Oltre il muro: la RASD

Violazioni dei Diritti Umani

nei Territori Occupati del Sahara Occidentale.

 

ATTUALITA' dall' 1 al 31 marzo 2006.

N°3

 

 

 

 

Aspettando Mohamed VI

El Ayoun. Territori Occupati.

 

Numerose famiglie sahraui, la cui abitazione si trovava in prossimità delle vie principali, sono state espulse dalle loro case. Gli abitanti del quartiere di Matallah sono stati cacciati via. Due licei sono completamente occupati dalle forze di polizia.

 

La TV ha comunicato alla popolazione di El Ayoun che alcune arterie cittadine sono temporaneamente interdette all'accesso per la popolazione. Le vie di comunicazione tra il Sahara Occidentale ed il Marocco sono controllate per impedire che studenti sahraui delle università marocchine raggiungano il Sahara Occidentale.

 

Una nuova campagna di terrore e di intimidazione si è scatenata: molti cittadini sahraui sono stati condotti, senza spiegazione, fuori dalla città con l'interdizione di ritornare durante parecchi giorni. Altri devono presentarsi ogni giorno al commissariato ove sono costretti a passare la notte.

 

Le autorità marocchine hanno acquistato delle migliaia di daraa e di malhfa (abiti tradizionali sahraui) che vengono distribuiti tra i coloni marocchini. Questi vengono poi trasportati ad El Ayoun, Boujdour, Dakhla e Smara  per acclamare il re travestiti da sahraui.

 

- La visite du roi Mohamed VI au Sahara Occidental:

http://www.arso.org/AARASD200306.htm

http://www.arso.org/USAppeal170306.htm

http://www.arso.org/commCan180306.htm

http://www.arso.org/asvalencia200306.htm

 http://www.arso.org/sweden220306.htm

 

Tazmamart (Marocco).

Le autorità marocchine hanno fatto radere al suolo, qualche settimana fa, i due edifici della prigione di Tazmamart, il famoso carcere segreto che è servito da bara per 30 marocchini coinvolti in due tentativi di colpo di stato nel 1971 e 1972.

 

Rabat.

Le autorità marocchine hanno annunciato che il progetto marocchino di autonomia per il Sahara occidentale sarebbe terminato per il prossimo aprile. I partiti politici sono stati convocati per il 3 marzo al Palazzo reale per consultazione. Avranno tempo fino al 30 marzo per formulare proposte.

Il partito Ennhadji Eddimocrati (La via democratica), attraverso il suo segretario nazionale, Abdallah Harrif,  ha rifiutato di partecipare a tale riunione affermando in una dichiarazione ufficiale che "la soluzione del conflitto nel Sahara Occidentale non può essere trovata che nel quadro di un referendum di autodeterminazione della popolazione sahraui, seguendo la legalità internazionale". Nel luglio scorso lo stesso partito aveva affermato che le autorità marocchine non dimostrano una reale volontà di cambiare l'attuale approccio sul Sahara Occidentale, e ostacolano la messa in opera del processo referendario preconizzato dalle Nazioni Unite.

Ennhadji Eddimocrati  ha chiesto inoltre che sia organizzata una vera conferenza nazionale sul problema del Sahara Occidentale, con la partecipazione delle autorità, degli attori politici e della società civile marocchina, insieme ai rappresentanti delle nazioni circostanti e dei militanti sahraui dei territori amministrati dal Marocco, per cercare una soluzione a questo processo di decolonizzazione che "non può essere trovata che in un quadro democratico". "La posizione d'Ennahdj Eddimocrati sul Sahara Occidentale è chiara e ben nota"  afferma il segretario generale del partito, che aveva già inviato nel luglio scorso una lettera di rifiuto alla partecipazione per un'altra riunione di partiti organizzata dal Governo  nel Palazzo Reale sull'argomento, spiegando che tale riunione era fatta per legittimare la posizione ufficiale marocchina e raccogliere l'unanimità dei partiti.

 

 

 

Inondazioni

http://www.arso.org/inondations.htm

http://www.reliefweb.int/rw/rwb.nsf/doc106?OpenForm&rc=1&cc=dza

http://www.spsrasd.info/sps-060306.html

http://www.spsrasd.info/sps-s060306.html#4

http://www.elpais.es/articulo/elpporint/20060227elpepiint_10/Tes/internacional/casas/derrumbaron/ruido/lluvia

 

1° marzo 2006.

·        Tifariti. Territori Liberati.

Il Presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ha ricevuto un messaggio di felicitazioni da parte del colonnello Ely Ould Mohamed Val, presidente del Consiglio Militare per la Giustizia e la Democrazia e capo dello stato della Mauritania, in occasione del 30° anniversario della proclamazione della RASD.

Nella stessa occasione il Presidente Abdelaziz ha ricevuto messaggi di solidarietà dal Mozambico, da parte della Segretaria del Comitato Centrale del Frelimo, per le relazioni con l'Estero, Sig.a Amelia Matos Sumbane; dal Segretario Generale del Congresso Nazionale Africano (ANC);    dall'Associazione Italiana di Solidarietà con il popolo sahraui; dalla Commissione della Gioventù e dell'Educazione algerina, e dalla Lega dei Giuristi e dei Giornalisti di Mosca.

 

·        Chaid El Hafed.

Il primo segretario del Comitato centrale del partito Comunista cubano e capo dello stato, Fidel Castro Ruiz, ha riaffermato in una lettera indirizzata al Presidente della RASD, "la solidarietà  completa del suo paese alla giusta lotta che porterà il popolo sahraui alla libertà e all'indipendenza"..

 

2 marzo 2006.

·        Madrid.

Il partito Esquerra Republicana de Catalunya ha presentato un progetto di mozione alla camera Bassa del Parlamento in cui si chiede al Governo spagnolo di riconoscere ufficialmente la Repubblica Araba Sahraui Democratica (RASD) e lo stabilimento di relazioni diplomatiche bilaterali.

 

·        Algeri.

L'ambasciata degli USA ad Algeri ha indicato in un comunicato che il Dipartimento americano della Difesa "si assumerà un trasporto aereo strategico di aiuti umanitari, che include tende ed equipaggiamenti sanitari" offerti ai rifugiati sahraui vittime delle recenti inondazioni.

 

3 marzo 2006.

·        Smara. Territori Occupati.

Grandi manifestazioni di gioia hanno accolto l'arrivo a Smara delle famiglie di Loud Ould Salek Ould Seina e di Mheiuiba ment Ali Boulla, arrivati nel programma di visite familiari organizzato dall'HCR.

 

·        Boujdour. Territori Occupati.

Alcuni studenti sahraui hanno innalzato bandiere della RASD durante una manifestazione per il rispetto dei diritti umani e il diritto all'indipendenza. Tre giovani sono stati arrestati: Elazza Babait, Maelainin Babait e Khaya Safia. Molti i feriti. Otto famiglie di manifestanti sono state maltrattate e minacciate.

 

·        Dakhla. Territori Occupati.

Le autorità coloniali marocchine hanno licenziato dal suo impiego abusivamente l'attivista sahraui per i diritti umani Mamay Ahmed Menhenoun, nel tentativo di dissuaderlo dalla sua attività politica e d'informazione dell'opinione internazionale sulle flagranti violazioni dei diritti umani perpetrati dal Marocco nel Sahara Occidentale. Tale misura segue altri tentativi per indebolire il movimento di difesa dei diritti umani a Dakhla cacciandone gli attivisti sahraui: l'espulsione di El Mami Amar Salem, il licenziamento abusivo di Oulad Chiekh El Majoub e di Wani Beida, e le torture inflitte a Miské Ahmed Zein. Quest'ultimo soffre ancora per le lesioni riportate che lo hanno immobilizzato in letto per alcune settimane. La città di Dakhla resta in permanenza in stato d'assedio specie nei quartieri abitati da maggioranza sahraui e attorno agli edifici scolastici.

 

4 marzo 2006.

·        Chahid El Hafed. Campi profughi

Il presidente della Namibia, Hifikepuiye Pohamba, ha riaffermato il suo sostegno e solidarietà al popolo sahraui nella sua lotta per l'autodeterminazione e l'indipendenza.

 

·        Parigi.

Il Comitato per il Rispetto delle Libertà e dei Diritti umani nel Sahara Occidentale (CORELSO) ha chiesto al Parlamento Europeo di dare udienza alle associazioni che si stanno esprimendo sulla "violazione del diritto internazionale" costituito dall'accordo di pesca tra UE e Marocco.

 

·        Goulimine.

Nove giovani sahraui, arrestati in seguito alle manifestazioni del febbraio scorso sono stati trasferiti nel carcere civile di Inzegane e presentati il 2 marzo davanti al giudice d'istruzione. Si tratta di Mohamed Lamine Sahel, Hamdi Labayed, Bachir Handi, Bachir Charguaoui, Bachir Driouech, Lekhlifa Errequibi, Saleh Choukri, Brahim Aabanni e Mustapha Bakrim. E'  stato costituito un collettivo composto da rappresentanti sindacali, di associazioni per i diritti umani e di militanti, per la liberazione e la solidarietà dei detenuti.

·        Roma dal 4 al 10 marzo 2006.

Incontri e  concerti per il popolo che da 30 anni lotta per la sua autodeterminazione.
Inizia oggi alla provincia di Roma una settimana di mobilitazione e di iniziative per l'autodeterminazione e i diritti umani del popolo Sahraui, in occasione del trentennale della fondazione della Repubblica araba Sahraui democratica (RASD). Il programma prevede una serie di incontri in varie scuole e realtà locali della provincia e si conclude, venerdì prossimo 10 marzo, con un incontro alla sede della provincia (Palazzo Valentini, via IV novembre 119/a). Interverranno, fra gli altri, Omar Mansour (governatore di El Ayoun), Enrico Gasbarra (presidente della Provincia), Paolo Beni (presidente nazionale Arci) e Massimo Pineschi (presidente del Consiglio regionale Lazio). Presiederà Adriano Labbucci, presidente del consiglio provinciale di Roma. La provincia promuove e finanzia - insieme all'Arci - una serie di progetti di cooperazione nel campo profughi di El Ayoun. In quest'ambito, è stato costruita l'anno scorso un'arena cinematografica intitolata a Tom Benetollo e si prevede per il prossimo futuro l'apertura di un centro giovanile.

5 marzo 2006.

·        Chahid El Hafed. Campi profughi.

La biblioteca del Centro Margherita Emery per la documentazione e la promozione dei diritti umani (CEMEM) è stato inaugurato nella sede dell'AFAPREDESA, sotto la presidenza di Abdessalam Omar. Margherite Emery è una militante di lunga data del BIRDHSO. Alla cerimonia era presente una delegazione italiana, i rappresentanti del POLISARIO in Italia, membri dell'AFAPREDESA e della stampa nazionale ed internazionale, insieme ad un gran numero di civili sahraui. La sig.a Eugenia Rossi, membro del Consiglio del Comune di Modena, ha consegnato una medaglia d'oro, simbolo della lotta per i diritti umani.

 

·        Smara. Territori Occupati.

Gli studenti sahraui hanno organizzato manifestazioni pacifiche sventolando bandiere della RASD e scandendo slogan di condanna all'occupazione marocchina del Sahara Occidentale.

 

·        Chahid El Hafed. Campi profughi.

Il rappresentante dell'osservatorio americano di difesa dei diritti umani Human Rights Watch, ha affermato che i diritti umani continuano ad essere violati nel Sahara Occidentale dove le forze di sicurezza marocchine usano la violenza per reprimere manifestazioni di protesta della popolazione sahraui, mentre i tribunali continuano con i loro processi farsa.

 

6 marzo 2006.

·        Chahid El Hafed. Campi profughi.

Il Comitato nazionale algerino di solidarietà con il popolo sahraui (CNASPS) chiede alla comunità internazionale di appoggiare le risoluzioni dell'ONU sul Sahara Occidentale per assicurare la pace, la stabilità  e lo sviluppo dei popoli del Maghreb, ivi compreso il popolo sahraui.

 

·        Algeri.

La Germania attraverso la sua ambasciata ad Algeri,  ha accordato un aiuto immediato di 100.000 euro a favore dei rifugiati sahraui sinistrati dalle recenti inondazioni nella regione di Tindouf.

 

·        Bruxelles.

Nick Dearden, direttore della campagna internazionale degli attivisti di 19 nazioni che vogliono impedire all'UE di ratificare l'accordo di pesca con il Marocco ha affermato che, proprio nell'anno in cui il popolo sahraui commemora il 30° anniversario della fondazione della RASD, l'UE vuole firmare un accordo che permette a dei paesi europei e al Marocco di approfittare della sua povertà. "Ci appelliamo all'UE per non ratificare tale accordo che, allo stato attuale, è in completa contraddizione  con la politica e con i principi dell'UE e dei suoi stati membri".

 

8 marzo 2006.

·        Boujdour. Territori Occupati.

Le autorità coloniali marocchine hanno interrogato lungamente e minacciato di ritorsioni 8 famiglie di studenti sahraui che avrebbero organizzato lunedì scorso manifestazioni inneggianti all'autodeterminazione e chiedenti il ritiro immediato dell'occupazione marocchina. Questi interrogatori fanno parte del piano di intimidazione contro la cittadinanza sahraui da parte del governo marocchino.

 

Le forze di repressione marocchine sono intervenute brutalmente per disperdere una nuova  manifestazione di studenti ed hanno arrestato una giovane studentessa, Khaya Safia, che hanno poi interrogato sotto tortura durante molte ore.

 

·        El Ayoun. Territori Occupati.

Un gruppo di giovani sahraui ha organizzato una manifestazione nella notte tra lunedì e martedì nel viale El Arak di El Ayoun, scandendo slogan a favore dell'indipendenza del Sahara Occidentale. Le forze di polizia e l'esercito hanno bloccato tutte le strade adiacenti e proceduto ad alcuni arresti.

 

Alcune diecine di donne sahraui appoggiate da numerosi  studenti che sventolavano bandiere della RASD, hanno inscenato una manifestazione pacifica nel viale Jiratoria,  in occasione della giornata internazionale della donna, chiedendo a gran voce il diritto del popolo sahraui all' autodeterminazione  e all' indipendenza.. Le forze di occupazione marocchine intervenute hanno disperso i manifestanti con la forza.

 

Nella strategia di intimidazioni e ricatti verso gli attivisti sahraui per i diritti umani, la polizia marocchina continua a minacciare il cittadino sahraui Bachir Jenhaoui, padre del detenuto politico Likhlipha  Jenhaoui.  A Bachir Jenhaoui sono stati confiscati i documenti della sua auto per la semplice ragione di aver chiesto chiarimenti sulla continua sorveglianza di cui è fatto oggetto quotidianamente da parte di agenti marocchini.

 

·        El Ayoun. Territori Occupati.

I difensori sahraui per i diritti umani hanno lanciato un appello agli organismi internazionali ed alle associazioni per i diritti umani, per la liberazione del dr. Alì Sbaai ould Mohamed Chiekh ould Sid Laabasse, detenuto nel carcere di M'hamed al Ghizlane dal 2 febbraio scorso, con una condanna a 6 mesi di carcere, e che sta facendo uno sciopero della fame di protesta contro l'ingiusta ed illegale procedura giudiziaria nei suoi confronti.

 

·        El Ayoun. Territori Occupati.

Cerimonia di installazione del nuovo prefetto di polizia marocchina, Bouchaib Rmail, che rimpiazza Ibrahim Bensami, e del capo della gendarmeria reale nel Sahara Occidentale occupato, Benhashir.

 

9 marzo 2006.

·        M'hamed al Ghizlane (Sud del Marocco).

Il dr. Alì Sbaai è stato oggi rimesso in libertà dopo che folti gruppi di cittadini sahraui e marocchini avevano manifestato davanti al carcere chiedendo la sua liberazione immediata

 

·        Boujdour. Territori Occupati.

Grandi manifestazioni si sono verificate in 6 edifici scolastici della città organizzate da studenti sahraui che hanno scandito slogan contro l'occupazione marocchina e richiedenti l'indipendenza del Sahara Occidentale. Le forze di occupazione hanno represso violentemente le manifestazioni, procedendo ad alcuni arresti.

 

·        Rabat.

Il partito Ennhadji Eddimocrati (La via democratica), attraverso il suo segretario nazionale, Abdallah Harrif,  ha affermato in una dichiarazione ufficiale durante una riunione in cui erano stati invitati i rappresentanti dei vari partiti politici marocchini, che "la soluzione del conflitto nel Sahara Occidentale non può essere trovata che nel quadro di un referendum di autodeterminazione della popolazione sahraui, seguendo la legalità internazionale"

 

·        Nouakchot (Mauritania).

La Lega Mauritana degli Amici del popolo sahraui  (LIMAPS) ha chiesto recentemente al Governo del Marocco di ritirarsi immediatamente dal Sahara Occidentale conformemente agli appelli della comunità internazionale.

 

·        El Ayoun. Territori Occupati.

I manifestanti hanno innalzato nell’edificio più alto del quartiere della Jiratoria una bandiera della RASD che ha sventolata per tutta la mattinata prima che la polizia marocchina riuscisse a rimuoverla. 

 

·        Sparizioni.

Le famiglie di 15 giovani sahraui scomparsi dopo il loro arresto da parte della polizia dal 25 dicembre 2005, hanno lanciato un appello alle autorità marocchine affinché diano notizie sugli  scomparsi. Quei giovani erano stati arrestati mentre tentavano di emigrare alle isole Canarie.

 

10 marzo 2006.

·        El Ayoun. Territori Occupati.

Le forze di repressione marocchina hanno arrestato due giovani sahraui in un cibercaffè mentre stavano navigando in alcuni siti che riferiscono notizie sulla causa del popolo sahraui e sulla sua  lotta per i diritti umani Lili Namoud e Ndour Marane. I due giovani sono stati condotti a un  centro di polizia dove sono stati sottoposti ad un interrogatorio durato alcune ore, con l'accusa di appartenere alla rete di appoggio al Polisario, di aiutare gli informatori sahraui che trasmettono notizie via internet, a nascondersi e ad avere relazioni con le famiglie che vivono nei campi dei rifugiati in Algeria.

Poco prima una grande manifestazione organizzata da giovani studenti sahraui aveva avuto luogo nel viale Skeikima, con scontri con la polizia.

 

·        El Ayoun. Territori Occupati.

 Continuano le manifestazioni ad El Ayoun alla vigilia della visita che il re Mohamed VI dovrebbe fare in città. In attesa della visita reale c’è molto nervosismo nei servizi di sicurezza marocchini a El Ayoun; Chiusi le scuole, la polizia cerca di allontanare gli studenti dalla città per paura che organizzino manifestazioni. La città è presidiata da agenti segreti,  forze militari ed unità di intervento contro tumulti.

 

10 / 12 marzo 2006. Bouznika (Marocco).

Il 2° Congresso nazionale del Forum marocchino Verità e Giustizia si è riunito con la partecipazione di 300 persone, vittime di violazioni e difensori dei diritti umani. 8 di loro erano sahraui. Il nuovo consiglio nazionale di 83 persone, comprende 4 sahraui: Lahcen Moutik, Mayara Mohamed ould Haiba, Adnane Brahim e Mohamed El Moutaouakil (questi in carcere attualmente). Il Consiglio  dovrà designare un Ufficio esecutivo di 15 persone e il nuovo presidente.

 

11 marzo 2006.

·        Pretoria. Sud Africa

L'ambasciatore sahraui in Africa del Sud, Ubbi Bechraya, è stato ricevuto nella sede del parlamento sudafricano dalla sua presidente, la sig.a Gertrude Monkila, alla quale ha consegnato un messaggio del presidente del parlamento sahraui. Nell'incontro tra le due parti si è parlato della dinamica internazionale tendente a decolonizzare il Sahara Occidentale e dell' impegno del parlamento sahraui a sostenere il parlamento africano, che rappresenta l'istituzione democratica continentale sulla quale i popoli africani fondano la maggior speranza per l'approfondimento della democrazia e nello stesso tempo la sfida allo sviluppo. La sig.a Monkila ha vivamente ringraziato il governo sahraui e ha rinnovato l'appoggio costante della sua istituzione al diritto del popolo sahraui all'autodeterminazione e all'indipendenza.

 

·        Agadir. Marrakech. Marocco.

Tre studenti sahraui, Al Asri Ramdan, Majid Zein Al Arab e Boutmit Brahim, sono stati feriti al capo, al dorso e alle braccia, durante scontri con la polizia marocchina, scatenatisi nella notte tra venerdì e sabato nel campus universitario della città di Agadir. Le forze di polizia erano coadiuvate da studenti marocchini arruolati dai servizi di informazione del governo. Gli agenti di polizia, diretti dal responsabile della DST, Mohamed El Mehdi, e dal direttore del campus, Merzoug, hanno bloccato le uscite del campus dando la caccia agli studenti sahraui.

 

Alla notizia di tali aggressioni, anche gli studenti sahraui di Marrakech hanno organizzato un sit-in  in segno di protesta e di solidarietà con i colleghi di Agadir.

 

·        Chahid El Hafed. Campi profughi.

Due membri del Congresso degli USA, Joseph Pitts e Donald M. Payne, hanno espresso la loro preoccupazione in relazione alla  prossima votazione in seno al Parlamento Europeo sull'accordo di pesca tra il Marocco e l'Unione Europea, affermando che lo sfruttamento delle risorse del Sahara Occidentale costituisce una violazione delle dottrine dell'ONU e delle norme internazionali relative ai territori non autonomi.

Chiedono pertanto in una lettera indirizzata al Commissario per la pesca dell'UE, Joe Borg, che l'accordo escluda le acque territoriali del Sahara Occidentale, così come gli USA hanno già  fatto escludendo il territorio sahraui nell'accordo commerciale firmato recentemente con il Marocco. Secondo la lettera "il conflitto del Sahara occidentale non è stato ancora risolto e per questo ogni esplorazione e/o  sfruttamento delle risorse di quel territorio è inappropriato”

 

·        Notte fra il 12 e il 13 marzo 2006. Agadir. Marocco.  

Sette studenti sahraui sono stati arrestati ed un altro ferito, (medicato poi con 4 punti alla testa), all'università di Agadir durante gli scontri avvenuti, tra gli studenti sahraui da una parte e studenti marocchini a fianco dei servizi di informazione e la polizia marocchina dell'altra parte. 

Gli studenti arrestati sono: Mohamed El Kentaoui, Bekar El Kentaoui, Bada El Kentaoui, Sid'Ahmed El Kentaoui, Zouaoui Abdelaziz, Maalainin Legdali, Ahmed Baba El Kentaoui. Lo studente ferito dalla polizia è   Salah Mohamed Ali Garioun. La polizia marocchina ha inoltre devastato molte  abitazioni degli studenti sahraui dentro al campus universitario. 

 In soccorso degli studenti di Agadir sono arrivati anche studenti delle università di Marrakech e Rabat. Le manifestazioni degli studenti sono continuate anche martedì 14 con altri tre studenti arrestati, portando a 10 il totale degli  arresti in soli tre giorni.

 

·        Madrid.

32 comuni di 4 province della Catalogna hanno offerto 100.000 euro per i rifugiati sahraui che nelle ultime settimane erano stati colpiti dalle gravi inondazioni che hanno lasciato oltre 60.000 famiglie senza un rifugio. 

 

13 marzo 2006.

·        RASD.

Dopo che alcune fonti mediatiche avevano diffuso la notizia ufficiosa che il re del Marocco si sarebbe recato tra breve in visita ufficiale nelle più importanti città del Sahara Occidentale, il Presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ha inviato d'urgenza al Segretario Generale dell'ONU, Kofi Annan, una lettera chiedente "con insistenza" il suo intervento per spingere  Mohamed VI a non compiere tale visita, stimando che ciò costituirebbe una "vera provocazione" preceduta come sempre da una "campagna di terrore e di intimidazioni" contro la popolazione sahraui .

La visita servirebbe al re del Marocco per "vantare i meriti di quello che il suo governo chiama eufemisticamente l'iniziativa per l'autonomia, che non è niente altro che un discorso sorpassato ed una  manovra mirante ad aggirare il diritto internazionale". Secondo il Presidente della RASD "il Sahara Occidentale, territorio non autonomo, si trova ancora sotto la responsabilità legale, morale ed effettiva delle Nazioni Unite" che hanno il dovere di "adempiere ai propri obblighi e assumere pienamente le responsabilità proteggendo in particolare la popolazione civile sahraui e preservando i loro diritti alla libera espressione, a manifestare pacificamente, a muoversi liberamente e ad aprire il territorio agli osservatori internazionali, ai mass media e agli organismi di tutto il mondo". Nel frattempo, mentre il governo marocchino non ha ancora dato notizia ufficiale di questa visita, le autorità marocchine nei territori occupati del Sahara Occidentale hanno consolidato ed intensificato la loro presenza militare con migliaia di soldati delle forze armate reali, della gendarmeria, della polizia e delle altre forze ausiliarie, hanno costruito barriere e posti di controllo nelle principali arterie cittadine ed espulso, manu militari, le famiglie e gli studenti universitari sahraui le cui residenze si trovavano in prossimità di tali vie.

 

·        Roma.

La settimana di solidarietà con il popolo sahraui, organizzata dal Consiglio della Provincia di Roma in collaborazione con ANSPS, nel quadro delle commemorazioni del 30° anniversario della RASD, è terminata con una conferenza nella sede del Consiglio provinciale alla presenza delle autorità locali e del governatore dei campi dei rifugiati sahraui di El Ayoun, Omar Mansour.

Il Presidente del Consiglio provinciale di Roma, Adriano Labbucci ha salutato "la lotta e le rivendicazioni pacifiche di un popolo martire confinato al rango di rifugiato dall'intransigenza e dal blocco delle autorità marocchine e dal silenzio delle istituzioni internazionali". Il co-presidente del  Gruppo interparlamentare "Pace per il Sahara Occidentale", on. Carlo Leoni, ha sottolineato che "le risoluzioni dell'ONU sono senza equivoci e chiare. Il Marocco deve piegarsi a quelle risoluzioni e rispettarle nell'interesse di tutti" . Leoni ha chiesto al Governo italiano di impegnarsi attivamente per la causa del popolo sahraui. La segretaria dell'Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Sahraui (ANSPS), Marisa Rodano, ha chiesto alle Nazioni Unite e alle istituzioni internazionali "di applicarsi pienamente per trovare uno sbocco ad un conflitto che si tenta di nascondere creando altre zone d'ombra".

Jacqueline Philippe, rappresentante dell’ANSPS e del BIRDHSO per i diritti umani, ha delineato la situazione delle violazioni nei Territori Occupati soffermandosi sulla violenta repressione che si è abbattuta sulle popolazioni civila che non fanno altro che richiedere il loro diritto legittimo di andare a votare per il referendum di autodeterminazione.  

Sono intervenuti inoltre:

Enrico Gasbarra, Presidente della Provincia di Roma, Massimo Pineschi, Presidente del Consiglio Regionale Lazio, Paolo Beni, Presidente dell’Arci, Angelo Bonelli, assessore regionale all’Ambiente e alla Cooperazione tra i popoli, Gianfranco Benzi, Dip.to internazionale CGIL, Giulia Olmi, Consiglio Direttivo del CISP.

 

I cittadini marocchini presente all’iniziativa hanno replicato in un modo rabbioso, confuso e da maleducati.

 

Conferenze, dibattiti, esposizioni fotografiche e proiezioni di filmati in scuole e università della capitale sono stati realizzati durante questa settimana di solidarietà per far conoscere la realtà e le sofferenze del popolo sahraui e per sensibilizzare la società italiana sulla situazione del Sahara Occidentale perdurante da 30 anni. Si ricorda che la provincia di Roma è gemellata dal 1988 con la wilaya di El Ayoun (nei campi profughi di Tindouf), e che numerose azioni di aiuti umanitari e di solidarietà si sono concretizzate negli anni passati nell'ambito di quel gemellaggio firmato tra le due parti.

 

14 marzo 2006. Boujdour. Territori Occupati.

Gli studenti  sahraui del liceo Mohamed Ahmed Rachidi e del collegio Oumar Ibn El Khatab, hanno organizzato una manifestazione per chiedere la fine immediata dell'occupazione marocchina del Sahara Occidentale ed il diritto all'autodeterminazione del popolo sahraui. 

I manifestanti hanno sventolato le bandiere della RASD e scandito slogan in favore dell'indipendenza del Sahara Occidentale. 

Le forze di repressione marocchine sono intervenute violentemente per disperdere i manifestanti inseguendoli poi per le vie di Boujdour.  Continuano anche le pressioni e le intimidazioni sulle famiglie degli studenti che manifestano.

 

15 marzo 2006.

·        Chahid El Hafed. Campi profughi.

Il Presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz,  ha insistito "sulla necessità di mediatizzare ampiamente la lotta pacifica portata avanti dalle popolazioni sahraui sotto occupazione marocchina" nota oggi come "intifada dell'indipendenza".

 

·        Johannesburg.

La Commissione degli Esteri del Parlamento .Sud Africano sta elaborando un progetto di risoluzione sostenente il diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza per il popolo sahraui.

 

·        Madrid.

 La Spagna è “impegnata attivamente nella ricerca di una soluzione al conflitto del Sahara Occidentale nel quadro delle Nazioni Unite che prevede l'esercizio del diritto all'autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale" ha  ribadito, martedì a Madrid, il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos. 

"Abbiamo un impegno attivo e responsabile per superare lo stallo politico" in cui si trova il processo di regolamentazione del conflitto, ha affermato. Questo impegno attivo presuppone "l'utilizzo di tutte le risorse della politica estera spagnola, nel quadro delle Nazioni Unite, per una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile che preveda l'autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale". 

Ha aggiunto che, in questa ottica, “Madrid ha moltiplicato negli ultimi mesi, i contatti con le parti: il Marocco, il Fronte Polisario e gli Stati interessati".   

Il capo della diplomazia spagnola ha detto che gli incontri avuti nella regione dall'inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, l'ambasciatore Peter Van Walsum, costituiranno un "apporto molto importante" al rapporto che Kofi Annan presenterà al Consiglio di Sicurezza di fine aprile. 

Moratinos si augura che il Segretario generale delle Nazioni Unite non si limiti, nel suo rapporto, a "fare un’analisi realistica della situazione" ma presenti al Consiglio di Sicurezza, alle parti ed ai paesi interessati delle "proposte costruttive ed efficaci, in grado di dar vita a nuove dinamiche " come risultato dalla nomina del nuovo inviato personale. 

"Speriamo che le Nazioni Unite aiutino ad uscire dal vicolo cieco il processo di regolamentazione valutando tutte le opzioni; ma questo processo dovrà, in ogni caso, rispettare il principio di autodeterminazione stabilito dalle Nazioni Unite, inserendolo in ogni proposta di soluzione definitiva".  

Parlando dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale, ha detto che il Governo spagnolo ha espresso, in molte occasioni, alle autorità marocchine la "necessità di rispettare i diritti individuali dei detenuti e delle persone processate ''. Ha ribadito anche la richiesta di "trasparenza" nell’informazione sugli avvenimenti  in corso in questi territori.          Il ministro spagnolo ha, infine, qualificato come "molto positiva" l'iniziativa del Fronte Polisario di liberare, nell'agosto 2005, gli ultimi prigionieri di guerra marocchini (più di 400).

 

16 marzo 2006.

·        Londra.

Il Coordinatore sahraui con la MINURSO, M'hamed Khadad, ha firmato 8 accordi petroliferi con ditte inglesi che hanno risposto alla gara d'appalto internazionale promossa dalla RASD nel maggio scorso a Londra.

 

·        Smara. Territori Occupati.

Grandi manifestazioni si sono svolte nella città, capitale culturale del Sahara Occidentale, per protestare contro la visita del re Mohamed VI ad El Ayoun. Le forze di repressione marocchine non hanno tardato ad intervenire violentemente per disperdere i manifestanti. In serata  altri gruppi di giovani sahraui hanno organizzato una manifestazione attorno alla scuola Hassan II, scandendo slogan a favore dell' indipendenza sahraui. Le principali strade della città sono state chiuse al traffico e posti di blocco sono sparpagliati ovunque. Cinque giovani sahraui (El Arbi Hadi Bougida, Bachir Embarek Haidar, Salama Salek Abdelouadoud e Moulay Ahmed Najem) sono stati arrestati e condotti ad un centro di polizia ove sono stati interrogati sotto tortura.

 

·        Agadir. Sud del Marocco.

Sei studenti sahraui  (Fita Hassana, Hababa Mahfoud, Brahim Lebsir, Lemzoudi Athman, Ramdan Alezri e Boufarion Saleh) sono stati feriti ed altri 8 sono stati arrestati in corso di alcuni scontri che si sono svolti nella notte nel campus universitario della città tra studenti sahraui e studenti marocchini protetti dalle forze di polizia. Gli arrestati sono: El Filali Mahmoud, El Kenti Sidi Amar, Anzoula Mahid, Emheimar Hamadi, El Geilani Abdel Wahab, Maoumed Mohamed, Alhoudeibi Ahmed e Sidi Buia Latif.

 

·        Madrid.

Il Governo spagnolo non prenderà posizione né a favore né contro la proposta di autonomia presentata dal Marocco , ha dichiarato un portavoce del Governo. [ABC/Europa Press]

http://www.abc.es/abc/pg060316/actualidad/espana/200603/16/RC-sahara.asp

 

17 marzo 2006.

·        Spagna.

Una carovana di solidarietà proveniente dalla Spagna con 104 veicoli  carichi di prodotti alimentari è partita diretta ai campi profughi di Tindouf (Algeria). Essa è seguita dalla prima carovana algerina di solidarietà costituita da una trentina di camion carichi di 250 tonnellate di prodotti alimentari e di coperte che è partita da Sétif portando la solidarietà di numerose città algerine. Arriverà a Tindouf il 23 marzo.

 

·        Territori occupati  e Sud marocchino.

9 detenuti politici sahraui arrestati durante le manifestazioni occorse a Goulimine nel febbraio scorso, hanno iniziato uno sciopero della fame nelle carceri di Ait Melloul  e di Inezgane.

In previsione della visita del re Mohamed VI nel Sahara Occidentale, le autorità marocchine hanno consolidato e intensificato la presenza di truppe nel territorio. Soldati, provenienti in parte dal "Muro della vergogna", blindati, camion, veicoli armati di mitragliatrici pesanti ecc., si sono schierate attorno alle città di El Ayoun e Boujdour.Le forze armate marocchine hanno allestito un aeroporto militare a Sidi Ghazi, 10 km a nord di Boujdour, per accogliere il re. Militari, elementi della gendarmeria, dei GUS e della polizia hanno istituito barriere e posti di blocco all'interno della città.  Contemporaneamente nelle università marocchine le autorità governative hanno impedito agli studenti sahraui di spostarsi verso il Sahara Occidentale. Ad El Ayoun tuttavia gli studenti dei collegi hanno organizzato una manifestazione innalzando bandiere della RASD e ritratti del Presidente Abdelaziz  in segno di protesta per la visita del re.

 

18 marzo 2006.

·        Londra.

Il coordinatore sahraui con le Nazioni Unite ha informato i responsabili del Ministero britannico degli Affari Esteri che il governo sahraui ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di esaminare, nel corso della prossima discussione sul dossier sahraui, di allargare le prerogative della MINURSO includendovi "la protezione dei diritti umani che deve fare oggetto di rapporti periodici".

 

·        Agadir.

Gli studenti sahraui della città esprimono la loro solidarietà con gli studenti arrestati  avvertendo che sono pronti a ritirare la loro iscrizione scolastica e decidere di abbandonare in massa le scuole per dirigersi verso El Ayoun, nel Sahara Occidentale. 

 

19 marzo 2006.

·        Bir Lehlou .

La visita che il re del Marocco sta per fare nel Sahara Occidentale "aggrava la tensione e minaccia seriamente la sicurezza della regione" ha avvertito il Governo della RASD in un comunicato diffuso oggi.

 

·        Dakhla. Territori Occupati.

Il cittadino sahraui Dleimi Bakar, che lavora alla TV marocchina, è stato arrestato e torturato da agenti della sicurezza marocchina.

 

·        El Ayoun Territori Occupati.

Il Presidente della sezione dell’Associazione marocchina dei Diritti Umani di El Ayoun, Hammoud Iguilid cittadino sahraui, è stato prelevato dalle forze di repressione marocchina in una via del centro della capitale sahraui. 

Sei agenti in civile del Raggruppamento Urbano di intervento (GUS) l'hanno bloccato davanti alla sede dell'agenzia della Banca popolare sul viale Smara, l’hanno ammanettato e spinto brutalmente in un furgoncino che ha preso una destinazione sconosciuta, hanno affermato testimoni oculari. 

L'ultimo arresto di questo ex-prigioniero politico scampato alle carcere segrete marocchine, sposato e padre di un bambino, risale all'inizio dell'Intifada, nel maggio 2005. Un gruppo dello stesso GUS era penetrato con la forza nella sua casa ad El Ayoun, verso le quattro del mattino per prelevarlo e condurlo in un centro di interrogatorio dove è stato forzato a cambiare la stesura di un rapporto accusatorio sulle violazioni dei diritti dell'uomo nel Sahara Occidentale che si preparava a pubblicare.   

Gli osservatori pensano che l'arresto di Iguilid faccia parte delle misure di sicurezza draconiane (sorveglianza di tutti i quartieri delle città sahraui) spiegamento impressionante di tutti i corpi di polizia, della gendarmeria, dell'esercito e di altri arruolati dalle autorità coloniali marocchine in previsione della visita imminente del re Mohamed VI nei Territori Occupati del Sahara Occidentale.

 

·        El Ayoun. Territori occupati.

Il direttore del carcere di El Ayoun aveva annunciato ai detenuti sahraui che "sarebbero  stati tutti liberati tra poco". Ciò ha suscitato grandi speranze tra i famigliari e gli amici dei detenuti che hanno passato invano tutta la notte davanti al carcere. Successivamente non è seguito nulla di fatto.

Nella giornata alcuni supposti "infermieri" marocchini si sono presentati nel carcere con il pretesto di visitare i detenuti sahraui prima dell’ arrivo del re. Ma i detenuti hanno rifiutato ogni contatto con tali infermieri piuttosto strani.

 

20 marzo 2006.

·  Chahid El Hafed. Campi profughi.

"Uno show con, sullo sfondo, il terrore, organizzato  per camuffare la pericolosa crisi che il Marocco sta attraversando"  così è stata definita la visita del re del Marocco nel Sahara Occidentale da parte del Ministro sahraui per i Territori Occupati, Khalil sidi M'hamed.

 Il Ministro ha inoltre “fatto appello ai cittadini marocchini del Sahara Occidentale affinchè non condividano la responsabilità delle repressioni" sottolineando che i due popoli, sahraui e marocchino, sono vittime dello stesso Governo marocchino".

 

·        El Ayoun. Territorio Occupati.

Il re del Marocco, che era atteso per il giorno 21, è arrivato oggi nel pomeriggio ad El Ayoun. Numerosi marocchini, vestiti con i costumi tradizionali sahraui, sono affluiti trasportati da camion e ammassati lungo il percorso del corteo reale per osannare l'arrivo del re. Mohamed VI  ha installato il suo quartier generale presso l'hotel Parador.

Tutti gli impiegati e funzionari statali sono stati costretti  a venire ad applaudire il re. Le forze di polizia controllavano le carte di assistenza sociale, gli assenti rischiando di perdere il contributo mensile essenziale per la loro sopravvivenza economica. Tutti i commercianti sono stati obbligati a chiudere i negozi.

Alcune manifestazioni di oppositori sahraui si sono verificate qua e là nella città, con anche distribuzione di volantini contro la visita del re, ma sono state rapidamente represse. Numerosi giovani sono stati arrestati. A Boujdour e a Dakhla studenti sahraui hanno manifestato nelle strade la loro condanna per la visita del re. A Smara almeno 10 persone sono state ferite durante manifestazioni di protesta e 11 abitazioni sahraui sono state saccheggiate dalla polizia.

Gli studenti sahraui di un liceo di El Ayoun hanno rifiutato di essere trasportati a bordo di camion militari per prender parte a forza alle attività di benvenuto. Alcuni giovani, con bandiere sahraui, hanno percorso correndo alcune vie della città, distribuendo volantini. Scontri ed arresti sono continuati per tutta la notte. Si calcola che almeno 80 giovani sahraui siano stati arrestati.

 

·        El Ayoun. Territori Occupati.

Le autorità coloniali, reprimendo una manifestazione di protesta contro la visita del re nel Sahara Occidentale hanno arrestato l'ex detenuto politico Salek  Bazeid insieme ad altri cittadini sahraui non ancora identificati.

 

21 marzo 2006.

·        El Ayoun. Territori Occupati.

Mohamed VI ha annunziato l'inizio di vari progetti di sviluppo per l'alimentazione e per l'acqua potabile, per l'ingrandimento dell'aeroporto di El Ayoun e la costruzione di quello di Boujdour.

A Boujdour, malgrado lo spiegamento massiccio delle forze di polizia, alcuni giovani hanno percorso le strade principali della città distribuendo volantini e bandierine sahraui. Alcuni arresti tra cui quello di un bambino di 10 anni, Mohamed Boukhari Mseini, a Smara.

 

·        Rabat.

Il Governo marocchino ha comunicato che il re non annuncerà il progetto di autonomia per il Sahara Occidentale, come sembrava dovesse fare nel suo discorso ad El Ayoun, ma che quel progetto sarà presentato al Consiglio di Sicurezza dell'ONU alla fine del mandato della MINURSO.

 

22 marzo 2006.

·        Madrid.

La stampa spagnola ha dato largo spazio alla visita del re del Marocco nel Sahara Occidentale. El Paìs ha notato che la non divulgazione della data esatta di arrivo del re è da imputarsi al tentativo di evitare manifestazioni ostili da parte sahraui. Anche il fatto che le autorità marocchine non abbiano invitato la stampa straniera e nemmeno quella marocchina a venire ad El Ayoun comunicando una data precisa, avvalora quel timore. El Mundo e ABC hanno riportato l'assenza di spontaneità delle manifestazioni di accoglienza da parte della popolazione alla visita del  re, a cui partecipavano quasi esclusivamente coloni marocchini, agenti in borghese e altri marocchini fatti affluire con camion da varie parti del Marocco. Tutti i funzionari e impiegati di stato sono stati mobilitati insieme alle loro famiglie per festeggiare nelle strade la venuta del re. Ciò malgrado, manifestini sono circolati in molti quartieri con scritte come "Tu non sei il benvenuto, figlio di quello che ha tentato di distruggere i sahraui"  "Abdelaziz è il nostro leader" "Ragazzino di Rabat, non gusterai il riposo sulla terra dei Sahraui"  "Ragazzino, ragazzino, vai insieme a tuo padre nell'inferno". La popolazione sahraui rigetta in pieno la visita del re e la considera una provocazione verso i sahraui e una violazione della legalità internazionale Sulla torre del deposito dell'acqua UNEP sono improvvisamente apparse 4 grandi bandiere della RASD, poi rapidamente sequestrate dalla polizia. Il giornale El Mundo ha precisato che su una popolazione della città di 350.000 abitanti di El Ayoun solo un terzo sono sahraui, il resto essendo marocchino deve seguire per forza le direttive che gli sono imposte dal Governo. Il quotidiano ABC ha ricordato che "il Marocco non ha alcun diritto sul Sahara Occidentale e che il Consiglio di Sicurezza delle NU non ha mai riconosciuto al Marocco il diritto di amministrare il territorio del Sahara Occidentale, territorio ancora da decolonizzare. Il giornale ricorda infine che "il Marocco aveva approfittato della malattia del generale Franco per occupare il territorio e che il governo spagnolo dell'epoca, indebolito per la malattia del capo dello stato e di fronte ad una transizione politica incerta aveva ceduto il territorio sahariano al Marocco, benchè non avesse alcun diritto a farlo, tale competenza essendo attribuita alle Nazioni Unite."

 

·        Bruxelles.

Le discussioni sui diritti di pesca continuano in seno alla UE. Il dossier ritorna alla Commissione della Pesca dopo che la Commissione dello Sviluppo aveva respinto gli emendamenti presentati.

 

·         Smara. Territori Occupati.

Grandi manifestazioni di protesta si sono scatenate oggi in città, sulla piazza Hamada Sidi Elalem nel quartiere Awda organizzate da studenti sahraui. Le forze di repressione marocchine sono  immediatamente intervenute facendo uso di manganelli e di cani inseguendo gli studenti nelle strade in una vera caccia all'uomo. Tra gli arrestati: Maeainin Mokhtar Ahmed, Nasiri Hafed e Ettarrouzi Yahdid.

10 donne sahraui sono state ferite durante scontri con le forze di repressione marocchine. Le forze di occupazione marocchine hanno anche arrestato la cittadina sahraui Aziza Tanji e dopo averla selvaggiamente picchiata l'hanno lasciata in mezzo ad un strada dove è stata poi soccorsa da alcuni passanti.

 

·        Dakhla. Territori Occupati.

Alcune diecine di giovani sahraui hanno innalzato la bandiera della RASD su alcuni edifici della città in segno di rifiuto da parte dei sahraui alla visita di Mohamed VI ad El Ayoun. Numerosi gli arresti.

 

·        Boujdour.  Territori Occupati.

Manifestazioni e arresti tra cui quello di Mohamed Abeidallah. Ad altri cittadini sahraui è stato imposto di lasciare la città e di ritornare solo dopo la fine della visita reale.

23 marzo 2006. Rabat.

Alcuni studenti sahraui si sono radunati davanti alla sede del Consiglio  consultivo per i Diritti Umani, esigendo notizie sulla sorte di 15 giovani sahraui scomparsi dal 25 dicembre scorso.

 

24 marzo 2006.

Nell'edizione del 24  marzo il quotidiano Al Sharq Al Awsat ha annunciato che ci sarà in questi giorni  una amnistia reale comprendente anche  alcuni detenuti sahraui.

 

·        El Ayoun. Territori Occupati.

Il militante Larbi El Moussamib, ex detenuto politico sahraui e membro del Bureau della sezione Sahara del Forum Verità e Giustizia, è stato arrestato dalla polizia marocchina e tenuto tutto il pomeriggio nel commissariato senza che gli siano state date giustificazioni dell'arresto.

Nuova manifestazione in serata nel quartiere Inaach, dispersa violentemente dalla polizia che ha saccheggiato anche numerose abitazioni di sahraui. Molti i feriti e gli arrestati. Il bilancio non è stato ancora reso noto. La signora Djimi Ekl Ghalia, vice presidente dell'Associazione Sahraui delle Vittime delle gravi Violazioni dei diritti Umani commesse dallo stato marocchino, e suo marito Dah Moustapha, entrambi  già desaparecidos nel 1987 e nel 1991, sono stati di nuovo arrestati mentre andavano a visitare la madre del detenuto politico Ahmad Hammad.

Oggi il re è di nuovo ad El Ayoun.

 

·        Madrid,

 Il Consiglio generale degli avvocati  spagnoli (CGAE) ha pubblicato un rapporto nel quale parla delle " gravi violazioni delle norme e dei trattati internazionali" commesse dalle autorità marocchine nei processi ai prigionieri politici sahraui.

Il rapporto è stato elaborato da una missione di osservatori del CGAE che ha assistito nel 2005 a molti processi di attivisti sahraui dei diritti umani nel Sahara Occidentale.

Nelle sue conclusioni, il CGAE sottolinea che" il Sahara Occidentale è un territorio non autonomo oggetto di un processo di “decolonizzazione incompiuta" questo  implica che la sua "occupazione da parte di qualsiasi paese è contraria al Diritto" e che non si può applicare il diritto penale di uno all’altro Stato.

Affrontando lo svolgimento dei processi  i giuristi spagnoli hanno constatato che un" grande" numero di militari e poliziotti appartenenti ai vari corpi di sicurezza marocchina era dislocato attorno al tribunale. Hanno rilevato interventi continui da parte degli agenti di polizia e dei militari, presenti in aula contro gli imputati, li reprimevano e li picchiavano.

La polizia ha fatto uso della forza e della violenza contro la popolazione sahraui all'esterno del tribunale e contro le famiglie degli imputati dentro al tribunale anche  in presenza degli osservatori, sottolinea il documento.

La missione del CGAE ha rilevato dei vizi di forma nelle detenzioni, negli interrogatori, e il non rispetto dei principi che reggono il diritto penale. Una forte presenza militare durante lo svolgimento dell’istruttoria penale,  denunce di tortura sugli imputati per estorcere dichiarazioni.

Il rapporto sottolinea che le famiglie non sono state avvisate dell’arresto del loro famigliare e nemmeno del luogo della carcerazione poiché  le autorità marocchine sono ricorse a "centri militari e segreti."

A ciò si aggiungono "condanne eccessive  rispetto alle accuse " e la  privazione per i detenuti del loro diritto ad essere visitati da un medico  malgrado le denunce di torture, l'arbitrarietà di questi processi in cui il principio di presunzione di innocenza è stato violato come dimostrato dalla dichiarazione del procuratore del re che ha chiesto per gli imputati "pene esemplari per il resto della popolazione" adottando un" atteggiamento inquisitorio" .

Questa arbitrarietà è palese nella differenza delle pene, senza che ciò sia giustificato da un" elemento obiettivo".

Tra le altre violazioni censite dal CGAE, c'è quella della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, adottata dall'assemblea generale delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1989 secondo la quale  “Ciascuno ha il diritto, individuale o in associazione con altri, di promuovere la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nazionali ed internazionali."

A questo riguardo, il rapporto denuncia che gli attivisti sahraui dei diritti umani "conosciuti" sono stati trattati come " delinquenti per reati comuni " e condannati per le azioni pacifiche  e per reati di opinione. Denuncia anche la non applicazione delle

" norme previste negli accordi e trattati internazionali sui prigionieri di coscienza."

Il rapporto mette in risalto l'atteggiamento dei giudici del tribunale che" impressiona per la loro parzialità" e che ha violato sistematicamente i diritti degli imputati, concedendo un trattamento di favore all'accusa a scapito dei diritti della difesa.

Il CGAE ha deplorato, infine, il ruolo della Missione delle Nazioni Unite per il referendum al Sahara Occidentale (MINURSO) che ha qualificato come inesistente.

"La MINURSO non assiste ai processi, nonostante gli imputati siano inclusi nel censimento dei votanti da lei stessa elaborato, accetta in silenzio  gli ordini della polizia marocchina quando gli vieta l'accesso al tribunale ed assiste passivamente alle aggressioni commesse da quest’ultima contro la popolazione sahraui

 

·        Boujdour. Territori Occupati.

Alcune centinaia di giovani hanno manifestato nelle notte verso le ore 23, sventolando bandiere della RASD di fronte all'accampamento istallato per il ricevimento del monarca marocchino, lanciando slogan ostili al re. La polizia è intervenuta disperdendoli e procedendo ad alcuni arresti. Al momento del ricevimento, alcune diecine di giovani sahraui infiltratisi tra la folla hanno urlato slogan contro il re e hanno sventolato bandiere sahraui provocando l'intervento della polizia e una forte confusione con la fuga di gran parte dei coloni marocchini.

 

 

24 marzo 2006.

·        Londra.

Il quotidiano in lingua araba El Qods el Arabi ha riportato la notizia che l'Università di Marrakesh è da qualche giorno teatro di manifestazioni di studenti che sostengono il Fronte Polisario e chiedono il diritto per i sahraui all'autodeterminazione. Sono stati  eseguiti alcuni arresti. La  studentessa Asergui Fatma e lo studente Aboibi Mohamed sono stati feriti e portati via per destinazione ignota.

 

·        Algeri.

Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika e il suo omologo sudafricano Thabo Mbeki, hanno dichiarato che l'autodeterminazione del popolo sahraui è l'elemento chiave per ogni soluzione del Sahara Occidentale.

 

·        El Ayoun. Territorio Occupati.

Manifestazioni di protesta si sono svolte in questi giorni in molti quartieri della città come in via Ras El Jaima, Cherif Radi, Abou Alala, Gobierno Bucraa, Skeikima, via di Smara e quartiere Matalaa, disperse ogni volta dalle forze di repressione. Verso le ore 20 di oggi diecine di cittadini sahraui hanno di nuovo organizzato una manifestazione in via Maghreb Arabo nel quartiere Inaach, sventolando bandiere della RASD ed urlando slogan di rifiuto e di protesta per la visita del re marocchino, massimo responsabile delle violazioni dei diritti umani contro la popolazione civile sahraui. I manifestanti chiedevano inoltre la liberazione immediata dei prigionieri politici e il ritiro delle truppe e forze di polizia dalle strade della città. Come sempre i manifestanti sono stati violentemente aggrediti dalle forze di repressione. Molti i feriti , le case saccheggiate e gli arresti. Tra gli arrestati: Djimi Ghalia, ex detenuta politica e vicepresidente dell'Associazione delle Gravi Violazioni dei Diritti Umani commessi dal Marocco (ASVDHEM), Dah Moustapha (Dafa) ex prigioniero politico, Yamal Alhoseini, Yenhaoui  Habibou Alah, Tounsi Cheikh, Mansour Darif, Omar Bailal e Abdelghani  Kabdana. Saccheggiate le case di Fatma Ali Beba, Ahl Amaidan, Ahl Babait, Ahl Alguid Hseina, Ahl  Zreiguinat e  Baihennat Salek  Tra i feriti c'è il padre del detenuto politico Yenhaoui Lekhlifa, Bachir Yenhaoui.

 

25 marzo 2006.

·        Roma.

Alcune diecine di manifestanti hanno partecipato oggi ad un sit-in davanti all'Ambasciata del Marocco a Roma per chiedere la liberazione del Sahara Occidentale e l'indipendenza del popolo sahraui attraverso l'organizzazione di un referendum di autodeterminazione, in conformità della legalità internazionale.

Durante questo ultimo incontro, facente parte della serie di proteste davanti alle rappresentanze diplomatiche e consolari marocchine in Italia iniziatasi, vogliamo ricordare, nell'agosto scorso al ritmo di un sit-in al mese, i manifestanti, venuti dall' Emilia-Romagna, dalla Toscana e da altre regioni italiane, hanno esposto la bandiera sahraui ed hanno richiesto l'autodeterminazione del popolo sahraui nel rispetto delle risoluzioni internazionali.

 Cartelloni che chiedevano la fine della repressione e delle violazioni dei diritti umani nei territori sahraui occupati e la liberazione dei detenuti politici sahraui sono stati ugualmente esposti.

 Una diecina di ritratti di attivisti sahraui per i diritti umani e di militanti della causa sahraui detenuti dalle autorità marocchine, erano esposti da giovani italiani che hanno ugualmente denunciato il "silenzio complice delle nazioni europee di fronte a questo atto di ingiustizia e a questa violazione dei diritti umani di un popolo pacifico ridotto allo stato di rifugiato".

Al grido di "Marocco e Francia, uno stesso complotto” i manifestanti hanno accusato i responsabili e i complici della "tragedia di un popolo che si cerca di far dimenticare" come segnala Cinzia Terzi, Presidente delle associazioni di solidarietà per il Popolo Sahraui dell’Emilia Romagna. "Il Marocco deve capire che la sola via per trovare una soluzione a questo conflitto vecchio ormai di 30 anni, è di piegarsi alle risoluzioni delle Nazioni Unite e di mettere in atto il piano di autodeterminazione del popolo sahraui", afferma Cinzia.

Facendo il bilancio di questi movimenti di solidarietà decisi nella 31a Conferenza europea di coordinazione del sostegno al popolo sahraui (EUCOCO) tenutasi a Mol (Belgio) dal 23 al 25 settembre scorso, Jacqueline Philippe, membro dell'esecutivo del Bureau internazionale per il rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale (BIRDHSO) ha affermato che il tenere un sit-in una volta al mese davanti alle rappresentanze diplomatiche del Marocco ha permesso "una adesione sempre più larga e una grande sensibilizzazione alla causa sahraui e in particolare al problema dei diritti umani nei territori occupati dal Marocco".

La Sig.a Philippe ha segnalato inoltre che "l'entusiasmo e la mobilitazione di questi ultimi mesi,  saranno ora moltiplicati attraverso nuove iniziative". "Noi non smetteremo che quando il Marocco si conformerà al diritto internazionale, tanto per ciò che riguarda l'indipendenza del popolo sahraui quanto per le violazioni sistematiche dei diritti umani".

 

·        Boujdour. Territori Occupati.

Due cittadini sahraui, Mohamed Mohamedou e la sig.a Mariem Salek, sono stati arrestati ieri dalle forze di polizia che hanno proceduto anche al saccheggio dell'abitazione del primo, per reazione alle manifestazioni di protesta per la visita del re. La polizia rimproverava alla sig.a Salek  di aver fornito la stoffa delle bandiere della RASD ai dimostranti. Altre 3 abitazioni di Sahraui sono stati perquisite e restano sotto stretta sorveglianza. Sono quelle di Mariem Khaya, Moulimine Khaya e Sultana Khaya.

 

·        El Ayoun. Territori Occupati.

L'ASVDHEM ha chiesto a tutte le organizzazioni pacifiste internazionali di esercitare pressioni sul Marocco affinché sia tolto lo stato d'assedio mediatico e militare imposto sul territorio del Sahara Occidentale e siano rispettati i diritti umani.

 

·        Chahid El Hafed. Campi profughi.

Il governo della RASD ha dichiarato che il re del Marocco ha condotto con la sua visita nel Sahara Occidentale una manovra mirante a scavalcare la legalità internazionale  alla vigilia della prossima riunione del Consiglio di Sicurezza, cercando così di impedire che il popolo sahraui possa usufruire del diritto legittimo alla libertà e all'autodeterminazione. "Il Governo marocchino non può decidere al posto dei sahraui e la presenza di una autonomia o di qualsiasi altra opzione non può aver luogo prima che lo statuto del territorio non sia stato chiaramente definito". "Il re del Marocco ha evocato l'idea di una autonomia che si prepara ad elaborare per il Sahara Occidentale ed ha già designato un consiglio consultivo dopo una visita di 5 giorni nelle città sahraui occupate, tra le manifestazioni di protesta, arresti e intimidazioni dei cittadini sahraui in ogni parte del territorio". Il Governo sahraui nota che il discorso del re come tutta la sua visita "rappresenta un annuncio ufficiale di una scalata pericolosa che  si  profila sulla linea dell'intransigenza  e del disprezzo per la legalità internazionale. Ne sono prova le minacce di un ritorno all guerra, il tentativo di imporre il fatto compiuto dalle forze militari e la continuazione di campagne di repressione e di terrore tra la popolazione civile innocente così come la continuazione del saccheggio sistematico delle ricchezze del Sahara Occidentale ancora sotto occupazione." Il Governo sahraui mette in guardia contro le conseguenze pericolose che possano derivare dal persistere di Rabat nella sua politica coloniale di provocazione e chiede al Consiglio di Sicurezza "di assumersi le sue responsabilità  intervenendo sul Marocco affinché sia rispettata la legalità internazionale e sia messo un termine alla sua intransigenza, alla repressione contro i sahraui e al saccheggio illegale delle sue ricchezze naturali."

 

26 marzo 2006. El Ayoun. Territori Occupati.

Le autorità marocchine, per precisione la direzione del Carcel Negro di El Ayoun, hanno interrotto la liberazione dei detenuti sahraui col pretesto che la lista dei 216 graziati non era completa.

Per il momento abbiamo le seguenti informazioni: Il totale dei liberati dal Carcel negro è di 125 detenuti con una maggioranza di detenuti marocchini di diritto comune. Dei 37 detenuti sahraui e difensori dei diritti umani 6 non sono stati ancora liberati. Sono  i seguenti:

1- Ali Salem Tamek, 2- Bouaamoud, 3- Hassanna Elhairach, 4- Edaoudi, 5- Tahlil, 6- Hassanna Elmaki

Oltre ad Elkainan detenuto nel carcere di Ait Melloul (Agadir) e di tutto il gruppo di Dahane Brahim che non sono stati ancora giudicati (oltre 17 persone).

 

I detenuti politici sahraui arrestati e condannati durante l’intifada 3005 che sono stati liberati sono i seguenti:

      NOUMRIA BRAHIM , MOUTAWAKIL MOHAMED,  HOSSEIN LIDRI ,  LARBI MESOUD, HMAD AMMAD, BOUGARFA ABDERRAHMAN,  HAMMADI ELKARCHA ,  ALWAT SIDI MOHAMED , .      BACHIR YAYA ,  NDOUR HOSSEIN,  NAFAA BOUCHAMA ,  LAMIN BADDA ,  DAAGUI MOHAMED,  MOUSAOUI SIDAHMED, CHTEIOUI MAHYOUB, YENHI LEJLIFA, LEHUEIDI MAHMOUD,  ELWALI AMAIDAN,  SMAILI HAMMADA,  MOHAMED BAHIYA RACHIDI, OTMANI ELLOUD EMMAN,  BALLA SIDI MOHAMED,  BABA ELARABI,  ELHAFED TAOUBALI,  ABDELAZIZ DAY

 

Il processo a Brahim Dahane e a 16 altri detenuti politici sahraui è stato fissato al 4 aprile p.v.

 

27 marzo 2006.

·        El Ayoun. Territori occupati.

Alcune diecine di cittadini sahraui  hanno organizzato manifestazioni pacifiche per esprimere la gioia per la liberazione da parte del governo marocchino di una trentina di detenuti politici e attivisti dei diritti umani sahraui. I manifestanti si sono radunati davanti al Carcel Negro, innalzando bandiere della RASD, mentre attendevano l'uscita dei loro figli o amici arrestati durante i mesi scorsi per aver chiesto pacificamente il diritto del popolo sahraui all'autodeterminazione. I manifestanti hanno anche espresso la loro intenzione  di continuare la loro protesta  fino alla liberazione degli altri detenuti politici sahraui rinchiusi nelle carceri marocchine a cui si aggiungono gli oltre 500 desaparecidos e i 151 prigionieri di guerra la cui sorte è tuttora ignota. Alcune diecine di persone che volevano accogliere il detenuto politico Hmad Hammad sono stati bloccati da agenti dei GUS al comando del torturatore Hamid Bahri. Sono rimasti feriti due sahraui, Baka Mohamed Fadel e Bouhaha.

 

·        Smara. Territori Occupati.

Il detenuto politico sahraui Othmani El loud Emman ora liberato è stato accolto da  manifestazioni di gioia da parte  di parenti ed amici che hanno sventolato bandiere della RASD. Le forze di repressione hanno disperso la folla ed hanno malmenato violentemente l'ex detenuto nonché sua madre. 

 

·        Dakhla. Territori Occupati.

Manifestazioni di gioia hanno accolto i prigionieri politici liberati, anche qui sventolando tra l'altro bandiere della RASD. La polizia ha arrestato due cittadini sahraui, Ahjebouha Sidi Heiba e Bombari Salek. L'auto di quest'ultimo è stata sequestrata.

 

·        Boujdour.

Manifestazioni di gioia e sventolamento di bandiere della RASD.

 

27 marzo 2006. Chaid El Hafed. Campi profughi.

Il Ministro sahraui per i Territori Occupati, El Khalil Sidi M'hamed ha precisato che "la liberazione di quei detenuti innocenti, arrestati illegalmente, terrorizzati, torturati e giudicati arbitrariamente,  è stata ottenuta attraverso la pressione internazionale e  la lotta del popolo sahraui e non per la compassione o la grazia del re."

 

28 marzo 2006. Chahid El Hafed. Campi profughi.

Gli avvenimenti verificatisi durante la repressione a Smara che hanno provocato l'arresto di oltre 130 cittadini sahraui, hanno spinto il presidente della RASD, Mohamed Abdelaziz, ad interpellare di nuovo l'ONU affinché intervenga urgentemente per proteggere quei cittadini che sono sotto la sua competenza nel territorio del Sahara Occidentale in cui la stessa ONU è presente ormai da 15 anni. Nella lettera, inviata personalmente a Kofi Annan, si sottolinea che "la città è stata teatro di interventi bestiali da parte delle forze coloniali marocchine di sicurezza contro cittadini senza alcuna difesa, senza fare distinzioni tra bambini, donne, vecchi e giovani".

"Le forze di repressione hanno approfittato della notte e dell'assenza dei media indipendenti per prendere d'assalto la casa della famiglia del detenuto politico Ethmani Loud che festeggiava pacificamente  la sua liberazione, occorsa lo stesso giorno, in compagnia di amici ed estimatori sahraui. Gli arrestati sono stati sottoposti ad ogni tipo di maltrattamenti che hanno provocato  ferite gravi. Le vittime sono dovute essere trasportate in ospedale ad El Ayoun. Lo stesso Ethmani e sua madre sono stati di nuovo arrestati, ammanettati e malmenati e poi ributtati in mezzo alla strada il mattino dopo."

"E' così che il Governo marocchino persiste nella sua politica coloniale repressiva. L'ONU non può restare con le braccia incrociate di fronte a tali violazioni dei diritti umani e alla negazione del diritto internazionale, lei che è la prima responsabile del territorio e dove è presente attraverso la MINURSO."

 

29 marzo 2006.

·        Bir Laahlou (Territori liberati).

Il presidente della RASD ha indirizzato un messaggio di felicitazioni ai detenuti politici sahraui liberati in questi giorni, affermando che "tale liberazione non è un dono graziosamente concesso, come riferito dalla propaganda diffamatoria del governo marocchino, ma costituisce un valore inestimabile  che può essere riconosciuto come un nuovo successo del nostro popolo". Abdelaziz ha inoltre reso un caloroso omaggio a tutte quelle organizzazioni marocchine di difesa dei diritti umani che hanno fatto sentire la loro voce  per difendere i valori della libertà e il diritto dei sahraui all'autodeterminazione con una coraggiosa posizione davanti all'oppressione e al cieco sciovinismo.

 

·        New York.

Nel corso di una conferenza stampa il Segretario generale delle NU, Kofi Annan, ha dichiarato che "il Consiglio di Sicurezza avrà come guida le sue proprie risoluzioni. Una proposta fatta da una sola parte non potrà annullare gli accordi già presi e ogni altro aspetto del problema".

 

·        Tifariti. Territori liberati.

Il presidente Abdelaziz ha ratificato ieri, davanti ai rappresentanti di 8 società petrolifere britanniche, gli accordi firmati tra la RASD e queste società una diecina di giorni fa a Londra.

I rappresentanti delle società petrolifere, che hanno visitato i campi dei profughi sahraui, hanno  espresso la loro impressione per il coraggio, la determinazione el'ospitalità del popolo sahraui.

Le società petrolifere in questione sono: Ophir Energy (a capitale britannico, australiano e sudafricano), Premier Oil Ltd., Europa Oil, Comet Petroleum Ltd., Maghreb Exploration Ltd., Osceola Hydrocarbon Ltd. e Nighthawk Energy Ltd.

Il rappresentante della Ophir Energy, sig. Alan Stein, ha detto in particolare "Siamo molto lieti di partecipare oggi all'apertura di un nuovo capitolo della storia del popolo sahraui. Ci consideriamo dei privilegiati di essere qui presenti e prendiamo molto seriamente la responsabilità che ci incombe in conseguenza della nostra partecipazione al processo. Siamo particolarmente lieti di annodare oggi delle relazioni che dureranno a lungo nel futuro, poiché siamo convinti che, come è successo con la lotta del popolo sudafricano, anche qui sarà la giustizia a regnare finalmente nel SaharaOoccidentale."

 

30 marzo 2006.

·        Tan Tan. Sud marocchino.

Una festosa accoglienza popolare ha ricevuto i 3 cittadini sahraui Al Arbi Massoud, Mohamed Moutawakil e Lidri Houssein, attivisti dei diritti umani liberati insieme ad altri 27 compatrioti domenica scorsa. Da parte loro gli attivisti hanno affermato che la loro gioia non sarà completa che quando saranno liberati tutti i detenuti politici sahraui e quando sarà permesso al popolo sahraui di esercitare liberamente il diritto inalienabile all'autodeterminazione e all'indipendenza.

 

·        New York.

Il rappresentante del Polisario a New York, Boukhari Ahmed, ha interpellato il Consiglio di Sicurezza sulla "brutale repressione condotta dalle forze di occupazione marocchine a Smara e chiesto l'invio di una missione dell'Alto Commissariato per i diritti umani nel Sahara Occidentale". Le Nazioni Unite hanno tentato già  altre volte di inviare una missione di questo tipo nel Sahara Occidentale, ma le tergiversazioni marocchine e la tattica dilatoria del governo di Rabat, tendenti ad occultare agli osservatori la verità, hanno impedito fino ad ora l'arrivo di una tale delegazione. Il Marocco tenta così di ottenere che il rapporto del Segretario generale dell'ONU, previsto per il mese di aprile, non contenga il risultato del lavoro della suddetta missione.

 

31 marzo 2006. Smara. Campi profughi sahraui.

La wilaya di Smara, su iniziativa dell'Organizzazione Ecclesiastica Americana "Christ the Rock Community Church" in collaborazione con la Unione della Gioventù di Saguia El Hamra e del Rio de Oro (UJSARIO), ha organizzato per oggi una marcia popolare di sostegno alle vittime della repressione marocchina.

 

 

Comunicato Stampa

 

24 marzo: Associazione Nazionale di solidarietà con il popolo Sahrawi

t/f 06-5780639 ansps@libero.it.

 

**Si svolgerà sabato 25 marzo a Roma, con sit-in davanti all’Ambasciata del Marocco, in via Spallanzani 8/10 dalle ore 11.00 alle 13.00, la giornata nazionale di mobilitazione per la libertà dei sahraui dei territori occupati incarcerati e condannati a seguito delle manifestazioni di protesta che si susseguono ininterrottamente dal maggio dello scorso anno.

Dopo i processi di dicembre, che hanno condannato a pesanti pene i nazionalisti sahraui colpevoli di aver rivendicato l’autodeterminazione del Sahara Occidentale, come del resto più volte ribadita dalle Nazioni Unite, le manifestazioni nei territori occupati dal Marocco non si sono fermate e sono continuate fino ad oggi.

Proprio in questi giorni, in coincidenza con la visita del re Mohammed VI nei territori occupati del Sahara Occidentale, la repressione contro i sahraui è aumentata di intensità. Le forze di occupazione hanno paura che i sahraui manifestino i loro veri sentimenti nazionali, che il re continua ad ignorare.

Chiediamo pertanto la fine della repressione delle proteste pacifiche, la liberazione di tutti i detenuti, e che sia fatta finalmente luce sulle centinaia di scomparsi di cui le autorità del Marocco si ostinano a non voler fornire alcuna informazione. Chiediamo inoltre all’Onu, che mantiene nel Sahara Occidentale una missione di caschi blu, di assumere il compito di proteggere la popolazione civile dalle gravi e ripetute violazioni dei diritti umani, ed in particolare dai maltrattamenti, dagli arresti arbitrari e dalle torture.

Questo è l’ultimo appuntamento mensile della Campagna europea Trent’anni bastano, in occasione del 30° anniversario dell’inizio dell’occupazione marocchina (ottobre 1975), e vuole ricordare la necessità che il Marocco rispetti le numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza, metta fine all’occupazione militare e consenta al popolo sahraui di pronunciarsi liberamente sul proprio futuro. La Campagna proseguirà tuttavia a livello nazionale ed europeo con nuove forme.

 

25 marzo 2006: Liberati i detenuti politici sahraui

II Coordinamento Regionale di solidarietà con ii Popolo Sahraui

 

** Si è svolto oggi sabato 25 marzo 2006 dalle 11 alle 13 Un nUOVO presidio di fronte all’Ambasciata del Marocco a Roma, che conclude Ia Campagna “Trent’anni bastano”, dopo mesi di mobilitazione delI’intero movimento di solidarietà italiano con ii Popolo Sahrawi.

II presidio organizzato dal Coordinamento delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Sahrawi dell’Emilia Romagna in collaborazione con BIRDHSO Sezione Italia e I’ANSPS è stato organizzato per denunciare le gravissime violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza marocchine nel Sahara Occidentale occupato.

Dat 22 maggio è in corso nel Sahara Occidentale una protesta popolare e pacifica per il rispetto dei diritti umani e per l’autodeterminazione, come richiesto da numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Le violazioni dei diritti umani nell’ex Sahara Spagnolo sono state denunciate in questi mesi da Amnesty International, da Human Rights Watch, dall’Organizzazione Mondiale Contro Ia Tortura ed anche da alcune associazioni marocchine che operano in difesa dei diritti umani.

La risposta delle autorità di occupazione marocchina è stata sin dall’inizio molto dura. Militanti dei diritti umani come Aminatou Haidar ed Ali Tamek, liberati a seguito di una campagna internazionale, sono stati nuovamente incarcerati con altre decine di Sahrawi, dopo aver subito violenze.

Aminatou Haidar è stata liberata ii 17 Gennaio scorso ed attualmente si trova in ospedale a Casablanca in precarie condizioni di salute, dovute al lungo sciopero della fame ed alle inumane condizioni di prigionia nella quale è stata costretta per mesi.

II 27 febbraio scorso è stato celebrato a Tifariti, nei territori liberati, ii 30° anniversario della proclamazione della Repubblica Araba Sahrawi Democratica una dimostrazione di solidarietà del Governo Sahrawi in esilio con i cittadini Sahrawi che vivono nei territori occupati del Sahara Occidentale che, attraverso Ia loro resistenza non violenta chiedono il riconoscimento del diritto di autodeterminazione del Popolo Sahrawi e rifiutano l’illegale occupazione marocchina del loro territorio.

II Fronte Polisario nella stessa occasione, ha distrutto le mine antiuomo di cui era in possesso. La presidente dell’ “Appello di Ginevra contro le Mine”, si è congratulata per questa iniziativa coraggiosa ed ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché sia esercitata una pressione sul Governo marocchino per costringerlo a seguire l’esempio del Fronte Polisario.

II Marocco, che non ha firmato il Trattato di Ottawa, ha installato milioni di mine lungo il muro che taglia ii territorio del Sahara Occidentale da nord a sud per oltre 2400 km e non ha dimostrato di volerle disattivare o distruggere.

 

Durante il sit-in era giunta la notizia della liberazione di Tamek e degli altri prigionieri politici saharawi. La liberazione avvenuta su indulto del re del Marocco è frutto della lotta e della mobiltazione dei saharawi  nei territory occupati che hanno continuato a manifestare anche durante la visita del re nel Sahara Occidentale. A fianco del popolo saharawi sono scese organizzazioni e ONG di tutto il mondo. Anche in Italia è stata condotta una lunga campagna per il rispetto dei diritti umani e la liberazione dei prigionieri politici.

Ricordiamo che Tamek è stato in Italia e in Emilia Romagna in Aprile dell’anno scorso dove ha incontrato rappresentanti di enti locali e delle Associazioni di solidarietà. Al suo ritorno nel Sahara Occidentale è stato arrestato con l’accusa di avere organizzato manifestazioni che si erano svolte quando era in Europa.

Le Associazioni e tutti coloro che si sono impegnati salutano con gioia la liberazione dei detenuti politici saharawi.

 

Purtroppo Tamek insieme ad alter 30 prigionieri politici sahraui non è stato liberato.

 

Reggio Emilia, li 26 marzo 2006:

Il Coordinamento delle         Associazioni  di Solidarietà con il Popolo  Sahrawi dell’Emilia Romagna

 

**Alcuni chiarimenti sono necessari in merito alle notizie date da organi di informazione sul discorso del re del Marocco a El Ayoun occupata.

Il re ha lanciato, in previsione della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di fine aprile, una proposta di autonomia.

L’autonomia proposta non ha nulla a che fare con l’indipendenza o con l’autodeterminazione del Popolo Sahraui. La proposta, che è la una riedizione di quella già respinta dalla comunità internazionale alcuni anni fa, tende solo ad affossare il piano Baker II accettato dal Fronte Polisario e rifiutato dal Regno del Marocco.

Nel suo discorso ad El Ayoun il re afferma che “il Marocco non cederà mai un solo granello di sabbia del suo amato Sahara”. Ancora una volta una posizione che rifiuta la legalità internazionale e le soluzione del conflitto nel quadro delle risoluzioni dell’ONU.

Non stupisce affatto che alcuni giornali diano informazioni sbagliate e distorte come se provenissero direttamente dalla MAP (agenzia di stampa del palazzo reale marocchino).

Il Governo Sahraui denuncia "l’atteggiamento di potenza coloniale marocchina" e ricorda che “quello del Sahara Occidentale è un  problema  di decolonizzazione incompiuta che può essere portata a termine solo con  il rispetto del diritto del Popolo Sahraui a scegliere liberamente il proprio futuro con un referendum di autodeterminazione libero e trasparente sotto l’egida delle Nazioni Unite“.

 

Roma, 27 marzo 2006: AUTONOMIA: UN GIOCHINO DA RE

Luciano Ardesi Presidente dell'ANSPS (ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO SAHRAWI)

 

**Il re del Marocco Mohammed VI è ritornato a proporre l'«autonomia» per il Sahara Occidentale. Non è la prima volta che avanza questa proposta, e che gioca con le parole. Lo ha fatto sabato 25 marzo a conclusione di una visita nei territori occupati del Sahara Occidentale, durante la quale i sahraui hanno manifestato ancora una volta la loro contrarietà all'occupazione, malgrado la consueta durissima repressione.

Il re conferma l'intenzione di non voler cedere un solo granello di sabbia del Sahara Occidentale, facendo finta di dimenticare che la monarchia ha concluso 30 anni fa un accordo con la Mauritania per la spartizione dell'ex colonia spagnola. Per il re quello delle "province meridionali" è, con ogni evidenza, un territorio "sacro" a geometria variabile.

Mohammed VI promette di presentare per la prossima riunione del Consiglio di Sicurezza, che dovrà discutere fra l'altro della proroga della missione dei caschi blu (Minurso), un piano di "autonomia".  Lo fa dopo anni di immobilismo, a parte la repressione nei confronti  dei sahraui.

Di questa autonomia non si conoscono molti dettagli ma di ciò che si sa finora basta e avanza. In primo luogo il re conferma il rifiuto del referendum di autodeterminazione, è la sua posizione fin dal 28 settembre 2000 a Berlino quando rigetta l'accordo col Fronte Polisario del 1988 e il Piano di Pace formulato dall'Onu e arrivato ormai in dirittura d'arrivo con l'identificazione degli aventi diritto al voto.

Poiché da sempre l'Onu riconosce ai sahrawi il diritto all'autodeterminazione, vale a dire di pronunciarsi sul proprio futuro, ecco che Mohammed VI escogita la consultazione dei partiti politici marocchini, che come è noto hanno diritto di esistenza e di parola alla sola condizione di non mettere in discussione le tre verità assolute del regno: il re, l'islam e le "province meridionali".

In un eccesso di democrazia, il re propone di consultare se stesso, ovvero di sentire il parere del Consiglio consultivo per gli Affari Sahariani, da lui stesso nominato.

Concluso il gran consulto avremo quindi un bel "piano di autonomia", dove i sahraui non devono metter lingua. Il ragionamento del re del resto non fa una grinza: la comunità internazionale vuole una "soluzione politica", ecco quindi la proposta del re. Di che cos'altro si vuole rimproverarlo adesso? Nulla poverino, si è solo dimenticato di un paio di  piccoli particolari.

Le Nazioni Unite hanno sempre reiterato il diritto all'autodeterminazione del Sahara Occidentale, a partire dalla sentenza della Corte internazionale dell'Aia che il 15 ottobre 1975 ha rigettato come infondate le pretese storiche del Marocco, e della Mauritania, e ha stabilito che la colonia spagnola è un territorio da decolonizzare. L'unica "soluzione politica" è quindi quella di trovare gli strumenti concreti per arrivare all'autodeterminazione, quella vera, non per girarle attorno.

Un piano di pace, con un periodo di autonomia, è stato presentato dall'Onu nel 2003, accettato dal Polisario e rifiutato dal Marocco. Prevede che, alla fine di cinque anni di autonomia, la popolazione del Sahara Occidentale, 84.000 sahraui e circa 200.000 coloni marocchini possano votare, con precise garanzie internazionali, per scegliere tra l'indipendenza, l'autonomia o l'integrazione pura e semplice nel Marocco. Alcune associazioni democratiche marocchine spiegano il rifiuto incomprensibile di Mohammed VI con il suo terrore di vedere i marocchini poter votare per la prima volta nella storia del regno in modo del tutto libero, e pertanto poter scegliere di costituire insieme ai sahraui uno Stato democratico.

Si capisce ora perché gli appelli al "dialogo" da parte del re sono pura diversione. Il piatto della monarchia è, ancora una volta,  vuoto. Sono invece ancora piene le carceri marocchine dei maggiori attivisti sahraui, malgrado la liberazione di alcuni di loro. Mancano ancora all'appello oltre 500 scomparsi e 150 prigionieri di guerra di cui il Marocco rifiuta di dare notizie.

 

 

 

 

 Lettere:

 

Aichatou Ramdan,

esiliata politica a Madrid (Spagna),moglie dell'attivista per i diritti umani e sindacalista Alì Salem Tamek attualmente nel Carcel negro di El Ayoun,

in occasione della giornata mondiale della donna,

8 marzo 2006.

 

In occasione della giornata mondiale della donna, 8 marzo 2006, io saluto la lotta e i sacrifici  del movimento femminile mondiale e considero di grande valore il sostegno che esso mi ha dato, così come quello delle organizzazioni per i diritti umani e delle  forze democratiche, delle istituzioni governative e parlamentari, dei mezzi di informazione, degli intellettuali, dei giornalisti, degli  scrittori, degli artisti.

Ringrazio tutti per l'appoggio e per la partecipazione attiva che mi hanno offerto nel rivelare il crimine di stupro di cui sono stata vittima da parte di membri dei servizi segreti marocchini, la DST (Sécurité Territoriale, Marocaine).

 Ringrazio anche il giornale spagnolo El Mundo che ha pubblicato un riassunto della mia testimonianza e delle mie sofferenze, redatto dal noto giornalista marocchino Alì Lemrabet.

 Nell'agosto 2002 mio marito fu arrestato a Rabat con l'accusa di appartenere all'organizzazione del Polisario nei territori Occupati e nel Sud del Marocco. Questo accadde dopo che era stato licenziato dal suo lavoro per non essersi arreso ai tentativi di trasferimento nel nord del paese, allontanandolo così da Assa, suo luogo di lavoro. Questa situazione fu la ragione per cui sia io che mia figlia di due anni, cominciassimo un calvario di sofferenze, da un lato  per poter sopravvivere noi stesse, da un altro per poter accudire nel possibile alle molteplici necessità di mio marito in carcere. Da lì sono cominciate le continue persecuzioni della polizia segreta marocchina che sorvegliava i miei movimenti, specialmente quando mi recavo nelle diverse prigioni del nord ( Enezgane, Salé, Ait Melloul) nelle quali trasferivano continuamente mio marito. Dapprima tentarono di convincermi di dar loro informazioni sulle attività di Tamek e dei suoi compagni. Poi tentarono di sedurmi materialmente e, non riuscendoci, scelsero di terrorizzarmi con la minaccia di inventare contro di me una accusa di immoralità e mettermi con quella scusa  in carcere.

Visto l'insuccesso di quelle manovre davanti al mio ferreo rifiuto, la DST passò ad un altro piano, con la vigliaccheria che la caratterizza.

Nel giugno 2003, mentre tornavamo dalla visita a mio marito che era nel carcere di Ait Melloul, un'auto ci tagliò la strada e i suoi occupanti, tre agenti in borghese del suddetto corpo di polizia segreta, ci forzarono a salire in macchina, incuranti dei miei gridi di aiuto e del pianto disperato della mia piccola che purtroppo non attirarono l'attenzione di alcuno. Fui presa dal terrore soprattutto poiché non sapevo quale sarebbe stato il nostro destino. Dopo un breve e terrificante percorso  di una mezz'ora  ci trovammo in un luogo sconosciuto, di fronte a un gruppo di agenti della DST , tra i quali potei riconoscere

·        Embarek Arsalan, responsabile dei servizi segreti della zona che va da Agadir a Dakhla,

·        Brahim Tamek, ufficiale de servizi della città di TanTan,  cugino di mio marito e fratello di Mohamed Saleh Tamek governatore di Dakhla-Guera,

·        Attayar Mohamed responsabile sempre dei servizi segreti ad Agadir.

Cominciarono ad interrogarmi dettagliatamente soprattutto sulle relazioni con mio marito e sulla nostra vita. Mi fecero domande molto volgari sulla nostra vita sessuale e sulle relazioni e grado di intimità che mio marito aveva con i membri della sua famiglia e con gli amici . Mi sottoposero un elenco di nomi di compagni di mio marito e mi interrogarono a fondo su ognuno di loro. Poi passarono a chiedermi sui vari scioperi della fame fatti da mio marito, sulle sue relazioni con il Polisario, sui suoi mezzi economici, ecc. Se talvolta tentavo di eludere le loro domande  minacciavano di uccidere mia figlia.

Successivamente mi spogliarono completamente e mi violarono l'uno dopo l'altro e infine mi urinarono addosso. Mi fecero cose che non ho il coraggio di riferire. Misero in atto ogni metodo più degradante per la persona umana. Mi umiliarono profondamente. Mi insultarono con le parole più volgari. Non risparmiarono nulla che potesse distruggere il mio morale. Tentarono di costringermi a seguire un lurido piano per incastrare i compagni di mio marito in una relazione sessuale con me in modo da poterli poi mettere in carcere con l'accusa di immoralità. Si riferivano ai compagni Mohamed Mutawakil e Hussein Lidri che attualmente stanno nel Carcel Negro di El Ayoun. Volevano in quel momento, dopo averli arrestati, portarli davanti al giudice con l'accusa di "prostituirmi" in modo da distruggere l'amicizia tra loro e mio marito, cosa  che non avrebbero potuto ottenere altrimenti. L'odio che essi avevano nei miei riguardi era una vendetta cieca sulla mia persona, ma il loro obiettivo era mio marito, perché difendeva in modo aperto una opinione politica contraria alla posizione ufficiale del regime marocchino sul problema del Sahara Occidentale.

Ho vissuto da allora in un vero terrore, conseguente a ciò che avevo subito ed ho vissuto in una situazione psicologica anormale per la quale dovetti essere ricoverata in ospedale per un certo periodo. Non bastò loro la tortura psicologica per il crimine peggiore che può subire una donna, lo stupro. Tentarono successivamente, per mezzo dei loro canali e di intermediari di diffamarmi e sporcare la mia immagine e quella di mio marito.

Dopo la scarcerazione di mio marito dalla sua 4a detenzione insieme ad altri 23 detenuti politici, all'inizio del 2004, ho tentato di raggiungere l'Europa attraverso la Mauritania per denunciare ciò che avevo subito, ma molte difficoltà hanno impedito al momento quel progetto, che poi ho potuto realizzare.

La mia vicissitudine non è la prima per il Marocco, perché altre donne prima di me hanno denunciato con testimonianze drammatiche tali violenze criminali. Ci sono centinaia di sahraui che hanno vissuto e sofferto situazioni anche peggiori della mia, marcati per sempre da metodi di tortura praticati dal governo marocchino, tali da infondere terrore nella società ed impedire la loro denuncia  così da restare occultati per sempre.

Non si può valutare la conseguenza per ciò che ho sofferto a livello psicologico, fisico e familiare, e la sua influenza su mia figlia, quando, crescendo, la sua età le permetterà di capire ciò che realmente mi è successo.

Così  sono stata obbligata a rifugiarmi in Spagna insieme con mia figlia, sfuggendo alle persecuzioni e alla vendetta. Ma è chiaro che mio marito era l'obiettivo di tutto ciò che ho vissuto, poiché io sono una semplice donna di casa e in quel momento non avevo alcuna attività politica manifesta di alcun tipo.

Non è stata sufficiente alle autorità marocchine la  distruzione della nostra famiglia. Ora hanno di nuovo imprigionato mio marito e gli hanno fatto alcune iniezioni le cui conseguenze sta ancora soffrendo. Hanno anche tentato di internarlo in un ospedale psichiatrico a Inezgane. Hanno minacciato di espellerlo all'estero. Hanno cercato di eliminarlo fisicamente nel 2003, quando stava nel carcere di Salè, per mezzo di un marocchino detenuto per reati comuni. E' possibile che riusciranno a combinare cose peggiori.

Per ultimo, voglio rinnovare il mio ringraziamento a tutti coloro che hanno espresso la loro solidarietà nei miei riguardi. Voglio anche sollecitare tutti i democratici del mondo che mi appoggino per portare questi delinquenti  responsabili del crimine davanti alla giustizia.

Annuncio che farò uno sciopero della fame di 24 ore il giorno 8 marzo, per protestare e denunciare ciò che ho sofferto, così come tutte le violazioni dei diritti umani praticati dal Marocco nel Sahara Occidentale.

 

Aichatu Ramdan Chafia,

N.B.

·        Embarek Arsalan, torturatore, responsabile delle torture inflitte a molti sahraui nei centri segreti marocchini.

·             Mohamed Ettayar, commissario, ha lavorato a Rabat, El Ayoun e attualmente ad Agadir, laureato in legge, cominciò a  lavorare all'inizio degli anni 90 nei servizi della DST; era cognato dell'ex-direttore della Sicurezza marocchina, Hafid Benhachen; è attualmente sposato con la figlia del presidente del consiglio provinciale di Assa. Era incaricato di seguire la pratica di Alì Salem Tamek nel carcere di  Ait-Melloul nel 2003.

·        Brahim Tamek, cugino di Alì Salem Tamek e fratello di Mohamed Saleh Tamek governatore di Dakhla Laguera, ufficiale dei sevizi della DST a TanTan, precedentemente lavorava a Rabat.

Articoli :

Il Manifesto 3 Marzo 2006: SAHARA OCCIDENTALE .Giulio Maria Piantadosi.
Se anche la pioggia se la prende con i profughi
Dopo le alluvioni di due settimane fa, la situazione nei campi di Tindouf resta disastrosa

CAMPI DI TINDOUF L'alluvione che si è abbattuta due settimane fa sugli accampamenti Sahraui ha profondamente sconvolto la già precaria vita dei rifugiati. Le casupole di argilla secca, che erano uno dei pochi segni di normalità nella difficilissima condizione in cui vivono i profughi di questa guerra dimenticata, sono state letteralmente sciolte dalla pioggia. Da trenta anni i rifugiati Sahraui sono abbandonati nell'aspro deserto dell'Hammada in attesa che un referendum di autodeterminazione ponga fine alle travagliate vicende dell'ex-colonia spagnola del Sahara occidentale, occupata dal Marocco dopo la morte di Francisco Franco, nel 1975.Jadietu ci offre il poco tè che le è rimasto nella tenda di fortuna in cui vive con la sua famiglia. Suo figlio Ali, un giovane 21enne che conosce la sua patria solo dai racconti, ci parla di come hanno perso tutto: «Mentre stavamo dormendo ha cominciato a piovere molto forte. Mi sono svegliato e ho visto che l'acqua filtrava dal tetto, allora ho chiamato mia madre e mio fratello Mohamed e siamo usciti di corsa. Non abbiamo potuto prendere nulla con noi, né vestiti né coperte».Ci porta nel posto dove era costruita la casa. Non c'è più niente: solo la base dei muri è rimasta in piedi. Tra le macerie, ci dice Ali, sono andate distrutte anche le provviste che il Programma alimentare mondiale (Pam) assegna ad ogni famiglia mensilmente. Facciamo un giro per l'accampamento di Miyec: tutte le abitazioni sono ridotte come la casa di Ali. Qualcuno ancora fruga tra le rovine sgombrandole dai calcinacci; altri scavano nella sabbia per impastare nuove mattoni di sabbia. Molte famiglie vivono ancora insieme nella stessa tenda e non tutte avranno la possibilità di ricostruire un tetto sotto cui ripararsi. Di fronte all'ingresso del municipio continuano ad essere distribuite le tende e le coperte inviate dalla cooperazione algerina, spagnola e italiana. I bambini sono quasi tutti in strada perché le lezioni non sono ancora ricominciate. La scuola elementare e la media sono state gravemente danneggiate e gli edifici sono inagibili: per adesso le classi si alternano sotto una tenda. Incontriamo Touba Bouyemaa, la rappresentante della comunità. Ci spiega che qui vivono circa 5000 persone e 3000 di loro sono senza casa. «In una solo notte abbiamo perso tutte le nostre cose. Adesso viviamo in questo deserto ma prima vivevamo in città come le vostre. Non siamo fatti per stare qua, vogliamo tornare nella nostra terra, vogliamo che si tenga il referendum. Far tornare i bambini a scuola è la nostra prima preoccupazione. I bambini devono istruirsi perché sono l'unica speranza per il nostro popolo».Il dispensario sanitario, ospitato in un'ala del municipio, è pieno di fango secco e dei pezzi di intonaco staccato dalle pareti. Mohamed, medico del dispensario, dice che tutti i programmi di vaccinazione ed assistenza alla maternità sono stati interrotti.Il grande fiume di fango e detriti che ha attraversato tutto la provincia si è ormai seccato e il vero pericolo sono le costruzioni rimaste in piedi, imbevute di acqua e pronte a crollare da un momento all'altro. Le temute epidemie non si sono verificate ma la scarsità di cibo, la durezza della situazione e l'assenza di medicinali specifici rappresentano una minaccia per la salute dei più anziani come dei bambini.
Il governatore di Auserd, la provincia più colpita, prova a tracciare un bilancio: «Fortunatamente non ci sono stati morti ma i danni materiali sono ingenti. Le case continuano a cadere e questo ci impedisce di fare un bilancio definitivo, riteniamo però che oltre il 53% degli edifici sia stato distrutto. Faremo in modo di ripristinare l'agibilità delle strutture pubbliche ma molto dipenderà dagli aiuti internazionali».Anche a Smara la situazione è desolante: quella che era la provincia più urbanizzata e popolosa, con costruzioni fitte, sembra una città fantasma. La popolazione si è spostata con le tende sui rilievi circostanti, dove l'acqua non potrà più arrivare.A Rabouni, sede del governo della Rasd, i danni si sono fatti sentire di meno ma anche la residenza del presidente Abdelaziz mostra i segni del passaggio delle intemperie. «La nostra prima reazione - dice il presidente durante l'incontro con i partecipanti di un volo di solidarietà partito dalla Toscana - è stata quella di mobilitare tutte le forze disponibili per evitare gli effetti più disastrosi della catastrofe. Non dobbiamo però dimenticarci che in questi giorni è il trentesimo anniversario della fondazione della Repubblica araba Sahraui democratica e che quindi per noi sono anche giorni di festa, anche se mitigati dal dolore della tragedia che stiamo attraversando».
Ad aprile l'Onu tornerà a riunirsi per discutere della questione del Sahara Occidentale: forse neanche questa occasione segnerà una svolta definitiva nel complesso problema che divide il Maghreb ma i Sahraui sono più che mai determinati ad andare avanti nella loro lotta per l'autodeterminazione. 

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Liberazione. 6 marzo 2005.  Al via la ”Settimana di sostegno al popolo Sahraui“ organizzata dalla Provincia di Roma. A colloquio con Fatima Mahfud, rappresentante del Fronte Polisario nel nostro Paese. «Il Sahara occidentale ha scelto la strada della non violenza. Ma la comunità internazionale non deve abbandonare il campo».

Carlo Maria Miele.

**«I Sahraui vivono divisi tra gli accampamenti dei rifugiati e quelli che noi chiamiamo territori occupati. A separarli c'è uno dei muri più lunghi del mondo, di circa 2500 chilometri, e protetto da mine. Quelli che stanno peggio sono quelli che vivono nei territori occupati. Devono convivere con le istituzioni marocchine e sono sottoposti a una pressione troppo alta. Sono i più oppressi: non hanno un passaporto, non possono uscire all’esterno del proprio territorio e, ultimamente, hanno perso anche l’unica forma di comunicazione rimasta con l’esterno, cioè internet».Fatima Mahfoud è la rappresentante in Italia del Fronte Polisario, l’organizzazione nata nel 1973 per lottare per l'indipendenza del Sahara occidentale. L’abbiamo incontrata a margine della presentazione della “Settimana di solidarietà con il popolo Sahraui”, organizzata dalla Provincia di Roma a trenta anni esatti dalla proclamazione della Repubblica araba democratica Sahraui. Una lunga serie di incontri che avrà il suo culmine venerdì prossimo, con un convegno a cui parteciperanno rappresentanti della società civile Sahraui e delle organizzazioni non governative che operano in quel territorio. La storia personale di Fatima è quella del suo popolo e della sua terra, occupata dalla Mauritania e dal Marocco, in seguito al ritiro della Spagna nel 1975. La maggior parte della popolazione Sahraui fu costretta a fuggire verso il deserto algerino del Tindouf, dove vive ancora oggi. La Mauritania ha rinunciato a ogni pretesa territoriale nel 1979, mentre Rabat ha rifiutato di ritirare le truppe. Dopo tre decenni, e nonostante i tanti pronunciamenti dell’Onu a suo favore, il popolo Sahraui non ha ancora ottenuto uno stato indipendente. Dal 1991 il Fronte Polisario ha anche abbandonato la guerriglia, ma il tanto atteso referendum per l’autodeterminazione promosso dall’Onu non è mai arrivato

Qual è il vero ostacolo al raggiungimento di una soluzione per il vostro popolo?Il vero ostacolo è il Marocco. A Rabat in realtà va bene la situazione attuale, né pace, né guerra. Non abbiamo la pace perché non intendiamo accettare questa situazione, e non abbiamo la guerra perché dal 1991 abbiamo deciso di mettere da parte la lotta armata. Di fatto, i Sahraui sono lontani dalla propria terra e per il Marocco non costituiscono un problema reale da affrontare. Rabat non vuole una soluzione. Propone un’integrazione, la creazione di uno stato autonomo per i sahraui all’interno del territorio marocchino, che è del tutto inaccettabile, visto che il Marocco è uno stato feudale a tutti gli effetti e non può rivendicare il processo democratico dell’Algeria, che pure è diretta verso l’approvazione di un codice civile. I Sahraui - rispetto ad altri popoli che hanno scelto forme di lotta più dure - rivendicano una scarsa visibilità all’estero. Cosa pensate dell’atteggiamento della comunità internazionale e, in particolare, della Ue?Nell’Unione europea prevale l’opinione della Francia, completamente schierata sulla linea politica del Marocco. Anche la Spagna di Zapatero su questo punto è favorevole alla politica marocchina. Ma Bruxelles è anche condizionata dall’idea, assolutamente erronea, che un Sahara occidentale indipendente possa rappresentare un fattore di instabilità nel futuro del Marocco.A febbraio il Sahara occidentale ha avuto a che fare anche con una serie di disastrose alluvioni, che hanno creato gravi danni. Qual è la situazione attuale? Dopo la recente alluvione, la gente si sente un po’ persa. Negli accampamenti in mezzo al deserto in questi trenta anni abbiamo cercato di creare delle istituzioni, di offrire servizi alle popolazioni rifugiate, facendo sforzi enormi e sottraendo anche cibo per l’alimentazione. Si tratta di territori che i saharawi sperano di abbandonare per poter tornare nella propria terra, ma ci sono scuole, ospedali, centri culturali necessari per la popolazione locale. Questi edifici sono stati completamente rasi al suolo dalle inondazioni anomale di febbraio. Le immagini che ci sono arrivate sono impressionanti.La scorsa estate il popolo Sahraui ha iniziato una campagna non violenta per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, a cui ha fatto seguito una dura repressione da parte delle autorità marocchine.L’intifada del popolo saharawi dura da omai due anni ed è costata già 36 prigionieri politici messi in galera solo per avere manifestato in maniera pacifica. Da quel momento sono in attesa di processo, ma le autorità non intendono portarli in aula per paura della reazione popolare. Di recente l’Alto comitato per i rifugiati ha annunciato un brusco taglio degli stanziamenti a favore dei Sahraui. La Ue ha vincolato la gestione dei propri fondi alla gestione delle ong europee, piuttosto che della locale Mezza luna Sahraui. Di fronte situazione internazionale per nulla favorevole, qual è la vostra aspettativa?Noi confidiamo che la comunità internazionale faccia pressioni sul Marocco perché accetti quelle che sono le risoluzioni delle Nazioni Unite, che ci sia un referendum che faccia giustizia, e che non venga invece abbandonato il campo, creando l’alibi per la nascita di qualsiasi tipo di organizzazioni estremiste. Noi abbiamo accettato anche l’inaccettabile come la proposta Baker che ci proponeva di vivere per cinque anni sotto occupazione marocchina per poi arrivare a un referendum che prevede, oltre al binomio integrazione-indipendenza, anche la possibilità di un ambiguo stato autonomo, che non è stato negoziato e non si sa cos’è.

Il messaggio è pronto per l'invio con i seguenti file o collegamenti allegati:
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Quotidiano spagnolo ABC. El Mundo. 22 marzo 2006.

**Rabat controlla da 30 anni l'ex-colonia spagnola ma solo come potenza occupante, secondo la legalità internazionale", ha scritto mercoledì il quotidiano spagnolo ABC parlando della visita dal re del Marocco Mohamed VI nei territori occupati del Sahara occidentale, mettendo l'accento  sull'assenza di spontaneità nell'accoglienza riservata al sovrano. Un'accoglienza al quale erano quasi esclusivamente presenti i marocchini, alcuni dei quali hanno diffidato i giornalisti a non fare foto delle manifestazioni che dessero l'impressione di non essere spontanee.   Dietro l'immagine di celebrazioni "festose" che le autorità vogliono trasmettere c’è la realtà cruda che segna la vita quotidiana della città da quando, dieci mesi fa, è esplosa l'intifada sahraui.. "Non sei il benvenuto figlio di colui che ha distrutto i Sahraouis“, ”‘'Mohamed Abdelaziz (Presidente della RASD), è il nostro leader"," Bambino di Rabat, non assaggerai il riposo sulla terra dei Sahraouis", sono alcuni delle parole d’ordine dei volantini  circolati nei quartieri di El Aaiun che rispecchiano lo stato d'animo della popolazione sahraui. Secondo la testimonianza del giornalista, la capitale della vecchia colonia spagnola si è svegliata ieri (martedì), assediata da migliaia di agenti delle forze di sicurezza. Quasi tutti i negozi erano chiusi su ordine dei temuti gruppi urbani di sicurezza (GUS), ha precisato. Il quotidiano scrive che il Governo marocchino si è mostrato sorpreso dal fatto che i media spagnoli affermino che il re del Marocco ha iniziato la sua visita senza annunciarla prima. Secondo il Governo marocchino il sovrano non ha l’abitudine di annunciare i suoi spostamenti interni. Tuttavia per i media spagnoli e per la  maggioranza della comunità internazionale, Mohamed VI si trova in questi giorni fuori da quello che è considerato ufficialmente come il suo regno, osserva il giornale. Rabat controllo da 30 anni l'ex-colonia spagnola ma solamente in quanto forza occupante  e, sebbene il Governo spagnolo lo neghi, la potenza amministrante continua ad essere la Spagna. E sarà così fino a quando non sarà trovata una soluzione al conflitto.

 Il quotidiano El Mundo parlando dell’accoglienza a Mohamed VI a  El Ayoun, presentata dall'agenzia di stampa marocchino MAP come " molto calorosa" scrive che la realtà è un’altra. Oggi, su circa 350.000 abitanti della capitale del Sahara occidentale, solo un terzo è Sahraui. Il resto è originario del Marocco e segue le direttive date loro dalla municipalità, ha affermato El Mundo. Secondo notizie raccolte dall'inviato speciale del giornale, le autorità marocchine hanno chiesto a tutti i funzionari e impiegati dello stato di portare le loro famiglie nelle strade per accogliere il re. Coi Sahrawi, il metodo adottato è stato diverso: il ricatto economico, nei confronti delle famiglie bisognose, le persecuzioni e gli arresti degli attivisti dei diritti umani, ha precisato. Molti giornali spagnoli avevano denunciato la repressione preventiva alla visita del re Mohamed VI, mettendo l'accento sulla campagna di repressione che ha preceduto la visita del re del Marocco un territorio su cui, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha riconosciuto a Rabat lo status di potenza  amministrante e di cui continua a esigere l'autodeterminazione. Rievocando l'accoglienza riservata al re Mohamed VI al suo arrivo, lunedì, ad El Aaiun, il quotidiano ABC ha scritto che molti di quelli che erano in strada ieri sono coloni venuti dal Marocco al Sahara occidentale in  questi ultimi 30 anni o i loro discendenti. In dispetto delle" pressioni" esercitate dalle autorità di occupazione marocchina di cui sono stato testimoni, un numero importante di abitanti ha preferito restare in casa. Sono le migliaia di Sahraouis che, malgrado gli anni, continuano a non riconoscere l'autorità del Marocco e lottano per il referendum di autodeterminazione, scrive ABC .

 

 

El Mundo 21 marzo 2006.   ALÍ  LEMRABET. Inviato speciale  

 Mohamed VI arriva ad El Ayoun città assediata da poliziotti e militari

 

**Bandiere. Migliaia di bandiere. Come durante le festività religiose o nazionali, un'infinità di insegne marocchine sventolano a  El Ayoun,  la capitale del Sahara Occidentale, colorando la città di rosso. Gli edifici pubblici sul percorso del corteo reale sono pieni di centinaia di bandiere rosse e decine di camioncini e furgoncini affollati di giovani entusiasti che urlano "Acha il malik"! , (Viva il re) , e "Il Sahara è marocchino", attraversano a tuta  velocità la città sotto lo sguardo benevolo dei poliziotti incaricati del traffico.  

A prima vista, la popolazione di El Ayoun sembra euforica per l'imminente arrivo del re Mohamed VI. Ma è solo apparenza, non è così. “Hai visto l'aspetto fisico di quella gente? ", chiede Mohamed Uld Guey, un giovane sahraui avvolto nella sua darraa tradizionale. "Non sono di qui, sono del nord", gli risponde il suo accompagnatore. Quelli del nord sono marocchini, chiamati anche coloni da una parte della popolazione locale.   Uld Guey vuole essere più esplicito: "I veri sahraui non escono in strada, preferiscono rimanere nelle loro case", ribadisce al reporter.  

La cosa certa è che, ieri, El Ayoun era letteralmente presa d’assalto dalle forze dell'ordine marocchine. Sia dai GUS (Gruppi Urbani di Sicurezza), che dalla gendarmeria reale che dai battaglioni dell'Esercito che con i veicoli verde chiaro sono perfettamente riconoscibili. 

Negli hotel non c’erano stanze libere e molte case private sono state affittate o requisite dalle autorità per ospitare centinaia di membri delle forze dell'ordine portati dagli  angoli più remoti del Marocco. Secondo le poche informazioni che circolano, dopo avere visitato El Ayoun, Mohamed VI ha l'intenzione di andare nella piccola città atlantica di Capo Boujdour dove resterà fino a giovedì o venerdì. Dopo, ma non si sa esattamente dove, il re pronuncerà un discorso alla nazione che alcuni responsabili della Wilaya (Delegazione del Governo) definiscono già storico. Si dice che Mohamed farà alcuni riferimenti alla proposta di autonomia per il Sahara che il Marocco presenterà all'ONU in aprile prossimo, ma senza entrare nei dettagli.  

Hammoud Iguilid, presidente della sezione locale dell'AMDH, un'associazione dei diritti umani, non vuole parlare per telefono. "Non so con chi sto parlando, e preferisco vedere in  faccia  il mio interlocutore”, si scusa prima di riappendere il telefono. Non gli interessa parlare “della ipotetica autonomia del Sahara o di quello che possono offrirci, poiché qui abbiamo un altro tipo di problema". Ha motivi validi  per esprimersi così. Sabato scorso è stato arrestato da una pattuglia dei GUS. I poliziotti lo hanno bastonato nel furgoncino prima di portarlo al commissariato. Nonostante ciò  dice di essere stato fortunato poiché in questura lo hanno "solamente" insultato e minacciato di una condanna a cinque anni di prigione per avere diffuso "false informazioni" sulla situazione dei diritti umani. Alla fine, è stato liberato, ma il suo accompagnatore, El Mah Haiba, è stato portato a Tan Tan, a circa 300 chilometri. Iguilid, Haiba ha l'obbligo di presentarsi ogni sera alle otto e mezza per passare la notte in commissariato.  

La paura di tumulti nelle strade durante la visita del re ha portato le autorità marocchine ad operare una repressione preventiva  contro tutti quei sahraui che hanno influenza sulla popolazione. 

Iguilid assicura che alcuni suoi compagni sono stati deportati alla periferia di El Ayoun senza alcuna spiegazione con il divieto di tornare in città per alcuni giorni, e che il quartiere di Maatallah, teatro di duri scontri tra gli abitanti e le forze dell'ordine nel 2005, è stato in parte svuotato dai suoi abitanti. "Molti residenti hanno dovuto abbandonare le loro case o chiudersi dentro perché la polizia li ha minacciati di dure rappresaglie se osavano protestare", dice al telefono un'abitante di Maatallah.  

 

Non molto lontano, due licei, Msala e Lisan Eddine, sono letteralmente occupati dalla polizia. Agenti dell'ordine mascherati da professori o da impiegati fingono di amministrarle.  

Lo scorso febbraio, queste due scuole sono state al centro di una piccola guerra civile tra alunni sahraui ed i loro colleghi marocchini che è stata sul punto di allargarsi al resto della città. 

Oggi, in un discreto appartamento nel centro di El Ayoun, i sahraui, che avevano appeso alcune bandiere del Fronte Polisario sui tetti degli edifici scolastici, accusano la polizia di avere incitato i loro compagni marocchini a frustarli. 

Un responsabile della sezione locale della Forum Giustizia e Verità, un'altra associazione di diritti umani, che opera nel Sahara da più di 15 anni, conferma questa versione senza dare tutta la colpa agli alunni marocchini. "Gli indipendentisti ogni tanto provocano con le loro  bandiere del Polisario e  i loro slogan, ma non utilizzano la violenza. Fino a poco tempo fa gli studenti marocchini non rispondevano. Questa volta, qualche apprendista stregone  li ha incitati a reagire."  

In mezzo a questa tensione, non mancano informazioni promettenti. Alcuni militanti dei diritti umani, tanto dell'AMDH come del FVJ, credono che il re Mohamed VI farà un gesto di clemenza verso i carcerati politici sahraui sparsi  nelle prigioni del Sahara e del Marocco.  

Secondo gli ultimi dati, sono 69 i carcerati sahraui nella Prigione Nera di El Ayoun. Tra essi  20 non sono stati ancora giudicati .Altri 16 carcerati politici sahraui sono confinati nei centri penitenziari di Smara, Inezgane, Ait Melloul, Tiznit, Kalaat Mguna.

 

Il venerdì di Repubblica. 24 marzo 2006. E dopo trent’anni di guerra sul popolo del deserto piomba anche l’alluvione. Paola Coppola.

 

l'Unità 26 Marzo 06: Sahara Occidentale il Marocco apre a metà

Re Mohamed VI dice sì all'autonomia ma gela gli indipendentisti: "Non cederò un granello di sabbia"

 Leonardo Sacchetti

**Ampia autonomia all'interno del Regno del Marocco. Con questa formula, il re Mohamed VI ha concluso la sua visita nelle province del Sahara Occidentale che, per il sovrano marocchino, appartengono al suo regno ma che per i sahraui sono la loro terra, una patria negata da sempre, e che dal 1975 (anno di passaggio dal colonialismo spagnolo a quello marocchino) richiedono a gran voce dopo la rinuncia alla lotta armata. Un braccio di ferro che il re marocchino ha definito "artificiale".
La proposta di Mohamed VI è arrivata ieri da El Ayoun (capitale della regione), durante la cerimonia per la nomina dei membri del Consiglio Reale Consultivo per gli Affari Sahraui, un organismo che - nelle idee di Rabat - dovrebbe mediare tra le spinte ultra-nazionaliste di alcuni partiti marocchini ("Non cederemo nemmeno un granello di sabbia del Sahara Occidentale") e quelle indipendentiste del Fronte Polisario. "Occorre arrivare a una soluzione politica negoziata - ha dichiarato Mohamed VI- e accettata da tutti, per porre fine questo contenzioso artificiale, all'interno della sovranità del Regno".
In realtà, questa proposta non è nuova, ma arriva in un momento in cui la questione del Sahara Occidentale ha raggiunto un punto di non ritorno. A livello diplomatico, il Marocco appare sempre più isolato nelle Nazioni Unite, rispetto anche agli altri paesi africani. A livello sociale, poi, la condizione dei profughi sahraui in Algeria Si è fatta ancor più tragica e precaria dopo la violenta alluvione dei primi giorni di febbraio. Le tendopoli sahraui in Algeria si sono trasformate in paludi, riducendo le celebrazioni previste dal Fronte Polisario per celebrare, il 25 febbraio, i 30 anni dalla fondazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd). La proposta di Mohamed VI appare così come una mano tesa verso l'Unione Africana e l'Onu, con il Polisario che l'ha gia bocciata. Ma la situazione che si vive nelle tendopoli, potrebbe spingere l'Algeria e il Sud Africa (grande mediatore con Rabat) a dare una chance a Mohamed VI. E' dal 1991 che l'Onu richiede a Rabat lo svolgimento di un referendum che permetta di dipanare la crisi sahraui. Ma per il re marocchino, la nuova proposta è una risposta "all'impossibilità, confermata all' Onu, di applicare tale proposta". Appena poche ore prima delle dichiarazioni del regnante del Marocco, il presidenti di Algeria e Sud Africa, Abdelaziz Bouteflika e Thabo Mbeki, avevano richiesto a Mohamed VI "il rispetto all'autodeterminazione per i sahraui, come chiave di svolta per qualsiasi soluzione del conflitto di decolonizzazione". La risposta di Rabat non si è fatta attendere, ma potrebbe essere una timida occasione per accelerare il contenzioso su queste terre ricche di fosfati, petrolio e di pesce nelle sue acque costiere.
Se Mohamed VI ha ripetuto l'impossibilità del suo regno a privarsi dei "territori marocchini meridionali", il Fronte Polisario sembra in difficoltà a tenere a bada le sempre più vigorose proteste dei sahraui contro le ripetute chiusure di Rabat. Ma anche la politica marocchina stà attraversando un periodo turbolento: se è vero quel che dicono i sondaggi, la possibilità di un voto democratico in Marocco porterebbe al potere i gruppi islamici più radicali. Mohamed VI potrebbe cosi voler giocare la partita del Sahara Occidentale proprio per recuperare credibilità politica sia a livello nazionale che agli occhi delle Nazioni Unite.

Repubblica 26 Marzo 06
Dopo 30 anni il re Mohamed VI nega l'indipendenza al Fronte Polisario.  Il Marocco e la guerra del deserto "Sahara autonomo ma resta nostro"
Alessandro Oppes

**MADRID -Autonomia si indipendenza no. Ci si aspettava una proposta, un'idea nuova dalla visita che il re del Marocco Mohamed VI ha compiuto in questi giorni nel Sahara Occidentale. Ma,tra dichiarazioni infarcite di retorica patriottica l'erede di Hassan II ha confermato che l'unica possibile soluzione politica negoziata al conflitto che dura da trent'anni deve passare attraverso l'accettazione "di un'autonomia nel quadro della sovranità del Regno". Il monarca alawita lo chiama in modo sprezzante "contenzioso artificiale", ma neppure i più accalorati dirigenti del Fronte Polisario trovano argomenti per contraddirlo quando sostiene che "si è dimostrata l'impossibilità di applicare " il piano delle Nazioni Unite che - elaborato nel 1990 e accettato dalle due parti prevedeva la celebrazione di un referendum sull'autodeterminazione. Come gesto di buona volontà, il re ha annunciato nell'ultima giornata della sua visita a El Aaiun, capitale dell'ex colonia spagnola, la concessione dell'indulto a 216 prigionieri saharawi, tra i quali i trenta attivisti arrestati nel giugno scorso durante le manifestazioni indipendentistiche. Ma le prime reazioni alla nuova proposta di Mohammed VI non sono esattamente concilianti. In una dichiarazione comune, i presidenti di Algeria e Sudafrica, Abdelaziz Buteflikae Thabo Mbek hanno ripetuto che 1' autodeterminazione è "1'elemento chiave per qualunque soluzione"al conflitto del Sahara 0ccidentale.

Gli Stati Uniti mantengono una posizione prudente, invitando alla ricerca di una "soluzione realistica" nell'ambito delle Nazioni Unite. In realtà, negli ultimi quindici anni, l'unico successo che l'Onu può legittimamente vantare e quello di aver garantito il rispetto del cessate il fuoco, attraverso la missione Minurso, sulla cui proroga si dovrà pronunciare in aprile il Consiglio di sicurezza. In quell' occasione, però, non verrà ancora presa in considerazione la proposta di soluzione al conflitto annunciata dal sovrano marocchino perché, secondo quanto ammettono fonti di Rabat, non è stata ancora elaborata nei dettagli.

L'ultimo progetto sostenuto dall'Onu, conosciuto come Piano Baker II (perché opera dell'ex segretario di Stato Usa James Baker, che fu anche rappresentante personale del segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara) prevedeva la celebrazione di un referendum sull'autodeterminazione dopo un periodo transitorio di autonomia di cinque anni. Ma organizzare questa consulta elettorale si è rivelata fino ad ora una missione impossibile. Lo scoglio più grosso è quello del censo dei votanti, perché Rabat esige che venga riconosciuto anche ai marocchini installati nella zona il diritto a esprimersi.

Il problema è che la popolazione sahraui è ormai diventata minoritaria, perchè la monarchia alauita e riuscita a portare a compimento, negli ultimi trent'anni, un'efficace politica di occupazione del territorio.

Dal 1975, quando re Hassan II decise di avviare in maniera clamorosa questa occupazione territoriale attraverso la Marcia Verde, la Spagna ha sempre affrontato con un certo imbarazzo la crisi del Sahara occidentale. Quando Madrid decise di avviare il processo di decolonizzazione, Francisco Franco era agonizzante. Alla morte del Caudillo, le truppe spagnole abbandonarono la zona e l'impegno alla celebrazione di un referendum assunto con l'Onu venne di fatto reso nullo dall'invasione marocchina. In questi decenni, tutti i governi spagnoli hanno sempre appoggiato la linea delle Nazioni Unite. Anche il governo Zapatero si è impegnato a compiere uno sforzo negoziale per risolvere il conflitto, ma la sua politica di riavvicinamento al Marocco (doverosa dopo il lungo "gelo" tra Aznar e Mohammed VI) ha provocato dure critiche da parte del Fronte Polisario, che accusa la Moncloa di cedere all'arroganza di Rabat.

Liberazione 26 Marzo 06. Sahara Occidentale. Il Re del Marocco per autonomia, ma contro Onu.

**Il re del Marocco, Mohamed VI, ieri durante la sua visita nei territori occupati del Sahara Occidentale ha lanciato il suo «appello ai figli delle terre del Sud» per una «riflessione» su una proposta di «autonomia». Sotto la «sovranità» marocchina, però, e senza cedere «un solo grano di sabbia» al movimento sahraui del Fronte Polisario; ma, soprattutto, ai piani di pace dell’Onu. Premessa dell’annuncio del re, infatti, è la dichiarazione che sarebbe «inapplicabile» il previsto processo democratico di autodeterminazione sulle cui (sin qui negate) condizioni di realizzazione - oltre che sul cessate il fuoco sottoscritto nel 1991 da Marocco e Polisario -vigila la missione delle Nazioni Unite per l Sahara Occidentale (Minurso): il cui mandato scade ad aprile, quando il Consiglio di Sicurezza voterà il rinnovo. Mohamed VI vorrebbe presentare in quella sede la sua proposta di «autonomia», peraltro non ancora illustrata ma fatta già approvare preventivamente dai partiti del Parlamento marocchino.

La Stampa 26 Marzo 2006.Marocco. Per contrastare gli indipendentisti. Autonomia del Sahara Maometto VI la vuole. Domenico Quirico (Corrispondente da Parigi)

**Il giovane sovrano del Marocco avanza a grandi falcate, infrange un tabù dopo l'altro. Dopo aver scoperchiato la verità sulle vittime degli anni di ferro del padre ora affronta il nodo intricato del Sahara occidentale, l'ex colonia spagnola che Rabat ha inglobato trionfalmente trenta anni fa. Terra ricca. di fosfati e, pare, di petrolio. Ma anche di guerriglieri del Polisario che si sono battuti efficacemente fino al 1991, anno del cessate il fuoco sotto la mediazione dell'Onu. Da allora la provincia è diventata un rompicapo irrisolvibile della diplomazia internazionale.Le nuove mosse di Maometto sesto sono, è chiaro, una grande operazione di seduzione verso le popolazioni sahraouis e verso le Nazioni Unite che invano chiedono un referendum sulla autodeterminazione. Ma è comunque un passo importante che rimette in movimento i negoziati. Il re dopo una visita di sei giorni nella provincia, dove ha simbolicamente fatto tappa a Maatallah, un sobborgo della capitale El Ayoun considerato un bastione del movimento indipendentista Polisario, ha invitato i notabili a elaborare un progetto per l'autonomia che il re conta poi di sottoporre all'Onu. Non è certo l'indipendenza richiesta dal movimento di liberazione. Anzi, il re ha ribadito che "non cederemo un solo pollice, un solo granello di sabbia del nostro amato Sahara. Questa è la più bella espressione della nostra fedeltà al patto di alleanza tra trono e popolo", citando poi la "Marcia Verde" con cui il padre, con furore demagogico, procedette alla annessione. Il re ha nominato un consiglio consultivo di 141 componenti per il Sahara formato dai capi tribù, da donne e da rappresentanti della società civile. Il consiglio istituito negli anni Novanta era stato accantonato finora di fronte agli sforzi dell'Onu per imbastire un referendum sulla autodeterminazione. Per convincere le popolazioni a restare marocchine il re ha graziato 216 detenuti indipendentisti tra cui una trentina di attivisti dei movimenti per i diritti umani. E si prepara a investire 776 milioni di euro in 226 progetti di sviluppo del Sahara occidentale. Immediata e non tripudiante la reazione del Polisario. Il capo degli indipendentisti sulla catena televisiva al Jazira ha ribadito "Il diritto del popolo sahraoui alla autodeterminazione denunciando il governo marocchino che a suo dire "blocca la soluzione del problema del Sahara occidentale"

Il Messaggero. 26 Marzo2006
Il Marocco: Autonomia al Sahara Occidentale
**RABAT - Il re del Marocco, Mohamed VI, ha rilanciato la proposta di concedere una ampia autonomia al Sahara Occidentale, avvertendo però che il suo paese non intende cedere "un solo pollice, un solo grano di sabbia, del nostro caro Sahara" agli indipendentisti sahraui del Fronte Polisario. Ili sovrano ha ricordato l'ammissione fatta dall’Onu sull'impossibilità di cercare una soluzione negoziata nella vicenda del Sahara Occidentale, occupato dal Marocco nel 1975.

Il sole 24 Ore.  26 Marzo 2006
Rabat "apre" al Sahara Occidentale
**
RABAT . Il re del Marocco Mohamed VI si è detto pronto ad accettare una proposta di maggiore autonomia alla regione del Sahara Occidentale.
Il re ha chiesto al Consiglio consultivo Sahrawi di avanzare proposte sul progetto d'autonomia del Sahara occidentale da presentare alle Nazioni Unite. "Noi chiediamo ai nostri fedeli sudditi delle province del sud di avviare una riflessione serena e approfondita per presentare ili proprio punto di vista riguardo a un progetto di autonomia nel quadro della sovranità del regno, della sua unità nazionale e della sua integrità territoriale", ha dichiarato Mohamed VI in un discorso tenuto a El Ayoun, capoluogo del Sahara Occidentale, e trasmesso in televisione. Il Consiglio reale consultivo per gli affari Sahrawi (Corcas) e composto da 140 membri, tra leader di tribù e rappresentanti di associazioni. Ieri Mohamed VI ha concesso la grazia a 216 detenuti sahrawi.
Il Marocco sostiene uno statuto che preveda "larga autonomia" per il Sahara Occidentale nell'ambito della propria sovranità. Progetto respinto dal Fronte Polisario, movimento indipendentista, che chiede invece l'indipendenza. La regione è ricca di miniere di fosforo e vi sono importanti giacimenti di petrolio e di gas.
Il Sahara Occidentale fu una colonia spagnola fino al 1975, anno in cui il Marocco lo invase con la famosa "Marcia verde". La Spagna fu sorpresa dall'astuzia politica marocchina e non seppe reagire in quanto, proprio in quei giorni, il dittatore Franco stava agonizzando.
Da allora la Spagna si è impegnata per ottenere, presso le Nazioni Unite, l'appoggio per indire un referendum. L'obiettivo è l'autonomia del Sahara Occidentale.

- Corriere del mezzogiorno. Napoli. 28 marzo 2006.Ramondino e Martone per i Sahraui da Natascia Festa. La scrittrice e il regista testimonial del progetto “necessità dei volti” curato da Patricio Esposito.

- Nigrizia. Marzo 2006. n°3. Luciano Ardesi. Pesca ambigua.

Per chi ne ha voglia………dalla MAP

 

 

SAHARA-MAROC-MENSONGES DU MAKHZEN

http://www.map.ma/fr/sections/last_politique/le_reglement_de_la_q/vie

SAHARA-TERRITOIRES OCCUPES-INTIFADA

http://www.liberation.press.ma/default.asp?id=12394

http://www.liberation.press.ma/default.asp?id=12395

RASD-ANIVERSAIRE-IMPUISSANCE DU MAKHEN

http://www.aujourdhui.ma/aufildesjours-details44097.html

Tifariti : Rabat invité à plus de fermeté

http://www.albayane.ma/Detail.asp?article_id=52607

La création de la RASD est la "négation totale" du principe d¹autodétermination

Par Ahmed Zaki."Provinces du Sud".Echec d’un "petit" scénario

SAHARA-TERRITOIRES OCCUPES-INTIFADA-FARSE TRIBALISTE MAKHZENIENNE http://www.map.ma/fr/sections/last_politique/la_tribu_ouled_dlim/view

La tribu Ouled Dlim dénonce les actes de "provocation" des "ennemis" de l'<intégrité territoriale> du Maroc

http://www.map.ma/fr/sections/last_politique/maroc-sahara-reactio/view

Maroc-Sahara-Réactions: L'association des tribus ‘sahraouies’ ‘marocaines’en Europe dénonce les ‘agissements’ des ‘séparatistes’

 

 

Segnaliamo :

 

- Il libro di Patrick Adam – De Smara à Smara. Sur les traces de Michel Vieuchange.

http://www.editions-harmattan.fr/index.asp?navig=catalogue&obj=livre&no=21054&motExact=1&motcle=smara&mode=AND

 

- Tesi di Manila Boarini intitolata: La vita dei Sahraui sotto l’occupazione marocchina. Testimonianze di Aouicha Chafia Ramdan moglie di Ali Salem Tamek.

Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Master di 2° livello in interventi relazionali in contesti di emergenza

 

- 2° lettera inviata al re del Marocco dal professore Silvio Pampiglione noto medico e scienziato italiano, noto per la sua attività a favore dalla Pace nel mondo.

 

Attività :

 

 

- Roma dal 3 a1 10 marzo, organizzato dall’ANSPS, dall’Associazione Altri Mondi, dal Fronte Polisario,  con il Patrocinio del Lazio, incontri e concerti per il popolo sahraui che da trent'anni lotta per il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza dal Marocco. In tutta la provincia di Roma si svolgeranno una serie di incontri, conferenze, proiezioni di video e concerti. L'iniziativa nasce in concomitanza con il trentesimo anniversario della RASD (Repubblica Araba Sahraui Democratica)  proclamata il 27 febbraio 1976 dal Fronte Polisario.

 

- RAI UNO trasmetterà mercoledì 8 marzo al TG 1 delle 13.30 un breve servizio sul 30° anniversario della RASD, realizzato dalla giornalista RAI Marilù Lucrezio che, su sollecitazione dell'ANSPS presso il Consiglio di amministrazione della RAI, ha accompagnato la delegazione italiana a Tifariti (territori liberati) in occasione dei  festeggiamenti per il 30° della RASD.

 

-- dopo il bel servizio sul TG 1 di mercoledì 8 marzo, Unomattina (RaiUno) trasmetterà un programma speciale di alcuni minuti sui sahraui venerdì 10 marzo attorno alle 8.25 circa.

 

-  Bologna Sabato  18 marzo ore 14.30 presso l'Aula delle Colonne,  Istituto G.F. Minguzzi  viale Pepoli n°5-Bologna, organizzata dall’Associazione di Volontariato  PSICOLOGI PER I POPOLI dell’Emilia-Romagna, conferenza intitolata:
Il cammino di un popolo attraverso torture, soprusi e sofferenze.

Testimonianze  del popolo Sahraui, con la partecipazione di Jacqueline Philippe membro  dell'esecutivo del Birdhso (Bureau Internazionale per il Rispetto dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale) e e di Manila Boarini- psicologa.

 

- Roma 22 e 23 marzo: 1° Summit sulle mine antipersona e degli UXO Palazzo valentini, con la presenza di numerosi relatori, compreso  di Luciano Ardesi presidente dell’ANSPS.

 

- Bologna. 27 MARZO 2006 ore 21.00 Circolo Arci Bertolt Brecht

30 ANNI BASTANO: I DIRITTI NEGATI DEL POPOLO SAHARAUI

vita nella straordinaria epopea delle tendopoli in esilio….

Ne parliamo con:

Omar Mih - rappresentante Fronte Polisario in Italia, Valentina Roversi - Arci nazionale

Jacqueline Philippe - Birdhso Italia, Giordano Molinazzi - Associazione El Ouali Bologna

Introduce e coordina: Maurizio Maccaferri - Arci Bologna

 

Napoli. 28 marzo 2006. Galleria Toledo. Teatro Stabile d’Innovazione.

voci da terre occupate e dall’esilio: Ascoltare sahrawi

 

Gli ospiti: Abdeslam Lahsen, presidente dell’Afapredesa, Rachele Furfaro, assessore alla cultura del comune di Napoli, Omar Mih, diplomatico sahrawi, rappresentante in Italia del Fronte Polisario, Fabrizia Ramondino, scrittrice, Mario Martone, regista, Jacqueline Philippe, membro dell’esecutivo del Birdhso (Ufficio internazionale per il rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale). Jean Lamore, artista e scrittore statunitense, Gennaro Migliore, responsabile esteri di Rifondazione Comunista, Carmine Malinconico, avvocato, membro dell’associazione nazionale giuristi democratici che ha partecipato in qualità di osservatore internazionale ad uno dei processi contro i militanti sahraui per reati di opinione.

Coordinatori della serata: Francesco Esposito, fotografo e curatore del progetto Necessità dei volti ( un archivio, involontario, di ritratti anonimi costituito dai sahraui in 30 anni di esilio dalla propria terra. I volti dei soldati nemici e dei loro familiari, raccolti e custoditi a testimonianza di un conflitto nascosto. Un gesto per la memoria, uno sguardo raro sul dolore altrui per osservare il proprio) coordinatore di Haima, Associazione Campana di solidarietà con il popolo sahraui e Rosario Squillace direttore del Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo

Diretta telefonica e testimonianze registrate in collaborazione con Radio for Peace di Bologna, si ascolteranno le testimonianze di: Aminatou Haidar (da El Ayoun) , difensora dei diritti umani nel Sahara Occidentale occupato (recentemente liberata dalle autorità marocchine, dopo una lunga permanenza in carcere, e nuovamente minacciata in occasione della visita del re Mohammed VI nelle città sahraui occupate).

Aicha Chafia Ramdan (da Madrid), moglie di Ali Salem Tamek (detenuto politico, incarcerato al ritorno da un viaggio in Italia), rifugiata in Spagna perché violentemente minacciata dalle autorità militari marocchine.

In diretta telefonica saranno collegati con il pubblico in sala: Fatima Mahfoud (dai campi profughi sahraui nel deserto algerino), rappresentante del Fronte Polisario in Italia, e i coordinatori dei progetti di ricostruzione per l’emergenza alluvione.

Proiezioni fotografiche e video:

Immagini dal Museo sahraui della guerra, La proiezione è curata da Piero Castellano, Digisea, Sorrento.

Per  più informazioni in italiano visitate:

il nostro sito - http://www.radiokcentrale.it/du.htm

e quello di El Ouali - http://www.sahraui.org/sahraui.htm

 

 

 

 

ASCOLTATE

RadioForPeace Sito Web http://www.radioforpeace.info

 

RADIO FOR PEACE

Radio K Sat – Reg. Trib. Bologna

Via della Beverara 125m – 40131 BOLOGNA – (ITALY)

Tel - Fax +39 051 19984184

E-mail radiorkc@iperbole.bologna.it

 

Ricezione del Segnale Satellitare

Eutelsat Hot BirdTM - Posizione 13°E+/- 0,1° E/W e N/S - Transponder 134

Frequenza centrale 11199,66 Mhz (11.200 Mhz) - Polarizzazione Y verticale –

Symbolrate 27500 - Modulation QPSK - FEC 5/

 

t**** Chi vuole approfondire gli argomenti riguardanti il referendum, la situazione fra l’Algeria e il Marocco, il tema del terrorismo nella regione, le bugie che la MAP (Agence Presse Magrebina) diffonde, dovrebbe seguire la selezione di stampa della Revue de Presse curata da Arso*****

 

Ringraziamo gli amici traduttori volontari

 

La fonte ufficiale delle notizie viene da:

 

Ø       ARSO,                                                                                              http://www.arso.org

Ø       SPS (Sahara Presse Service)                                                       http://www.spsrasd.info

Ø       AFAPREDESA:                                                                          http://www.afapredesa.org

Ø       BIRDHSO:                                                                                    http://www.birdhso.org

Ø       Revue de Presse Sahara Occidental                                        ruizmi@usc.es

                 http://www.sahara-libre.blogspot.com

 

 

 

A cura di Jacqueline Philippe

Referente dell'ANSPS ( Associazione Nazionale per il Sostegno al Popolo Sahraui) per i Diritti Umani, membro dell'esecutivo del BIRDHSO (Bureau Internazionale per il Rispetto dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale), referente per i Diritti Umani del Tavolo - Paese Sahraui (Regione Emilia Romagna).

 

e-mail:jacq.pampi@libero.it