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Il vero furfante nell'alto costo del petrolio

Di Eric Margolis – 1 Luglio 2008

[Parigi, 30 Giugno 2008] - I Francesi e il resto dell'Europa sono scesi in rivolta a causa della brutale ascesa dei prezzi di gas e beni alimentari. I camionisti, i tassisti, gli agricoltori e i pescatori in tutto il continente europeo stanno bloccando le strade e causando enormi problemi.

Il gas e il diesel costano 2.5 - 3 volte di più che in Nord America, dove i prezzi sono ancora un affare se messi a confronto con il resto del mondo sviluppato.

Da Baltimora a Bangkok una classe politica terrorizzata finge di poter essere in grado di fare qualcosa per gli alti prezzi dell'energia e dei beni alimentari, o cerca disperatamente di trovare dei capri espiatori a cui appoggiarsi. Fra questi gli attuali favoriti sono i diabolici speculatori o gli Arabi.

E allora chi è il responsabile se il petrolio da 40 dollari ha adesso toccato i 140 dollari a barile? Il principale furfante è colui che una volta era tanto potente, ossia il dollaro Statunitense.

La crecita vertiginosa del prezzo del petrolio è stata in gran parte causata dalla costanta perdita di valore del dollaro Statunitense, dovuta ad una pasticciata politica estera e all'orgia del debito da parte di Washington. La crescente domanda da parte dell'India, la Cina e altre nazioni Asiatiche, dove i prezzi del gas sono tenuti al di sotto dei prezzi mondiali grazie ai sussidi governativi, ha giocato un ruolo importante anche se comunque secondario. I prezzi del diesel in Cina e in India, che importano la maggior parte del loro petrolio, sono più bassi del 33-40% di quelli Nord Americani.

Dal 2002, il dollaro USA ha perso quasi il 40% del proprio valore rispetto all'Euro, una percentuale quasi dello stesso livello rispetto al dollaro Canadese e circa il 15% rispetto allo Yen Giapponese. Il Canada è il principale fornitore di petrolio degli Stati Uniti. Una volta gli Stati Uniti erano il principale produttore mondiale di petrolio, mentre adesso importano il 66% del petrolio di cui necessitano. A causa del dollaro USA in costante erosione, gli Americani devono pagare sempre di più per le importazioni di petrolio.

Nel 2007 l'ex Presidente della Federal Reserve Statunitense, Alan Greenspan, ha ammesso che l'invasione dell'Irak nel 2003 da parte degli Stati Uniti è stata motivata dalla necessità di impadronirsi delle sue risorse petrolifere. La strategia di Bush e Cheney aveva lo scopo di prendere possesso del petrolio dell'Irak, portando così ad una decisa espansione della produzione per rompere il cartello del petrolio, l'OPEC. Il risultato di tutto questo è stato un disastro. Nonostante ci siano 14.000 mercenari che fanno la guardia alle condutture petrolifere dell'Irak, la sua produzione è decisamente più bassa rispetto ai tempi che hanno preceduto l'invasione degli Stati Uniti, cosa che va ad aggiungersi alla crescente scarsità di rifornimenti sul mercato mondiale.

Nel suo nuovo libro, l'eccellente “Bad Money”, l'analista politico Kevin Phillips spiega come l'amministrazione Clinton e quella Bush hanno permesso, e perfino aiutato, ad una industria della finanza non regolata di generare la gigantesca bolla delle 'securities', in gran parte senza valore, che sta adesso scoppiando.

Phillips precisa che la finanza è diventata la principale industria dell'America mentre il settore manifatturiero si è ristretto a soltanto il 12% della produzione nazionale. Il debito pubblico e quello privato sono cresciuti dai 10.5 trilioni di dollari del 1987 agli attuali 43 trilioni di dollari. La bolla immobiliare è stata stimolata dalla follia di tassi d'interesse tenuti a livelli assurdamente bassi e rappresenta il 40% del prodotto interno lordo dell'America.

La spericolata orgia del debito dell'America è vicina alla fine, e alle porte si affaccia la recessione. Il crollo della casa di carte di Wall Street continua, con la metà dei profitti delle banche che stanno andando in fumo. I crescenti prezzi del petrolio sono finora il sintomo più doloroso del declino economico e geopolitico dell'America sotto l'amministazione Bush.

La prossima traumatica mazzata la si avrà quando i produttori di petrolio cominceranno a chiedere di essere pagati in Euro o in altre valute. È interessante notare che l'Iraq sotto Saddam, il Venezuela e l'Iran avevano cominciato a farlo, e rapidamente sono stati immessi in cima alla lista dei nemici di Washington.

Il controllo del petrolio del Medio Oriente è una delle principali colonne del potere mondiale degli Stati Uniti. La rottura del collegamento, vecchio di mezzo secolo, fra il dollaro USA e il petrolio avrà come conseguenza di accellerare ancora di più il declino dell'America come grande potenza.

Due terzi delle riserve monetarie a livello mondiale sono adesso nelle mani dell'Asia. La Cina e il Giappone da sole detengono il 47% del debito con l'estero degli Stati Uniti. Con il perdurare dell'indebolimento del dollaro USA, le nazioni Mediorientali e quelle Asiatiche verranno fatte oggetto di una crescente pressione affinchè riducano le loro tenute di dollari e di debito Statunitense per muoversi verso valute più forti. Se questo si dovesse verificare, l'economia degli Stati Uniti sprofonderà in una gigantesca crisi e dovrà far fronte ad aumenti taglienti dei tassi di interesse.

La produzione mondiale di petrolio è stagnante mentre la domanda è in continuo aumento. Entro il 2030, la Cina avrà tante automobili quanto gli Stati Uniti. La maggior parte degli analisti ritengono che il petrolio da adesso in poi rimarrà sempre al di sopra dei 100 dollari a barile. Il che significa che i Nord Americani è meglio che si abituino presto a piccole automobili, piccole porzioni, piccole case e un giro vita più piccolo.

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info