tutto libero, e pertanto poter scegliere di
costituire insieme ai sahraui uno Stato democratico.
Si capisce ora perché gli appelli al "dialogo"
da parte del re sono pura diversione. Il piatto della monarchia è, ancora una
volta, vuoto. Sono invece ancora piene
le carceri marocchine dei maggiori attivisti sahraui, malgrado la liberazione
di alcuni di loro. Mancano ancora all'appello oltre 500 scomparsi e 150
prigionieri di guerra di cui il Marocco rifiuta di dare notizie.
Lettere:
Aichatou Ramdan,
esiliata politica a Madrid (Spagna),moglie dell'attivista per i diritti umani e sindacalista Alì
in occasione della giornata mondiale della donna,
8 marzo 2006.
In occasione della giornata
mondiale della donna, 8 marzo 2006, io
saluto la lotta e i sacrifici del
movimento femminile mondiale e considero di grande valore il sostegno che esso
mi ha dato, così come quello delle organizzazioni per i diritti umani e delle forze democratiche, delle istituzioni
governative e parlamentari, dei mezzi di informazione, degli intellettuali, dei
giornalisti, degli scrittori, degli
artisti.
Ringrazio tutti per l'appoggio e per la partecipazione attiva che
mi hanno offerto nel rivelare il crimine di stupro di cui sono stata vittima da
parte di membri dei servizi segreti marocchini, la DST (Sécurité Territoriale,
Marocaine).
Ringrazio anche il giornale
spagnolo El Mundo che ha pubblicato un riassunto della mia testimonianza e
delle mie sofferenze, redatto dal noto giornalista marocchino Alì Lemrabet.
Nell'agosto 2002 mio marito fu arrestato a
Rabat con l'accusa di appartenere all'organizzazione del Polisario nei
territori Occupati e nel Sud del Marocco. Questo accadde dopo che era stato
licenziato dal suo lavoro per non essersi arreso ai tentativi di trasferimento
nel nord del paese, allontanandolo così da Assa, suo luogo di lavoro. Questa
situazione fu la ragione per cui sia io che mia figlia di due anni,
cominciassimo un calvario di sofferenze, da un lato per poter sopravvivere noi stesse, da un
altro per poter accudire nel possibile alle molteplici necessità di mio marito
in carcere. Da lì sono cominciate le continue persecuzioni della polizia
segreta marocchina che sorvegliava i miei movimenti, specialmente quando mi
recavo nelle diverse prigioni del nord ( Enezgane, Salé, Ait Melloul) nelle
quali trasferivano continuamente mio marito. Dapprima tentarono di convincermi
di dar loro informazioni sulle attività di
Visto l'insuccesso di quelle
manovre davanti al mio ferreo rifiuto, la DST passò ad un altro piano, con la
vigliaccheria che la caratterizza.
Nel giugno 2003, mentre tornavamo
dalla visita a mio marito che era nel carcere di Ait Melloul, un'auto ci tagliò
la strada e i suoi occupanti, tre agenti in borghese del suddetto corpo di polizia
segreta, ci forzarono a salire in macchina, incuranti dei miei gridi di aiuto e
del pianto disperato della mia piccola che purtroppo non attirarono
l'attenzione di alcuno. Fui presa dal terrore soprattutto poiché non sapevo
quale sarebbe stato il nostro destino. Dopo un breve e terrificante
percorso di una mezz'ora ci trovammo in un luogo sconosciuto, di
fronte a un gruppo di agenti della DST , tra i quali potei riconoscere
·
Embarek Arsalan, responsabile dei servizi segreti
della zona che va da Agadir a Dakhla,
·
Brahim
·
Attayar Mohamed responsabile sempre dei servizi
segreti ad Agadir.
Cominciarono ad interrogarmi dettagliatamente
soprattutto sulle relazioni con mio marito e sulla nostra vita. Mi fecero
domande molto volgari sulla nostra vita sessuale e sulle relazioni e grado di
intimità che mio marito aveva con i membri della sua famiglia e con gli amici .
Mi sottoposero un elenco di nomi di compagni di mio marito e mi interrogarono a
fondo su ognuno di loro. Poi passarono a chiedermi sui vari scioperi della fame
fatti da mio marito, sulle sue relazioni con il Polisario, sui suoi mezzi
economici, ecc. Se talvolta tentavo di eludere le loro domande minacciavano di uccidere mia figlia.
Successivamente mi spogliarono
completamente e mi violarono l'uno dopo l'altro e infine mi urinarono addosso.
Mi fecero cose che non ho il coraggio di riferire. Misero in atto ogni metodo
più degradante per la persona umana. Mi umiliarono profondamente. Mi
insultarono con le parole più volgari. Non risparmiarono nulla che potesse
distruggere il mio morale. Tentarono di costringermi a seguire un lurido piano
per incastrare i compagni di mio marito in una relazione sessuale con me in
modo da poterli poi mettere in carcere con l'accusa di immoralità. Si
riferivano ai compagni Mohamed Mutawakil e Hussein Lidri che attualmente stanno
nel Carcel Negro di El Ayoun. Volevano in quel momento, dopo averli arrestati,
portarli davanti al giudice con l'accusa di "prostituirmi" in modo da
distruggere l'amicizia tra loro e mio marito, cosa che non avrebbero potuto ottenere altrimenti.
L'odio che essi avevano nei miei riguardi era una vendetta cieca sulla mia
persona, ma il loro obiettivo era mio marito, perché difendeva in modo aperto
una opinione politica contraria alla posizione ufficiale del regime marocchino
sul problema del Sahara Occidentale.
Ho vissuto da allora in un vero
terrore, conseguente a ciò che avevo subito ed ho vissuto in una situazione
psicologica anormale per la quale dovetti essere ricoverata in ospedale per un
certo periodo. Non bastò loro la tortura psicologica per il crimine peggiore
che può subire una donna, lo stupro. Tentarono successivamente, per mezzo dei
loro canali e di intermediari di diffamarmi e sporcare la mia immagine e quella
di mio marito.
Dopo la scarcerazione di mio
marito dalla sua 4a detenzione insieme ad altri 23 detenuti politici,
all'inizio del 2004, ho tentato di raggiungere l'Europa attraverso la
Mauritania per denunciare ciò che avevo subito, ma molte difficoltà hanno
impedito al momento quel progetto, che poi ho potuto realizzare.
La mia vicissitudine non è la
prima per il Marocco, perché altre donne prima di me hanno denunciato con
testimonianze drammatiche tali violenze criminali. Ci sono centinaia di sahraui
che hanno vissuto e sofferto situazioni anche peggiori della mia, marcati per
sempre da metodi di tortura praticati dal governo marocchino, tali da infondere
terrore nella società ed impedire la loro denuncia così da restare occultati per sempre.
Non si può valutare la
conseguenza per ciò che ho sofferto a livello psicologico, fisico e familiare,
e la sua influenza su mia figlia, quando, crescendo, la sua età le permetterà
di capire ciò che realmente mi è successo.
Così sono stata obbligata a rifugiarmi in Spagna
insieme con mia figlia, sfuggendo alle persecuzioni e alla vendetta. Ma è
chiaro che mio marito era l'obiettivo di tutto ciò che ho vissuto, poiché io
sono una semplice donna di casa e in quel momento non avevo alcuna attività
politica manifesta di alcun tipo.
Non è stata sufficiente alle
autorità marocchine la distruzione della
nostra famiglia. Ora hanno di nuovo imprigionato mio marito e gli hanno fatto
alcune iniezioni le cui conseguenze sta ancora soffrendo. Hanno anche tentato
di internarlo in un ospedale psichiatrico a Inezgane. Hanno minacciato di
espellerlo all'estero. Hanno cercato di eliminarlo fisicamente nel 2003, quando
stava nel carcere di Salè, per mezzo di un marocchino detenuto per reati
comuni. E' possibile che riusciranno a combinare cose peggiori.
Per ultimo, voglio rinnovare il
mio ringraziamento a tutti coloro che hanno espresso la loro solidarietà nei
miei riguardi. Voglio anche sollecitare tutti i democratici del mondo che mi
appoggino per portare questi delinquenti
responsabili del crimine davanti alla giustizia.
Annuncio che farò uno sciopero della fame di 24 ore il giorno 8
marzo, per protestare e denunciare ciò che ho sofferto, così come tutte le
violazioni dei diritti umani praticati dal Marocco nel Sahara Occidentale.
Aichatu Ramdan Chafia,
N.B.
·
Embarek Arsalan, torturatore, responsabile delle
torture inflitte a molti sahraui nei centri segreti marocchini.
·
Mohamed Ettayar, commissario, ha lavorato a
Rabat, El Ayoun e attualmente ad Agadir, laureato in legge, cominciò a lavorare all'inizio degli anni 90 nei servizi
della DST; era cognato dell'ex-direttore della Sicurezza marocchina, Hafid
Benhachen; è attualmente sposato con la figlia del presidente del consiglio
provinciale di Assa. Era incaricato di seguire la pratica di Alì
·
Brahim
Articoli :
Il Manifesto 3
Marzo 2006: SAHARA OCCIDENTALE .
Se anche la pioggia se la prende con i profughi
Dopo le alluvioni di due settimane fa, la situazione nei campi di Tindouf resta
disastrosa
CAMPI DI TINDOUF L'alluvione che
si è abbattuta due settimane fa sugli accampamenti Sahraui ha profondamente
sconvolto la già precaria vita dei rifugiati. Le casupole di argilla secca, che
erano uno dei pochi segni di normalità nella difficilissima condizione in cui
vivono i profughi di questa guerra dimenticata, sono state letteralmente
sciolte dalla pioggia. Da trenta anni i rifugiati Sahraui sono abbandonati
nell'aspro deserto dell'Hammada in attesa che un referendum di
autodeterminazione ponga fine alle travagliate vicende dell'ex-colonia spagnola
del Sahara occidentale, occupata dal Marocco dopo la morte di Francisco Franco,
nel 1975.Jadietu ci offre il poco tè che le è rimasto nella tenda di fortuna in
cui vive con la sua famiglia. Suo figlio Ali, un giovane 21enne che conosce la
sua patria solo dai racconti, ci parla di come hanno perso tutto: «Mentre
stavamo dormendo ha cominciato a piovere molto forte. Mi sono svegliato e ho
visto che l'acqua filtrava dal tetto, allora ho chiamato mia madre e mio
fratello Mohamed e siamo usciti di corsa. Non abbiamo potuto prendere nulla con
noi, né vestiti né coperte».Ci porta nel posto dove era costruita
Il governatore di Auserd, la provincia più colpita, prova a tracciare un
bilancio: «Fortunatamente non ci sono stati morti ma i danni materiali sono
ingenti. Le case continuano a cadere e questo ci impedisce di fare un bilancio
definitivo, riteniamo però che oltre il 53% degli edifici sia stato distrutto.
Faremo in modo di ripristinare l'agibilità delle strutture pubbliche ma molto
dipenderà dagli aiuti internazionali».Anche a Smara la situazione è desolante:
quella che era la provincia più urbanizzata e popolosa, con costruzioni fitte,
sembra una città fantasma. La popolazione si è spostata con le tende sui
rilievi circostanti, dove l'acqua non potrà più arrivare.A Rabouni, sede del
governo della Rasd, i danni si sono fatti sentire di meno ma anche la residenza
del presidente Abdelaziz mostra i segni del passaggio delle intemperie. «La
nostra prima reazione - dice il presidente durante l'incontro con i
partecipanti di un volo di solidarietà partito dalla Toscana - è stata quella
di mobilitare tutte le forze disponibili per evitare gli effetti più disastrosi
della catastrofe. Non dobbiamo però dimenticarci che in questi giorni è il
trentesimo anniversario della fondazione della Repubblica araba Sahraui
democratica e che quindi per noi sono anche giorni di festa, anche se mitigati
dal dolore della tragedia che stiamo attraversando».
Ad aprile l'Onu tornerà a riunirsi per discutere della questione del Sahara
Occidentale: forse neanche questa occasione segnerà una svolta definitiva nel
complesso problema che divide il Maghreb ma i Sahraui sono più che mai
determinati ad andare avanti nella loro lotta per l'autodeterminazione.
-
Liberazione. 6 marzo 2005. Al via
Carlo Maria Miele.
**«I Sahraui vivono divisi tra
gli accampamenti dei rifugiati e quelli che noi chiamiamo territori occupati. A
separarli c'è uno dei muri più lunghi del mondo, di circa
Qual è il vero ostacolo al
raggiungimento di una soluzione per il vostro popolo?Il vero ostacolo è il Marocco. A Rabat in realtà va bene la
situazione attuale, né pace, né guerra. Non abbiamo la pace perché non
intendiamo accettare questa situazione, e non abbiamo la guerra perché dal 1991
abbiamo deciso di mettere da parte la lotta armata. Di fatto, i Sahraui sono
lontani dalla propria terra e per il Marocco non costituiscono un problema
reale da affrontare. Rabat non vuole una soluzione. Propone un’integrazione, la
creazione di uno stato autonomo per i sahraui all’interno del territorio
marocchino, che è del tutto inaccettabile, visto che il Marocco è uno stato
feudale a tutti gli effetti e non può rivendicare il processo democratico
dell’Algeria, che pure è diretta verso l’approvazione di un codice civile. I
Sahraui - rispetto ad altri popoli che hanno scelto forme di lotta più dure -
rivendicano una scarsa visibilità all’estero. Cosa pensate dell’atteggiamento
della comunità internazionale e, in particolare, della Ue?Nell’Unione
europea prevale l’opinione della Francia, completamente schierata sulla linea
politica del Marocco. Anche la Spagna di Zapatero su questo punto è favorevole
alla politica marocchina. Ma Bruxelles è anche condizionata dall’idea,
assolutamente erronea, che un Sahara occidentale indipendente possa
rappresentare un fattore di instabilità nel futuro del Marocco.A febbraio
il Sahara occidentale ha avuto a che fare anche con una serie di disastrose
alluvioni, che hanno creato gravi danni. Qual è la situazione attuale? Dopo
la recente alluvione, la gente si sente un po’ persa. Negli accampamenti in
mezzo al deserto in questi trenta anni abbiamo cercato di creare delle
istituzioni, di offrire servizi alle popolazioni rifugiate, facendo sforzi
enormi e sottraendo anche cibo per l’alimentazione. Si tratta di territori che
i saharawi sperano di abbandonare per poter tornare nella propria terra, ma ci
sono scuole, ospedali, centri culturali necessari per la popolazione locale.
Questi edifici sono stati completamente rasi al suolo dalle inondazioni anomale
di febbraio. Le immagini che ci sono arrivate sono impressionanti.La
scorsa estate il popolo Sahraui ha iniziato una campagna non violenta per
ottenere il riconoscimento dei propri diritti, a cui ha fatto seguito una dura
repressione da parte delle autorità marocchine.L’intifada del popolo
saharawi dura da omai due anni ed è costata già 36 prigionieri politici messi
in galera solo per avere manifestato in maniera pacifica. Da quel momento sono
in attesa di processo, ma le autorità non intendono portarli in aula per paura
della reazione popolare. Di recente l’Alto comitato per i rifugiati ha
annunciato un brusco taglio degli stanziamenti a favore dei Sahraui. La Ue ha
vincolato la gestione dei propri fondi alla gestione delle ong europee, piuttosto
che della locale Mezza luna Sahraui. Di fronte situazione internazionale per
nulla favorevole, qual è la vostra aspettativa?Noi confidiamo che la
comunità internazionale faccia pressioni sul Marocco perché accetti quelle che
sono le risoluzioni delle Nazioni Unite, che ci sia un referendum che faccia
giustizia, e che non venga invece abbandonato il campo, creando l’alibi per la
nascita di qualsiasi tipo di organizzazioni estremiste. Noi abbiamo accettato
anche l’inaccettabile come
Il
messaggio è pronto per l'invio con i seguenti file o collegamenti allegati:
Saharawi 1 Mail0008 - Saharawi 2 Mail0007
Quotidiano spagnolo ABC. El Mundo. 22
marzo 2006.
**Rabat
controlla da 30 anni l'ex-colonia spagnola ma solo come potenza occupante,
secondo la legalità internazionale", ha scritto mercoledì il quotidiano
spagnolo ABC parlando della visita dal re del Marocco Mohamed VI nei territori
occupati del Sahara occidentale, mettendo l'accento sull'assenza di
spontaneità nell'accoglienza riservata al sovrano. Un'accoglienza al quale
erano quasi esclusivamente presenti i marocchini, alcuni dei quali hanno
diffidato i giornalisti a non fare foto delle manifestazioni che dessero
l'impressione di non essere spontanee. Dietro l'immagine di
celebrazioni "festose" che le autorità vogliono trasmettere c’è la
realtà cruda che segna la vita quotidiana della città da quando, dieci mesi fa,
è esplosa l'intifada sahraui.. "Non sei il benvenuto figlio di colui che
ha distrutto i Sahraouis“, ”‘'Mohamed Abdelaziz (Presidente della RASD), è il
nostro leader"," Bambino di Rabat, non assaggerai il riposo sulla
terra dei Sahraouis", sono alcuni delle parole d’ordine dei
volantini circolati nei quartieri di El Aaiun che rispecchiano lo stato
d'animo della popolazione sahraui. Secondo la testimonianza del giornalista, la
capitale della vecchia colonia spagnola si è svegliata ieri (martedì),
assediata da migliaia di agenti delle forze di sicurezza. Quasi tutti i negozi
erano chiusi su ordine dei temuti gruppi urbani di sicurezza (GUS), ha
precisato. Il quotidiano scrive che il Governo marocchino si è mostrato
sorpreso dal fatto che i media spagnoli affermino che il re del Marocco ha
iniziato la sua visita senza annunciarla prima. Secondo il Governo marocchino
il sovrano non ha l’abitudine di annunciare i suoi spostamenti interni.
Tuttavia per i media spagnoli e per la maggioranza della comunità
internazionale, Mohamed VI si trova in questi giorni fuori da quello che è
considerato ufficialmente come il suo regno, osserva il giornale. Rabat
controllo da 30 anni l'ex-colonia spagnola ma solamente in quanto forza
occupante e, sebbene il Governo spagnolo lo neghi, la potenza
amministrante continua ad essere
Il quotidiano El Mundo
parlando dell’accoglienza a Mohamed VI a El Ayoun, presentata dall'agenzia
di stampa marocchino MAP come " molto calorosa" scrive che la realtà
è un’altra. Oggi, su circa 350.000 abitanti della capitale del Sahara
occidentale, solo un terzo è Sahraui. Il resto è originario del Marocco e segue
le direttive date loro dalla municipalità, ha affermato El Mundo. Secondo
notizie raccolte dall'inviato speciale del giornale, le autorità marocchine
hanno chiesto a tutti i funzionari e impiegati dello stato di portare le loro
famiglie nelle strade per accogliere il re. Coi Sahrawi, il metodo adottato è
stato diverso: il ricatto economico, nei confronti delle famiglie bisognose, le
persecuzioni e gli arresti degli attivisti dei diritti umani, ha precisato.
Molti giornali spagnoli avevano denunciato la repressione preventiva alla
visita del re Mohamed VI, mettendo l'accento sulla campagna di repressione che
ha preceduto la visita del re del Marocco un territorio su cui, il Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite non ha riconosciuto a Rabat lo status di
potenza amministrante e di cui continua a esigere l'autodeterminazione.
Rievocando l'accoglienza riservata al re Mohamed VI al suo arrivo, lunedì, ad
El Aaiun, il quotidiano ABC ha scritto che molti di quelli che erano in strada
ieri sono coloni venuti dal Marocco al Sahara occidentale in questi
ultimi 30 anni o i loro discendenti. In dispetto delle" pressioni"
esercitate dalle autorità di occupazione marocchina di cui sono stato
testimoni, un numero importante di abitanti ha preferito restare in casa. Sono
le migliaia di Sahraouis che, malgrado gli anni, continuano a non riconoscere
l'autorità del Marocco e lottano per il referendum di autodeterminazione,
scrive ABC .
El Mundo 21 marzo 2006. ALÍ
LEMRABET. Inviato speciale
Mohamed
VI arriva ad El Ayoun città assediata da poliziotti e militari
**Bandiere.
Migliaia di bandiere. Come durante le festività religiose o nazionali,
un'infinità di insegne marocchine sventolano a El Ayoun, la capitale del Sahara Occidentale, colorando
la città di rosso. Gli edifici pubblici sul percorso del corteo reale sono
pieni di centinaia di bandiere rosse e decine di camioncini e furgoncini
affollati di giovani entusiasti che urlano "Acha il malik"! , (Viva
il re) , e "Il Sahara è marocchino", attraversano a tuta
velocità la città sotto lo sguardo benevolo dei poliziotti incaricati del
traffico.
A prima vista, la popolazione di
El Ayoun sembra euforica per l'imminente arrivo del re Mohamed VI. Ma è solo
apparenza, non è così. “Hai visto l'aspetto fisico di quella gente? ",
chiede Mohamed Uld Guey, un giovane sahraui avvolto nella sua darraa
tradizionale. "Non sono di qui, sono del nord", gli risponde il suo
accompagnatore. Quelli del nord sono marocchini, chiamati anche coloni da una
parte della popolazione locale. Uld Guey vuole essere più esplicito:
"I veri sahraui non escono in strada, preferiscono rimanere nelle loro
case", ribadisce al reporter.
La cosa certa è che, ieri, El
Ayoun era letteralmente presa d’assalto dalle forze dell'ordine marocchine. Sia
dai GUS (Gruppi Urbani di Sicurezza), che dalla gendarmeria reale che dai
battaglioni dell'Esercito che con i veicoli verde chiaro sono perfettamente
riconoscibili.
Negli hotel non c’erano stanze
libere e molte case private sono state affittate o requisite dalle autorità per
ospitare centinaia di membri delle forze dell'ordine portati dagli angoli
più remoti del Marocco. Secondo le poche informazioni che circolano, dopo avere
visitato El Ayoun, Mohamed VI ha l'intenzione di andare nella piccola città
atlantica di Capo Boujdour dove resterà fino a giovedì o venerdì. Dopo, ma non
si sa esattamente dove, il re pronuncerà un discorso alla nazione che alcuni
responsabili della Wilaya (Delegazione del Governo) definiscono già storico. Si
dice che Mohamed farà alcuni riferimenti alla proposta di autonomia per il
Sahara che il Marocco presenterà all'ONU in aprile prossimo, ma senza entrare
nei dettagli.
Hammoud Iguilid, presidente della sezione locale dell'AMDH,
un'associazione dei diritti umani, non vuole parlare per telefono. "Non so con chi sto parlando, e preferisco
vedere in faccia il mio interlocutore”, si scusa prima di
riappendere il telefono. Non gli interessa parlare “della ipotetica autonomia del Sahara o di quello che possono offrirci,
poiché qui abbiamo un altro tipo di problema". Ha motivi validi
per esprimersi così. Sabato scorso è stato arrestato da una pattuglia dei GUS.
I poliziotti lo hanno bastonato nel furgoncino prima di portarlo al
commissariato. Nonostante ciò dice di essere stato fortunato poiché in
questura lo hanno "solamente"
insultato e minacciato di una condanna a cinque anni di prigione per avere
diffuso "false informazioni"
sulla situazione dei diritti umani. Alla fine, è stato liberato, ma il suo
accompagnatore, El Mah Haiba, è
stato portato a Tan Tan, a circa
La paura di tumulti nelle strade
durante la visita del re ha portato le autorità marocchine ad operare una
repressione preventiva contro tutti quei sahraui che hanno influenza
sulla popolazione.
Iguilid assicura che alcuni suoi
compagni sono stati deportati alla periferia di El Ayoun senza alcuna
spiegazione con il divieto di tornare in città per alcuni giorni, e che il
quartiere di Maatallah, teatro di duri scontri tra gli abitanti e le forze
dell'ordine nel 2005, è stato in parte svuotato dai suoi abitanti. "Molti residenti hanno dovuto abbandonare le
loro case o chiudersi dentro perché la polizia li ha minacciati di dure rappresaglie
se osavano protestare", dice al telefono un'abitante di
Maatallah.
Non molto lontano, due licei,
Msala e Lisan Eddine, sono letteralmente occupati dalla polizia. Agenti
dell'ordine mascherati da professori o da impiegati fingono di amministrarle.
Lo scorso febbraio, queste due
scuole sono state al centro di una piccola guerra civile tra alunni sahraui ed
i loro colleghi marocchini che è stata sul punto di allargarsi al resto della
città.
Oggi, in un discreto appartamento
nel centro di El Ayoun, i sahraui, che avevano appeso alcune bandiere del
Fronte Polisario sui tetti degli edifici scolastici, accusano la polizia di
avere incitato i loro compagni marocchini a frustarli.
Un responsabile della sezione
locale della Forum Giustizia e Verità, un'altra associazione di diritti umani,
che opera nel Sahara da più di 15 anni, conferma questa versione senza dare
tutta la colpa agli alunni marocchini. "Gli indipendentisti ogni tanto provocano con le loro bandiere del
Polisario e i loro slogan, ma non utilizzano
In mezzo a questa tensione, non
mancano informazioni promettenti. Alcuni militanti dei diritti umani, tanto
dell'AMDH come del FVJ, credono che il re Mohamed VI farà un gesto di clemenza
verso i carcerati politici sahraui sparsi nelle prigioni del Sahara e del
Marocco.
Secondo gli ultimi dati, sono 69
i carcerati sahraui nella Prigione Nera di El Ayoun. Tra essi 20 non sono
stati ancora giudicati .Altri 16 carcerati politici sahraui sono confinati nei
centri penitenziari di Smara, Inezgane, Ait Melloul, Tiznit, Kalaat Mguna.
Il venerdì di Repubblica. 24 marzo 2006.
E dopo trent’anni di guerra sul popolo del deserto piomba anche
l’alluvione. Paola Coppola.
l'Unità 26 Marzo 06: Sahara Occidentale il Marocco apre a metà
Re
Mohamed VI dice sì all'autonomia ma gela gli indipendentisti: "Non cederò
un granello di sabbia"
Leonardo Sacchetti
**Ampia autonomia all'interno del
Regno del Marocco. Con questa formula, il re Mohamed VI ha concluso la sua
visita nelle province del Sahara Occidentale che, per il sovrano marocchino,
appartengono al suo regno ma che per i sahraui sono la loro terra, una patria
negata da sempre, e che dal 1975 (anno di passaggio dal colonialismo spagnolo a
quello marocchino) richiedono a gran voce dopo la rinuncia alla lotta armata.
Un braccio di ferro che il re marocchino ha definito "artificiale".
La proposta di Mohamed VI è arrivata ieri da El Ayoun (capitale della regione),
durante la cerimonia per la nomina dei membri del Consiglio Reale Consultivo
per gli Affari Sahraui, un organismo che - nelle idee di Rabat - dovrebbe
mediare tra le spinte ultra-nazionaliste di alcuni partiti marocchini
("Non cederemo nemmeno un granello di sabbia del Sahara Occidentale")
e quelle indipendentiste del Fronte Polisario. "Occorre arrivare a una
soluzione politica negoziata - ha dichiarato Mohamed VI- e accettata da tutti,
per porre fine questo contenzioso artificiale, all'interno della sovranità del
Regno".
In realtà, questa proposta non è nuova, ma arriva in un momento in cui la
questione del Sahara Occidentale ha raggiunto un punto di non ritorno. A
livello diplomatico, il Marocco appare sempre più isolato nelle Nazioni Unite,
rispetto anche agli altri paesi africani. A livello sociale, poi, la condizione
dei profughi sahraui in Algeria Si è fatta ancor più tragica e precaria dopo la
violenta alluvione dei primi giorni di febbraio. Le tendopoli sahraui in
Algeria si sono trasformate in paludi, riducendo le celebrazioni previste dal
Fronte Polisario per celebrare, il 25 febbraio, i 30 anni dalla fondazione
della Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd). La proposta di Mohamed VI
appare così come una mano tesa verso l'Unione Africana e l'Onu, con il
Polisario che l'ha gia bocciata. Ma la situazione che si vive nelle tendopoli,
potrebbe spingere l'Algeria e il Sud Africa (grande mediatore con Rabat) a dare
una chance a Mohamed VI. E' dal 1991 che l'Onu richiede a Rabat lo svolgimento
di un referendum che permetta di dipanare la crisi sahraui. Ma per il re
marocchino, la nuova proposta è una risposta "all'impossibilità,
confermata all' Onu, di applicare tale proposta". Appena poche ore prima
delle dichiarazioni del regnante del Marocco, il presidenti di Algeria e Sud
Africa, Abdelaziz Bouteflika e Thabo Mbeki, avevano richiesto a Mohamed VI
"il rispetto all'autodeterminazione per i sahraui, come chiave di svolta
per qualsiasi soluzione del conflitto di decolonizzazione". La risposta di
Rabat non si è fatta attendere, ma potrebbe essere una timida occasione per
accelerare il contenzioso su queste terre ricche di fosfati, petrolio e di
pesce nelle sue acque costiere.
Se Mohamed VI ha ripetuto l'impossibilità del suo regno a privarsi dei
"territori marocchini meridionali", il Fronte Polisario sembra in
difficoltà a tenere a bada le sempre più vigorose proteste dei sahraui contro
le ripetute chiusure di Rabat. Ma anche la politica marocchina stà attraversando
un periodo turbolento: se è vero quel che dicono i sondaggi, la possibilità di
un voto democratico in Marocco porterebbe al potere i gruppi islamici più
radicali. Mohamed VI potrebbe cosi voler giocare la partita del Sahara
Occidentale proprio per recuperare credibilità politica sia a livello nazionale
che agli occhi delle Nazioni Unite.
Repubblica
26 Marzo 06
Dopo 30 anni il re Mohamed VI nega
l'indipendenza al Fronte Polisario. Il
Marocco e la guerra del deserto "Sahara autonomo ma resta nostro"Alessandro Oppes
**MADRID
-Autonomia si indipendenza no. Ci si aspettava una proposta, un'idea nuova
dalla visita che il re del Marocco Mohamed VI ha compiuto in questi giorni nel
Sahara Occidentale. Ma,tra dichiarazioni infarcite di retorica patriottica
l'erede di Hassan II ha confermato che l'unica possibile soluzione politica
negoziata al conflitto che dura da trent'anni deve passare attraverso
l'accettazione "di un'autonomia nel quadro della sovranità del
Regno". Il monarca alawita lo chiama in modo sprezzante "contenzioso
artificiale", ma neppure i più accalorati dirigenti del Fronte Polisario
trovano argomenti per contraddirlo quando sostiene che "si è dimostrata
l'impossibilità di applicare " il piano delle Nazioni Unite che -
elaborato nel 1990 e accettato dalle due parti prevedeva la celebrazione di un
referendum sull'autodeterminazione. Come gesto di buona volontà, il re ha
annunciato nell'ultima giornata della sua visita a El Aaiun, capitale dell'ex
colonia spagnola, la concessione dell'indulto a 216 prigionieri saharawi, tra i
quali i trenta attivisti arrestati nel giugno scorso durante le manifestazioni
indipendentistiche. Ma le prime reazioni alla nuova proposta di Mohammed VI non
sono esattamente concilianti. In una dichiarazione comune, i presidenti di
Algeria e Sudafrica, Abdelaziz Buteflikae Thabo Mbek hanno ripetuto che 1'
autodeterminazione è "1'elemento chiave per qualunque soluzione"al
conflitto del Sahara 0ccidentale.
Gli Stati Uniti mantengono una
posizione prudente, invitando alla ricerca di una "soluzione
realistica" nell'ambito delle Nazioni Unite. In realtà, negli ultimi
quindici anni, l'unico successo che l'Onu può legittimamente vantare e quello
di aver garantito il rispetto del cessate il fuoco, attraverso la missione
Minurso, sulla cui proroga si dovrà pronunciare in aprile il Consiglio di
sicurezza. In quell' occasione, però, non verrà ancora presa in considerazione
la proposta di soluzione al conflitto annunciata dal sovrano marocchino perché,
secondo quanto ammettono fonti di Rabat, non è stata ancora elaborata nei
dettagli.
L'ultimo progetto sostenuto
dall'Onu, conosciuto come Piano Baker II (perché opera dell'ex segretario di
Stato Usa James Baker, che fu anche rappresentante personale del segretario
generale delle Nazioni Unite per il Sahara) prevedeva la celebrazione di un
referendum sull'autodeterminazione dopo un periodo transitorio di autonomia di
cinque anni. Ma organizzare questa consulta elettorale si è rivelata fino ad
ora una missione impossibile. Lo scoglio più grosso è quello del censo dei
votanti, perché Rabat esige che venga riconosciuto anche ai marocchini
installati nella zona il diritto a esprimersi.
Il problema è che la popolazione sahraui
è ormai diventata minoritaria, perchè la monarchia alauita e riuscita a portare
a compimento, negli ultimi trent'anni, un'efficace politica di occupazione del
territorio.
Dal 1975, quando re Hassan II
decise di avviare in maniera clamorosa questa occupazione territoriale
attraverso la Marcia Verde, la Spagna ha sempre affrontato con un certo
imbarazzo la crisi del Sahara occidentale. Quando Madrid decise di avviare il
processo di decolonizzazione, Francisco Franco era agonizzante. Alla morte del
Caudillo, le truppe spagnole abbandonarono la zona e l'impegno alla celebrazione
di un referendum assunto con l'Onu venne di fatto reso nullo dall'invasione
marocchina. In questi decenni, tutti i governi spagnoli hanno sempre appoggiato
la linea delle Nazioni Unite. Anche il governo Zapatero si è impegnato a
compiere uno sforzo negoziale per risolvere il conflitto, ma la sua politica di
riavvicinamento al Marocco (doverosa dopo il lungo "gelo" tra Aznar e
Mohammed VI) ha provocato dure critiche da parte del Fronte Polisario, che
accusa la Moncloa di cedere all'arroganza di Rabat.
Liberazione
26 Marzo 06. Sahara Occidentale. Il Re del Marocco per autonomia, ma contro Onu.
**Il re del Marocco,
Mohamed VI, ieri durante la sua visita nei territori occupati del Sahara
Occidentale ha lanciato il suo «appello ai figli delle terre del Sud» per una
«riflessione» su una proposta di «autonomia». Sotto la «sovranità» marocchina,
però, e senza cedere «un solo grano di sabbia» al movimento sahraui del Fronte
Polisario; ma, soprattutto, ai piani di pace dell’Onu. Premessa dell’annuncio
del re, infatti, è la dichiarazione che sarebbe «inapplicabile» il previsto
processo democratico di autodeterminazione sulle cui (sin qui negate)
condizioni di realizzazione - oltre che sul cessate il fuoco sottoscritto nel
1991 da Marocco e Polisario -vigila la missione delle Nazioni Unite per l
Sahara Occidentale (Minurso): il cui mandato scade ad aprile, quando il
Consiglio di Sicurezza voterà il rinnovo. Mohamed VI vorrebbe presentare in
quella sede la sua proposta di «autonomia», peraltro non ancora illustrata ma fatta
già approvare preventivamente dai partiti del Parlamento marocchino.
La Stampa 26
Marzo 2006.Marocco. Per contrastare gli indipendentisti. Autonomia del Sahara
Maometto VI
**Il giovane sovrano del Marocco
avanza a grandi falcate, infrange un tabù dopo l'altro. Dopo aver scoperchiato
la verità sulle vittime degli anni di ferro del padre ora affronta il nodo
intricato del Sahara occidentale, l'ex colonia spagnola che Rabat ha inglobato
trionfalmente trenta anni fa. Terra ricca. di fosfati e, pare, di petrolio. Ma
anche di guerriglieri del Polisario che si sono battuti efficacemente fino al
1991, anno del cessate il fuoco sotto la mediazione dell'Onu. Da allora la
provincia è diventata un rompicapo irrisolvibile della diplomazia
internazionale.Le nuove mosse di Maometto sesto sono, è chiaro, una grande
operazione di seduzione verso le popolazioni sahraouis e verso le Nazioni Unite
che invano chiedono un referendum sulla autodeterminazione. Ma è comunque un
passo importante che rimette in movimento i negoziati. Il re dopo una visita di
sei giorni nella provincia, dove ha simbolicamente fatto tappa a Maatallah, un
sobborgo della capitale El Ayoun considerato un bastione del movimento
indipendentista Polisario, ha invitato i notabili a elaborare un progetto per
l'autonomia che il re conta poi di sottoporre all'Onu. Non è certo
l'indipendenza richiesta dal movimento di liberazione. Anzi, il re ha ribadito
che "non cederemo un solo pollice, un solo granello di sabbia del nostro
amato Sahara. Questa è la più bella espressione della nostra fedeltà al patto
di alleanza tra trono e popolo", citando poi
Il
Messaggero. 26 Marzo2006
Il Marocco: Autonomia al Sahara Occidentale
**RABAT - Il re del Marocco, Mohamed VI,
ha rilanciato la proposta di concedere una ampia autonomia al Sahara Occidentale,
avvertendo però che il suo paese non intende cedere "un solo pollice, un
solo grano di sabbia, del nostro caro Sahara" agli indipendentisti sahraui
del Fronte Polisario. Ili sovrano ha ricordato l'ammissione fatta dall’Onu
sull'impossibilità di cercare una soluzione negoziata nella vicenda del Sahara
Occidentale, occupato dal Marocco nel 1975.
Il
sole 24 Ore. 26 Marzo 2006
Rabat "apre" al Sahara Occidentale
**RABAT .
Il re del Marocco Mohamed VI si è detto pronto ad accettare una proposta di
maggiore autonomia alla regione del Sahara Occidentale.
Il re ha chiesto al Consiglio consultivo Sahrawi di avanzare proposte sul
progetto d'autonomia del Sahara occidentale da presentare alle Nazioni Unite.
"Noi chiediamo ai nostri fedeli sudditi delle province del sud di avviare
una riflessione serena e approfondita per presentare ili proprio punto di vista
riguardo a un progetto di autonomia nel quadro della sovranità del regno, della
sua unità nazionale e della sua integrità territoriale", ha dichiarato
Mohamed VI in un discorso tenuto a El Ayoun, capoluogo del Sahara Occidentale,
e trasmesso in televisione. Il Consiglio reale consultivo per gli affari
Sahrawi (Corcas) e composto da 140 membri, tra leader di tribù e rappresentanti
di associazioni. Ieri Mohamed VI ha concesso la grazia a 216 detenuti sahrawi.
Il Marocco sostiene uno statuto che preveda "larga autonomia" per il
Sahara Occidentale nell'ambito della propria sovranità. Progetto respinto dal
Fronte Polisario, movimento indipendentista, che chiede invece l'indipendenza.
La regione è ricca di miniere di fosforo e vi sono importanti giacimenti di
petrolio e di gas.
Il Sahara Occidentale fu una colonia spagnola fino al 1975, anno in cui il
Marocco lo invase con la famosa "Marcia verde". La Spagna fu sorpresa
dall'astuzia politica marocchina e non seppe reagire in quanto, proprio in quei
giorni, il dittatore Franco stava agonizzando.
Da allora la Spagna si è impegnata per ottenere, presso le Nazioni Unite,
l'appoggio per indire un referendum. L'obiettivo è l'autonomia del Sahara
Occidentale.
- Corriere del mezzogiorno. Napoli. 28
marzo 2006.Ramondino e Martone per i
Sahraui da Natascia Festa. La scrittrice e il regista testimonial del progetto
“necessità dei volti” curato da Patricio
Esposito.
-
Per chi ne ha voglia………dalla MAP
SAHARA-MAROC-MENSONGES DU
MAKHZEN
http://www.map.ma/fr/sections/last_politique/le_reglement_de_la_q/vie
SAHARA-TERRITOIRES OCCUPES-INTIFADA
http://www.liberation.press.ma/default.asp?id=12394
http://www.liberation.press.ma/default.asp?id=12395
RASD-ANIVERSAIRE-IMPUISSANCE DU MAKHEN
http://www.aujourdhui.ma/aufildesjours-details44097.html
Tifariti : Rabat invité à plus de fermeté
http://www.albayane.ma/Detail.asp?article_id=52607
La création de la RASD est la "négation totale" du principe
d¹autodétermination
Par Ahmed Zaki."Provinces du Sud".Echec d’un "petit"
scénario
SAHARA-TERRITOIRES OCCUPES-INTIFADA-FARSE TRIBALISTE MAKHZENIENNE http://www.map.ma/fr/sections/last_politique/la_tribu_ouled_dlim/view
http://www.map.ma/fr/sections/last_politique/maroc-sahara-reactio/view
Maroc-Sahara-Réactions: L'association des tribus ‘sahraouies’
‘marocaines’en Europe dénonce les ‘agissements’ des ‘séparatistes’
Segnaliamo :
- Il libro di
Patrick Adam – De Smara à Smara. Sur
les traces de Michel Vieuchange.
- Tesi di
Università
Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Master di 2° livello in interventi
relazionali in contesti di emergenza
- 2°
lettera inviata al re del Marocco dal professore Silvio Pampiglione noto medico
e scienziato italiano, noto per la sua attività a favore dalla Pace nel mondo.
Attività :
- Roma dal 3 a1 10 marzo, organizzato
dall’ANSPS, dall’Associazione Altri Mondi, dal Fronte Polisario, con il Patrocinio del Lazio, incontri e concerti
per il popolo sahraui che da trent'anni lotta per il diritto
all’autodeterminazione e all’indipendenza dal Marocco. In tutta la provincia di
Roma si svolgeranno una serie di incontri, conferenze, proiezioni di video e
concerti. L'iniziativa nasce in concomitanza con il trentesimo anniversario
della RASD (Repubblica Araba Sahraui Democratica) proclamata il 27 febbraio 1976 dal Fronte
Polisario.
- RAI UNO trasmetterà mercoledì 8 marzo al TG 1 delle
13.30 un breve servizio sul 30° anniversario della RASD, realizzato dalla
giornalista RAI Marilù Lucrezio che, su sollecitazione dell'ANSPS presso il
Consiglio di amministrazione della RAI, ha accompagnato la delegazione italiana
a Tifariti (territori liberati) in occasione dei festeggiamenti per il 30° della RASD.
-- dopo il bel servizio sul TG 1
di mercoledì 8 marzo, Unomattina (RaiUno) trasmetterà un programma speciale di
alcuni minuti sui sahraui venerdì 10
marzo attorno alle 8.25 circa.
- Bologna Sabato 18 marzo ore 14.30 presso l'Aula delle Colonne, Istituto G.F. Minguzzi viale Pepoli n°5-Bologna, organizzata dall’Associazione
di Volontariato PSICOLOGI PER I POPOLI dell’Emilia-Romagna,
conferenza intitolata:
Il cammino
di un popolo attraverso torture, soprusi e sofferenze.
Testimonianze del popolo Sahraui,
con la partecipazione di Jacqueline
Philippe membro dell'esecutivo
del Birdhso (Bureau Internazionale per il Rispetto dei Diritti Umani nel Sahara
Occidentale) e e di
- Roma 22 e 23
marzo: 1° Summit sulle mine antipersona e degli UXO Palazzo valentini, con
la presenza di numerosi relatori, compreso di
- Bologna. 27 MARZO 2006 ore 21.00
Circolo Arci Bertolt Brecht
30 ANNI BASTANO: I DIRITTI NEGATI DEL
POPOLO SAHARAUI
vita nella
straordinaria epopea delle tendopoli in esilio….
Ne parliamo con:
Jacqueline Philippe - Birdhso Italia,
Introduce e coordina: Maurizio
Maccaferri - Arci Bologna
Napoli. 28 marzo 2006. Galleria Toledo. Teatro Stabile
d’Innovazione.
voci da terre occupate e
dall’esilio: Ascoltare sahrawi
Gli ospiti: Abdeslam Lahsen,
presidente dell’Afapredesa, Rachele Furfaro, assessore alla cultura del
comune di Napoli,
Coordinatori della serata:
Diretta telefonica e
testimonianze registrate in
collaborazione con
Aicha Chafia Ramdan (da
Madrid), moglie di
In diretta telefonica saranno
collegati con il pubblico in sala: Fatima Mahfoud (dai campi profughi sahraui
nel deserto algerino), rappresentante del Fronte Polisario in Italia, e i
coordinatori dei progetti di ricostruzione per l’emergenza alluvione.
Proiezioni fotografiche e
video:
Immagini dal Museo sahraui della
guerra, La proiezione è curata da Piero Castellano, Digisea, Sorrento.
|
Per più informazioni in italiano visitate: il nostro sito - http://www.radiokcentrale.it/du.htm
e quello di El Ouali - http://www.sahraui.org/sahraui.htm |
|
ASCOLTATE RadioForPeace Sito Web http://www.radioforpeace.info Radio
K Sat – Reg. Trib. Bologna Via
della Beverara 125m – 40131 BOLOGNA – (ITALY) Tel
- Fax +39 051 19984184 E-mail
radiorkc@iperbole.bologna.it Ricezione
del Segnale Satellitare Eutelsat
Hot BirdTM - Posizione 13°E+/- 0,1° E/W e N/S - Transponder 134 Frequenza
centrale 11199,66 Mhz (11.200 Mhz) - Polarizzazione Y verticale – Symbolrate
27500 - Modulation QPSK - FEC 5/ |
t**** Chi vuole approfondire gli argomenti
riguardanti il referendum, la situazione fra l’Algeria e il Marocco, il tema
del terrorismo nella regione, le bugie che la MAP (Agence Presse Magrebina)
diffonde, dovrebbe seguire la selezione di stampa della Revue de Presse curata
da Arso*****
Ringraziamo gli amici traduttori
volontari
La fonte ufficiale delle notizie
viene da:
Ø
Ø SPS (Sahara Presse Service) http://www.spsrasd.info
Ø
Ø
Ø
Revue de Presse Sahara
Occidental ruizmi@usc.es
http://www.sahara-libre.blogspot.com
A cura di Jacqueline Philippe
Referente dell'
e-mail:jacq.pampi@libero.it