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Il mio cuore sanguina per il Pakistan
Il paese merita di meglio di questa grottesca sciarada di tipo feudale

Di Tariq Ali – 4 Gennaio 2008

31 Dic 07 "The Independent" -- Sei ore prima di venire giustiziata, Maria, Regina di Scozia scrisse a suo cognato, Enrico III di Francia: " … Per quanto riguarda mio figlio, lo affido a voi fintanto che lo merita, dato che non posso rispondere per lui." Correva l'anno 1587.

Il 30 dicembre 2007, una conclave di potentati feudali si è riunita nella casa dell'assassinata Benazir Bhutto per sentir leggere le sue ultime volontà e il suo testamento, e i suoi contenuti venire quindi annunciati ai media di tutto il pianeta. Mentre l'azione di Maria si rivelava essere un tentativo incerto, la sua moderna controparte non ha lasciato spazio ad alcun dubbio. Potrebbe certamente rispondere per suo figlio.

Un triumvirato costituito da suo marito, Asif Zardari (uno dei politici più sordidi e screditati nel paese, tuttora accusato di corruzione in tre Tribunali Europei) e due nullità saranno al comando del partito fino a quando il figlio diciannovenne di Benazir, Bilawal, avrà raggiunto la maturità necessaria ad assumerne la guida. A quel punto si trasformerà in presidente a vita e, senza dubbio, tale titolo lo passerà ai suoi figli. Il fatto che adesso tutto questo è ufficiale non lo rende affatto meno grottesco. Il Partito Pakistano del Popolo viene trattato come se fosse un bene di famiglia, una proprietà di cui disporre a piacere secondo i capricci del suo leader.

Niente di più, niente di meno. Povero Pakistan. Poveri sostenitori del Partito del Popolo. Entrambi meritano di meglio di questa sciarada disgustosa e medioevale.

L'ultima decisione di Benazir è stata presa seguendo lo stesso atteggiamento autocratico dei suoi predecessori, un metodo che gli è costato - tragicamente - la sua stessa vita. Se avesse prestato maggiore attenzione al consiglio datogli da alcuni capi di partito e non avesse acconsentito al corrotto accordo suggeritole da Washington con Pervez Musharraf o successivamente, avesse anche deciso di boicottare la sua elezione parlamentare, potrebbe ancora essere viva. Il suo ultimo regalo al paese non è di buon auspicio per il suo futuro.

Come possono i politici che sono sostenuti dall'Occidente essere considerati seriamente se trattano il loro partito come un feudo e i loro sostenitori come servi, mentre i loro cortigiani all'estero si riempono la bocca di delicatezze adulatorie riguardo al giovane principe e al suo futuro.

Che la maggior parte del circolo ristretto del PPP consista di opportunisti senza spina dorsale che conducono vite frustrate e malinconiche non è una giustificazione. Tutto questo potrebbe essere trasformato se fosse implementata una qualche forma di democrazia all'interno del partito. Esiste uno strato molto sottile di politici incorruttibili e di sani principi all'interno del partito, ma sono emarginati. La politica dinastica è un segno di debolezza e non di forza. A Benazir piaceva molto paragonare la sua famiglia ai Kennedy, ma ha scelto di ignorare che il partito Democratico, malgrado l'aggiunta di grandi somme di denaro, non era lo strumento di alcuna famiglia.

La questione della democrazia è di enorme importanza in un paese che è stato governato dall'esercito per più di metà della sua esistenza. Il Pakistan non è un "stato fallito" nel senso che si attribuisce al Congo o al Ruanda. È uno stato disfunzionale e si è trovato in questa condizione per quasi quattro decenni.

Al cuore di questa disfunzione è il dominio dell'esercito ed ogni periodo di potere militare ha fatto peggiorare le cose. È questo che ha impedito sia la stabilità politica che l'emergere di istituzioni stabili. In tutto questo gli Stati Uniti hanno una responsabilità diretta, poiché hanno sempre considerato l'esercito come l'unica istituzione con cui fare affari e, purtroppo, agiscono ancora oggi in tal modo. Questa è la roccia che ha trasformato acque increspate in un torrente impetuoso.

Le debolezze dell'esercito sono ben note e sono state ampiamente documentate. Ma i politici non sono in una posizione che gli consenta di lanciare pietre. Dopotutto, non è stato Musharraf ad aprire la strada all'assalto sull'ordinamento giudiziario, un qualcosa che è stato trascurato così convenientemente sia dal Segretario Delegato Statunitense, John Negroponte che dal Ministro degli Esteri Inglese, David Miliband. Il primo attacco alla Corte Suprema venne montato dai sicari di Nawaz Sharif, che assalirono fisicamente i giudici quando questi era primo ministro perché erano arrabbiati per una decisione che andava in senso contrario rispetto agli interessi del loro padrone.

Alcuni di noi avevano sperato che, con la morte della Bhutto, il Partito del Popolo potesse dare inizio ad un nuovo capitolo. Dopotutto, uno dei suoi capi principali, Aitzaz Ahsan, presidente dell'Associazione degli Avvocati, ha svolto un ruolo eroico nel movimento popolare contro lo scioglimento della Corte Suprema. Ahsan è stato arrestato durante l'emergenza ed è stato tenuto in stato di isolamento. Si trova tuttora sottoposto agli arresti domiciliari a Lahore. Se la Benazir fosse stata capace di pensare al di là degli interessi di famiglia e di fazione lo avrebbe dovuto nominare presidente in attesa delle elezioni all'interno del partito. Nessuna di tale fortuna.

Il risultato di tutto questo quasi certamente sarà una spaccatura nel partito, che si verificherà prima di quanto si pensi. Zardari è detestato da molti attivisti ed è giudicato responsabile della rovina di sua moglie. Una volta che le emozioni si saranno calmate, l'orrore della successione colpirà molti seguaci tradizionali del PPP fatta eccezione per il suo segmento più reazionario: carrieristi di ventura la cui unica ossessione è quella di fare fortuna.

Tutto questo avrebbe potuto essere evitato, ma l'angelo mortale che ha guidato la Bhutto quando era ancora in vita, purtroppo, non si curava poi molto della democrazia. E adesso è in effetti il capo del partito.

Nel frattempo il paese è in uno stato di crisi. Nonostante sia riuscito a salvare la propria pelle politica imponendo lo stato di emergenza, Musharraf difetta ancora adesso di legittimità. Anche un'elezione piena di brogli non è più possibile per l'8 Gennaio, malgrado gli ammonimenti severi del presidente George Bush e del suo non molto convincente aiutante a Downing Street. Quello che è chiaro è che il consenso ufficiale su chi ha ucciso Benazir sta cadendo a pezzi, tranne che sulla BBC. Ora è stato reso pubblico che quando Benazir ha chiesto agli Stati Uniti di fornirle una falange di guardie del corpo in stile Karzai di ex marine Statunitensi a contratto privato, il suggerimento è stato rifiutato in maniera sprezzante dal governo del Pakistan, che lo ha visto come una violazione della propria sovranità nazionale.

Adesso sia Hillary Clinton che il Senatore Joseph Biden, presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, stanno appuntando il distintivo del colpevole per l'omicidio della Bhutto su Musharraf e non su Al-Qa'ida, un segnale certo che alcune sezioni dell'establishment degli Stati Uniti stanno pensando di disfarsi dell'attuale presidente.

Il loro problema è che, con la morte di Benazir, l'unica altra alternativa a loro disposizione è il Generale Ashraf Kiyani, attuale capo dell'esercito. Nawaz Sharif viene visto come un barboncino di proprietà Saudita e non è quindi un personaggio fidato, benchè, data l'alleanza che intercorre fra gli USA e l'Arabia Saudita, il povero Sharif è imbarazzato e confuso sul perché questo dovrebbe essere il caso. Per sua parte, è pronto ad accettare i comandi di Washington ma preferirebbe che fosse il Re Saudita piuttosto che Musharraf a coprire il ruolo del porta messaggio imperiale.

Una soluzione alla crisi è a disposizione. Ciò richiederebbe da un lato la sostituzione di Musharraf con una figura meno controversa, un governo di unità nazionale che comprenda tutti i partiti per sviluppare condizioni adeguate allo svolgersi di vere elezioni entro sei mesi, e dall'altro la reintegrazione dei giudici licenziati della Corte Suprema per investigare l'omicidio di Benazir senza timori o favoritismi di alcun tipo. Sarebbe già un inizio.

Tariq Ali, nato in Pakistan, è uno scrittore, un documentarista e un commentatore.

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info