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Nuova ondata di arresti a Myanmar

4 Ottobre 2007

3 Ottobre 07 — Protetto dall'oscurità, il governo militare di Myanmar ha arrestato un numero imprecisato di persone solamente poche ore dopo che l'inviato speciale delle Nazioni Unite aveva lasciato il paese.

Alcuni testimoni hanno affermato che almeno otto camion carichi di prigionieri sono stati fatti partire da Yangon centrale, la città più grande e il centro delle proteste contro la giunta militare e le difficoltà economiche, nella mattinata di Mercoledì.

Non è stato fatto sapere dove siano stati trasportati i prigionieri o a quanti si andranno ad unire.

Numerosi veicoli militari hanno perlustrato le strade lanciando avvertimenti dagli altoparlanti: "Abbiamo scattato delle fotografie. Stiamo andando a fare degli arresti!"

Clima del terrore

Oltre a questo, alcuni diplomatici Occidentali hanno affermato che delle squadre sono state mandate a perquisire numerose case alla ricerca dei monaci che si nascondevano, creando un clima del terrore.

In una casa che si trova in prossimità della Pagoda di Shwedagon, il santuario più importante nella devotamente Buddista Myanmar nonchè il punto di partenza delle manifestazioni della settimana scorsa, una ragazza di 13 anni ha detto che i suoi genitori sono stati prelevati nel mezzo della notte.

Paulo Sergio Pinheiro, l'inviato delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo a Myanmar, ha dichiarato a Ginevra che le persone che adesso si ritrovano detenute ammontano a migliaia.

La Lega Nazionale per la Democrazia, il partito del capo dell'opposizione, la detenuta Aung San Suu Kyi, che aveva vinto in forma schiacciante le elezioni del 1990 ma a cui era stato negato il potere dall'esercito, ha dichiarato che 160 dei suoi membri e altri attivisti sono stati arrestati.

La repressione è ripresa dopo due giorni di relativa calma e appena poche ore dopo che Ibrahim Gambari, l'inviato speciale delle Nazioni Unite, aveva lasciato Myanmar immediatamente dopo essersi incontrato con il leader del paese.

Gambari ha trascorso in attesa la metà del suo soggiorno, durato quattro giorni, prima di poter ottenere alla fine un incontro con il Generale Maggiore Than Shwe, durante il quale ha tentato di persuaderlo a fermare la repressione e ad aprire i colloqui con Aung San Suu Kyi.

L'inviato, che non ha parlato dei suoi incontri con Than Shwe e Aung San Suu Kyi, deve presentare un resoconto a Ban Ki-moon, il segretario generale delle Nazioni Unite, a New York nella giornata di Giovedì.

Ma prima di far questo, ha incontrato Lee Hsien Loong, il primo ministro di Singapore, nella giornata di Mercoledì.

Singapore attualmente presiede l'Associazione delle Nazioni Asiatiche Sudorientali (Asean), della quale è membro anche Myanmar.

Nessuna azione da parte della Asean

Fino ad ora, la politica dell'Asean di non-interferenza e di "impegno costruttivo” per persuadere con le lusinghe Myanmar affinchè introduca riforme democratiche non ha avuto miglior fortuna delle sanzioni Occidentali.

E anche se il gruppo ha rilasciato una rara espressione di "reazione" dopo la violenta repressione della settimana scorsa, non è stata pronunciata parola sull'intenzione o meno da parte dell'Asean di prendere un qualunque provvedimento contro Myanmar.

Il governo militare sostiene di aver trattato con i dimostranti, che al culmine delle dimostrazioni sono stati valutati essere più di 100.000, ricorrendo "il meno possible" all'uso della forza; e ha detto che sono state uccise soltanto 10 persone nel corso del processo di ripristino della "normalità".

Organizzazioni per i diritti dell'uomo e vari gruppi dissidenti sostengono che il tributo è molto più alto.

A Ginevra, nella giornata di Martedì scorso, il Consiglio per i Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite ha condannato la “violenta repressione" dell'esercito e ha invitato i generali a permettere che il suo investigatore possa visitare il paese per la prima volta in quattro anni, allo scopo di far luce su quello che è accaduto.

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info