Di Sergio Secondino – 19 Maggio 2005
Bologna – Al di là della sproporzione evidente tra i fatti - occupazione di 60 mq, sgombero con parapiglia con la DIGOS - e il reato contestato, che con ogni probabilità verrà evidenziata dal Tribunale della Libertà, emerge una crisi di compattezza sociale dell’area del centrosinistra cittadino, tornato al governo della città simbolo della sinistra europea meno di un anno fa.
I Disobbedienti fanno sapere che con questo Sindaco non è possibile dialogare, ma è sempre più aperta la polemica tra i partiti di sinistra – Verdi e PRC – e il Sindaco sul tema delle lotte sociali e del diritto di cittadinanza di forme di lotta pacifiche ma determinate quali le occupazioni di case e spazi di aggregazione. A questo va aggiunta la bomba ad orologeria della tradizionale Street Rave parade antiproibizionista già in calendario per il 25 giugno e a tutt’oggi non ancora approvata da un Cofferati palesemente ostile all’iniziativa.
Sono passate poche settimane dall’abbattimento delle baracche dei rom sul lungo Reno e dall’ordinanza antialcolici dell’Assessore dipietrista Mura, e il dibattito sulla legalità rischia di avvelenare le prospettive di governo di una giunta che aveva creato grandi aspettative e che per molti cittadini si trova a discutere di massimi sistemi anziché di scelte amministrative.
Il Sindaco Cofferati, che ha una propensione alla comunicazione che lo avvicina più alla sfinge che alla tradizione comiziante sindacale, pare non cogliere la valenza simbolica del dibattito, i malumori della componente giovanile e studentesca di uno dei più prestigiosi atenei d’Europa vessata da affitti esorbitanti e un costo della vita stellare e preoccupata da quella che viene letta come una crescente politica proibizionista, le ansie di partecipazione espresse anche da componenti moderate dell’associazionismo.
Mentre si iniziano a vedere i primi risultati della lotta al traffico nel centro storico, e qualcosa si muove sul fronte casa (due assessorati in quota a PRC e Verdi), la Giunta è in apnea sul piano delle prospettive ideali, del quadro delle politiche amministrative in una città che da questo punto di vista ha il palato fine.
Il rischio concreto, per Cofferati, è quello di finire come l’ultimo sindaco rosso prima della destra, Walter Vitali, che vide vanificato il dinamismo progettuale della sua giunta (in verità una buona giunta) da una vera e propria contestazione sociale estesa tutti i livelli (dai diritti degli immigrati alla casa, dagli spazi sociali all’urbanistica), in un corto circuito che costò a lui la ricandidatura e alla sinistra il governo della città.
Il problema non è di “dire qualcosa di sinistra”, il problema è di attivare in modo sostanziale e visibile quella partecipazione popolare alle scelte che – forse avventatamente – durante la campagna elettorale Cofferati aveva fatto intendere come uno dei cavalli di battaglia della sua compagine, e in questo contesto cadono in secondo piano azioni positive come per esempio il percorso di urbanistica partecipata che pure ha preso avvio.
Altro problema è rappresentato dall’Assessorato alla Cultura: mentre Roberto Grandi si era posto con successo l’obiettivo di suscitare e valorizzare la produzione culturale a 360 gradi, dando fiducia al ceto dei promotori culturali (spesso intrecciato ai soggetti sociali e politici della precarietà), con un’ottima visione organizzativa e di sistema, Guglielmi, seppur di grande prestigio, sembra ancorato ad una visione più tradizionale del ruolo, e non pare in grado di dare messaggi di incoraggiamento a chi sotto le torri vuole fare produzione culturale, nonostante gli sforzi del presidente della Commissione cultura, il verde Roberto Panzacchi.
A tutto questo si devono aggiungere i rapporti non idilliaci tra Cofferati e il quadro metropolitano rappresentato dalla Provincia e dai comuni dell’hinterland, che non ha ancora prodotto i risultati attesi soprattutto nel campo della mobilità pubblica e privata, in forte affanno in tutto il comprensorio felsineo.
In definitiva, un gioco delle parti piuttosto prevedibile (e per questo evitabile) rischia di offuscare il panorama, tra la pretesa un po’ paternalistica (e sicuramente molto gradita ai moderati) e al tempo stesso frustrata dall’oggettività dei fatti, di normalizzare i comportamenti di massa di una città esigente socialmente e godereccia nell’identità giovanile e la rappresentazione politica, ad opera soprattutto di un PRC - espugnato dai bertinottiani all’ultimo congresso e che ha impiegato mesi a nominare il nuovo segretario - di schemi di lotta considerati irrinunciabili e riproposti tout court, anche a rischio di tagliarsi fuori dalle dinamiche politiche che determineranno il futuro della città, facendosi mettere in angolo da DS e Margherita pur preservando, probabilmente, un gruzzolo elettorale che rischia di restare nel congelatore.
Il pallino del gioco resta a Cofferati: aver vinto tante battaglie, anche contro la sinistra sindacale, non è in questo caso un titolo di merito perché, come si usa dire, il Sindaco è il di tutti, anche degli squatter.