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Il Grande Affare del petrolio Iracheno
Love me tender-Amami con dolcezza
Di Chris Floyd – 23 Luglio 2005

[Pubblicato su CounterPunch il 15 Luglio] – Stavano ancora raschiando via parti del corpo dai vagoni esplosi nella metropolitana londinese la settimana scorsa quando i terroristi hanno rivendicato senza vergogna la messe di sangue della loro missione assassina. La dichiarazione, agghiacciante nel suo azzeramento di ogni valore etico e nel suo brutale cinismo, è stata fatta nel nome ormai terrificante della Jihad.

Ma si tratta di Asim Jihad, naturalmente, il portavoce del Ministero del Petrolio Iracheno. Sì, proprio il giorno dopo l’agonia di Londra, i terroristi di stato che portano avanti quell’atrocità di massa continuata che è la guerra aggressiva in Iraq, hanno celebrato una importante vittoria nella loro campagna di violenza e paura: 11 sostanziosi giacimenti petroliferi sono infatti offerti in appalto agli investitori internazionali, secondo quanto riporta AdnKronos.

Per le corporazioni, questa cornucopia di traboccanti giacimenti dell’Iraq del sud ricchi di petrolio, 3 milioni di barili al giorno, dichiara Jihad, sorpasserà l’intera produzione nazionale attuale, di 2.2 milioni di barili al giorno: un ricco raccolto per i baroni del petrolio, la cui filiale alla Casa Bianca ha portato avanti l’opera per loro in modo così “formidabile”.

Con il prezzo del petrolio che si è alzato vertiginosamente superando i 60$ al barile, e che secondo alcuni esperti in un futuro piuttosto prossimo continuerà l’avanzata verso i 100$ al barile, la posta di 25 miliardi di dollari che gli Iracheni stanno cercando di ottenere sarà un prezzo insignificante per un posto in questo gioco.

Ma “Santa Grazia del Cielo”, come direbbe quel pallone gonfiato del Pentagono Don Rumsfeld, con quel linguaggio affettato da zitella puritana che ama mettere in mostra mentre si pulisce il sangue dalle mani, nessuno che sia sano di mente può credere che tutti i soldi andranno davvero al Ministero del Petrolio, che manterrà ampio controllo sui giacimenti venduti per il presunto bene del popolo iracheno. Santa Pace, no!

Una parte del bottino sarà passata dai portaborse pro-Bush al nuovo regime di Baghdad. Una parte sarà trasferita per finanziare le squadre della morte, e le bande di delinquenti amanti delle torture che ora operano in nome di varie fazioni del governo. Un po’ dei soldi poi verranno rimandati indietro ai baroni del petrolio. E  un po’ verranno riciclati nel fango dei soldi destinati ad operazioni sotto copertura, mercenari, alle campagne pericolose nella Madrepatria e alle offerte di “pacchetti pensione” per i buoni e fedeli servi della macchina da guerra di Bush.

Come sappiamo che questo accadrà? Perché è già successo al denaro proveniente dal petrolio iracheno che è caduto nelle mani del profittatore in capo, il presidente George W. Bush. Secondo le dettagliate interrogazioni e investigazioni del Congresso, del Pentagono, del General Accountability Office (Ufficio Generale per l’Accertamento delle Responsabilità), la International Advisory and Monitoring Board (Commissione Internazionale Consultiva e di Controllo) e l’Ispettore Generale Speciale per la Ricostruzione in Iraq, più di 8.8 miliardi di dollari in denaro iracheno sotto il controllo di Bush semplicemente sono circolati tra l’ottobre 2003 e il luglio 2004, secondo quanto riportato dalla London Review of Books. Questi erano i profitti che a quanto pare erano stati riservati per il governo iracheno, ma nessuno sa dove sono andati a finire effettivamente, eccetto una minima parte che, secondo quanto scoperto dagli investigatori, si scoprì che serviva a finanziare molte delle valide iniziative cui si faceva sopra riferimento.

E questa epica rapina, che ha prodotto un bottino di proporzioni mai viste dai tempi delle invasioni dei Mongoli, è solo un misero rigagnolo nel vasto delta della corruzione che sta prosciugando la terra conquistata.

Christian Aid ha calcolato che altri 4 miliardi di dollari di profitti incalcolabili provenienti dall’esportazione del petrolio furono dati via sottobanco, in stile Saddam, agli amici della coalizione. Poi ci sono state le quantità di soldi distribuite dall’”Autorità Provvisoria” di Bush, fuori dai registri, per i “corrieri”, i broker, gli imprenditori occidentali, i leader delle tribù, i “benefici per l’intelligence” e chiunque altro abbia avuto la destrezza di tendere la mano al momento giusto.

Tutto questo denaro è stato rubato al popolo iracheno. Infatti, ogni centesimo del denaro proveniente dal petrolio iracheno è stato rapinato da Bush e trasferito alla Federal Riserve Bank di New York nel maggio 2003. Forse questa era l’operazione cui si riferiva Bush nella sua gonfiata dichiarazione “Missione Compiuta” quello stesso mese. (certamente non si riferiva alla missione militare, dato che “importanti operazioni di combattimento” vengono ancora lanciate anche in questo preciso istante). I profitti del petrolio hanno continuato a fluire nel conto in banca di Bush dopo la conquista. Detto questo, quando il personale vicerè di Bush, Jerry Bremer, fece un’apparizione da “ultimi giorni a Saigon” a Baghdad l’anno scorso, il Caligola Crawford aveva già raggranellato 20 miliardi di dollari di petrodollari iracheni.

Nessuno è stato portato davanti alla giustizia per questo enorme, e per di più assassino, ladrocinio. E i baroni del petrolio che si stanno preparando a festeggiare i nuovi amministratori non devono neppure preoccuparsi di questioni così “fuori moda” come la legalità. Questo è perché Bush, mistificatore come al solito, di recente ha rinnovato il suo iniquo Executive Order 13303, l’immunità sotto copertura per tutti gli interessi corporativi Usa coinvolti a qualunque titolo con il petrolio iracheno, secondo quanto riporta il blog Deep Blade. Il decreto originale fu approvato proprio in quel fecondo e cruciale mese di maggio del 2003.

L’ordine di Bush si applica a tutti i trafficanti del petrolio iracheno, per lo meno fin quando il loro bottino trova la sua strada, di riffa o di raffa, tra i capitali di “persone o entità degli Stati Uniti”. Bush dichiara freddamente che qualsiasi “processo giudiziale” lanciato contro queste entità protette, senza l’esclusione di procedimenti criminali per, che so, frode, corruzione, estorsione, perfino assassinio, “sarà considerato nullo e privo di valore”. Ma cosa succederebbe se uno di quegli stati farabutti che ancora si basano sul principio ormai  fuori moda della legge e dell’ordine tentasse di trascinare in una corte i compari di Bush? Niente paura: una delle molte agenzie autorizzate a “impiegare tutto il proprio potere” per “portare avanti gli scopi di questo ordine” non è altro che il salottino del nostro caro Rumsfeld: il Pentagono.

Denaro e potere, presi con la violenza e l’inganno: questo è il punto, il solo punto, della “guerra al terrore” di Bush. Infatti è una guerra di terrore, in cui entrambe le parti si servono di assassini senza senso e uccisioni di massa per portare avanti le loro ambizioni ignominiose. Sicuramente le vittime innocenti delle esplosioni di Londra sono felici di essere morte al servizio di una così nobile causa.

Chris Floyd è editorialista del Moscow Times e scrive regolarmente per CounterPunch. Il suo nuovo blog di informazione e commentario politico può essere trovato su Empire Burlesque - www.empireburlesquenow.blogspot.com

Tradotto da Paola Merciai per Radio K / Radio4Peace