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Tsunami e moratoria sui debiti dei paesi colpiti: le valutazioni della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale
14 Gennaio 2005

Roma - Una moratoria sul ripagamento del debito dei Paesi del sud-est asiatico colpiti dal maremoto “fino a quando la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) non avranno compiuto una piena valutazione delle loro necessità di ricostruzione e finanziamento” - è stata decisa ieri dai 19 Paesi creditori che costituiscono il gruppo dei membri permanenti del ‘Club di Parigi’. India, Malesia e Thailandia, però, hanno già reso pubblica la loro intenzione di rinunciare alla moratoria per evitare un abbassamento del loro rating che renderebbe più costoso l´accesso al mercato internazionale dei capitali. La moratoria riguarderà solo Indonesia, Sri Lanka e Seychelles.

“La moratoria servirà a ben poco”, ha dichiarato Antonio Tricarico, coordinatore di CRBM. “Non sappiamo neanche se poi gli interessi non pagati in questi mesi saranno addebitati lo stesso alla fine della moratoria. In questo contesto è quasi infantile che Banca mondiale e Fondo monetario tentennino, visto che non sono riusciti ad imporre ieri le loro solite condizioni neoliberiste alla scarna moratoria. Sanno bene che India ed Indonesia non vogliono nuove condizioni capestro su nuovi possibili prestiti ed ovviamente sono istituzioni allergiche alla possibilità di concedere per una volta doni senza richiedere indietro i soldi”.

In realtà il dramma tsunami dimostra come servano meccanismi innovativi per sbloccare in maniera definitiva il dramma del debito. La soluzione può essere l'istituzione di un meccanismo equo, indipendente e trasparente di arbitrato tra creditori e debitori per la valutazione della legittimità del debito e per procedere ad una cancellazione di questo con la garanzia che nel momento in cui venga invocato l'arbitrato dal debitore le istituzioni internazionali si facciano garanti dell'afflusso di investimenti privati. L'Unione Europea adottò questa posizione due anni fa al Fondo monetario, ma fu sconfitta dal veto americano. “Perché non intavolare subito la proposta in ambito ECOSOC alle Nazioni Unite accettando la richiesta dei movimenti sociali indonesiani che chiedono una conferenza speciale per affrontare davvero il tema debito senza la compassionevole ed inutile carità di organismi illegittimi come il Club di Parigi o delle poco democratiche istituzioni finanziarie internazionali?” ha concluso Tricarico.