9 Gennaio 2005
Washington - Il presidente americano George W. Bush s'appresta a punire la Siria, che non stronca il flusso d’aiuti dal suo territorio agli insorti iracheni, e tiene sotto scacco l'Iran, che non avrebbe del tutto rinunciato a mestare nelle elezioni irachene. Il giro di vite contro i vicini dell'Iraq, minacciato più volte e considerato ora imminente dalla stampa americana, è una conferma della determinazione dell'Amministrazione Bush di andare al voto, come previsto, il 30 gennaio, nonostante i pericoli che sussistono e gli scricchiolii che s'avvertono nel governo iracheno ad interim.
La campagna degli insorti e dei terroristi del gruppo di Abu Musab al-Zarqawi per il rinvio delle elezioni prosegue, intanto, a colpi di attacchi e attentati. Nelle ultime 24 ore, una ventina di vittime a Hilla, dove salta in aria l'accademia di polizia, durante una cerimonia di giuramento, e l'uccisione a Mossul di un dirigente del maggiore partito sunnita. A Baghdad, viene funestato da un'esplosione il funerale del governatore della capitale, Ali al-Haidari, ucciso ieri, mentre, nel nord del Paese, un soldato americano di pattuglia cade in un agguato.
Sanzioni contro Damasco
Washington sta preparando sanzioni contro Damasco, rea a suo avviso di tollerare che una rete di gerarchi del regime di Saddam Hussein, rifugiati sul suo territorio, dia supporto finanziario e logistico alla guerriglia anti-americana.
Secondo il New York Times, che considera la decisione ormai imminente, il governo siriano, a giudizio degli Stati Uniti, non ha preso misure contro la rete irachena, nonostante le ripetute proteste da parte americana.
Fra le misure punitive che potrebbero essere applicate, c'é un'azione del Dipartimento al Tesoro per isolare, in sostanza, il sistema bancario siriano. La Siria è già oggetto di misure restrittive degli Stati Uniti, perché considerata uno Stato che "sponsorizza" il terrorismo. La rete irachena in Siria include ex dignitari del regime di Saddam. Informazioni d’“intelligence” recenti indicano che il loro ruolo nel fornire sostegno agli insorti in Iraq è maggiore di quanto finora supposto, specie nel coordinamento del flusso di denaro, armi e anche combattenti verso l'Iraq.
L'ambasciata di Siria negli Usa rovescia l'accusa, asserendo che Washington non dà a Damasco informazioni abbastanza precise per individuare le persone che fanno parte della rete. Quanto alle mene dell'Iran nelle elezioni irachene, Bush ha personalmente messo in guardia Teheran, perché non s'azzardi a influenzare il voto. Un fondo del New York Times, però, pare ridimensionare il rischio: l'influenza integralista iraniana sarebbe modesta fra gli stessi sciiti iracheni.
Elezioni in Iraq: Scricchiolii su data
Le bombe nel Paese e le tensioni ai confini non smuovono il premier ad interim Iyad Allawi, che conferma: "Le elezioni si faranno alla data prevista", il 30 gennaio. Intorno a lui, però, crescono e salgono di tono le voci di preoccupazione, o di dissenso, nel suo governo. Per Pascale Warda, ministro dei rifugiati e degli immigrati, la situazione della sicurezza in Iraq è "insostenibile": lo dice ai microfoni di Europe 1, radio francese.
Ed il ministro dell'interno Falah al-Nakib, daTunisi dove si trovava per una riunione di ministri arabi, nota che "tutte le opzioni sono aperte" circa la data delle elezioni, anche se "il governo iracheno fa tutto il possibile perché si tengano alla data prevista". Secondo al-Nakib, "tre sfide restano aperte: la sicurezza, la credibilità e la partecipazione del più gran numero possibile di iracheni".
Sono i concetti che avevano ispirato, lunedì, la sortita al Cairo del ministro della difesa, sciita, Hazem Shaalan, disponibile a un rinvio del voto se ciò dovesse favorire la partecipazione dei sunniti. Il boicottaggio del voto da parte dei sunniti - per scelta, o per paura - comporta l'assenza dalle urne di una grossa fetta della società irachena. Il Partito islamico iracheno, maggiore movimento sunnita, s'é ritirato dalla competizione, dopo il no al rinvio, e il Comitato degli ulema, influente organismo religioso, invita i sunniti a boicottare lo scrutinio che - dice - non può svolgersi "sotto occupazione".
In linea con Bush, il primo ministro britannico Tony Blair è assolutamente contrario a uno slittamento delle elezioni, perché "é essenziale che i terroristi non vincano", dice alla Bbc: "La stragrande maggioranza degli iracheni vuole partecipare al voto", mentre c'é "un gruppo di terroristi e d'insorti che vuole impedire che il popolo si esprima".
Aumentano gli “istruttori"
Per migliorare la sicurezza nel Paese, il Pentagono conferma che s'appresta a integrare più istruttori militari americani nelle unità irachene. Uno dei sottosegretari alla difesa, Douglas Feith, conferma in un'intervista che il generale George W. Casey, comandante del contingente degli Stati Uniti in Iraq (150 mila uomini circa), potrà disporre di un maggior numero di 'consiglierì. Feith avalla, così, anticipazioni del New York Times, anche se il vicesegretario preferisce parlare di istruttori, invece che di 'consiglierì, termine che, agli americani, ricorda la china del conflitto in Vietnam.
Condoleezza Rice in Europa prima di Bush
Che le elezioni si facciano o meno, l'Iraq sarà un grosso tema di una missione in Europa che Condoleezza Rice, segretario di Stato designato, intende fare prima della visita del presidente Bush, se, come è probabile, sarà confermata per tempo dal Senato. La Rice, che farà certo tappa a Bruxelles, vuole vedere in Europa esponenti di Paesi della Nato e dell'Ue. Il viaggio, che è al momento un'ipotesi, dovrebbe svolgersi tra l'inizio e la metà di febbraio.
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