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Afferra questa Guerra e Gettala Via

Di Ron Jacobs - 27 Dicembre 2006

“Ogni pistola prodotta, ogni nave da guerra varata, ogni razzo sparato, significano nel loro senso ultimo un furto nei confronti di coloro che stanno morendo di fame e non hanno di che nutrirsi, di quelli che hanno freddo e non hanno di che coprirsi.” - Presidente Dwight D. Eisenhower, April 16, 1953

Parliamo di caduta nell'abisso. George Bush e i suoi alleati al Pentagono stanno prendendo in considerazione la possibilità di incrementare il numero delle truppe che sono presenti in Iraq con l'invio di altri 40.000 soldati. Questa idea è sostenuta da alcuni membri del Congresso, anche se John McCain è il solo che sinora ha espresso pubblicamente il proprio sostegno. Questo nonostante il fatto che più del 60% dei residenti Americani vuole che le truppe se ne escano dall'Iraq il prima possibile piuttosto che il più tardi possibile. Non solo la posizione di Bush rappresenta un'altra stilettata inflitta all'idea che è il popolo degli Stati Uniti a governare il paese, è un calcio sonoro sferrato sulla faccia degli elettori. Tuttavia fin tanto che il Congresso continua a concedere alla Casa Bianca e al Pentagono tutto il denaro che vogliono per combattere la guerra, qualunque altra azione legislativa in materia vale meno di zero. In senso contrario rispetto alle iniziative domestiche di Bush quali il No Child Left Behind act – una legge che impone ai singoli stati di seguire certe direttive del governo federale senza la concessione di alcun finanziamento - il Congresso provvede un finanziamento illimitato agli sforzi di guerra senza imporre alcuna linea guida, e tanto meno senza richiedere in cambio alcuna prova di successo.

Non è che questo rappresenti un qualcosa di inusuale. Determinate richieste di finanziamento raramente vengono vagliate con attenzione dal Congresso. Due fra le più ovvie di queste riguardano entrambe il Medio Oriente. La prima è il costante finanziamento ottenuto da Tel Aviv, non importa quale sia l'uso che ne fa o come lo faccia. La seconda è costituita dalle previsioni in bilancio che riguardano quei paesi che sono dotati delle grandi sorgenti di profitto petrolifere. Qualche volta il denaro di quest'ultima viene destinato alla politica di sostegno a favore di un regime che è vicino agli interessi di Washington e talvolta viene usato per distruggere un regime con idee diverse. In Iraq, questa seconda richiesta è stato portata al suo estremo storico. In altre parole, un regime che appare essere capace a malapena di mantenere il potere viene sostenuto con l'immane potere militare Statunitense – al costo di approsimativamente 180 milioni di dollari al giorno. Naturalmente questo è il solo costo finanziario perchè i costi umani non si possono calcolare, ma qui seguono alcuni numeri grezzi che li riguardano: durante il corso della guerra, le truppe Statunitensi hanno subito perdite ad una media di due vite al giorno, un qualcosa come circa mezzo milione di Iracheni sono morti [ed è probabile che il numero sia maggiore piuttosto che inferiore], più di 20.000 soldati Americani sono stati feriti, assieme ad un numero sconosciuto di Iracheni.

Nonostante queste statistiche la guerra continua. Infatti, come è stato fatto notare sopra, il conflitto potrebbe benissimo intensificarsi. I Democratici strillano tanto sulla loro frustrazione nei riguardi della guerra e dicono che loro le cose le faranno in maniera diversa, tuttavia fra loro sono ben pochi quelli che hanno dato una qualunque indicazione genuina che faccia intendere il rifiuto di finanziare la guerra. Invece un buon numero di loro ha firmato le raccomandazioni dell'essenzialmente irrilevante Iraqi Study Group, il cui rapporto suggerisce di continuare la guerra semplicemente attribuendo un nuovo nome alla missione delle truppe ed eventualmente ritirando le unità di combattimento – una mossa che secondo il rapporto del Washington Post lascerebbe nel paese il 75% delle truppe. Inoltre, non un singolo Senatore Democratico ha votato contro la nomina a Segretario della Difesa di Robert Gates, uomo della CIA e apologo della guerra. Adesso, non so voi come la pensiate, ma tutto questo mi pare il tipico 'business as usual'. Il primo test per il Congresso a maggioranza Democratica verrà subito dopo che i nuovi rappresentanti avranno preso il loro posto e si presenterà nella forma di una richiesta di 100 miliardi di dollari per la continuazione della Guerra in Iraq. A parte qualche rumore che viene dall'ala sinistra del partito – nella maggior parte dei casi dal rappresentante al Congresso dell'Ohio Denis Kucinich – non c'è stata indicazione alcuna che faccia intendere che questa richiesta non verrà soddisfatta. A dir la verità, una veloce lettura degli articoli dei giornali che hanno a che fare con questa richiesta mi porta a credere che il solo problema che avranno i Democratici con il finanziamento richiesto dall'amministrazione a favore della guerra è la maniera nella quale verrà richiesto. Invece delle richieste di emergenza che Messers Bush e Cheney tendono a preferire, i Democratici vogliono che le richieste di finanziamento alla guerra siano ricomprese nel budget annuale.

Recentemente, il veterano contro la guerra Mike Ferner, parlando in rappresentanza dei gruppi Voices for Creative Nonviolence & Veterans For Peace, ha annunciato la richiesta di mobilitazione degli attivisti contro la guerra affinchè nelle loro città in tutto il paese occupino gli uffici di quei Rappresentanti e di quei Senatori che hanno votato in favore del finanziamento alla guerra. Queste azioni si svolgeranno nel mese di Febbraio, dato che il Congresso apre i lavori alla fine di Gennaio e la sopracitata richiesta di finanziamento sarà una delle prime proposte di legge nell'agenda dei lavori. Questa è una buona idea e a dir la verità, consiglierei di spingersi anche più in là. Usiamo la mobilitazione per la marcia di massa fino al Pentagono che è prevista il prossimo 17 Marzo per inscenare una protesta di sitdown: occupate il prato e rifiutatevi di lasciarlo. Non c'è alcun dubbio che le prossime due marce contro la guerra del 27 Gennaio e del 17 Marzo sono importanti, ma, se tutte le indicazioni sono corrette, manifestazioni come queste fino ad ora sono solo riuscite a far dichiarare ai rappresentanti elettivi la propria opposizione alla guerra, senza fare poi niente di concreto nei suoi confronti. Dipende da noi di far sì che rimangano legati alle proprie parole. Rimanercene seduti nei loro uffici fino a quando non hanno risposto alle nostre domande o hanno deciso di chiamare la polizia è logicamente il prossimo passo. Così l'idea è quella di un sit-in massiccio sul prato del Pentagono. La si definisce un'azione per far crescere le contraddizioni. Gli Stati Uniti potrebbero usarne una parte. Pensateci. Se queste idee non fanno per voi e la vostra gente, forse una di più lo farà. O una combinazione di altre. Se ci ricordiamo delle proteste di Seattle nel 1999 contro la WTO – World Trade Organisation, ricorderemo quanto furono effettive nel sollevare il livello di consapevolezza e di opposizione agli scopi del capitalismo globale. Ricorderemo come erano organizzati in maniera efficace i dimostranti e come ogni cosa venne gestita a livello locale. Non c'è dubbio che le vere dimostrazioni si tennero a Seattle [e in molti altri posti negli anni seguenti], ma se vogliamo credere ai sondaggi, il numero di residenti Statunitensi che si oppongono alla guerra è sufficientemente alto da poterci sedere sul prato del Pentagono e intraprendere azioni a livello locale. È nel nostro interesse fermare immediatamente questa guerra. Dobbiamo farlo anche nell'interesse del Congresso.

Ron Jacobs è l'autore di "The Way the Wind Blew: A History of the Weather Underground" (Haymarket Series)

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info