Di Bruce Gagnon - 17 Gennaio 2005
La trasformazione del Pentagono sta andando avanti. L'esercito americano diventa sempre più un servizio di protezione globale per il petrolio. Il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ha uno "strategy guy" il cui compito è quello di insegnare questo nuovo modo di intendere la guerra agli alti ufficiali di tutti i rami e ai maggiori agenti della CIA. Thomas Barnett è un professore al War College in Rhode Island, autore del controverso libro "The Pentagon's New Map" che identifica un "gap non-integrato" del mondo che sta resistendo alla globalizzazione. Di tale gap fanno parte zone di America Latina, Africa, Medio Oriente ed Asia Centrale, tutte zone-chiave produttrici di petrolio.
In quella che Barnett chiama una "Grande Marcia della Storia" l'esercito americano dovrebbe essere trasformato per prendere il controllo preventivo del "gap", in modo che gli USA possano organizzare la distribuzione globale di risorse, persone, energia e denaro. (Già aveva previsto che la distanza tra ricchi e poveri avrebbe continuato ad aumentare e che il Pentagono avrebbe dovuto essere usato per tenere sotto pressione i cittadini del terzo mondo per mantenere i benefici della globalizzazione).
Secondo Barnett l'unilateralismo statunitense condurrà all'"inevitabilità della guerra". In una recente presentazione ad un pubblico di militari ha ricordato loro che Hitler non ha mai chiesto il permesso a nessuno prima di invadere qualche paese. Questa sarebbe stata la fine del multilateralismo.
Barnett sostiene che i giorni delle trattative e degli accordi internazionali sono finiti: "Non c'è dubbio su quello che stiamo facendo" dice, e chiede un "nuovo principio ordinatore al Dipartimento della Difesa" (DoD). Quest'evoluzione farebbe della "sicurezza" il primo prodotto da esportazione degli Stati Uniti. La domanda globale di energia richiederebbe un controllo americano sulle regioni produttrici di petrolio: "tra vent'anni combatteremo in Africa Centrale" predice.
Per implementare questa nuova visione militare Barnett sostiene che l'esercito dovrebbe mutare dal suo mix spesso competitivo tra aviazione, marina, esercito e marine ad un servizio militare di due tipi. Il primo, chiamato "Leviathan", dovrebbe essere un attaccante, guerrigliero da missioni speciali e privo di controllo da parte della Corte Criminale Internazionale; una volta che un paese viene conquistato da quest'armata, il secondo settore, chiamato Amministrazione Sistemi, dovrebbe fare da "proconsole" dell'impero, organizzando un servizio di polizia e controllare le popolazioni locali. Questo gruppo, dice Barnett, "non tornerà più a casa".
Il piano di Barnett è sostanzialmente in via di applicazione. Si stanno sviluppando nuove forze di protezione veloci, flessibili ed efficienti per controllare il "gap". Nel prossimo decennio l'esercito abbandonerà il 35% delle basi dell'epoca della Guerra Fredda e cercherà di espandere il network di siti nel "gap". I cambiamenti previsti, una volta completati, produrranno il più profondo riordino dell'esercito americano negli ultimi 50 anni.
Secondo Michael Klare, professore di Studi della Pace all'Hampshire College, "le truppe americane stanno rischiando le loro vite giorno per giorno per proteggere il flusso di petrolio. In Colombia, Arabia Saudita e Georgia personale americano è impegnato giorno e notte a sorvegliare oleodotti e raffinerie o a supervisionare le forze locali assegnate per tale compito".
Klare prosegue "Il DoD ha aumentato le forniture militari ad Angola e Nigeria, e sta collaborando alla formazione dei loro ufficiali e del personale addetto; inoltre, il Pentagono ha iniziato a cercare altre basi permanenti nella zona, focalizzandosi su Senegal, Ghana, Mali, Uganda e Kenya. The Wall Street Journal ha riportato che "una missione chiave delle forze americane (in Africa) sarebbe assicurare le zone petrolifere della Nigeria, che in futuro potrebbero coprire il 25% delle importazioni americane di petrolio".
Unità della Guardia Nazionale in tutti gli Stati Uniti vengono oggi assegnati allo sviluppo di relazioni con ciascuna nazione del continente africano.
Il ruolo della tecnologia spaziale
L'amministrazione Bush sta anche esplorando la possibilità di espandere l'emergente sistema di difesa missilistica nell'Est Europa come elemento di contenimento di Russia, Cina e Medio Oriente. Il Pentagono ha intrattenuto negoziati con Ungheria, Romania, Polonia e Repubblica Ceca cercando di persuadere uno o più di tali stati ad ospitare basi missilistiche. Il ricco Iran sarà circondato da postazioni missilistiche in Azerbaijan, Turkmenistan, Iraq e Afghanistan.
Per mantenerli in collegamento il Pentagono sostiene che servirà una "visione divina" sul mondo. Un nuovo "internet del cielo" è in costruzione per le guerre future: la nuova rete costerà 200miliardi di dollari e fornirà a macchine da guerra e forze militari un linguaggio comune, emettendo istantaneamente un enciclopedia di informazioni letali sui nemici.
Secondo Art Cebrowski, direttore dell'Ufficio per la Trasformazione del Pentagono, "In realtà ciò di cui stiamo veramente parlando è una nuova teoria della guerra". I militari vogliono sapere "tutto ciò che può interessarci, sempre" dice un altro dipendente del Pentagono. L'intelligence militare, che include anche una sorveglianza satellitare segreta che copre la maggior parte del pianeta, manderà informazioni sulla rete della guerra dividendole con le truppe. "L'essenza della guerra "rete-centrica" sta nella nostra abilità di mettere in piedi una forza combattente dovunque in qualsiasi momento. La tecnologia dell'informazione è la chiave di tutto".
Il controllo delle truppe statunitensi sul "gap" dipenderà da un sistema di computer collegati in rete. Armi, intelligence segreta e soldati in un network globale, quella che i militari chiamano guerra rete-centrica, secondo loro cambierà gli eserciti cosi come Internet hanno cambiato il business e la cultura.
Bruce K. Gagnon
Coordinatore di Globe Net
Brunswick, Maine
Traduzione di Chiara Rancari per www.peacelink.it