Back

311 città hanno marciato per la libertà di cura, di utilizzo e di coltivazione di un patrimonio botanico dell'umanità

Di E. Fletzer - 11 Maggio 2010

Sabato scorso, 8 maggio, si è svolta a Roma la decima edizione della Million Marijuana March che partendo da Piazza dei Partigiani ha raggiunto, questa volta non solo metaforicamente, la Bocca della Verità.

Viene sottolineato non solo simbolicamente ma anche materialmente anche perché quest'anno la Million è stata terreno di sperimentazione di una inedita alleanza con i familiari e le vittime del proibizionismo.

Tra genitori e figli in caso di guerra sono spesso questi ultimi che vengono a mancare. E' proprio il caso della guerra alle droghe all'italiana di Fini e Giovanardi con leggi scellerate che hanno inutilmente cercato di abolire il principio secondo cui la matematica non è un opinione, il primo paese al mondo dove dei ciarlatani eletti osano ribaltare il principio di base della medicina moderna secondo il quale “è la dose che fa il veleno” ( Paracelso).

La volontà è quella di promuovere una alleanza o meglio un percorso che è fondato a differenza dei proibizionisti sul rispetto delle differenze, sul terreno della libertà e della ricerca scientifica con la liberazione del potenziale terapeutico, intellettivo ed industriale di una pianta, la cannabis sativa, che costituisce un acclarato patrimonio culturale ed industriale dell'umanità.

La marcia globale per la libertà di cui Roma è il 311 pezzo in rappresentanza di centinaia di milioni di esseri umani, è dedicata a tutte le vittime del proibizionismo uccise o suicidate in luoghi deputati dalla nostra Costituzione a garantire salute, custodia, cure, cautela e sicurezza per tutti e per tutte.

Tutti questi buoni propositi vengono raramente applicati quando si tratta di fare la guerra agli uomini e alle piante. Addirittura in Italia si sono intentati processi agli organizzatori di raduni reggae, una musica accusata di incitare all'uso di canapa.

Alla manifestazione hanno presenziato alcuni familiari delle vittime di una ondata senza precedenti di trattamenti disumani e degradanti avvenuti nel nostro paese.

Proprio mentre tutti gli studi dimostrano come il proibizionismo sia fallito come dimostra il recente rapporto di Peter Reuter e Franz Trautmann per conto della Comunità europea che dimostra come sui mercati illegali, la repressione abbia un impatto risibile sui consumi.

A parte l'Italia in molti paesi europei ma soprattutto negli Stati Uniti tutto è in evoluzione. L'ondata verde sta sommergendo la California dove esistono alcune migliaia di dispensari della cannabis terapeutica. Solo a Los Angeles ne sono sorti un migliaio con circa 3-400.000 pazienti registrati.

In Europa alcuni paesi hanno intrapreso una strada più pragmatica come il Portogallo che ha preso immediatamente contatto con la realtà decriminalizzando il possesso di ogni tipo di sostanza ed incidendo positivamente sui consumi problematici.

In Belgio, Slovenia e Repubblica Ceca si è legalizzata la coltivazione per uso domestico anche grazie al lavoro dei cannabis social club, sorti soprattutto in Belgio e in Spagna.

In California il governatore Schwarzenegger ha solennemente affermato di voler applicare la decisione del popolo di autogovernarsi in termini federali, un fenomeno che vista la immobilità dell'Onu tende a diffondersi sempre di più tra i paesi democratici.

L'Italia continua a distinguersi da questo processo grazie ai diktat di leggi come la Fini Giovanardi o la Bossi Fini secondo le quali sono criminalizzate le piante ed anche gli esseri umani.

***************************

Info: La million marijuana march e' un'iniziativa mondiale lanciata nel 1999 da Dana Beal del movimento “Cure non guerre”, presente sul sito http://www.cures-not-wars.org. Sbarcata in Italia il 5 maggio 2001 con la campagna di autodenuncia di massa "Signor giudice ho piantato un seme" che raccolse circa 1100 autodenunce tra Palermo, Milano e Roma, dove il 05-05-01 furono consegnate 645 autodenunce assieme ad alcune piantine di cannabis alla caserma dei carabinieri di piazza Venezia da una delegazione di nove persone al termine di una street antiproibizionista partita da piazza della Repubblica e aperta da una delegazione di indiani Lakota. Il giudice per le indagini preliminari prosciolse i nove in istruttoria preliminare stabilendo che non vi era reato e la vicenda si concluse quindi senza conseguenze penali oltre che per la delegazione anche per tutti gli autodenunciati nei confronti dei quali non fu mai iniziata nessuna azione legale. Da allora ogni anno il primo fine settimana di maggio l'Italia partecipa con Roma all'iniziativa mondiale che, partita dalle poche decine di città del 1999, coinvolge 311 città del mondo con la richiesta di liberare 1) i consumatori 2) la medicina e 3) una pianta che fa parte del patrimonio botanico del Pianeta.