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Aysha
Di Bianca Cerri
13 Dicembre 2004

Dopo il bombardamento americano a Baghdad dello scorso 4 ottobre, il portavoce delle forze USA ha precisato che l’azione era servita a distruggere una roccaforte dei ribelli di Al-Zarqawi ma Aysha Saleem, che ha 4 anni, non aveva mai sentito parlare di lui. Sa solo che non vedrà mai più la sua famiglia e passa ore in silenzio nel letto dell’ospedale inglese dove Mazin Younis, presidente della Lega Irachena in Gran Bretagna è riuscito a farla trasportare. Lì ha ricevuto la visita di Rose Gentle, madre di un militare ucciso a Bagdad lo scorso mese di giugno. (Nella foto la piccola Aysha).

E’ bastata una manciata di minuti per uccidere gli otto membri della famiglia di Aisha, compresa la madre, che attendeva il terzo figlio. “Fa molta fatica ad accettare la realtà”, dice Rose Gentle.

Gli iracheni rivogliono il loro paese e forse Bush dovrebbe fare visita ad Aysha per rendersi conto di persona del dolore che sta provocando. Quando sono arrivata all’ospedale dove Aysha è ricoverata, le stavano cambiando le medicazioni. Vicino aveva la sua valigetta dove ha messo i pochi oggetti che è riuscita a recuperare e che appartenevano a sua madre. Ogni tanto viene a trovarla uno zio che abita da tempo in Inghilterra, ma non ha altri parenti”.

Mazin Younis, che ha aiutato la piccola irachena a raggiungere l’Europa, ha rilasciato un’intervista al Socialist Worker, nel corso della quale ha più volte ringraziato Gentle per il sostegno offerto ad Aysha. L’incontro tra l’inconsolabile madre e la bambina ha avuto un effetto terapeutico per entrambe. “Il figlio di Rose ha trovato la morte a causa delle stesse manipolazioni che hanno ucciso l’intera famiglia Saleem”, dice Younis. “Una manipolazione che ha portato all’eccidio”.

Nessuno sa quante Ayshe siano finite sotto le macerie di Bagdad, di Fallujah e delle altre città irachene. E’ risaputo invece che l’esercito USA ha violato ogni possibile accordo internazionale sulla protezione dei civili nelle zone di guerre. Probabilmente, spetterà alla stampa sinceramente democratica denunciare la lunga sequela di crimini contro l’umanità compiuta dalle forze USA e dai suoi alleati. Fallujah è ormai una città fantasma ma sotto le sue rovine potrebbero trovarsi ancora almeno 600 corpi.

Il quartiere di Ascari, dove c’era molta vita, non ha più né elettricità, né acqua. L’aerea industriale è stata spazzata via, dicono i testimoni. Haj Fouad Al-Kebeisi, 54 anni, seppellisce i morti, ma se muore un bambino e la famiglia si salva, i genitori preferiscono fare da sé. Eppure, dice chi è riuscito ad entrare a Fallujah negli ultimi giorni, la città sembra calma.

Una calma apparente, sotto la quale si avvertono le tante storie di dolore che nessuno ha ancora raccontato.

Bianca Cerri
b.cerri@reporterassociati.org