Di Gennaro Carotenuto – 11 Agosto 2005
Dopo domenica 24 luglio, quando sono iniziate ufficialmente le trasmissioni di Telesur - l’emittente satellitare latinoamericana con base a Caracas - sono state immediate le reazioni da parte del governo degli Stati Uniti. Telesur, un servizio pubblico multistatale che ha come soci Venezuela, Argentina, Uruguay e Cuba e l'appoggio del Brasile, e che si propone l’ambizioso obbiettivo di riequilibrare il predominio mediatico statunitense sull’America Latina, sembra avere davvero colpito nel segno. E’ ancora quasi invisibile, trasmette appena quattro ore al giorno e raggiunge poche decine dei 700 milioni di spettatori potenziali in tre continenti, ma causa nell’amministrazione statunitense reazioni ogni giorno più scomposte.
Reazioni preventive. Prima ancora di cominciare a trasmettere, Telesur aveva già collezionato un record, avendo portato il governo di Washington ad approvare un decreto, che dovrà essere convertito in legge dal congresso degli Stati Uniti, che autorizza misure contro le trasmissioni del nascituro canale televisivo. Patrocinate dal deputato repubblicano Conny Mack, alcune organizzazioni d’opposizione al governo venezuelano negli Stati Uniti hanno già preannunciato il lancio di un’inusuale “campagna continentale contro Telesur”. "La TV - è la terribile accusa - è un canale di diffusione del pensiero di sinistra”. Dopo vent’anni di monopolio del pensiero unico neoliberale risulta difficile accettare che qualcuno continui a pensare in maniera distinta. L’isteria contro Telesur è già considerata un errore tattico negli stessi Stati Uniti. Alcuni editoriali, tra i quali quello del Miami Herald, invitano l’amministrazione repubblicana a riflettere sulla strategia del corpo a corpo scelta contro Telesur in quella che è già diventata, secondo il quotidiano della Florida, un’infruttuosa guerra di propaganda. Appena lunedì l’ambasciatore statunitense a Caracas, William Brownfeld, ha dichiarato che Telesur non ha nulla da temere a patto che non emetta nulla di contrario agli interessi degli Stati Uniti. Tuttavia, ha minacciato l’ambasciatore, in caso di messaggi “inappropriati”, gli Stati Uniti reagiranno.
Spettatori pericolosi. Quello che preoccupa gli Stati Uniti è che Telesur sta trovando proseliti in ogni dove. Ogni giorno vi sono annunci, in tutto il continente. Il sindaco di Bogotá per esempio, il socialdemocratico Luís Eduardo Garzón, ha acquistato un canale televisivo per permettere la trasmissione gratuita di Telesur in tutta la regione della capitale colombiana. Per non parlare del Brasile che, nonostante lo scoglio della lingua, vede migliaia di comunità isolate impegnate ad attrezzarsi, autofinanziandosi per poter ricevere via satellite il segnale di Telesur.
Un “segnale” che preoccupa. Come preoccupa terribilmente il fatto che l’emittente abbia un accordo di cooperazione con Al Jaazera che permetterà di trasmettere fuori del mondo arabo le immagini e le notizie provenienti dalle 18 troupe che la televisione tiene in Iraq. Così per la prima volta anche negli Stati Uniti, dove basta una parabola per accedere al segnale di Telesur, ci sarà un controcanto al monopolio informativo sui trionfi bellici in Iraq. Sopratutto, ed è la colpa imperdonabile, che impone a Washington lo scontro frontale contro Telesur, per la prima volta l’informazione alternativa esce dai circuiti ristretti della stampa scritta o di Internet ed entra in tutte le case, puntando alle masse.
Indigesta libertà di scelta. Il terreno di scontro tra Telesur e il punto di vista espresso da CNN e affiliate è il telecomando di centinaia di milioni di latinoamericani. Preoccupa, indigna, che con Telesur questi possano scegliere. Telesur, molto prima del previsto, e molto prima di poter essere materialmente efficace nel suo mandato di orientare verso sud la bussola del sistema informativo continentale, è già la cartina tornasole di un fenomeno molto più ampio. Per la prima volta dopo molti decenni gli Stati Uniti vedono altri soggetti attivi in politica estera, ingerire nel giardino di casa. Ed è isteria.
Gennaro Carotenuto svolge attività di ricerca e didattica in Storia Contemporanea, Geopolitica e Storia dell'America Latina alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università di Macerata. Dal 2000 è professore invitato presso la Facoltà di Humanidades dell'Università della Repubblica (Montevideo, Uruguay).