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La politica Italiana, ovvero il nulla
23 Dicembre 2004

Qualche giorno fa dicevo a degli amici che ritengo il centrosinistra in "decomposizione". In che senso? Nel senso che alcuni segni (estrema difficoltà nella comunicazione interna, mancanza di strategia, scarso rapporto con l'elettorato, spaccatura interna alle stesse correnti dei partiti che lo compongono, ecc.) indicavano una sua ancora aumentata instabilità interna e debolezza. Rilevavo come il discorso politico dei "neo-ulivisti" fosse solo un impasto di "antiberlusconismo mistico" e di europeismo acritico. Pensavo che potessero comunque vincere le prossime tornate elettorali a causa del malessere della società italiana, in declino economico e alquanto sfiduciata (Si veda il rapporto Censis 2004, ad esempio, o si ricordino le esternazioni di Montezemolo). Il malessere diffuso è suscettibile di aiutare le opposizioni, qualunque esse siano. Ma penso di dovermi ricredere. Non è affatto scontato, e forse nemmeno probabile, che il centrodestra esca sconfitto nel 2005 (regionali) e 2006 (legislative). Il processo di decomposizione del centrosinistra infatti sembra accelerare.

Ieri è fallita miseramente una fase di "negoziati" interna allo "scheramento" (??), che precedeva la preparazione delle elezioni regionali, ma che era un test importante rispetto all'orizzonte 2006. Prodi, che non può più contare su Rutelli (indicato da Pannella, qualche settimana fa, come l'uomo in ascesa nel centrosinistra, e bisogna ammettere che aveva ragione), non controlla nemmeno il suo "feudo" (Margherita). Se Berlusconi ha dovuto affrontare le fronde di pezzi di AN e di UDC, se anche ha perso per strada Tremonti, Prodi, dal canto suo, è molto più debole del Cavaliere. Personalmente, ipotizzavo che un'eventuale vittoria neo-ulivista nel 2006 potesse risolversi in un disastro per gli stessi vincitori, a causa delle loro divisioni interne, aprendo la strada a un progetto centrista guidato da Rutelli, Follini e pezzi di AN. Se da un lato Rutelli è chiaramente, in questa fase, più vicino a Follini che a Prodi sul piano generale, e forse anche dei rapporti personali, lo stato pietoso del paese, probabilmente in fase di peggioramento, potrebbe invece aprire alla ascesa di personalità populiste più estremiste e violente. Insomma, se Berlusconi declina e il centrosinistra si sfalda, restano secondo me due ipotesi: o davvero un "grande centro", putrescente, che prolunga l'agonia col benestare dei "poteri forti" e dell'Europa; oppure una deriva populistica/radicale dell'asse Tremonti-Lega, con Berlusconi più dipendente dagli altri due soggetti (ma comunque indispensabile per la loro tenuta). Tale seconda possibilità, a mio avviso, non è ancora "matura". Se però pensiamo al declino industriale e del potere d'acquisto, alle pesanti incognite sollevate dal rapporto con la Cina (verso la quale la UE non protegge minimamente la classe imprenditoriale del Nord-est), alla sfiducia generale, non è escluso che, qualora lo tentino, personalità come Calderoli riescano ad acquistare un ruolo maggiore nella politica del paese. Anche perché dal canto loro i "centristi" sembrano voler assistere settori imprenditoriali incapaci e decotti, senza una vera strategia alternativa per la ricerca e i settori di punta. La loro affermazione sarebbe secondo me di tipo "pre-argentino". La soluzione "legaiola" sarebbe una triste ma anche pericolosa e più dinamica fase di "trambusto".

A fine 2004, l'Italia appare davvero in una impasse. Senza contare che della politica estera non si parla più; siamo al fianco degli americani impantanati in Iraq e sempre più aggressivi verso l'Iran, destabilizzando tutta l'area mediterranea e del Golfo. In tutto questo, nessun argine sembra più esserci alla perdita di sovranità politica ed economica, e allo sbaraccamento industriale. Maastricht ci strangola, e la nostra classe politica, insieme agli imprenditori, non sanno proporre nessun "piano" per uscire dalla palude.

In quanto alla "sinistra", sembra sempre poter cavalcare le ondate di protesta popolare del tipo anti-guerra (2003) o anti-massacro- sociale (con scioperi generali), ma ha il respiro corto, e si dimostra sempre e comunque disposta, costi quel che costi, ad accordi con i centristi che la rendono irrilevante (al contrario di quel che pensa). Inoltre, e soprattutto, la sua cultura politica di fondo sembra del tutto inadeguata sia a rilanciare un rapporto fecondo con il mondo del lavoro, sia a proporre politiche innovative.

C'è un vuoto politico enorme, ma per ora nessuno sembra poterlo occupare. Il che è da meditare...

Fonte:"lettera_informazione"