Recensione di E. Fletzer – 19 Ottobre 2010
Fumare l'erba é legale in Olanda. Milioni di persone lo fanno. Coltivare l'erba é illegale. E tutto questo succede su larga scala. Ne parlano in una loro acutissima documentazione - apparsa per ora solo in nederlandese ma dal valore universale - il giornalista Michiel Panhuysen e la sociologa e criminologa Nicole Maalsté, che dal 1990 studia ed osserva il mutamento dei mercati illegali dei Paesi bassi. Nicole collabora inoltre con Highlife, una pubblicazione dell'editore di Soft Secrets, Roy Ramsahai, uno dei tanti soggetti intervistati nel corso della ricerca.
Polderwiet, l'erba dei polder, richiama ai caratteristici campi ricavati dalle bonifiche grazie all'uso dei mulini a vento e ad una straordinaria cooperazione sociale che ha caratterizzato la storia dei Paesi Bassi, definita fin da allora la democrazia dei polder proprio per le caratteristiche di lavoro comune della società che i Nederlandesi chiamano la “vita in comune”. Se poi aggiungiamo il caratteristico tocco di pirateria e di ribellione che ha forgiato queste terre in lotta contro l'Inquisizione, l'Olanda da sempre rappresenta un polo illuminista importante anche se attualmente un poco offuscato da un governo di coalizione con partiti dominati dagli integralisti cristiani.
Polderwiet, rappresenta una finestra particolarmente illuminante sull'agricoltura olandese, anch'essa strettamente intrecciata con le coltivazioni in serra e da un alto input tecnologico che si è sposato con la cultura nordamericana dei primi breeder, rifugiatisi in Olanda alla fine degli anni Sessanta.
Il libro rappresenta una raccolta di biografie di uomini e donne che agiscono per lo più in completa clandestinità, recuperando uno sguardo trasversale sull'estesissimo mondo della canapicoltura che in Olanda ha relegato in seconda posizione i prodotti provenienti dagli altri paesi. Nel libro intervengono coltivatori professionisti, coltivatori idealisti e commerciali ed imprenditori legali del settore - persone che provengono da tutti i settori della popolazione. In questo libro essi parlano - spesso per la prima volta - delle loro attività, dei loro successi e sconfitte, mostrando le loro motivazione e paure, le esperienze e le aspettative di vita. Ognuno ha il suo racconto, il proprio mondo di lavorare e le proprie convinzioni.
Introdotto da retroscena e sviluppi nel settore e zeppo di cifre e fatti ben documentati, il libro rende giustizia ad un settore sommerso non certo per scelta propria ma per la ipocrisia del mondo politico e fornisce un quadro dettagliato ed una visione completa ed interessante del settore della cannabis, un mondo chiuso che si articola in gran parte nella illegalità. Queste venti testimonianze aprono una nuova luce sulla discussione sulla coltivazione della canapa ma soprattutto, a distanza di oltre 30 anni di politica di tolleranza, contribuiscono a rinforzare le aspettative di modifica dello status legale della pianta e della produzione, sollecitata a più riprese anche da molti sindaci come il borgomastro Gerd Leers di Maastricht o le proposte di coltivazioni comunali articolate dal primo cittadino di Eindhoven.
Il libro rappresenta uno spaccato dedicato ad un mondo molto particolare qual'è quello della canapa. Con una presenza significativa di una piccola parte completamente legale rappresentata da personaggi come Arjan Roskam, un produttore di semi di cannabis di fama mondiale, passando in rassegna le esperienze imprenditoriali di Roy Ramsahai di Highlife e la produzione paragovernativa dei manager e produttori della marijuana medica olandese Tjallen Erkelens e Freerk Bruining. I due sono esperti incaricati dal Ministero della Sanità dei Paesi bassi del rifornimento dei pazienti olandesi, finlandesi ed italiani con la fornitura di un prodotto con alti standard igienici, spesso ostracizzato peraltro dallo stesso committente statale che vede di cattivo occhio un utilizzo benefico della cannabis.
La ricerca di Nicole Maalsté e Michiel Panhuysen parla dell'erba olandese e del suo rapporto con la società. Anche perché i polder richiamano immediatamente alla evocazione quasi biblica di campi strappati all'acqua ma che hanno anche una storia pregnante - solo grazie alla collaborazione di migliaia di persone - su come sia stato possibile il miracolo di tenere la terra separata dall'acqua ma successivamente anche la canapa da sostanze più problematiche, come avvenuto trenta anni fa con un positivo cambiamento di paradigma nelle politiche sociali dei Paesi bassi.
Anche per questo la democrazia del polder si basa sulla concertazione e la ricerca del consenso, anche solo e non tanto banalmente per non finire sotto. Da qui probabilmente bisogna ricominciare come fanno Maalstè e Panhuysen con la loro raccolta multiforme e di-svelante della coltivazione dell'erba nei Paesi bassi, frutto di numerosi incontri clandestini con consumatori ed esponenti del cannabusiness. Anche perché come sostengono Bas Barkman e Gert Haage in un passaggio citato nel libro “il movimento hippie che ha scoperto l'erba era un movimento socialista: avevamo ideali. Poi sono arrivati i ragazzi svelti sul mercato, con talee, stimolatori della crescita - la pianta é diventata un computer.”
L'idea del libro nasce dall'esperienza dei due autori che nel 2006 avevano tenuto una conferenza sulla coltivazione dell'erba ad un gruppo di poliziotti ed operatori sociali. Panhuysen aveva raccontato delle motivazioni di coltivatori, con ideali hippy, pazienti che coltivano la loro medicina, imprenditori, persone con un desiderio incontrollato di libertà e l'insofferenza e intolleranza di molti coltivatori rispetto a leggi e regole sbagliate secondo il loro modo di vedere: “Allora venne a trovarmi un poliziotto che si occupa da anni della ricerca sui coltivatori perché non si riconosceva completamente con la mia descrizione del settore della cannabis. Lui sottolineava come la coltivazione casalinga sia foriera di tutta una serie di situazioni insicure, come il pericolo di incendi e di allagamenti. Per lui il settore è composto soprattutto di persone che con pratiche illegali guadagnano molti soldi e che non rifuggono ad esercitare un po' di violenza e che convincono delle donne povere a coltivare l'erba. Si arrivò ad una discussione accesa. Tutte e due avevamo l'impressione dell'altro: come puoi esser così sicuro rispetto a quello che succede veramente? Sei veramente l'esperto che ritieni veramente di essere?”
Insomma il libro cerca in profondità con venti interviste che sono state raccolte nel corso di tre anni e le interviste sono molto partecipate. La coltivazione della canapa anche in Olanda continua ad essere un affare illegale e le persone che appaiono nel libro lo fanno in forma generalmente anonima. Per la loro tutela tutta una serie di dati personali e di avvenimenti sono stati modificati. Il libro fornisce una breve descrizione di come sia nato il sistema di tolleranza olandese anche rispetto alle interessanti provocazioni del movimento provo, che avevano cominciato una vera e propria guerriglia semiologica con l'annuncio di operazioni dadaiste come la strombazzata distribuzione di fantomatiche partite di “marihu” in piazza che poi si scoprì essere mangime per gatti e che fece pubblicare grandi titoloni sui giornali che recitavano “Marihu é cibo per gatti”.
Fu così che essendo stata ridicolizzata la iniziale reazione esagerata delle autorità, a questo punto il governo dovette adattarsi ai movimenti e concedere un codice di comportamento già proposto dai primi coffee shop, che prevedeva alcune regole ben stabilite per i nuovi locali sorti generalmente in piccole caffetterie con il divieto di vendita ai minori, niente droghe pesanti ed con l'eccezione di Amsterdam, il divieto di vendita di bevande alcooliche oltre che limiti all'acquisto e all'approvvigionamento dei locali.
A partire dal 1976 la legge sull'oppio fu modificata e venne tollerata la vendita con regole strette mentre prima di questa data i venditori di strada oltre alla cannabis mettevano spesso in vendita altre sostanze. Inizialmente si produsse una differenziazione nei fatti tra gli house dealer, i rivenditori residenti dei centri sociali o dei bar con i venditori di strada e così pian piano nacquero gli attuali coffee shop con una differenziazione dei mercati auspicata dal governo. Da allora niente è cambiato anche se le cose sono molto cambiate visto il crescere del mercato e la modificazione della coltivazione illegale che rifornisce locali dove la vendita è tollerata. Nel frattempo i sindaci hanno spesso emesso delle ordinanze che vietano la presenza dei coffee shop nelle vicinanze delle scuole o la vendita di alcool.
Alcuni dati sul giro di canapa prodotta nei Paesi Bassi e nelle regioni circostanti, dove parte della produzione si è addirittura trasferita nelle nazioni confinanti dopo le massicce campagne di eradicamento della polizia, che hanno come effetto di scoraggiare i piccoli coltivatori di qualità e di incoraggiare la grande criminalità che non é sempre interessata alla qualità . Nonostante la difficoltà gli scienziati olandesi hanno fatto delle stime sulla coltivazione nazionale nei paesi bassi pubblicati da Van der Heijden che vanno dalle 40 tonnellate di Jansen (1993), 36-84 di Boekhorn e.a. (1995) a Bovenkerke& Hogewind (2001) che parlano di un minimo di 250 tonnellate di infiorescenze prodotte, Krof (2003 - 38 tonnellate per il consumo interno) e Van der Heijden (2006 – 201 / 637 tonnellate).
Dal libro emerge un quadro umano molto interessante come pure anche la necessità di operare un cambiamento per il meglio. Anche in Olanda l'erba deve essere legale! Anche perché la forza originale dell'erba olandese è spesso inficiata da fenomeni criminali favoriti, inutile dirlo, dalla repressione con conseguenze negative per i consumatori ma anche per l'insieme della popolazione.