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Venezia 2008: Terzo Collegamento

Di Luca Baroncini – 4 Settembre 2008

Mentre il festival scivola verso la conclusione non è ancora tempo di bilanci ma alcune considerazioni si possono fare. Lo slogan, qui al Lido, è “Venezia al 20%”. 20% in più nei prezzi (quasi cinque euro un panino dal droghiere), infatti, e 20% in meno di presenze. Non un grande successo, quindi, che si rispecchia nelle opere presentate in concorso, ad andamento sempre più moscio.

È stata la volta del brutto “Nuit de Chien” di Werner Schroeter, in cui il regista francese mostra il suo pessimismo nei confronti del presente. Tipico esempio di cinema insostenibile. Non tanto nel contenuto, quanto nella forma. La storia prende l’avvio dal ritorno di un uomo alla propria città per incontrare la donna amata. Ma sceglie la notte sbagliata perché è in atto una sorta di colpo di stato in cui una dittatura sembra farsi strada, forze armate si contrappongono e nulla pare avere più senso. L’unico obiettivo diventa quindi salvarsi. Attraverso le immagini la via crucis del protagonista diventa uno sterile susseguirsi di incontri con figurine urlanti da teatro sperimentale irrimediabilmente datato. Dovrebbe far pensare l’inaffidabilità di ognuno, la decadenza dei luoghi, l’incurabile malinconia a cui sembrano abbandonarsi i tanti personaggi? Purtroppo nulla di ciò accade a causa dell’incapacità del regista di avvicinare lo spettatore ai personaggi e alla dinamica dell’azione, ma ciò che stride maggiormente è proprio l’inefficacia della messa in scena, teatrale e compiaciuta di esserlo, con un’apocalisse il cui massimo riferimento sembra essere “Joan Lui” di Adriano Celentano (senza i lustrini del varietà, però), tanto gridata quanto distante.

A proposito, oggi giovedì 4 settembre è il Celentano Day, infatti tutta l’attenzione della stampa è concentrata sull’arrivo del “moleggiato” che presenterà una versione restaurata di “Yuppi Du” (a suo tempo in concorso a Cannes). Con tutto il rispetto per Adriano Celentano, il fatto che qui a Venezia si parli soprattutto di lui, personaggio di sicuro più vicino alla televisione che al cinema, evidenza le brutte acque in cui versa quest’anno il festival.

Tra le sezioni collaterali, ancora una volta fonti delle maggiori soddisfazioni, ha avuto ampi consenti “Pranzo di Ferragosto” di Gianni di Gregorio, in cui un cinquantenne che vive con la madre ottuagenaria si trova a dover accogliere in casa anche la mamma e la zia del suo amministratore di condominio (in cambio della cancellazione di alcuni debiti) e la madre di un amico medico. Ne succederanno, ovviamente, delle belle. Film carino per definizione, si fa apprezzare per la verve delle interpreti, tutte non professioniste e per la naturalezza con cui mette in scena rughe e pelle cadente e avvizzita. Coi tempi che corrono, tutti all’insegna di una perfezione tanto irraggiungibile quanto effimera, è una scelta sicuramente originale.

In concorso, vista la penuria che circola, ha dato un po’ di respiro al pubblico “Rachel Getting Married” di Jonathan Demme, godibile senza superlativi a causa di ben due ostacoli da superare: uno formale, e l’altro più sostanziale. A livello visivo, infatti, Demme utilizza gli stilemi più classici del Dogma (luce naturale, macchina da presa manuale, saltuarie sgranature, musica diegetica). Peccato che la tecnica abbia dimostrato un nuovo possibile utilizzo del cinema con risultati apprezzabili soprattutto negli anni Novanta ma sia ormai irrimediabilmente datata, tanto che anche i fondatori danesi ne hanno dichiarato ufficialmente la fine. La difficoltà contenutistica verte invece proprio sul soggetto, quanto mai privo di originalità. Di banchetti di nozze con annessi riunioni familiari e nodi irrisolti che vengono al pettine, per di più con trauma del passato da rispolverare, ne abbiamo visti davvero a bizzeffe e sedere alla tavola imbandita dalla sceneggiatrice Jenny Lumet (figlia del regista Sidney) non dispone al meglio. Per fortuna in regia c’è Jonathan Demme, che riesce a mantenere un miracoloso equilibrio in grado di rendere sopportabile la forma e coinvolgente il già visto.

Per oggi dal Lido è tutto. L’appuntamento è con un commento sui premi tra sabato e domenica. Alla prossima!